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Liaoning: Praticanti del Falun Gong torturati nella prigione di Kangjiashan

01 ottobre 2016 |   Di un corrispondente Minghui nella provincia del Liaoning, Cina

(Minghui.org) Almeno sette praticanti del Falun Gong sono attualmente detenuti nella prigione di Kangjiashan, della città di Shenyang (provincia del Liaoning).

La prigione di Kangjiashan, che si trova nell'area precedentemente occupata dai campi di lavoro forzato di Kangjiashan e di Yinjia, è un carcere comunale sotto la giurisdizione dell'ufficio di giustizia del municipio di Shenyang.


La prigione di Kangjiashan a Shenyang

Oltre ai signori Han Chunlong, Qi Yufu, Wang Shouchen, Xu Guangshu, Zhao Chenglin, Liu Junbo e Du Changyin, ogni mese vengono portati nella struttura nuovi praticanti.

Il carcere di Kangjiashan, ha quattro reparti e un ospedale; i primi 3 reparti ospitano mediamente 130 detenuti ciascuno, il quarto è riservato ai prigionieri anziani e disabili e accoglie relativamente meno detenuti. In queste carceri ci sono in totale tra i 400 e i 500 prigionieri che stanno scontando condanne fino a cinque anni.

Coercizione e stretta sorveglianza

Quando un praticante del Falun Gong arriva per la prima volta al carcere, i detenuti solitamente lo portano in una stanza senza telecamere di sorveglianza e lo minacciano con l'intento di farlo rinunciare alla sua fede. In caso di rifiuto viene torturato.

Le forme più comuni di tortura comprendono: pestaggi con manganelli elettrici, percosse brutali (in particolare sulle parti sensibili, con bottiglie di plastica riempite di sabbia); apertura forzata delle gambe, privazione del sonno o degli alimenti, stare in piedi contro un muro in una posizione straziante e stare seduto immobile su un piccolo sgabello(*) per lungo tempo.


Illustrazione della tortura: Apertura forzata delle gambe

Rievocazione della tortura: In piedi contro il muro

Solitamente ogni praticante è monitorato per tutto il giorno da quattro detenuti, persino quando dormono o mangiano; inoltre non viene concesso loro di parlare con nessuno o di effettuare telefonate ai propri familiari.

Un detenuto del secondo reparto ha raccontato che un praticante è stato torturato a morte nel terzo reparto perché si è ostinato a non rinunciare al Falun Gong; per questi crimini la prigione non ha mai subito alcuna ripercussione.

Visite dei familiari strettamente regolamentate

La prigione ha norme rigorose per quanto riguarda le visite dei familiari ai praticanti. Molto spesso devono ottenere l'approvazione a diversi livelli prima di potersi incontrare con il proprio parente.

Quando i familiari del praticante arrivano alla prigione, il personale della sicurezza all'ingresso deve informare ogni reparto. Una guardia dice loro di compilare un apposito modulo di accesso (previsto solo per le visite ai praticanti del Falun Gong) in cui è indicato: il nome del detenuto, il “crimine” commesso e la durata della condanna. Tutti i membri della famiglia devono anche rilasciare il numero della propria carta d'identità ed attendere che venga verificato se essi stessi praticano il Falun Gong. Se così risulta, non vengono fatti entrare.

Il modulo di accesso completato viene inviato al direttore, poi all'ufficio amministrativo e infine al capo di ogni reparto. Persino dopo che la visita è stata approvata le guardie monitorano da vicino l'incontro per tutta la sua durata.

Lavoro forzato

Tutti i praticanti del Falun Gong e i detenuti della prigione di Kangjiashan sono costretti a fare ogni giorno lavori manuali senza paga, per lunghi periodi di tempo. Il primo e il secondo reparto confezionano prevalentemente borse della spesa che vengono esportate in Giappone, Corea del Sud, Russia, Inghilterra e Messico. Il terzo reparto fabbrica lampadine.

Le guardie picchiano o torturano con i manganelli elettrici chiunque non riesca a finire la quota giornaliera stabilita. A conseguenza dell'eccessivo affaticamento, molti detenuti soffrono di problemi di salute cronici.

(*) GLOSSARIO

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