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Hebei: Donna costretta a mangiare feci nel corso della detenzione

25 Set. 2016 |   Di un corrispondente Minghui nella Provincia dell'Hebei, Cina

(Minghui.org) Nel giugno 2015 una residente della contea di Ren ha presentato una denuncia penale contro Jiang Zemin, accusando l'ex dittatore cinese di aver avviato la persecuzione del Falun Gong e averla fatta soffrire nel corso degli ultimi 17 anni.

Tra il 1999 e il 2011, rifiutandosi di rinunciare alla sua fede e resistendo alla dura persecuzione, la signora Zhang Junxiao è stata arrestata sei volte, incarcerata complessivamente per oltre quattro anni, torturata quasi a morte molteplici volte e multata per un totale di 14 mila yuan (1.900 euro circa). Quanto segue è il resoconto di ciò che ha sopportato.

I primi due arresti

Quando Il 20 luglio 1999, giorno in cui è iniziata la persecuzione, la praticante è andata a Pechino per appellarsi in favore del Falun Gong, la polizia l'ha arrestata e detenuta per 70 giorni. Nel mese di settembre la polizia l'ha arrestata una seconda volta e incarcerata per tre mesi. In conseguenza dei due arresti è stata multata complessivamente di 5.000 yuan (670 euro circa).

Il terzo arresto seguito dal lavoro forzato

Quando nel luglio del 2000 la donna si è recata nuovamente a Pechino per rivendicare il suo diritto di praticare il Falun Gong, è stata nuovamente arrestata dalla polizia e messa in un centro di detenzione della contea di Ren. Per essersi rifiutata di memorizzare le regole del centro è stata costretta a inginocchiarsi per ore sul cemento sotto un sole cocente. Ogni volta che si metteva a studiare gli insegnamenti del Falun Gong veniva picchiata e presa a calci.

Durante l'interrogatorio la polizia l'ha percossa con un manico di scopa fino a romperglielo addosso e poi ha proseguito con una cintura. Alla fine è stata inviata in un campo di lavoro forzato.

Il giorno in cui è arrivata al campo di lavoro forzato di Gaoyang, le guardie l'hanno ammanettata a terra e torturata per tre giorni, molte di loro si sono alternate picchiandola con manganelli elettrici. È stata poi ammanettata al telaio di un letto e non le è stato concesso di usare il bagno. Le manette le hanno reciso la carne dei polsi e danneggiato i nervi.

Costretta a mangiare feci

Le guardie l'hanno rinchiusa in isolamento e sottoposta all'alimentazione forzata. Il suo naso sanguinava continuamente a causa dell'inserimento violento del tubo per l'alimentazione. Volendola umiliare le hanno imbrattato la bocca di feci utilizzando un bastone e infilato dentro della carta igienica impregnata di sangue mestruale. Una volta una guardia e un prigioniero l'hanno immobilizzata a terra, le hanno aperto a forza la bocca e riversato all'interno delle feci.

Non a caso la signora Zhang aveva costantemente la diarrea e la febbre. Le guardie l'hanno inoltre costretta a guardare video che diffamavano il Falun Gong dalle quattro del mattino fino a mezzanotte, seduta su un piccolo sgabello (*).

Dopo aver capito che tutte queste tattiche non avevano avuto effetto nel cambiare la mente della praticante riguardo alla sua fede, l'hanno costretta a trasportare un pesante sacco di sporcizia dentro e fuori dal campo di lavoro durante il giorno e a stare ferma in piedi tenendo in braccio il sacco da venti chili la sera. Di notte non le veniva concesso di dormire e la facevano stare senza maglia su un prato brulicante di zanzare.

Rilasciata in punto di morte

Un giorno, dopo che un praticante ha cancellato delle parole calunniose scritte su una parete, le guardie hanno picchiato tutti i praticanti con i manganelli e hanno forzatamente infilato nelle loro bocche degli asciugmani impregnati di escrementi. Come conseguenza i praticanti hanno iniziato uno sciopero della fame. Le guardie, credendo che fosse stata la signora Zhang ad aver istigato lo sciopero, l'hanno trascinata in una stanza isolata e torturata con i manganelli elettrici.

Le infinite torture hanno avuto serie ripercussioni sulla sua salute, lasciandola più volte in punto di morte. Nel novembre 2001 le autorità del campo, onde evitare di essere ritenute responsabili per il suo eventuale decesso all'interno della struttura, l'hanno rilasciata.

Il quarto arresto porta ad ulteriori torture

Poco più di un anno dopo, nel corso di una notte dell'ottobre 2002, la polizia ha cercato di arrestare la donna nella sua abitazione. La praticante è fuggita ed è stata costretta a vivere dai suoi parenti per qualche giorno. Durante la notte successiva al suo ritorno a casa, la polizia si è presentata nuovamente, arrestandola e portandola direttamente in un campo di lavoro forzato.

All'interno del centro è stata picchiata e privata del sonno per giorni perché cercava di fare gli esercizi del Falun Gong. Un giorno, due di loro hanno fissato le sue mani a due anelli metallici ancorati a terra e fatto stare diversi detenuti su di lei in modo da impedirle di muoversi. Un gruppo guidato da un certo Wang ha poi avvolto il cavo di un telefono a manovella intorno alle dita dei suoi piedi. Hanno poi contemporaneamente azionato il telefono e l'hanno torturata con due manganelli elettrici. Si sono fermati solamente quando il telefono ha smesso di funzionare.

Dopo averla torturata per tutto il giorno, verso mezzanotte di una giornata molto fredda, sei guardie l'hanno portata in un cimitero, ammanettata a un albero e lasciata sola.

Vedendo che non aveva paura sono tornate da lei e l'hanno minacciata di gettarla in un fiume vicino. La praticante si è rifiutata ancora di rinunciare alla sua pratica e allora hanno cominciato a colpirla con dei rami. Quando poi l'hanno riportata nella sua cella le hanno versato addosso dell'acqua fredda e hanno lasciato un ventilatore acceso per congelarla.

È stata torturata regolarmente con le sigarette, sia bruciandogliele addosso sia cacciandogliele accese nella bocca, poi percossa con forza sulle rotule con manganelli di legno. Quando ha fatto lo sciopero della fame per protestare contro i maltrattamenti, l'hanno legata a terra e alimentata con la forza tutti i giorni fino a quando era troppo debole per prendersi cura di se stessa.

Le autorità del campo hanno poi chiamato la sua famiglia per farla riportare a casa, non volevano rischiare che morisse all'interno della struttura. Nel gennaio 2003 è stata rilasciata.

I due arresti più recenti

Cinque anni dopo, nell'aprile 2008, la polizia ha arrestato la donna e altri due praticanti. I tre sono stati torturati per due mesi nel centro di lavaggio del cervello di Xingtai. La signora Zhang è stata rilasciata perché non era in grado di prendersi cura di se stessa.

Nell'ottobre 2011 è avvenuto il suo arresto più recente a seguito del quale è stata torturata nel centro di lavaggio del cervello di Xingtai. Per le ultime due detenzioni è stata multata per un totale di 9.000 yuan (1.200 euro circa).

Antefatto

Nel 1999, Jiang Zemin, capo del Partito Comunista Cinese, scavalcando gli altri membri del comitato permanente del Politburo, ha lanciato una violenta repressione contro il Falun Gong.

Negli ultimi 16 anni, la persecuzione ha causato la morte di molti praticanti di questa disciplina. Gli agenti dell’ufficio 610, hanno inflitto su larga scala minacce, pestaggi, incarcerazioni illegali e torture ai praticanti del Falun Gong. La maggior parte di loro, sono stati torturati per la loro fede e persino uccisi per i loro organi. Jiang Zemin è direttamente responsabile per l'avvio e la continuazione di questa brutale persecuzione.

Il 10 giugno del 1999, sotto la sua direzione personale, il Partito Comunista Cinese, ha istituito un organo di sicurezza extralegale, chiamato Ufficio 610 (*). Questo ufficio è stato istituito per danneggiare la reputazione dei praticanti del Falun Gong, tagliare le loro risorse finanziarie e distruggerli fisicamente. Ha la precedenza sulle forze di polizia e sul sistema giudiziario e risponde direttamente alle direttive di Jiang Zemin.

La legge cinese permette ai cittadini, di ricorrere alle cause penali e molti praticanti, stanno ora esercitando tale diritto, presentando denunce penali contro l'ex dittatore.

(*) GLOSSARIO

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