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​Non dovremmo confondere il coordinamento con il comando

14 settembre 2017 |   Di un praticante del Falun Gong in Cina

(Minghui.org) Per molti anni ho lavorato come responsabile in un azienda. Poco dopo l'inizio della persecuzione del Partito Comunista Cinese (PCC) ai danni del Falun Gong, il mio capo ha minacciato di licenziarmi se non avessi rinunciato alla mia fede, ma non ho ceduto.

Ho trascorso molti anni a supervisionare le persone comuni. Quindi, mentre svolgevo il ruolo di coordinatore della Dafa, ho naturalmente ritenuto che il mio compito fosse quello di comandare.

Ogni volta che nel gruppo vi era necessità di cooperazione, in particolare nei progetti o suggerimenti in cui ero responsabile, mi aspettavo che gli altri praticanti collaborassero incondizionatamente. Mi risentivo se qualcuno non riusciva a mettere il proprio cuore in un progetto e pensavo persino al modo di criticarli davanti agli altri. Non mi piaceva sentire che i praticanti della mia zona non avessero gestito bene certe cose, perché sentivo di non averli guidati in modo efficace.

Quando nel 2012 un praticante locale è stato arrestato, io e altri coordinatori della regione abbiamo accompagnato la famiglia del praticante presso la stazione di polizia per chiedere dove si trovasse.

Mentre ci recavamo sul posto abbiamo notato che eravamo seguiti. Successivamente sono stati arrestati diversi coordinatori.

Una coordinatrice di un'altra area mi ha chiesto: “Sono stati arrestati diversi coordinatori della tua zona, questo lo chiami coordinamento?”.

Ho risposto: “Siamo tutti praticanti. Non sono responsabile dell'organizzazione dei loro percorsi di coltivazione. Se stai dicendo che ho lacune nella mia coltivazione, o che non coordino bene, posso essere d'accordo con te. Se è così, perché non prendi il mio posto?”.

Dopo aver mi ascoltato lei ha risposto: “Va bene, diventerò il coordinatore della tua zona”. Anche se le ho detto che avrei collaborato con lei senza problemi, mi sono sentito turbato nel cuore dopo che se ne è andata.

Pochi giorni dopo una praticante, che aveva donato alcuni soldi per assumere un avvocato per difendere il praticante detenuto, mi ha detto: “Restituiscimi i soldi che ti ho dato. Li darò al nuovo coordinatore dato che tu non lo sei più”. Sono rimasto irritato dal suo atteggiamento.

Ho detto a mia moglie, anch'essa praticante: “Quella è una discepola della Dafa? È una snob! Il denaro che mi ha dato non era per me personalmente. Non è importante chi tiene i soldi, non lo capisce?”.

Mia moglie ha risposto: “Non esistono le coincidenze. Sembra che tu abbia un attaccamento. Devi guardarti dentro”. Ho accettato il consiglio e mi sono guardato dentro dopo aver studiato la Fa. In quel momento ho scoperto che nutrivo ancora gelosia.

Stavo confondendo la nozione di dirigere con l'essere un coordinatore della Dafa. Quando sono stato rimosso dalla posizione sentivo come se avessi perso il potere.

Un praticante proveniente da un'altra zona mi ha parlato qualche anno fa dell'uso dei telefoni cellulari per aiutare a sensibilizzare le persone sulla persecuzione del Falun Gong da parte del PCC.

Ha chiesto: “Avete bisogno di cellulari? Quanto costa ogni telefono?”. Ho detto: “Devo chiedere ai praticanti della mia zona se vogliono partecipare a questo progetto”.

Ha risposto: “Non c'è bisogno di chiedere. Puoi prendere questa piccola decisione da solo. Non si spende niente per i telefoni. Anche se ti diamo 100 telefoni non è comunque una grande cifra”.

Quando gli ho detto che non ero d'accordo mi ha chiesto: “Perché? Quella che facciamo è una cosa giusta. Sono responsabile della mia zona e mi occupo del contenuto delle notizie del nostro settimanale locale. Non chiedo mai agli altri di rivedere il mio lavoro o di aiutarmi”.

Mentre continuavamo a parlare, sentivo che il suo stato non era del tutto corretto. Pochi giorni dopo ho saputo che era stato arrestato.

Il motivo per cui non potevo aiutarlo a capire che assumere un ruolo di comando in un progetto non significava coordinare quel progetto, era perché io stesso ero confuso in quella questione. Mi sento molto dispiaciuto che ancora oggi sia in prigione.

La nozione che un coordinatore debba comandare esiste nel cuore di molti coordinatori, così come nei normali praticanti. Alcuni coordinatori gestiscono tutto, dai siti di produzione dei materiali della Dafa allo studio di gruppo della Fa.

Alcuni praticanti sono abituati a essere sottoposti a una supervisione come questa, e si sentirebbero a disagio se fossero trattati in un altro modo.

Il Maestro ha detto:

“Chiunque sia, nella Dafa non ci sono funzionari, anche i coordinatori sono solo punti di collegamento e tutti sono nel processo di coltivazione”. (da “Insegnamento della Fa durante la Giornata Mondiale della Falun Dafa”)

Il ruolo che svolgiamo come discepoli della Dafa è stato determinato secoli fa e nasce da un sincero desiderio di aiutare il Maestro durante questo periodo di rettifica della Fa.

Quindi, alcuni di noi sono coordinatori, alcuni fanno il lavoro tecnico e altri chiariscono la verità di persona.

Le persone comuni hanno capacità simili, ma essere capaci non ha niente a che fare con il raggiungere un certo livello o uno stato di coltivazione.