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Sichuan: La morte innaturale di Cheng Huaigen preceduta da maltrattamenti impensabili

01 Luglio 2018 |   Di un corrispondente Minghui nella provincia del Sichuan, Cina

(Minghui.org) Il 29 maggio 2017 Cheng Huaigen, residente nella città di Chengdu, è morto all'età di cinquantaquattro anni, meno di un anno dopo il suo ingresso nel carcere di Jiazhou, dove doveva scontare quattro anni di reclusione. L'uomo era stato arrestato il 13 maggio 2015 per aver affisso uno striscione con la scritta: “Il mondo ha bisogno di Verità, Compassione e Tolleranza” – che sono i principi fondamentali del Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal regime comunista cinese.


La prigione non ha mai spiegato alla famiglia le ragioni della sua morte e loro non hanno potuto capacitarsi di come un uomo, un tempo in salute, sia morto così giovane. Nonostante il suo corpo non mostrava alcuna ferita o contusione visibile, la famiglia aveva sospettato che l'avessero torturato.

Ad oggi, più di un anno dopo la sua morte, nuove informazioni hanno rivelato che Cheng aveva effettivamente subito dei maltrattamenti in carcere.

Secondo alcune persone ben informate, Cheng era stato ammesso alla prigione di Jiazhou intorno al giugno 2016 e appena un mese dopo era stato ricoverato d'urgenza in un ospedale della Polizia a causa di sintomi non specificati. Nel novembre 2016 era poi stato riportato al carcere, ma da allora non si era mai più ripreso.

Cheng si era fermamente rifiutato di scrivere delle dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong e perciò era stato punito. Le torture si erano protratte per il periodo da gennaio a maggio 2017, durante il quale gli erano concessi solo quindici secondi per mangiare ogni pasto, che solitamente era costituito da una zuppa d'avena, della quale a causa del breve tempo ne riusciva a trangugiare solamente un paio di cucchiaiate.

A partire dal febbraio 2017 all'uomo era stato ordinato di camminare o correre intorno al campo del carcere: questo cosiddetto “allenamento” si teneva tutti i giorni dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio, con un'unica sosta di circa trenta minuti per il pranzo.

Dopo essere tornato nella sua cella, Cheng veniva poi costretto a stare fermo in piedi per lunghi periodi e non gli era permesso di dormire prima delle dieci di sera. Dopo che era andato a letto, due detenuti erano incaricati di sorvegliarlo continuamente per impedirgli di alzarsi nel bel mezzo della notte per fare gli esercizi del Falun Gong o andare in cerca di qualcosa da mangiare.

Nonostante questo costante maltrattamento, Cheng aveva continuato a rifiutarsi di rinunciare alla sua fede, poi un giorno dell'aprile 2017 due guardie l'avevano portato in un luogo non coperto dalle telecamere di sorveglianza e gli avevano afferrato la mano per fargli imprimere le impronte digitali su una dichiarazione di rinuncia al Falun Gong già preparata.

Al maggio 2017 Cheng era ridotto a pelle e ossa e ogni giorno veniva costretto a prendere delle pillole sconosciute. Il 29 maggio 2017 la sua famiglia aveva ricevuto una chiamata dalla prigione che avvisava loro che stava morendo, tuttavia non avevano fatto in tempo a precipitarsi in ospedale che il loro caro era già deceduto.

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