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Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo (Capitolo 5: L’infiltrazione comunista in Occidente)

25 Aprile 2020

(Minghui.org) [Nota dell'editore] Questa serie di articoli sono una ristampa della traduzione italiana del libro pubblicato da Epoch Times, chiamato "Come lo spettro del comunismo controlla il nostro mondo", a cura della redazione dei "Nove Commentari sul Partito Comunista".

Lista dei capitoli

Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Prefazione
Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Introduzione
Capitolo 1: Le strategie dello Spettro del Comunismo per distruggere l’umanità
Capitolo 2: Gli inizi europei del Comunismo
Capitolo 3: Le uccisioni di massa in Oriente
Capitolo 4: Esportare la Rivoluzione
Capitolo 5: L’infiltrazione comunista in Occidente
Capitolo 6: La ribellione contro Dio
Capitolo 7: La distruzione della famiglia
Capitolo 8: Il Comunismo semina il caos nella politica
Capitolo 9: La trappola economica del Comunismo
Capitolo 10: Utilizzare le leggi per fini malvagi
Capitolo 11: Profanare le Arti
Capitolo 12: Sabotare l’educazione
Capitolo 13: Assoggettare i mezzi di comunicazione
Capitolo 14: Cultura popolare, dall’indulgenza al declino morale
Capitolo 15: Le radici comuniste del Terrorismo
Capitolo 16: I fattori comunisti dietro l’Ambientalismo
Capitolo 17: Le radici comuniste della globalizzazione
Capitolo 18: Le ambizioni di controllo globale del Partito Comunista Cinese
Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Conclusione

Cosa è incluso in questa parte?

Capitolo 5:  L’infiltrazione comunista in Occidente

Capitolo 5 (Parte I): L’infiltrazione comunista in Occidente

Introduzione

1. Comunismo violento e “non-violento”

2. Guerra di spionaggio e disinformazione

3. Dal New Deal al Progressismo

4. La Rivoluzione culturale in Occidente

5. La manipolazione del pacifismo e dei movimenti per i diritti civili

Note bibliografiche

Capitolo 5 (Parte II): L’infiltrazione comunista in Occidente

6. I neomarxisti satanisti

7. La lunga marcia della Sinistra nelle istituzioni

8. Il Politicamente corretto: la polizia del pensiero dello Spettro del Comunismo

9. La diffusione del Socialismo in Europa

10. Perché cadiamo nei trucchi del male?

Note bibliografiche

CAPITOLO 5 (PARTE I): L’INFILTRAZIONE COMUNISTA IN OCCIDENTE

Introduzione

Il clima in cui si sono svolte le elezioni presidenziali americane del 2016 è stato tra i più drammatici degli ultimi decenni: nonostante abbiano votato solo il 58 per cento degli elettori, la campagna elettorale è stata densa di improvvisi e sorprendenti capovolgimenti, che sono proseguiti anche dopo la fine delle elezioni.

Il vincitore, il candidato repubblicano Donald J. Trump, si è ritrovato assediato tra l’avversione della stampa e le numerose proteste in varie città della nazione. I manifestanti utilizzavano slogan quali “non è il mio presidente” e accusavano Trump di razzismo, sessismo, xenofobia o di essere un nazista. Contro il neo presidente, sono state avanzate richieste di riconteggio dei voti e minacce di messa in stato d’accusa (il cosiddetto impeachment).

Le indagini giornalistiche hanno rivelato come numerose di queste proteste fossero istigate da specifici gruppi di interesse. Nel documentario America under siege: civil war 2017, [America sotto assedio, la guerra civile del 2017] diretto dal ricercatore Trevor Loudon, viene esposto come una parte significativa dei manifestanti anti Trump fossero “rivoluzionari professionisti”, legati a regimi comunisti e ad altri Stati autoritari, come Corea del Nord, Iran, Venezuela e Cuba.

Il lavoro di Loudon ha inoltre messo in luce il ruolo di due importanti organizzazioni socialiste americane: il Partito Stalinista Mondiale dei Lavoratori e l’Organizzazione Maoista Socialista della Via della Libertà[1].

Trevor Loudon studia il movimento comunista sin dagli anni ’80, ed è stato in grado di determinare come le organizzazioni di sinistra abbiano scelto gli Stati Uniti quale obiettivo principale per le proprie operazioni di infiltrazione e sovversione. La politica, l’istruzione, i mezzi di comunicazione e il mondo degli affari degli Stati Uniti d’America si sono infatti sempre più spostati a sinistra, a causa dell’influenza esercitata da determinati individui ben posizionati in tali settori. Persino alla fine della Guerra fredda, quando nel mondo libero si festeggiava il trionfo (apparente) sul Comunismo, quest’ultimo continuava silenziosamente ad acquisire il controllo sulle istituzioni pubbliche delle nazioni occidentali, in preparazione di un conflitto finale.

Gli Stati Uniti d’America hanno oggettivamente un ruolo cruciale nella Storia dell’Umanità. Rappresentano la luce del mondo libero, hanno una missione di origine divina: garantire la sicurezza in tutto il pianeta. È stato infatti l’intervento degli Stati Uniti a determinare i risultati finali delle guerre mondiali; durante la Guerra fredda, di fronte alla minaccia dell’olocausto nucleare, gli USA sono riusciti a contenere efficacemente il blocco sovietico fino alla auto-disintegrazione dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est.

I Padri fondatori degli Stati Uniti d’America hanno utilizzato le conoscenze acquisite dalle tradizioni religiose e filosofiche occidentali per redigere la Dichiarazione d’indipendenza (ratificata il 4 luglio 1776) e la Costituzione degli Stati Uniti (entrata in vigore il 1789). Questi documenti riconoscono i diritti concessi da Dio agli uomini come innegabili — a partire dalla libertà di credo e di parola — e stabiliscono la separazione dei poteri, al fine di garantire il corretto funzionamento del sistema di governo di tipo repubblicano.

La guerra civile combattuta negli Gli Stati Uniti tra il 1861 e il 1865 è servita per tradurre in pratica i principi fondanti del Paese, mettendo fine all’istituzione della schiavitù. In oltre due secoli di Storia, questi principi si sono dimostrati il mezzo di maggiore efficacia nella promozione della “pace interna” e del “benessere generale”, come promette la Costituzione americana nel suo preambolo.

La libertà presente nell’emisfero occidentale è tuttavia in diretto contrasto con l’obiettivo dello Spettro malvagio del Comunismo: ridurre in schiavitù l’Umanità e poi distruggerla. Camuffandosi dietro la meravigliosa visione di una società collettiva ed egualitaria, lo Spettro del Comunismo ha collocato i propri emissari ovunque nel mondo, per realizzare la sua strategia.Nei Paesi orientali come la Russia e la Cina, il Comunismo si è manifestato tramite regimi totalitari, massacri di massa e distruzione della cultura tradizionale.

In Occidente, invece, ha silenziosamente e laboriosamente preso potere nel corso oltre di un secolo, servendosi di strumenti quali eversione e disinformazione. Ancora oggi, corrode i sistemi economici e politici, così come le strutture sociali e il tessuto morale della società umana, spingendola alla degenerazione e alla distruzione. Tuttavia, non avendo potere diretto sui governi occidentali, gli emissari dello Spettro si nascondono, più o meno intenzionalmente, infiltrandosi in un’ampia varietà di organizzazioni e istituzioni.

I principali fattori che hanno guidato la sovversione comunista in occidente:

Fornire un resoconto completo dell’infiltrazione comunista in Occidente – vista la natura ambigua e contorta del fenomeno – va ben al di là della portata di questo libro. Tuttavia, analizzando gli elementi essenziali, il lettore potrà sviluppare una propria idea del modo in cui lo Spettro malvagio del Comunismo operi, riuscendo quindi a identificare in prima persona i vari intrecci posti in essere per completare la trama.

Questo capitolo, per motivi di brevità, offre quindi un sunto generale delle attività comuniste negli Stati Uniti d’America e nell’Europa Occidentale.

1. Comunismo violento e “non-violento”

Nell’immaginario popolare il Comunismo è sinonimo di violenza e non a torto: nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels sostengono che: «I comunisti disdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono essere raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l’ordinamento sociale finora esistente»[2].

Le rivoluzioni violente come mezzo per prendere il potere, e le brutalità attuate per reprimere il dissenso in Paesi comunisti come Russia e Cina, hanno distolto l’attenzione dalle forme meno appariscenti di Comunismo diffuse in Occidente.

L’ala marxista che sostiene la rivoluzione violenta è il Leninismo, che ha sensibilmente modificato la teoria marxista in due aspetti. Il primo: per Marx la rivoluzione comunista sarebbe iniziata nei Paesi capitalisti avanzati, mentre Lenin riteneva che il Socialismo avrebbe potuto prendere piede in Russia, un Paese relativamente meno avanzato dal punto di vista economico. Il secondo: Lenin contribuì al Marxismo con la sua dottrina della “costruzione del partito”, ossia nell’utilizzare tecniche di coercizione, inganno e violenza tipiche delle organizzazioni criminali, dando ad esse un’anima marxista.

Lenin riteneva la classe lavoratrice incapace di sviluppare una propria coscienza di classe e di chiedere di propria iniziativa la rivoluzione; era quindi necessaria una spinta all’azione da parte di forze esterne. Servivano “agenti” al servizio della rivoluzione, individui da organizzare in “un’avanguardia proletaria” altamente disciplinata, ossia il partito comunista stesso.

La Società Fabiana britannica, fondata nel 1884 (un anno dopo la morte di Marx), ha invece intrapreso un percorso diverso, per imporre il Socialismo. L’emblema di questa organizzazione socialista mostra, in modo molto eloquente, un lupo travestito da agnello, e il nome della società fa riferimento a Quinto Fabio Massimo Verrucoso, un generale romano noto per le sue tattiche militari volte a snervare l’avversario e per questo soprannominato il Temporeggiatore.

In una nota sulla copertina del Fabian Review, il primo opuscolo prodotto dall’organizzazione, si legge infatti: «Per il momento è necessario attendere, avere molta pazienza, come Fabio quando combatteva contro Annibale, anche se molti criticavano il suo ritardo; ma quando arriva il momento bisogna colpire duro, come fece Fabio, o la vostra attesa sarà vana e infruttuosa.»[3].

Per arrivare gradualmente al Socialismo, la Società Fabiana ha inventato il metodo della “permeazione”, che consiste nell’approfittare delle aperture nella politica, nell’economia e nella società civile. Questa organizzazione non restringe le attività solo ai suoi membri; al contrario li incoraggia a portare avanti gli obiettivi del Socialismo unendosi ad altre organizzazioni e ingraziandosi personaggi importanti, come ministri, alti dirigenti dello Stato, grandi industriali, rettori universitari o alti sacerdoti.

Sidney Webb, presidente della Società Fabiana, ha scritto: «Come associazione, abbiamo incoraggiato l’adesione di uomini e donne di qualsiasi religione, ma anche di quelli senza religione, insistendo con forza sul fatto che il Socialismo non corrisponde al secolarismo e che il vero obiettivo e scopo di tutte le azioni collettive ragionevoli sia lo sviluppo dell’anima individuale, o della coscienza, o del carattere […] Né abbiamo limitato la nostra propaganda al Partito Laburista che sta lentamente emergendo, o a coloro i quali siano pronti a chiamarsi socialisti, o agli operai o a una qualsiasi classe. Mostriamo una ad una le nostre proposte, nel modo più persuasivo possibile, a chi vuole ascoltarle: ai conservatori, ogniqualvolta possiamo ottenere il loro appoggio, a chiese di tutti i tipi, alle università, ai liberali ed ai radicali, assieme alle altre associazioni socialiste in ogni momento. Abbiamo chiamato tutto questo “permeazione”, è stata una scoperta importante»[4].

Numerosi membri della Società Fabiana erano giovani intellettuali che tenevano discorsi e pubblicavano il loro pensiero su libri, riviste e opuscoli. Nel XX secolo, l’organizzazione è entrata in politica: Sidney Webb è diventato il rappresentante della Società nel Comitato di Rappresentanza del Lavoro, all’interno del Partito Laburista.

Dall’interno del Partito Laburista, Webb ha potuto scrivere la costituzione ed il programma della forza politica stessa, e ha cercato di rendere il Socialismo fabiano l’ideologia guida del partito. La Società Fabiana ha successivamente ottenuto una certa fama negli Stati Uniti: in numerose università, soprattutto quelle di arti liberali, esistono infatti dei gruppi legati ad essa.

Che si tratti del Comunismo violento di Lenin o di quello “nonviolento” della Società Fabiana, entrambi sono manipolati dallo Spettro malvagio del Comunismo e hanno lo stesso fine. Anche il Comunismo propagato da Lenin, peraltro, non rigettava i metodi nonviolenti: nel libro L’estremismo, malattia infantile del Comunismo, Lenin criticava i partiti comunisti dell’Europa dell’Est che si erano rifiutati di cooperare con quelli che definiva sindacati “reazionari”, e che avevano rifiutato di unirsi al parlamento nazionale “capitalista”.

Nel libro Lenin scrive: «L’arte dell’uomo politico (e la giusta concezione del proprio compito da parte di un comunista) consiste appunto nel valutare correttamente le condizioni e il momento in cui l’avanguardia del proletariato può, con buon successo, prendere il potere; in cui essa può ottenere, per la presa del potere e dopo la presa del potere, un sufficiente appoggio di strati abbastanza vasti della classe operaia e delle masse lavoratrici non proletarie; in cui, dopo di ciò, essa riuscirà a mantenere il proprio dominio, a rafforzarlo, ad estenderlo per mezzo dell’educazione, dell’istruzione, della conquista di masse sempre più numerose di lavoratori»[5].

Lenin ha sottolineato, più e più volte, che i comunisti devono nascondere i loro veri obiettivi, e che per ottenere il potere nessuna promessa e nessun compromesso è da escludere. In altre parole, i comunisti devono essere privi di scrupoli, pur di arrivare al risultato prefissato. Nella conquista del potere, infatti, sia i bolscevichi russi che il Partito Comunista Cinese (PCC) hanno fatto uso di violenze e inganni senza remore.

La brutalità dei regimi comunisti sovietico e cinese ha sviato l’attenzione dal Comunismo nonviolento in Occidente. Bernard Shaw, un drammaturgo irlandese che è stato anche rappresentante della Società Fabiana britannica, ha scritto: «Ho anche reso alquanto chiaro che il Socialismo significa uguaglianza nel reddito e nient’altro, e che sotto il Socialismo non è ammesso essere poveri. Si viene alimentati, abbigliati, alloggiati, istruiti e impiegati forzatamente, che lo si voglia o no. Quando viene scoperto qualcuno senza il necessario valore da giustificare tutti questi sforzi, questa persona potrebbe anche venire giustiziata, in modo gentile»[6]

La Società Fabiana, specialista nell’inganno, aveva scelto un letterato come Bernard Shaw per nascondere dietro delle belle parole i veri obiettivi del Socialismo nonviolento. Ma la brutalità si trova appena sotto la superficie: i partiti comunisti occidentali e le varie organizzazioni ad essi legate, incitano i giovani a creare un’atmosfera di caos e si rendono complici di reati violenti come aggressioni, atti di vandalismo, rapine, incendi, attentati dinamitardi e assassinii contro i propri nemici.

2. Guerra di spionaggio e disinformazione

Secondo l’ideologia comunista, la nazione è un costrutto oppressivo, frutto di una società classista. Il concetto stesso di nazionalità è quindi da abolire.

Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels proclamano che: «Gli operai non hanno patria» e concludono il trattata con la celebre frase: «Proletari di tutti i Paesi, unitevi!».

Sotto la guida di Lenin, i bolscevichi fondarono la prima nazione socialista della Storia e crearono l’Internazionale Comunista (Comintern) perché fomentasse la rivoluzione socialista in tutto il mondo.

L’obiettivo dell’Unione Sovietica e del Comintern era di rovesciare i governi legittimi di ogni nazione sulla Terra, allo scopo di stabilire una dittatura mondiale del proletariato. Nel 1921, il ramo del Comintern dedicato all’Estremo Oriente istituì il Partito Comunista Cinese, che nel 1949 avrebbe preso il potere in Cina.

Oltre al PCC, i partiti comunisti di tutto il mondo richiesero di essere governati dal Comintern, accettando da esso denaro e ricevendo addestramento per i propri uomini: con a disposizione le risorse di un vasto impero, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica ha potuto reclutare attivisti in ogni angolo del mondo, addestrandoli a portare avanti operazioni di tipo sovversivo nei rispettivi Paesi.

Fondato nel 1919, il Partito Comunista USA (CPUSA) era tra le organizzazioni create e dirette dal Comintern e dal PCUS. Il CPUSA non è mai divenuto una forza politica importante ma la sua influenza negli Stati Uniti è stata comunque significativa; ha collaborato con attivisti e altre organizzazioni allo scopo di infiltrarsi nei movimenti dei lavoratori e degli studenti, nella chiesa e nel governo.

Fred Schwartz, pioniere del pensiero anti-comunista americano, nel 1961 osservava con acume: «Qualsiasi tentativo di giudicare l’influenza dei comunisti dal loro numero equivale a cercare di determinare la validità di un buco in una barca dal rapporto tra l’area bucata e l’area integra: basta un buco ad affondare una nave. Il Comunismo è una teoria che porta poche persone disciplinate a controllare e dirigere tutte le altre. Una sola persona, in una posizione importante, può controllare e manipolare migliaia di persone»[7]

È ormai noto che durante la Seconda guerra mondiale, gli agenti sovietici si fossero infiltrati all’interno delle istituzioni statunitensi. Nonostante gli sforzi del senatore Joseph McCarthy nel combattere il Comunismo negli anni ‘50, queste verità storiche vengono tuttora nascoste al pubblico a causa dell’azione congiunta di politici, intellettuali e mezzi di informazione di sinistra.

Negli anni ’90 del XX secolo, il governo statunitense ha declassificato i cosiddetti “Venona Files”. Si tratta di alcuni documenti (decodificati dall’intelligence statunitense negli anni ’40) che dimostrano come almeno 300 spie sovietiche lavorassero all’interno delle istituzioni americane.Tra di loro alcuni erano alti funzionari dell’amministrazione Roosevelt, con accesso diretto a informazioni top secret, mentre altri agenti operavano dall’esterno, servendosi delle proprie posizioni di potere per influenzare la politica e le attività di governo.

Tra i personaggi di rilievo che è stato dimostrato fossero spie sovietiche in seno al governo statunitense: il funzionario del Tesoro Harry Dexter White, il funzionario del Dipartimento di Stato Alger Hiss e la coppia di coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, condannati alla sedia elettrica per aver trasmesso segreti militari e tecnologie sull’energia atomica all’Unione Sovietica.

Le comunicazioni intercettate e decifrate dal Venona Project, tuttavia, sono solo la punta dell’iceberg, al punto che l’intera portata dell’infiltrazione sovietica nel governo americano rimane tuttora sconosciuta. Il motivo è semplice: grazie alle elevate posizioni raggiunte, diversi agenti sovietici hanno avuto l’opportunità di influenzare importanti decisioni politiche.

Alger Hiss, spia sovietica infilitrata nel Dipartimento di Stato, ad esempio, giocò un ruolo di importanza cruciale in qualità di consigliere del presidente Franklin Delano Roosevelt durante la Conferenza di Yalta. La conferenza si tenne alla fine della Seconda guerra mondiale fra il presidente americano, il primo ministro britannico Winston Churchill ed il dittatore sovietico Iosif Stalin. Questo agente sovietico, di fatto ha svolto un ruolo determinante nel tracciamento dei confini territoriali dopo la guerra, nel redigere lo Statuto delle Nazioni Unite, nelle decisioni relative agli scambi dei prigionieri e in numerose altre decisioni di questo genere.

Harry Dexter White, assistente del ministro del Tesoro Henry Morgenthau Jr. (in carica durante il New Deal di Roosevelt dal 1934 al 1945), contribuì all’importantissimo accordo finanziario internazionale di Bretton Woods e fu uno dei principali artefici della creazione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. White in precedenza anche aveva incoraggiato il Partito Nazionalista Cinese (Kuomintang) a posizionare Yi Zhaoding, un membro del PCC sotto copertura, all’interno del Ministero delle Finanze cinese. Dopo aver assunto questa posizione nel 1941, Yi fu l’artefice delle disastrose riforme monetarie che danneggiarono la reputazione del Kuomintang e favorirono l’ascesa al potere del PCC.

Alcuni storici sostengono inoltre che l’influenza delle spie sovietiche e dei loro simpatizzanti di sinistra abbia portato gli Stati Uniti a bloccare gli aiuti al Kuomintang, durante la guerra civile cinese seguita al secondo conflitto mondiale, in conseguenza della quale la Cina è finita sotto il controllo del partito comunista.

Alcuni studiosi, come M. Stanton Evans, sostengono che le spie sovietiche siano state particolarmente abili nell’influenzare le decisioni politiche. Whittaker Chambers, un informatore sovietico legato al Partito Comunista americano (CPUSA), che in seguito ha defezionato e testimoniato contro altre spie, ha infatti affermato: «Gli agenti di un potere nemico erano in una posizione in cui potevano fare molto più che trafugare documenti. Erano in una posizione tale da poter influenzare la politica estera della nazione, nell’interesse del principale nemico della nazione, e non solo in casi eccezionali […] ma in quella che dev’essere stata la somma totale delle decisioni prese quotidianamente»[9].

Yuri Bezmenov è stato un informatore del KGB che ha disertato in Occidente; ha vissuto in Canada a partire dagli anni ‘70 ed è ricordato per aver esposto le tecniche di sovversione sovietiche in vari scritti e interviste. Secondo Bezmenov, le spie in stile James Bond che fanno saltare in aria ponti o che si intrufolano di nascosto in negli uffici per mettere le mani su documenti segreti, sono sì personaggi della cultura popolare, ma non potrebbero essere più lontani dalla realtà delle attività di spionaggio: solo il 10 – 15 per cento del personale e delle risorse del KGB erano destinate alle operazioni di spionaggio “tradizionale”, il resto era dedicato alle operazioni sovversione ideologica.

Secondo Bezmenov, la sovversione avviene in quattro fasi: la prima consiste nell’alimentare la decadenza culturale e nell’abbassare gli standard morali del Paese nemico; la seconda nel provocare il caos sociale; la terza nell’istigare una crisi che possa portare a una guerra civile, a una rivoluzione o a un’invasione dall’esterno; nella quarta e ultima fase, la nazione si ritrova sotto il controllo del locale partito comunista. Questo processo è definito “normalizzazione”.

Bezmenov, noto anche col nome di Thomas Schumann, ha anche indicato i tre campi d’azione in cui vengono poste in essere le attività sovversive: il pensiero, il potere e la vita sociale. Il pensiero comprende la religione, l’istruzione, la stampa e la cultura. Il potere copre il governo, la magistratura, la polizia, le forze armate e la diplomazia. La vita sociale, infine, racchiude la famiglia e la comunità, la salute ed i rapporti tra persone di diverse etnie e classi sociali.

A titolo di esempio, Bezmenov ha spiegato come il concetto di “uguaglianza” venisse manipolato dai sovietici per creare il caos. Per prima cosa gli agenti infiltrati promuovono nei modi più diversi la causa egualitaria, facendo sì che il cittadino inizi a provare insoddisfazione per la propria situazione “politica” ed economica; a seguire appaiono le proteste di piazza. L’arrivo di un periodo di stagnazione (o una crisi) economica, rende ancora più difficili la situazione economica personale e inaspriscono le relazioni lavorative. portando, come ulteriore conseguenza, ad una spirale di crescente destabilizzazione; il tutto dovrebbe poi sfociare in una rivoluzione, o in un’invasione da parte delle forze comuniste[10].

Ion Mihai Pacepa è il più alto ufficiale in grado che abbia mai disertato dall’ex blocco sovietico, rifugiandosi negli Stati Uniti nel 1978, dopo aver abbandonato la Romania del dittatore comunista Nicolae Ceaușescu. Pacepa all’epoca aveva tre ruoli: consulente di Ceaușescu, capo dei servizi segreti e ministro dell’Interno. Grazie alle sua informazioni ha fornito un prezioso contributo nella comprensione delle strategie di guerra psicologica e disinformazione utilizzate dai regimi dell’Europa Orientale contro l’Occidente.

Pacepa ha rivelato che lo scopo della disinformazione sovietica è quello di alterare il quadro di riferimento che le persone utilizzano per comprendere la realtà che hanno attorno: mediante la manipolazione dei valori ideologici, l’individuo viene infatti reso incapace di comprendere e quindi di accettare le verità, anche in presenza di prove incontrovertibili[11].

Quanto al tempo necessario perché queste strategie portino dei risultati, Bezmenov ritiene che il primo passo della sovversione ideologica (decadenza culturale e demoralizzazione del Paese nemico) possa richiedere normalmente dai 15 ai 20 anni, ossia il tempo necessario a formare una nuova generazione; il secondo stadio dai due ai cinque anni; il terzo dai tre ai sei mesi. In un discorso tenuto nel 1984, Bezmenov ha dichiarato che il primo stadio è stato raggiunto ancor meglio di quanto le autorità sovietiche si aspettassero originariamente.

Come è potuto accadere che la propaganda sovietica abbia avuto successo nei Paesi occidentali?

Dalle testimonianze di numerose altre spie sovietiche fuggite in Occidente e dalle informazioni ricavate da documenti declassificati provenienti dalla Guerra fredda, si deduce che le tattiche di infiltrazione siano state la forza principale dietro il movimento di Controcultura degli anni ’60.

Nel 1950, il senatore americano Joseph McCarthy aveva effettivamente iniziato a rivelare l’estensione dell’infiltrazione comunista nel governo e nella società statunitense. Tuttavia, quattro anni dopo, il Senato americano sfiduciò McCarthy, fermando il tentativo di liberazione del governo dall’influenza comunista (il “maccartismo” divenne così sinonimo di in tutto l’Occidente di “caccia alle streghe”). Questa è una delle ragioni principali del declino degli Stati Uniti.

La minaccia dell’infiltrazione comunista non è diminuita nemmeno dopo il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra fredda. Non a caso, Joseph McCarthy è stato demonizzato da politici e mezzi di comunicazione di sinistra per decenni; oggi il maccartismo viene considerato sinonimo di persecuzione politica. È una delle prove della vittoria della sinistra nel conflitto ideologico contro gli autentici valori della società occidentale.

I decenni di occultamento della verità e di diffamazione contro le personalità anticomunisti, come il senatore McCarthy, indicano una tendenza generale: l’anti-americanismo, nella sua accezione più ampia, è una componente naturale della Sinistra internazionale che, di contro, lotta con le unghie e con i denti per affermare deviazioni come l’adulterio, l’aborto, l’illegalità (nonostante, in apparenza, faccia il contrario) e l’anarchia.

3. Dal New Deal al Progressismo

Giovedì 24 ottobre 1929 la Borsa di New York crollò: la crisi si diffuse dal settore finanziario a tutta l’economia senza risparmiare nessuna delle nazioni sviluppate occidentali. La disoccupazione colpì più di un quarto della popolazione, il numero complessivo di disoccupati superò i 30 milioni. Con l’eccezione dell’Unione Sovietica, i principali Paesi industrializzati subirono un crollo medio del 27 per cento delle rispettive produzioni industriali[12]

All’inizio del 1933, nel corso dei primi 100 giorni della presidenza Roosevelt, furono presentate numerose proposte di legge mirate a risolvere la crisi, incrementando gli interventi del governo nell’economia. In quel periodo, negli Stati Uniti furono varate diverse riforme, come l’Emergency Banking Act [rivolta a proteggere le banche principali dal fallimento delle banche più piccole; NdT] , l’Agricultural Adjustment Act [per sostenere gli agricoltori tramite sovvenzioni dirette e il controllo dei prezzi di vendita; NdT ], il National Industrial Recovery Act [tra i principali ambiti di applicazione la realizzazione di grandi opere pubbliche per favorire l’impiego, norme sulla concorrenza tra imprese e la protezione dei sindacati; NdT] e il Social Security Act [per fornire contributi diretti in caso di infortunio, vecchiaia o disoccupazione NdT ]

Nonostante il “Nuovo Corso” di Roosevelt si sia sostanzialmente fermato con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, molte delle istituzioni e delle organizzazioni create nel New Deal rimasero, continuando a condizionare la società americana fino ad oggi.

Franklin Delano Roosevelt ha emanato più ordini esecutivi di ogni altro presidente americano del XX secolo ma il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti non scese sotto il 10 per cento fino all’inizio della guerra. Il vero effetto del New Deal fu, piuttosto, quello di instaurare negli Stati Uniti un regime fiscale tendenzialmente oppressivo, di dare inizio alla massiccia pervasività dello Stato nella vita pubblica e di dare inizio all’interventismo economico.

Nel saggio The Big Lie: Exposing the Nazi Roots of the American Left [La Grande bugia: le radici naziste della Sinistra americana], pubblicato nel 2017, l’intellettuale conservatore Dinesh D’Souza ritiene che il National Recovery Act vada visto come il fulcro del New Deal di Roosevelt e la fine del libero mercato negli Stati Uniti[13].

Un altro libro al riguardo è FDR’s Folly How Roosevelt and His New Deal Prolonged the Great Depression [La follia di Franklin Delano Roosevelt: come il suo New deal ha prolungato la Grande depressione]. Pubblicato nel 2003, dallo storico Jim Powell, secondo l’autore il New Deal avrebbe prolungato la Grande depressione anziché metterle fine; il Social Security Act e le norme sull’occupazione, ad esempio, incoraggiarono la disoccupazione, mentre le tasse elevate misero in difficoltà le imprese che riuscivano a operare in modo sano[14].

L’economista e premio Nobel Milton Friedman ha elogiato lo studio di Powell, affermando: «Come Powell dimostra senza lasciare spazio a dubbi, il New Deal ha ostacolato la ripresa dalla contrazione, ha prolungato ed aggravato la disoccupazione e ha preparato il terreno per un governo ancora più intrusivo e costoso [da mantenere]»[15].

Lyndon B. Johnson, il presidente degli Stati Uniti, succeduto nel 1963 a John F. Kennedy in seguito all’assassinio di quest’ultimo, dichiarò una “guerra alla povertà” durante il discorso sullo stato dell’Unione nel 1964. Lanciando una serie di interventi denominati “Great Society”, in un breve periodo di tempo, Johnson emanò una serie di ordini esecutivi, creò nuovi enti governativi, rinforzò lo Stato sociale, incrementò le tasse e espanse notevolmente il potere del governo.

È interessante osservare le somiglianze tra le misure prese dell’amministrazione Johnson ed il libro A New Program of the American Communist Party’s New Agenda, [Un nuovo programma nella nuova agenda del Partito Comunista Americano]pubblicato nel 1966. Gus Hall, segretario generale del Partito Comunista degli Stati Uniti per oltre 40 anni, affermò: «La posizione dei comunisti verso la Great Society può essere riassunta nel vecchio detto secondo cui “due uomini che dormono sotto lo stesso tetto possono avere sogni diversi”. Noi comunisti sosteniamo tutte le misure della Great Society perchè sogniamo il socialismo». Lo “stesso tetto” cui Hall si riferisce sono evidentemente le politiche presenti nella Great Society[16].

Il CPUSA sostenne l’iniziativa Great Society allo scopo di introdurre gradualmente il socialismo negli Stati Uniti, mentre l’intento dell’amministrazione Johnson era di migliorare la situazione del Paese nell’ambito di un sistema democratico.

Le conseguenze più gravi della Great Society e della cosiddetta guerra alla povertà furono tre: l’aumento della dipendenza dal welfare, la disincentivazione delle persone al lavoro e il danneggiamento della struttura familiare mediante nuove politiche sociali che favorirono i nuclei familiari con un solo genitore, incoraggiando di fatto i divorzi e la procreazione al di fuori del matrimonio.

Secondo le statistiche ufficiali negli USA i bambini nati al di fuori del matrimonio nel 1940 erano il 3,8 per cento; nel 1965 erano il 7,7 per cento e nel 1990, 25 anni dopo la riforma della Great Society, erano il 28 per cento. Nel 2012 erano il 40 per cento[17].

La disintegrazione della famiglia ha portato negli Stati Uniti una serie di conseguenze negative, come l’aumento della spesa pubblica, la crescita del tasso di criminalità ed il declino dell’educazione familiare; a tutto questo, sono da aggiungere il fenomeno delle famiglie afflitte per generazioni da povertà cronica, insieme al radicarsi di una mentalità fondata esclusivamente sul pretendere l’altrui rispetto dei propri diritti, curandosi poco o nulla dei propri doveri verso il prossimo e verso la società nel suo insieme, il che ha causato un aumento del tasso di “disoccupazione volontaria”.

La seguente citazione è attribuita allo storico e giurista scozzese Lord Alexander Fraser Tytler: «Una democrazia non può esistere come una forma permanente di governo. Può esistere solo fino a quando gli elettori non scoprono che possono votare per prendersi il Tesoro pubblico. Da quel momento in poi, la maggioranza vota sempre per il candidato che promette i maggiori benefici derivanti dal Tesoro pubblico, con il risultato che il sistema democratica collassa sempre a causa di una politica fiscale dissennata, a cui fa seguito una dittatura»[18].

Secondo un antico detto cinese, «Passare dalla parsimonia allo sfarzo è facile, ma fare il contrario è difficile». Per i cittadini che hanno sviluppato “dipendenza” dai sussidi pubblici, dai beni e dai servizi forniti dallo Stato, diventa impossibile per il governo ridurre la portata di questi benefici. Il cosiddetto “welfare state” occidentale è diventato un pantano dal quale i politici non hanno idea come poterne uscire.

Negli Stati Uniti, a partire dagli anni ’70, l’estrema sinistra ha abbandonato gli slogan rivoluzionari che facevano accapponare la pelle e mantenere alta la guardia agli americani, rimpiazzandoli con termini che suonano più neutrali, come “Liberalismo e “Progressismo”. Chiunque abbia vissuto in un Paese comunista sa bene cosa sia il progressismo: i partiti comunisti usano da sempre il termine “progresso” come sinonimo di “comunismo”; l’espressione “movimento progressista” si riferisce al movimento comunista, mentre gli “intellettuali progressisti” altro non sono che sostenitori del Comunismo o iscritti al Partito Comunista sotto mentite spoglie.

Quanto al Liberalismo (da non confondere col “liberismo” economico), nella sostanza esso non è diverso dal Progressismo, dato che porta con sé le stesse conseguenze: alte tasse; ipertrofico Stato sociale; pervasività della presenza del governo; rifiuto della religione, della morale e della tradizione; impiego della cosiddetta “giustizia sociale” come arma politica; il “politicamente corretto”; militanza femminista e promozione dell’omosessualità e delle più diverse perversioni sessuali.

Naturalmente, non si intende qui giudicare alcun individuo o personaggio politico in particolare: analisi e giudizi effettivamente corretti sono operazioni di estrema difficoltà, considerato il contemporaneo quadro storico. D’altra parte, è del tutto evidente il modo un cui lo Spettro del Comunismo stia operando, sia in Oriente che in Occidente, a partire dall’inizio del XX secolo. Da quando cioè la rivoluzione violenta ebbe successo in Russia e l’influenza del Comunismo iniziò a diffondersi sempre di più nei governi e nelle società occidentale, trasformandole in chiave socialista.

4. La Rivoluzione culturale in Occidente

Gli anni ‘60 rappresentano un momento assolutamente cruciale della Storia moderna: un imponente movimento di portata globale di cosiddetta “controcultura” come mai era accaduto in nessuna delle epoche del passato. Diversamente dalla Grande rivoluzione culturale comunista inflitta dai maoisti al popolo cinese, per certi versi il movimento della Controcultura occidentale sembrava avere distinti obiettivi, per altri sembrava non averne alcuno.

Negli anni tra il 1960 e il 1970, i partecipanti a questo movimento, per lo più giovani, si dimostravano motivati dalle più diverse intenzioni: alcuni si opponevano alla guerra del Vietnam, altri si battevano per i diritti civili, alcuni sostenevano il femminismo e si lanciavano contro il patriarcato, altri ancora lottavano per i diritti degli omosessuali.

Nel complesso, si trattava di un impressionante e abbagliante insieme di gruppi e movimenti, uniti da un comune denominatore: scagliarsi contro tutte le tradizioni e contro ogni genere di autorità; ergersi a strenui sostenitori della libertà sessuale, dell’edonismo, dell’uso di sostanze stupefacenti e della musica rock.

Obiettivo di questa versione occidentale della Grande rivoluzione culturale era la distruzione della civiltà, fondata sui valori cristiani retti e la sua cultura tradizionale. Benché in apparenza disordinato e caotico, questo cambio di direzione culturale avvenuto a livello internazionale, ha avuto origine dal Comunismo.

Non a caso, infatti, i seguaci del movimento della Controcultura avevano elevato ad oggetto della propria idolatria le “Tre M”: Marx, Marcuse e Mao Zedong.

Herbert Marcuse era stato un elemento chiave della Scuola di Francoforte, un gruppo di intellettuali marxisti riunitisi nel 1923 all’Istituto per le ricerche sociali dell’Università Goethe di Francoforte. I fondatori della Scuola di Francoforte basavano il proprio pensiero sul concetto di “teoria critica” per attaccare la civiltà occidentale ed applicare il marxismo nell’ambito della cultura[19].

Uno dei fondatori della Scuola era il marxista ungherese György Lukács, che nel 1919 si era chiesto: «Chi può salvarci dalla civiltà occidentale?»[20] Partendo da questo quesito, Lukács sviluppò una teoria secondo la quale l’Occidente si era macchiato di genocidi contro ogni civiltà e cultura che aveva incontrato. Nella visione di Lukács, l’America e la civiltà occidentale erano le più grandi sorgenti di razzismo, sessismo, nativismo, xenofobia, antisemitismo, fascismo e narcisismo.

Nel 1935, i marxisti della Scuola di Francoforte si spostarono negli Stati Uniti, affiliandosi alla prestigiosa Columbia University di New York. Questo permise loro di diffondere le proprie teorie sul suolo americano e, con l’aiuto di altri intellettuali di sinistra, corrompere moralmente diverse generazioni di giovani americani.

Le teorie di Marcuse, che combinavano il marxismo con il Pansessualismo freudiano, diedero impulso al movimento della liberazione sessuale. Marcuse riteneva che nella società capitalista la repressione della propria natura ostacolasse liberazione e libertà. Di conseguenza, diveniva necessario opporsi a tutte le religioni, alla morale, all’ordine e all’autorità, allo scopo di trasformare la società in un mondo utopico, caratterizzato da un piacere senza limiti, ottenuto senza sforzi.

In questo senso, la nota opera Eros e civiltà di Marcuse riveste un ruolo di rilievo tra i numerosi libri degli intellettuali di Francoforte, per due motivi: combina il pensiero di Marx e quello di Freud (portando le critiche politiche ed economiche di Marx nel campo della cultura e della psicologia) e funge da ponte tra i teorici di Francoforte e i giovani lettori, alimentando di fatto la ribellione degli anni ’60.

Marcuse sosteneva che il movimento di Controcultura potesse essere considerato «una rivoluzione culturale» e questo perché la protesta era «diretta all’intero establishment culturale, compresa la morale della società esistente»; e ancora: «C’è una cosa che possiamo dire con totale certezza: l’idea tradizionale di rivoluzione, così come la strategia tradizionale della rivoluzione, è finita. Queste idee sono vecchie […] Quello che dobbiamo fare è intraprendere una disintegrazione del sistema che sia diffusa e disorganica»[21].

Tra i giovani ribelli in pochi erano in grado di comprendere le arcane teorie della Scuola di Francoforte, mentre le idee di Marcuse erano semplici: andare contro la tradizione, contro l’autorità e contro la morale e darsi a “sesso, droga e rock&roll” senza limiti. «Fate l’amore e non fate la guerra», era infatti uno degli slogan più comuni.

Per essere considerato parte della “nobile causa rivoluzionaria“ era sufficiente “dire no” a qualsiasi forma di autorità e norma sociale. Essere un “rivoluzionario” era quindi diventato semplicissimo; non stupisce che milioni e milioni di giovani occidentali fossero attratti da questa causa.

Va inoltre sottolineato che, sebbene numerosi giovani ribelli agissero di propria iniziativa, molti dei leader studenteschi più radicali, che componevano l’avanguardia di questo o quel Movimento, avevano ricevuto uno specifico addestramento militare ed erano manovrati a distanza dai regimi comunisti. Ad esempio il gruppo Studenti per una Società Democratica negli USA erano stati addestrati a Cuba; le proteste studentesche venivano direttamente organizzate ed istigate da organizzazioni comuniste.

Nel 1969 una fazione di estrema sinistra si distaccò dagli Studenti per una Società Democratica e prese il nome di Weathermen (i meteorologi). In un comunicato la nuova associazione annunciò: «Il contrasto tra i popoli rivoluzionari di Asia, Africa e America Latina e gli imperialisti capitanati dagli Stati Uniti è il principale conflitto nel mondo contemporaneo. Lo sviluppo di questo conflitto sta promuovendo la lotta dei popoli del mondo intero contro l’imperialismo statunitense ed i suoi lacchè».

Il testo non era originale, l’autore di quelle parole era Lin Biao, allora la seconda persona più potente nella Cina comunista come vice di Mao. I membri del Weathermen avevano preso ispirazione da una serie di articoli scritti da Lin, riuniti in una raccolta intitolata Lunga vita alla vittoria della guerra del popolo!”[22].

La Grande rivoluzione culturale causò danni irreversibili alla cultura tradizionale cinese, allo stesso modo il movimento di Controcultura provocò enormi sconvolgimenti nella società occidentale:


Negli anni ’80, la Sinistra (nelle sue diverse declinazioni) controllava infatti la stragrande maggioranza dei principali mezzi di informazione, il mondo accademico e il settore cinematografico, in tutto l’Occidente.

Negli Stati Uniti, durante la presidenza di Ronald Reagan (1980-1988) questa tendenza si invertì per un breve periodo ma negli anni ’90 riprese vigore, fino a giungere nuovi picchi di recente.

5. La manipolazione del pacifismo e dei movimenti per i diritti civili

Nel famoso romanzo 1984 di George Orwell, uno dei quattro ministeri principali del governo di Oceania è il Ministero della Pace, che si occupa delle questioni belliche. Il motivo per cui il nome del Ministero indica l’opposto rispetto alle sue reali funzioni, ha implicazioni profonde: quando la propria forza è inferiore a quella del nemico, la migliore strategia è proclamare il proprio desiderio di pace; offrire un ramoscello d’ulivo è infatti il miglior modo per nascondere un attacco imminente.

L’Unione Sovietica, e i regimi comunisti in generale, sono da sempre dei grandi esperti nell’impiego di questa strategia, che il Comunismo utilizza anche per infiltrarsi in Occidente. Il Consiglio mondiale della Pace è stato fondato nel 1948. Il suo primo presidente fu il medico francese Joliot-Curie, membro del Partito Comunista Francese.

La Seconda guerra mondiale era appena finita e gli Stati Uniti erano l’unico Paese ad aver prodotto e testato la bomba atomica. Avendo subito gravi perdite nel corso della guerra, l’Unione Sovietica iniziò a promuovere in modo aggressivo la pace nel mondo come stratagemma per prevenire la pressione dall’Occidente. Il Consiglio Mondiale della Pace, d’altra parte, era direttamente controllato dalla Commissione Sovietica per la Pace (un’organizzazione affiliata al PCUS) e diffondeva in tutto il mondo l’idea che l’Unione Sovietica fosse un Paese amante della pace, accusando al contempo gli Stati Uniti di essere una nazione guerrafondaia con mire di egemonia globale.

Mikhail Suslov, funzionario sovietico di alto grado e leader ideologico, promuoveva una “lotta per la pace” che poi è diventata parte integrante della retorica sovietica: «L’attuale movimento pacifista mostra la volontà e la prontezza, delle grandi masse di persone, nell’azione di salvaguardia della pace e di ostacolo nei confronti di quegli aggressori che hanno intenzione di far precipitare l’umanità nell’abisso di un altro massacro – scriveva Suslov in un pezzo propagandistico del 1950 – La missione ora è quella di trasformare questa volontà popolare in azioni attive e concrete, volte a far fallire i piani e le azioni dei guerrafondai anglo-americani»[23].

Per sostenere quello che affermava il Consiglio mondiale per la Pace, l’Unione Sovietica al tempo appoggiava una moltitudine di gruppi ed organizzazioni, come la Federazione Sindacale Mondiale, l’Associazione Mondiale dei Giovani, la Federazione Internazionale Democratica delle Donne, la Federazione Internazionale dei Giornalisti, la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica e la Federazione Mondiale degli Scienziati.

In questo modo, la retorica della “pace nel mondo” diventò la prima linea nella guerra tra comunisti e mondo libero per la conquista dell’opinione pubblica.

Nel 1982, Vladimir Bukovsky, un importante dissidente sovietico, scrisse che «le generazioni più anziane possono ancora ricordare le marce, le manifestazioni e le richieste degli anni ’50 […] Ormai non è più un segreto che tutta quella campagna fosse organizzata, condotta e finanziata da Mosca mediante il cosiddetto Fondo per la Pace ed il Consiglio mondiale per la Pace, anch’esso controllato dai sovietici»[24].

Gus Hall, segretario generale del Partito Comunista degli Stati Uniti, commentò: «C’è bisogno di estendere la lotta per la pace, di portarla a un livello superiore, di coinvolgere più persone, così che diventi un importante tema di discussione in ogni comunità, in ogni gruppo di persone, ogni sindacato, ogni chiesa, ogni famiglia, ogni strada e in ogni luogo in cui le persone si riuniscono»[25].

Nel corso della Guerra fredda, i sovietici sostennero il movimento pacifista in tre riprese. La prima volta negli anni ’50, la seconda coincise con il movimento contro la guerra degli anni ’60 e ’70, la terza all’inizio degli anni ‘80.

Stanislav Lunev è un ex ufficiale dell’intelligence militare sovietica (GRU) che disertò negli Stati Uniti nel 1992, dove offrì varie testimonianze del suo operato. Secondo Lunev la somma totale spesa dall’Unione Sovietica nella propaganda pacifista nei Paesi occidentali era doppia rispetto al sostegno militare ed economico fornito al Vietnam del Nord: «La GRU e il KGB hanno finanziato quasi tutti i movimenti e le organizzazioni pacifiste, negli Stati Uniti, così come in altri Paesi»[26].

Ronald Radosh, ex marxista ed attivista del movimento contro la guerra in Vietnam, ha ammesso: «La nostra intenzione non è mai stata tanto quella di mettere fine alla guerra, bensì di utilizzare il sentimento pacifista per creare un nuovo movimento socialista rivoluzionario in patria»[27].

Il terzo grande movimento pacifista arrivò all’inizio degli anni ’80, quando gli Stati Uniti dislocarono testate nucleari a medio raggio in Europa. Le proteste chiedevano che sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti limitassero i propri arsenali nucleari. Storicamente i sovietici non avevano mai dato esecuzione alle disposizioni dei trattati internazionali: uno studio condotto nel 1955 dalla Commissione Giustizia del Senato statunitense aveva preso in considerazione i 38 anni successivi alla fondazione del regime sovietico. L’URSS aveva firmato circa mille trattati con vari Paesi, senza rispettare praticamente alcuno degli impegni presi e degli accordi firmati. Gli autori dello studio conclusero che l’Unione Sovietica sia stata probabilmente la nazione meno affidabile tra tutte le potenze della Storia[28].

Secondo Trevor Loudon, negli anni ’80 il movimento antinucleare neozelandese è stato occultamente finanziato dall’Unione Sovietica per mezzo dei propri agenti. Di conseguenza, la Nuova Zelanda si è ritirata dal Trattato di Sicurezza stipulato tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti (anche noto come Trattato Anzus), esponendo la piccola nazione, con una popolazione di meno di 4 milioni, alla minaccia del Comunismo[29].

Anche dopo gli attacchi dell’11 settembre, negli Stati Uniti ci sono state alcune grandi manifestazioni e proteste contro la guerra, tutte inscenate da organizzazioni strettamente legate ai comunisti[30].

Persino il movimento americano dei diritti civili, che gode di ottima reputazione presso l’opinione pubblica di tutto il mondo, è stato infiltrato dallo Spettro del Comunismo. L’intellettuale americano G. Edward Griffin ha comparato tra loro le rivoluzioni comuniste avvenute in Cina, a Cuba e in Algeria, osservando che il movimento dei diritti civili americano funziona secondo lo stesso schema: nella prima fase, le persone vengono divise in gruppi diversi e posti in conflitto; nella seconda, viene stabilito un fronte unito, al fine di creare l’illusione di un’unità trasversale, per poi passare, nella terza fase, all’opposizione; nella quarta, si inizia ad incitare alla violenza e, nella quinta ed ultima fase, si tenta un colpo di Stato e si prendere il potere con la rivoluzione[31].

A partire dalla fine degli anni ’20, il Partito dei Lavoratori Americano, di matrice comunista, intuì il grande potenziale degli afroamericani, ai fini della Rivoluzione. Chiese quindi la creazione di una “Repubblica dei Neri” di stampo sovietico nel cuore degli Stati del sud dell’Unione, in cui la percentuale di cittadini di origine afroamericana era massima rispetto al resto degli Stati Uniti[32] Un manuale di propaganda comunista pubblicato nel 1934 dal titolo The Negroes in a Soviet America [I neri in un’america sovietica], proponeva persino di combinare assieme la rivoluzione razziale nel Sud con la rivoluzione proletaria globale in tutta l’America[33].

Negli anni ’60 i movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti ricevettero il sostegno dei partiti comunisti dell’Unione Sovietica e cinese. Leonard Patterson, un afroamericano, ex membro del Partito Comunista USA rivelò di essere stato addestrato a Mosca e che le rivolte capeggiate dei neri americani ricevevano un forte sostegno dal Partito Comunista USA. Oltre a Patterson, anche il segretario generale del Partito Comunista USA Gus Hall era stato a Mosca per ricevere opportuno addestramento[34].

Si può comprendere quindi la ragione per cui l’intensificarsi dell’attivismo in capo al movimento dei diritti civili sia coinciso con la campagna di esportazione della rivoluzione del Partito Comunista Cinese.

Nel 1965, infatti, il PCC lanciò lo slogan della “Rivoluzione Internazionale”, appellandosi alla “vasta periferia”, ovvero Asia, Africa e America Latina perché circondasse le “città internazionali”, rappresentate dall’Europa Occidentale e dal Nord America. L’obiettivo era replicare il modo in cui il PCC stesso – durante la guerra civile cinese – aveva prima dovuto conquistare la periferia, per poi sconfiggere il Partito Nazionalista nelle maggiori città.

Le organizzazioni più violente all’interno del movimento dei diritti degli afroamericani (come il Revolutionary Action Movement e le Pantere nere, entrambe di ispirazione maoista) erano tutte sostenute o influenzate direttamente dal PCC. Il Revolutionary Action Movement (sciolto nel 1969) sosteneva la rivoluzione violenta ed era generalmente considerato una pericolosa organizzazione estremista. Le Pantere nere, invece, dalla forma alla retorica che erano loro proprie, vedevano il PCC come modello ed utilizzavano slogan quali: «il potere politico viene dalla canna di un fucile» e «tutto il potere appartiene al popolo». Il Libretto rosso di Mao era una lettura obbligatoria per ogni iscritto e come il PCC, anche le Pantere nere sostenevano la rivoluzione violenta. Uno dei suoi leader, Eldridge Cleaver, aveva previsto un’ondata di terrore, violenza e guerriglia per l’anno 1968; durante gli incontri i partecipanti sventolavano il Libretto rosso: una scena che assomigliava molto alle quelle che si verificavano in Cina nello stesso periodo[35].

Nonostante numerose richieste del movimento per i diritti civili siano state accolte dalla classe dirigente americana, l’ideologia radicale della rivoluzione nera non è scomparsa. Di recente è tornata alla ribalta con il movimento Black Lives Matter[36].

I popoli di tutto il mondo aspirano alla pace, il pacifismo è un ideale antico. Nel corso del XX secolo, tante persone con nobili sogni e grande compassione hanno dedicato i loro sforzi a ridurre le incomprensioni ed i conflitti tra le nazioni. A causa di specifiche circostanze storiche, la discriminazione razziale purtroppo esiste ancora, sia negli Stati Uniti che in altri Paesi occidentali: appare comprensibile che si cerchi di eliminarla attraverso l’educazione, l’informazione e le manifestazioni di protesta.

Il problema è che il malvagio Spettro del Comunismo approfitta delle tendenze ideologiche e dei conflitti sociali in Occidente, seminando zizzania, incitando all’odio e producendo violenza. Allo tempo stesso inganna e manipola le masse inconsapevoli che, inizialmente, non covavano nei propri cuori alcun intento malvagio.

Note bibliografiche

[1] “An Interview With Trevor Loudon,” Capital Research Center, https://capitalresearch.org/article/an-interview-with-trevor-loudon/.

[2] Karl Marx, Manifesto of the Communist Party (Marx/Engels Internet Archive), https://www.marxists.org/archive/marx/works/1848/communist-manifesto/ch04.htm.

[3] A.M. McBriar, Fabian Socialism and English Politics, 1884–1918. (Cambridge: Cambridge University Press, 1966), p. 9.

[4] Mary Agnes Hamilton, Sidney and Beatrice Webb A Study in Contemporary Biography (Sampson Low, Marston & Co. Ltd.). https://archive.org/stream/in.ernet.dli.2015.81184/2015.81184.Sidney-And-Beatrice-Webb_djvu.txt

[5] Vladimir Ilyich Lenin, “Left-Wing” Communism: an Infantile Disorder (Marxists.org).

[6] Bernard Shaw, The Intelligent Woman’s Guide to Socialism and Capitalism (Brentanos Publishers New York), https://archive.org/details/TheIntelligentWomensGuideToSocialismAndCapitalism.

[7] Quoted from “The Truth about the American Civil Liberties Union,” Congressional Record: Proceedings and Debates of the 87the Congress, 1st session. https://sites.google.com/site/heavenlybanner/aclu.

[8] M. Stanton Evans and Herbert Romerstein, “Introduction,” Stalin’s Secret Agents: The Subversion of Roosevelt’s Government (New York: Threshold Editions, 2012).

[9] Ibid.

[10] Thomas Schuman, Love Letter to America (Los Angeles: W.I.N. Almanac Panorama, 1984), pp. 21–46.

[11] Ion Mihai Pacepa, Ronald J. Rychlak, Disinformation (WND Books).

[12] Wang Tseng-tsai, Modern World History (San Min Book Co., Ltd. Taipei, 1994), pp. 324–329.

[13] Dinesh D’Souza, The Big Lie: Exposing the Nazi Roots of the American Left (Chicago: Regnery Publishing, 2017), Chapter 7.

[14] Jim Powell, FDR’s Folly: How Roosevelt and His New Deal Prolonged the Great Depression (New York: Crown Forum, 2003).

[15] Ibid., back cover.

[16] G. Edward Griffin, More Deadly than War, https://www.youtube.com/watch?v=gOa1foc5IXI.

[17] Nicholas Eberstadt, “The Great Society at 50” (American Enterprise Institute), http://www.aei.org/publication/the-great-society-at-50/. Another reference on the consequences of the United States’ high-welfare policy is a book by the same author: A Nation of Takers: America’s Entitlement Epidemic (Templeton Press, 2012).

[18] Elmer T. Peterson, “This is the Hard Core of Freedom” (The Daily Oklahoman, 1951). This quote has also been attributed to French historian Alexis de Tocqueville.

[19] William L. Lind, Chapter VI, “Further Readings on the Frankfurt School,” in William L. Lind, ed., Political Correctness: A Short History of an Ideology (Free Congress Foundation, 2004), p. 4–5. Refer to the text at: http://www.nationalists.org/pdf/political_correctness_a_short_history_of_an_ideology.pdf

[20] William S. Lind, “What is Cultural Marxism?” http://www.marylandthursdaymeeting.com/Archives/SpecialWebDocuments/Cultural.Marxism.htm

[21] Raymond V. Raehn, Chapter II, “The Historical Roots of ‘Political Correctness,’” in William L. Lind, ed., Political Correctness: A Short History of an Ideology (Free Congress Foundation, 2004), p. 10.

[22] Shen Han, Huang Feng Zhu, “The Rebel Generation: The Western student movement in the 1960s” (Refer to Lin Biao’s translated text at https://www.marxists.org/reference/archive/lin-biao/1965/09/peoples_war/ch08.htm.

[23] Mikhail Suslov, “The Defense of Peace and the Struggle Against the Warmongers” (New Century Publishers, February 1950).

[24] Vladimir Bukovsky, “The Peace Movement & the Soviet Union” (Commentary Magazine, 1982). Refer to the link: https://www.commentarymagazine.com/articles/the-peace-movement-the-soviet-union/

[25] Jeffrey G. Barlow, “Moscow and the Peace Movement,” The Backgrounder (The Heritage Foundation, 1982), p. 5.

[26] Stanislav Lunev, Through the Eyes of the Enemy: The Autobiography of Stanislav Lunev (Washington D.C.: Regnery Publishing, 1998), p. 74, p. 170.

[27] Robert Chandler, Shadow World: Resurgent Russia, the Global New Left, and Radical Islam (Washington, D.C.: Regnery Publishing, 2008), p. 389.

[28] Anthony C. Sutton, “Conclusions,” The Best Enemy You Can Buy (Dauphin Publications, 2014).

[29] Trevor Loudon, The Enemies Within: Communists, Socialists, and Progressives in the U.S. Congress (Las Vegas: Pacific Freedom Foundation, 2013), pp. 5–14.

[30] “AIM Report: Communists Run Anti-War Movement,” Accuracy in Media (February 19, 2003), https://www.aim.org/aim-report/aim-report-communists-run-anti-war-movement/.

[31] G. Edward Griffin, Anarchy U.S. A.: In the Name of Civil Rights (DVD), John Birch Society.

[32] John Pepper (Joseph Pogani), American Negro Problems (New York: Workers Library Publishers, 1928), https://www.marxistsfr.org/history/usa/parties/cpusa/1928/nomonth/0000-pepper-negroproblems.pdf.

[33] James W. Ford and James Allen, The Negroes in a Soviet America (New York: Workers Library Publishers, 1934), pp. 24–30.

[34] Leonard Patterson, “I Trained in Moscow for Black Revolution,” https://www.youtube.com/watch?v=GuXQjk4zhZs.

[35] G. Louis Heath, ed., Off the Pigs! The History and Literature of the Black Panther Party, p. 61.

[36] Thurston Powers, “How Black Lives Matter Is Bringing Back Traditional Marxism,” The Federalist, http://thefederalist.com/2016/09/28/black-lives-matter-bringing-back-traditional-marxism/


CAPITOLO 5 (PARTE II): L’INFILTRAZIONE COMUNISTA IN OCCIDENTE

6. I neomarxisti satanisti

Negli anni ‘60 la rivoluzione dei giovani occidentali era in pieno svolgimento, vi era una persona che non gradiva il loro idealismo, la loro ingenuità e la loro sincerità: «Il vero radicale – diceva costui – quando scopre che avere i capelli lunghi crea delle barriere psicologiche nella comunicazione e nell’organizzazarsi, se li taglia». Questa persona era Saul Alinsky, un attivista radicale, autore e insegnante. Ha avuto modo di osservare personalmente l’applicazione delle proprie teorie, fino a divenire l’agitatore para-comunista dall’influenza più nefasta per decenni.

Oltre ad adorare Lenin e Castro, Alinsky ha anche esplicitamente elogiato il diavolo in persona. Nel suo libro, Regole per radicali si può trovare la seguente dedica: «Non possiamo dimenticare ci dedicare un riconoscimento al primo vero radicale. Stando a tutte le leggende, mitologie e alla Storia (e chi è capace di sapere dove finisca la mitologia e cominci la Storia, e cosa sia cosa?), il primo radicale noto all’uomo, che si è ribellato contro l’establishment e lo ha fatto in modo così efficace da ottenere quantomeno un proprio regno, è stato Lucifero».

Il motivo per cui Alinsky viene considerato un para-comunista è che, diversamente dalla “Vecchia Sinistra” (mondo della politica ) degli anni ’30 e della “Nuova Sinistra” (mondo della cultura) degli anni ’60, Alinsky aveva rifiutato di rendere note in modo esplicito le sue idee politiche. La sua visione era che nel mondo ci sono i ricchi (“quelli che hanno”), quelli messi bene (quelli che “hanno qualcosa e vorrebbero di più”) e i bisognosi (“quelli che non hanno”). Alinsky faceva appello a “quelli che non hanno” per scatenare una ribellione contro “quelli che hanno” così da sottrarre loro ricchezze e potere, allo scopo di ottenere una società completamente “equa”. Il fine giustificava i mezzi: tramite le rivolte si sarebbe distrutto il sistema sociale esistente. Alinsky è stato definito il Lenin nella sinistra post-comunista, così come il suo Sun Tzu, il generale cinese a cui viene attribuito L’Arte della guerra, uno dei trattati di strategia militari più influenti[1].

In Regole per radicali, pubblicato nel 1971, Alinsky ha esposto sistematicamente le teorie e le metodologie per organizzare le comunità. Tra le regole proposte troviamo: «Una tattica che si protrae per troppo tempo, diventa un peso»; «mantenere la pressione alta. Mai mollare»; «la minaccia è di solito più terrificante della cosa in sé»; «ridicolizzare l’avversario è l’arma più potente»; «scegli un obiettivo, contieni la sua capacità di azione, porta lo scontro sul piano personale e arriva ad estremizzarlo[2]». L’essenza delle sue regole era quella di impiegare mezzi senza scrupoli per ottenere gli obiettivi previsti e il potere.

Le regole di Alinsky possono sembrare sterili, ma appaiono efficaci nelle loro applicazioni concrete. Nel 1972 la guerra in Vietnam era ancora in corso, George H. W. Bush, allora ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, stava tenendo un discorso alla Tulane University di New Orleans. Gli studenti dell’università contrari alla guerra chiesero consiglio su come agire ad Alinsky. Il suo pensiero era che una protesta “convenzionale” li avrebbe probabilmente portati ad essere espulsi; suggerì quindi di indossare divise del Ku Klux Klan e, ogni qual volta Bush avesse difeso la Guerra del Vietnam, di alzarsi in piedi con cartelli e gridare: «Il Ku Klux Klan sostiene Bush!» Gli studenti seguirono il suo consiglio, ottenendo «un grande risultato e ricevendo molta attenzione[3]».

Alinsky e i suoi seguaci si dissero soddisfatti anche dei risultati ottenuti da due proteste da lui organizzate. Nel 1964, durante le negoziazioni con le autorità della città di Chicago [per rivendicare politiche a favore della popolazione nera della città], Alinsky mise assieme 2.500 attivisti perché occupassero i bagni dell’Aeroporto internazionale O’Hare di Chicago, uno dei più trafficati del mondo, così da bloccarlo e ridicolizzare il sindaco. Il piano non venne mai messo in atto, la sola minaccia fu sufficiente affinché le autorità fossero costrette a negoziare[4].

A Rochester, nello Stato di New York, per costringere la Kodak (l’azienda che assumeva il maggior numero di abitanti della città) ad aumentare la percentuale di impiegati neri rispetto ai bianchi, Alinsky escogitò una tattica simile: avrebbero comprato centinaia di biglietti per un’esibizione dell’Orchestra Filarmonica di Rochester, un evento molto importante per la città. Gli attivisti avrebbero mangiato grandi quantità di fagioli prima del concerto e sarebbero entrati a teatro con un regolare biglietto. Lo scopo era di rovinare lo spettacolo con le loro flatulenze. Anche in questa occasione la minaccia fu sufficiente e l’azione non venne messa in atto.

Il libro di Alinsky lascia l’impressione di un individuo sinistro, freddo e calcolatore: il suo “organizzare le comunità” non è altro che una forma di rivoluzione graduale [5].

Le differenze tra Alinsky e i suoi predecessori sono molteplici. La prima è che sia la Vecchia Sinistra che la Nuova prevedevano un certo idealismo, almeno nei loro discorsi, mentre Alinsky ha spogliato il concetto di “rivoluzione” della sua vena idealistica e l’ha mostrata come una lotta di potere pura e semplice. Quando addestrava le persone per le “organizzazioni della comunità” chiedeva spesso ai partecipanti perché fosse importante organizzarsi. A chi rispondeva che l’obiettivo era di aiutare gli altri, Alinsky sbraitava: «Il motivo per cui ci organizziamo è il potere![6]»

Nel suo manuale di addestramento, che faceva studiare ai seguaci, Alinsky sostiene: «Non siamo virtuosi se non vogliamo il potere […] In realtà siamo codardi se non vogliamo il potere», e «il potere è una cosa buona […] la mancanza di potere è una cosa tragica[7].»

La seconda differenza è che Alinsky non aveva una grande opinione dei giovani ribelli degli anni ’60, che si mostravano pubblicamente contro il governo e la società. Alinsky enfatizzava che ogniqualvolta fosse possibile, bisognasse entrare nel sistema, pazientando fino a quando si verificassero le opportunità giuste per poterlo sovvertire dall’interno.

Il terzo elemento che rende Alinsky diverso è che il suo obiettivo ultimo era di sovvertire e distruggere, anziché fare il bene di un certo gruppo. Di conseguenza, nel mettere in atto le sue strategie, era necessario che questo obiettivo rimanesse segreto; allo stesso tempo rendeva pubblici dei traguardi da raggiungere che apparissero ragionevoli o innocui se presi da soli, ma che potevano mobilitare grandi folle. Una volta abituata una persona ad agire in una certa direzione, sarebbe stato più facile utilizzarla per obiettivi più radicali.

In Regole per radicali, Alinsky ha affermato: «Ogni cambiamento rivoluzionario deve essere preceduto da un atteggiamento passivo, positivo e non conflittuale nei confronti del cambiamento tra le masse della nostra gente […] Ricordate: una volta che si organizzano le persone per un qualcosa che si è scelto di comune accordo, come l’inquinamento, allora si ha un movimento di persone organizzate. Da lì, il passo è breve e naturale: si arriva all’inquinamento politico, all’inquinamento del Pentagono».

Uno dei leader degli Studenti per una Società Democratica, fortemente influenzato da Alinsky, ha dato una perfetta definizione delle proteste radicali: «La questione non è mai la questione stessa; la questione è sempre la rivoluzione». La sinistra radicale degli anni ’60 è stata fortemente influenzata da Alinsky e ha sempre trasformato la risposta a un qualsiasi problema sociale in insoddisfazione verso lo status quo generale, facendo così avanzare la causa rivoluzionaria di un altro passo.

La quarta differenza è che Alinsky ha trasformato la politica in una guerra senza limiti. Nello spiegare la sua strategia per organizzare le comunità in Regole per radicali, ha detto ai suoi seguaci che bisogna colpire gli occhi, le orecchie e il naso del nemico: «Prima gli occhi: se avete una vasta organizzazione, potete renderla visibile agli occhi del nemico, in modo da dimostrare apertamente il vostro potere. Poi vengono le orecchie: se la vostra organizzazione è piccola, fate quello che fece Gedeone, cioè nascondete i membri nell’ombra ma sollevate un frastuono e un clamore tale che l’ascoltatore penserà che la vostra organizzazione sia molto più grande di quello che realmente è. Terzo, il naso: se la vostra organizzazione è così piccola che non può nemmeno produrre rumore, fate in modo di rendere la situazione disgustosa».

Un quinto elemento che rende Alinsky diverso è che, nelle sue azioni nel ring politico, ha enfatizzato l’impiego degli aspetti più gretti della natura umana: pigrizia, avarizia, invidia, odio. A volte, chi partecipava alle sue campagne otteneva vittorie di poco conto, ma questo li rendeva ancora più cinici e senza vergogna. Pur di sovvertire il sistema politico e l’ordine sociale dei Paesi liberi Alinsky era ben disposto a condurre i suoi seguaci al degrado morale più completo. Da questo si può dedurre che se Alinsky avesse davvero ottenuto il potere, non si sarebbe preso cura dei suoi ex compagni, né avrebbe avuto pietà di loro.

Decenni più tardi, due importanti personaggi della politica americana, fortemente influenzati da Alinsky, hanno dato un contributo importante ad attuare una rivoluzione silenziosa che ha sovvertito la civiltà, le tradizioni e i valori americani. Allo stesso tempo, le proteste in stile guerriglia urbana sostenute da Alinsky sono diventate popolari negli Stati Uniti: un esempio evidente sono i cosiddetti “vomit in” del 1999 contro l’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle. I manifestanti hanno ingerito un farmaco che induce il vomito, per poi rimettere nei luoghi dell’evento. Da citare anche le azioni del movimento Occupy Wall Street e degli Antifa.

È essenziale ricordare ancora che una sezione dell’introduzione di Regole per radicali contiene un «riconoscimento al primo vero radicale», cioè Lucifero. In seguito, in un’intervista alla rivista Playboy, poco prima della sua morte, Alinsky ha affermato che dopo il suo trapasso avrebbe «scelto, senza riserve, di andare all’inferno», dove avrebbe cominciato a organizzare il proletariato, perché, diceva, «sono il genere di persone che preferisco[8]».

7. La lunga marcia della Sinistra nelle istituzioni

È stato il comunista Antonio Gramsci a promuovere l’idea di una “lunga marcia nelle istituzioni”. Gramsci sosteneva che fosse difficile incitare delle persone di fede a muovere la rivoluzione contro un governo legittimo. Per questo, per provocare la rivoluzione, i comunisti si basano normalmente su un gran numero di “soldati” che condividono la loro visione oscura della morale, della fede e delle tradizioni. Di conseguenza, per Gramsci la rivoluzione del proletariato doveva cominciare con la sovversione della religione, della morale e della civiltà.

Dopo il fallimento delle rivoluzioni di strada degli anni ’60, i ribelli hanno avuto modo di entrare nelle università dalla porta principale: dopo essersi laureati grazie ai cosiddetti “esami di gruppo” hanno ricevuto il titolo di professori e hanno avuto a disposizione una cattedra dalla quale propagare la propria ideologia.

Non solo: molti sono entrati a far parte di enti governativi e dei mezzi di comunicazione. Di fatto, sono entrati nell’alta società, allo scopo di portare avanti la “lunga marcia nelle istituzioni”. Si sono infiltrati nelle istituzioni che svolgono un ruolo cruciale per il mantenimento dei valori morali nella società occidentale, e ovviamente le hanno contaminate. Tra queste istituzioni ci sono la Chiesa, il governo, il sistema dell’istruzione, i corpi legislativi e giudiziari, il mondo dell’arte, la stampa e le organizzazioni non governative.

Sin dagli anni ’60, gli Stati Uniti sono diventati un “malato”, i cui sintomi non sembrano essere riconoscibili. Il fatto è che le idee para-marxiste si sono sedimentate nella società americana e lì hanno iniziato la metastasi.

Tra le varie teorie e tattiche rivoluzionarie messe in atto, la strategia Cloward-Piven, proposta da due sociologi della Columbia University, è tra le più note; è stata messa in atto e ha avuto un certo successo. Il concetto chiave della strategia è quello di utilizzare il sistema dei sussidi pubblici (il cosiddetto welfare) per costringere il governo al collasso. Normalmente il numero delle persone che ha diritto al sostegno statale è maggiore del numero di persone che di fatto li sta ricevendo: se queste persone venissero quindi incoraggiate o spinte a riscuotere gli aiuti, esaurirebbero presto tutti i fondi del governo e il bilancio andrebbe necessariamente in rosso.

L’attuazione di questa strategia è stato un compito portato avanti dall’Organizzazione Nazionale per i Diritti al Welfare, che ha operato dal 1966 al 1975. Secondo le statistiche, dal 1965 al 1974, il numero di famiglie americane con un solo genitore che hanno ricevuto i benefit è salito da 4,3 milioni a 10,8 milioni: più che raddoppiato. Nel 1970, il 28 per cento delle spese annuali della città di New York è stato utilizzato nel welfare. In media, ogni due lavoratori ce n’era uno che aveva ricevuto degli aiuti.

Dal 1960 al 1970, il numero di persone che hanno ricevuto aiuti a New York è salito da 200 mila a 1 milione e 100 mila. Nel 1975, la città di New York era praticamente in bancarotta.

La strategia Cloward-Piven ha lo scopo di provocare una crisi e quindi può essere considerata come un’altra applicazione delle teorie di Alinsky, tra le quali vi è il principio di «portare il nemico a seguire alla lettera le regole da lui stesso proposte».

Fin dalla rivoluzione bolscevica di Lenin, il partito comunista è sempre stato abile negli intrighi e nelle macchinazioni. Con solo poche persone a disposizione, ha creato potenti rivoluzioni e crisi, che poi ha usato a proprio vantaggio.

Cose simili sono avvenute anche nella politica. Per esempio, in America, alcune delle idee della sinistra sono così radicali da sembrare incomprensibili alla maggior parte delle persone. Per esempio, perché i parlamentari e i funzionari eletti sembrano rappresentare solo la voce delle minoranze assolute (come i transgender) ma ignorano importanti questioni, come le condizioni di vita della maggioranza? La risposta è semplice: non stanno rappresentando la vera opinione pubblica.

Lenin aveva detto che i sindacati sono «le cinghie di trasmissione tra il partito comunista e le masse» [9]. I comunisti scoprirono ben presto che, una volta preso il controllo dei sindacati, saranno in grado di controllare un gran numero di voti e, controllando i voti, possono portare gli eletti e i parlamentari a seguire la loro linea d’azione. L’obiettivo è inserire i contenuti del manifesto politico sovversivo comunista nel programma adottato dalla Sinistra.

Cleon Skousen è stato un autore il cui libro più famoso è The Naked Communist [Il comunista nudo]. Nel libro enuncia i 45 obiettivi del Comunismo, uno dei quali è «prendere il controllo di uno o entrambi i partiti politici negli Stati Uniti». Questo scopo è raggiungibile proprio attraverso il controllo dei sindacati: dato che lavoratori sono di fatto costretti a unirsi ai sindacati con la promessa di mantenere i propri diritti e far valere i loro interessi basilari, diventano pedine del sindacato stesso. Si tratta dello stesso principio dietro il pagamento del pizzo: serva ad assicurare protezione.

L’analisi di Loudon su come i partiti comunisti abbiano modo di infiltrarsi e “appropriarsi” dei Paesi democratici sembra rafforzare questo punto di vista. Loudon divide il processo in tre fasi.

• Fase uno: formulazione delle politiche. Durante la Guerra fredda, l’Unione Sovietica e i suoi alleati hanno formulato delle politiche da perseguire all’interno dei Paesi democratici, allo scopo di infiltrarsi al loro interno così da poterli distruggere. Il tutto in modo all’apparenza “pacifico”.

• Fase due: indottrinamento. Durante la Guerra fredda, migliaia di comunisti provenienti da tutto il mondo ricevevano un training annuale, che si teneva o nell’Unione Sovietica o nei Paesi socialisti dell’Est. Questa “formazione professionale” si concentrava sul fare uso dei movimenti dei lavoratori, dei movimenti pacifisti, delle chiese e dei gruppi non governativi; lo scopo era di riuscire a influenzare i partiti di sinistra in ciascun Paese.

• Fase tre: esecuzione. Dopo la Guerra fredda, i gruppi socialisti e comunisti presenti nei Paesi occidentali hanno iniziato a giocare un ruolo sempre più dominante. Un gran numero di americani, influenzati dall’ideologia comunista da giovani, entrarono a far parte dell’alta società, del mondo della politica, di vari settori dell’istruzione e della ricerca, dei mezzi di comunicazione e delle organizzazioni non governative. Le loro azioni, guidate dall’influenza dell’ideologia comunista accumulata in modo consapevole o meno nel corso di anni, stanno trasformando gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali, dal loro interno: un tentativo che ha quasi avuto successo.

I sistemi dei Paesi democratici inizialmente erano pensati per individui caratterizzati da un certo tipo di inclinazione e livello morale. Tuttavia, nel momento in cui alcune persone utilizzano ogni mezzo pur di raggiungere i loro fini malvagi, risulta evidente come questi sistemi presentino molte falle, facilmente sfruttabili.

Vi sono infatti numerosi modi, che possono sembrare anche legittimi, per sovvertire una società libera. Un detto cinese dice che: «Non abbiamo paura del fatto che i ladri rubino. Abbiamo solo paura che pensino di farlo». I comunisti, e coloro che per ignoranza agiscono per loro conto, cercano di sovvertire il sistema politico e sociale delle società libere in ogni modo possibile. Decenni di pianificazioni e operazioni eseguite sotto il vessillo del Comunismo hanno fortemente indebolito il governo e la società dei Paesi occidentali.

8. Il Politicamente corretto: la polizia del pensiero dello Spettro del Comunismo

I Paesi comunisti esercitano uno stretto controllo sulla parola e sul pensiero delle persone presenti sul territorio che controllano. In Occidente, a partire dagli anni ’80, è apparsa una forma di controllo simile: la “polizia del pensiero” di orwelliana memoria brandisce il vessillo del “Politicamente corretto” per scatenare i propri adepti sui mezzi di comunicazione, nella società e all’interno del sistema educativo. Recitare slogan e criticare in massa le persone sono le azioni classiche: lo scopo è di restringere la libertà di pensiero e di parola. In molti si sono già accorti della natura maligna di questo genere di restrizione, ma non hanno colto del tutto quale sia l’origine ideologica.

Espressioni come “Politicamente corretto”, “progresso” e “solidarietà” sono state utilizzate da lungo tempo dal Comunismo. A livello superficiale si richiede di evitare di impiegare un linguaggio che possa risultare discriminatorio nei confronti di minoranze, donne, disabili e altri. Per esempio i neri in America vanno chiamati “afroamericani”, gli immigrati clandestini “lavoratori senza documenti” e così via.

A livello più profondo il Politicamente corretto agisce per arrivare a classificare gli individui in gruppi; la demarcazione avviene in base al loro “status di vittime”. Chi viene considerato maggiormente oppresso viene trattato con maggiore rispetto e gentilezza.Valutare le persone unicamente in base alla loro identità di gruppo, senza tenere in considerazione la individuale o il talento di ognuno, è alla base di quella che è chiamata “politica delle identità”.

Questo modo di pensare è molto popolare in Occidente. Secondo questa logica, le donne lesbiche di pelle nera, sono “oppresse” a causa della razza, del genere e delle preferenze sessuali. Nella classifica delle “vittime”, molto probabilmente sarebbero tra le prime posizioni. I maschi bianchi eterosessuali, visti come privilegiati per eccellenza, dovrebbero invece sedere sul gradino più basso.

Questo tipo di classificazione è identica a quella presente nei Paesi comunisti, nei quali gli individui venivano classificati in “cinque livelli di rosso” o “cinque livelli di nero”, in base alla condizione economica o classe sociale nella quale si trovavano prima della rivoluzione. Il Partito Comunista Cinese ha oppresso, se non eliminato fisicamente, i proprietari terrieri e i capitalisti per via della loro appartenenza a una classe sociale considerata “sbagliata”; in Cina il Comunismo, come in altri Paesi, ha attaccato gli intellettuali ritenendoli parte di una categoria “schifosa” e intonando slogan contro di loro da tono «i poveri sono i più intelligenti; i nobili, i più stupidi».

Per complesse ragioni storiche, di cui alcune sociali e individuali, alcuni gruppi tendono ad avere una posizione politica e socio-economica inferiore, che tuttavia non è spiegabile utilizzando il solo concetto di “vittime di un oppressore”. La logica del Politicamente corretto crea un confine artificiale nelle menti delle persone. Solo chi è all’interno di questi confini, ovvero chi si trova d’accordo con le affermazioni che rientrano in tale logica, è una persona dotata di standard morali adeguati, gli altri vengono facilmente e istantaneamente accusati di essere razzisti, sessisti, omofobi, islamofobi e così via.

L’influenza del Politicamente corretto ha raggiunto vai strati della società: università, che dovrebbero promuovere una cultura di libero pensiero, trasformandole in prigioni per la mente; il pubblico viene zittito ed è incapace di gestire apertamente e con sincerità un gran numero di problemi politici, economici e culturali; alcune organizzazioni lavorano per escludere sempre più i principi religiosi, con l’obiettivo di rimuoverli dalla sfera pubblica; alcuni Paesi hanno allargato la definizione di “incitamento all’odio” creando leggi che costringono scuole, giornali e aziende tecnologiche a conformarsi ai nuovi dettami[10]. Si tratta di una serie di piccoli passi, che poco alla volta, condurranno la società verso le stesse restrizioni alla parola che esistono negli Stati comunisti.

Dopo le elezioni presidenziali del 2016, gli Stati Uniti sono diventati ancora più divisi al loro interno, cosa che si è vista nelle marce di protesta per le strade delle grandi città e nella frequenza di violazioni della libertà di parola. Nel settembre 2017, per esempio, Ben Shapiro, un opinionista conservatore, era stato invitato a parlare presso l’Università di California-Berkeley. Il suo intervento dal podio è stato annullato, a causa delle minacce da parte del gruppo Antifa. La polizia di Berkeley era pronta all’azione e ha messo in campo tre elicotteri. Le misure di sicurezza, secondo delle stime, hanno avuto un costo di oltre 600 mila dollari[11].

Un giornalista ha chiesto a un giovane che protestava, «Che ne pensi del primo emendamento [della Costituzione americana]?» Lo studente ha risposto che non era più importante. [Il primo emendamento garantisce, tra le altre cose, libertà di parola e di stampa]. Ironicamente un evento che è considerato tra le cause scatenanti dei movimenti studenteschi americani iniziati nel 1964, fu una protesta in difesa della libertà di parola, avvenuta proprio a Berkeley.

Al giorno d’oggi la Sinistra utilizza il diritto di parola in modo distorto, nel tentativo di impedire a chi non si allinea alla propria ideologia di potersi esprimere pubblicamente.

Marzo 2017: il sociologo americano Charles Murray, autore di saggi sul ruolo del governo nella società americana, viene invitato a tenere un discorso al Middlebury College nel Vermont. Viene aggredito fisicamente e uno dei docenti dell’università presenti rimane ferito negli scontri. L’università ha avviato procedure disciplinari contro 74 studenti coinvolti nelle violenze. Marzo 2018, Amy Wax, professoressa della facoltà di Legge dell’Università della Pennsylvania viene sollevata da alcuni dei suoi incarichi, dopo aver pubblicato un articolo ritenuto politicamente scorretto[13].

Con la scusa di opporsi alla “retorica dell’odio”, ci sono gruppi che etichettano associazioni o individui conservatori come soggetti che diffondono odio e contro i quali è lecito agire con azioni di “resistenza”: sono numerosi i casi di autori e studiosi considerati appartenenti alla Destra moderata che hanno subito minacce volte a impedire la loro partecipazione a eventi pubblici[14].

Ostacolare la libertà di parola, da parte delle realtà vicine alla Sinistra, non fa parte del naturale dibattito tra persone che hanno idee differenti. Al contrario, è proprio lo Spettro del Comunismo che utilizza le persone che hanno intenti malvagi e le spinge a nascondere la verità e reprimere le voci della rettitudine. L’essenza del Politicamente corretto è sostituire gli standard morali corretti, presenti in contesti sociali e politici, con altri deviati; è una malvagia polizia del pensiero.

9. La diffusione del Socialismo in Europa

L’Internazionale socialista deriva dalla Seconda Internazionale, fondata da Engels nel 1889. Quando la Seconda Internazionale venne istituita, nel mondo vi erano oltre 100 partiti politici che si rifacevano all’ideologia marxista. Tra questi, 66 erano al governo nei loro rispettivi Paesi. Creato nel 1951 dopo la Seconda guerra mondiale, l’organizzazione era composta dai partiti socialdemocratici di tutto il mondo.

In Europa ci sono ovunque numerosi partiti la cui provenienza è legata alla Seconda Internazionale, molti di loro sono stati recentemente o sono tuttora al governo. Da ricordare che i primi socialisti erano figure come Lenin (che incoraggiava la rivoluzione violenta) e come Karl Johann Kautsky e Eduard Bernstein (che promuovevano riforme progressiste).

All’interno dell’Internazionale Socialista, la democrazia socialista e il socialismo democratico erano considerati quasi identici. Entrambe queste ideologie promuovono il concetto che il Socialismo sia un nuovo sistema, e che arriverà a rimpiazzare il Capitalismo. Attualmente, l’Internazionale Socialista conta al suo interno oltre 160 organizzazioni: è la più grande realtà politica internazionale al mondo.

Il Partito Socialista Europeo, presente nel Parlamento europeo, è anch’esso parte dell’Internazionale Socialista. I suoi membri sono i partiti socialdemocratici presenti in Europa e nei Paesi vicini. Stabilito nel 1992, i suoi membri si ritrovano in quasi tutte le principali organizzazioni europee, come il già citato Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio d’Europa.

Comprende 32 partiti di 25 Paesi europei più la Norvegia, così come otto membri associati e cinque osservatori, per un totale di 45 partiti politici. I suoi obiettivi principali sono ufficialmente quelli di rafforzare il movimento socialista e socialdemocratico all’interno dell’UE, così come in tutti i Paesi membri, e di sviluppare una stretta cooperazione tra i partiti membri, i gruppi parlamentari e così via. In sostanza, lavora per promuovere con forza la causa socialista.

Il Partito Socialdemocratico Svedese, al governo in Svezia, afferma apertamente di utilizzare il marxismo come ideologia guida. Nei decenni sotto il suo governo, ha promosso teorie socialiste di uguaglianza e assistenza sociale. Nelle sedi del partito sono appesi in bella mostra i ritratti di Marx ed Engels.

I principi guida del Partito Laburista del Regno Unito riprendono quelli del Socialismo fabiano, che, come affermato in precedenza, è semplicemente un’altra versione del Marxismo, proponendo una transizione graduale dal Socialismo al Comunismo. Sostiene un’alta pressione fiscale, forti aiuti sociali e altre applicazioni tipiche del Socialismo. Il Partito Laburista è stato al governo in Inghilterra svariate volte nei recenti decenni e ha sempre sostenuto le idee del Socialismo fabiano. Il Partito Comunista di Gran Bretagna è stato anch’esso molto attivo nel cercare di influenzare la politica britannica, e non fa mistero di gestire un proprio giornale, il Morning Star. Il partito è stato creato nel 1920 e durante il suo picco di popolarità aveva suoi membri che sedevano alla Camera dei Comuni. Tuttavia, in occasione delle più recenti elezioni in Inghilterra, il Partito Comunista di Gran Bretagna ha improvvisamente annunciato l’intenzione di sostenere il candidato di sinistra del Partito Laburista.

Un importante membro del Partito Laburista ha promosso il Socialismo e la nazionalizzazione delle proprietà private per oltre 40 anni. A settembre 2015 è diventato il leader del Partito Laburista, con il 60 per cento dei voti. Questo politico è stato per anni un partecipante di spicco negli eventi e nelle attività della comunità LGBT. Quando un giornalista della BBC gli ha chiesto cosa ne pensasse di Marx, lui ha elogiato l’autore de Il Capitale, definendolo un grande economista e «un personaggio affascinante che ha avuto grandi capacità di osservazione, e dal quale avremmo molto da imparare».

In Francia il Partito Socialista è il più grande partito politico del centrosinistra, ed è ovviamente membro dell’Internazionale Socialista e del Partito Socialista Europeo. Il candidato dei socialisti alla presidenza è stato al governo del Paese dal 2012 al 2017.

In Italia, il comunista Antonio Gramsci non fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921, ricoprendo il ruolo di segretario generale. Fino agli anni ’90, il Partito Comunista è stato molto attivo in Italia: i numeri ci dicono che è stato a lungo il secondo partito politico del Paese. Nel 1991 ha cambiato nome in Partito Democratico della Sinistra.

La Germania, luogo di nascita di Marx ed Engels e casa della Scuola di Francoforte (un’altra espressione del Marxismo) non fa eccezione; mentre altri Paesi europei, come Spagna e Portogallo hanno ancora partiti politici comunisti con un’influenza significativa.

Tutta l’Europa – e non solo l’Europa dell’Est – è controllata dal Comunismo. I Paesi non comunisti dell’Europa, che si trovino a Nord, a Sud o a Ovest, stanno tutti, intenzionalmente o meno, promuovendo e accogliendo le ideologie e le politiche di stampo comunista. Dire che l’Europa si trovi “nelle mani del nemico” non è un’esagerazione.

10. Perché cadiamo nei trucchi del male?

Il sociologo americano Paul Hollander, nel suo libro Pellegrini politici, ha raccontato le storie di molti giovani intellettuali, affascinati dal Comunismo. Hanno visitato l’Unione Sovietica, la Cina di Mao e Cuba, proprio nel momento in cui erano in atto delle violenze terribili in quei Paesi, eppure quei giovani pellegrini non sono entrati in contatto con niente di tutto ciò; rientrati nei rispettivi Paesi, il loro entusiasmo si è riversato nelle pagine dei libri che hanno scritto, volti a glorificare le politiche socialiste[15].

L’ideologia comunista è un’ideologia demoniaca; con il passare del tempo le persone riescono a capire sempre più chiaramente che ovunque il Comunismo venga “installato”, violenze, inganni, guerre, carestie e dittature lo accompagnano. La domanda quindi è: perché ci sono ancora così tante persone che sostengono, apertamente e con tutto il cuore, questo Spettro a diffondere le sue bugie, fino al punto di diventare uno strumento nel suo arsenale?

Negli Stati Uniti, per esempio, le persone di vari periodi storici sono state attratte dal Comunismo per svariate ragioni. I primissimi membri del Partito Comunista degli Stati Uniti d’America erano immigrati che avevano difficoltà a integrarsi e la cui situazione economica non era buona. Si sono quindi uniti al partito principalmente a causa di influenze legate alla loro terra natia (per lo più la Russia e i Paesi dell’Est Europa).

Dopo la Grande depressione degli anni ‘30, l’influenza del Marxismo in Occidente è aumentata in modo drastico. La quasi totalità degli intellettuali,ha iniziato a spostarsi a Sinistra. Numerosi di loro hanno visitato l’Unione Sovietica e, al ritorno a casa, hanno tenuto discorsi e scritto libri in cui hanno promosso l’ideologia comunista. Tra queste persone vi erano molti pensatori, scrittori, artisti e giornalisti influenti.

La generazione dei “baby boomer” [coloro nati dopo la Seconda guerra mondiale fino a circa il 1964] ha iniziato a frequentare l’università negli anni ’60, eppure è stata comunque ingannata dalle ideologie influenzate dal Comunismo. È la generazione che ha dato il via al movimento di Controcultura, alle proteste contro la guerra, al femminismo e così via. La generazione successiva di studenti, invece, ha ricevuto un insegnamento scolastico tendente a Sinistra direttamente dai libri di scuola, perché i loro insegnanti erano i cosiddetti “radicali di ruolo”: la lunga marcia nelle istituzioni» ha avuto infine successo, dando inizio a un ciclo atto a riprodursi e mantenersi all’infinito.

Il libro Masters of Deceit [Maestri dell’inganno], dedicato a esporre le azioni del Comunismo negli Stati Uniti, è stato pubblicato nel 1959. L’autore, J. Edgar Hoover, è stato il direttore dell’FBI per 37 anni. Nel saggio Hoover ha classificato gli attivisti comunisti in cinque gruppi: i membri del partito che agiscono alla luce del sole, i membri del partito che agiscono di nascosto, i compagni di viaggio, gli opportunisti (quelli che sostengono il partito per puro interesse personale) e i creduloni [16]. In realtà, ci sono pochissimi attivisti comunisti che hanno davvero cattive intenzioni e che sono pienamente convinti delle loro idee. Non è infatti corretto dire che la maggioranza dei membri del Partito Comunista è semplicemente stata attirata al suo interno?

John Silas Reed e Edgar Snow, due giornalisti americani, hanno svolto un ruolo principale nel promuovere l’ideologia comunista nel mondo, tramite i libri che hanno scritto, come I dieci giorni che sconvolsero il mondo (Reed) e Stella rossa sulla Cina (Snow). Reed è uno dei soli tre americani le cui spoglie sono presenti nella necropoli delle mura del Cremlino, un chiaro significato del suo attivismo come comunista. La sua descrizione della Rivoluzione di Ottobre non è un resoconto oggettivo degli eventi reali, quanto uno sfoggio di propaganda politica, creata a tavolino con cura.

Snow può essere considerato un “compagno di viaggio” del Comunismo. Nel 1936 fornì in anticipo le domande di un’intervista che avrebbe condotto a un membro del PCC; gli argomenti includevano la diplomazia, la difesa contro invasioni nemiche, i trattati iniqui, gli investimenti stranieri, l’opinione sui nazisti (nazionalsocialisti) e altro. Mao Zedong si è incontrato con Snow a Shanbei (città nel nord della Provincia cinese dello Shaanxi) per una “intervista”, il cui scopo era creare un’impressione favorevole del PCC nel pubblico occidentale. Il giovane e ingenuo Snow è stato quindi utilizzato come uno strumento dall’infido PCC, che intendeva diffondere nel mondo le proprie bugie, attentamente pianificate per sortire l’effetto voluto.

Yuri Bezmenov, un’ex spia del KGB [vedi capitolo 5 parte 1], ha raccontato la sua esperienza relativa agli “amici” stranieri che riceveva come ospiti, quando lavorava come agente. I loro itinerari erano organizzati, in parte, dai servizi segreti russi. Le loro visite — dalle chiese, alle scuole, agli ospedali, fino agli asili e alle fabbriche — erano programmate a tal punto che anche le persone che gli stranieri in visita avrebbero incontrato sarebbero state membri del partito o persone fidate: avevano tutti ricevuto un addestramento tale da assicurare che avrebbero espresso le stesse opinioni. Bezmenov ha citato come esempio la visita di una delegazione di Look, che negli anni ‘60 era una importante rivista americana. I giornalisti inviati in Unione Sovietica avevano poi lavorato su un pezzo nel quale le fotografie e le immagini (il punto di forza della rivista) erano state il risultato della pianificazione delle forze di sicurezza sovietiche. La conseguenza è che la propaganda sovietica venne diffusa negli USA, sfruttando il nome di una rivista statunitense e ingannando così gli americani.

Secondo Bezmenov molti giornalisti, attori e atleti famosi possono essere scusati di “cecità” davanti alla realtà, quando erano in visita in Unione Sovietica; è il comportamento di molti politici occidentali che Bezmov ritiene imperdonabile: la rete di bugie e gli accordi di cooperazione con i comunisti sovietici, a vantaggio della loro reputazione e del loro profitto personale, li rendono persone moralmente corrotte agli occhi dell’ex spia del KGB[17].

Fred Schwartz, dottore australiano autore del libro You Can Still Trust the Communists … to Be Communist, [Puoi credere ai comunisti… che saranno ancora comunisti] decise di analizzare i motivi che possono portare i giovani provenienti da famiglie benestanti ad avere una buona opinione del Comunismo. Schwartz elenca quattro motivazioni: la perdita di fiducia nel Capitalismo; l’aver sposato una filosofia di vita materialista; la superbia intellettuale e infine un bisogno di appartenenza a una religione, rimasto insoddisfatto.

Con “superbia intellettuale”, Schwartz si riferisce al fatto di come i giovani di 18-20 anni possano finire facilmente preda della propaganda comunista perché hanno una conoscenza approssimata della Storia, perché tendono a provare un certo risentimento anti-autoritario e perché tendono a volersi ribellare contro la tradizione, l’autorità e la cultura etnica in cui sono cresciuti.

Il «bisogno di appartenenza a una religione, rimasto insoddisfatto» si riferisce a un qualche qualche genere di impulso religioso che ognuno sente dentro di sé, far parte di qualcosa di più grande che possa portare a trascendere sé stessi. Tuttavia, l’ateismo e la teoria dell’evoluzione che vengono insegnati nelle scuole, rendono i giovani incapaci di trarre soddisfazione dalle religioni tradizionali. Così, la fantasiosa teoria comunista di poter liberare l’umanità sfrutta questo bisogno umano latente, e assume il ruolo di religione surrogata[18], pronta e veloce da essere consumata.

La “tendenza” degli intellettuali a venire ingannati da ideologie radicali è stato oggetto di studio da parte di squadre di ricercatori. Nel libro L’oppio degli intellettuali, l’autore Raymond Aron, filosofo e sociologo francese, descrive come gli intellettuali del XX secolo abbiano criticato con forza il sistema politico tradizionale e allo stesso tempo hanno chiuso un occhio (se non tutti e due) davanto ai massacri e alla dittatura presenti negli Stati comunisti. Nel suo libro Aron ritiene che gli intellettuali di Sinistra abbiamo trasformato la loro ideologia in una religione secolare, ipocrita, arbitraria e densa di fanatismo.

Un altro esempio: nel libro Gli intellettuali, Paul Johnson, uno storico britannico, analizza le vite e le opinioni politiche (radicali) di vari intellettuali, da Marx a Tolstoy, fino a Sartre e Chomsky. Secondo Johnson, avevano tutti in comune delle debolezze fatali: arroganza ed egocentrismo [19].

Nel suo libro Intellectuals and Society [Gli intellettuali e la società] lo studioso americano Thomas Sowell ha esposto in modo approfondito straordinaria arroganza di questi intellettuali.

I ricercatori qui presentati hanno basato le loro analisi sugli intellettuali comunisti su studi attenti e dettagliati; alle loro conclusioni vogliamo aggiungere un’altra causa, da loro non elencata, che aiuta a capire perché gli intellettuali possono essere ingannati così facilmente.

Il Comunismo è un’ideologia demoniaca che non appartiene ad alcuna cultura tradizionale della società umana. Dato che si oppone alla natura umana, non proviene del tutto dall’uomo, ma deve invece essere introdotta e instillata dall’esterno. Sotto l’influenza dell’Ateismo e del Materialismo, l’attuale mondo accademico ha abbandonato la fede nelle divinità. Una fede cieca nella scienza, unita all’adorazione della cosiddetta “ragione” umana, rende possibile incatenare le persone a questa ideologia demoniaca.

Fin dagli anni ’60, il Comunismo ha invaso il mondo dell’istruzione su larga scala. Molti giovani, bombardati dai mezzi di comunicazione in mano alla Sinistra dopo aver ricevuto un’educazione molto semplificata, indulgono nei programmi televisivi senza valori, nei videogiochi violenti, nella pornografia su internet e nel narcisismo dei social media.

È la “generazione fiocco di neve”. Il termine viene utilizzato per indicare i giovani adulti accusati di essere capricciosi e suscettibili, pensano che tutto sia loro dovuto in virtù di una presunta unicità; allo stesso tempo ignorano le loro mancanze riguardo al senso di responsabilità, alle esperienze di vita, allo studio della Storia e alla capacità di affrontare le sfide.

Le ideologie comuniste che sono state instillate in loro dalla generazione dei loro genitori, li portano a valutare tutto quello che vedono e sentono utilizzando quei valori corrotti. Le bugie del Comunismo hanno formato una patina che impedisce loro di vedere la realtà con chiarezza. Lo Spettro malvagio ha sfruttato le debolezze umane — stupidità, ignoranza, egoismo, avarizia ingenuità — così come l’idealismo di aiutare gli altri e le fantasie romantiche di poter condurre una bella vita.

Vivere in uno Stato comunista non corrisponde assolutamente alle fantasie romantiche di chi arriva a credere a quello che il Comunismo propone. Se queste persone fossero davvero vissute sotto un regime comunista, anziché averlo solo visitato durante un “giro turistico” organizzato, comprenderebbero la vera situazione.

Lo Spettro del Comunismo si è infiltrato di nascosto in Occidente. Solo trascendendo i fenomeni più superficiali, così da vedere le cose da un piano più alto, possiamo riconoscere realmente la vera faccia e i veri obiettivi dello Spettro.

La vera ragione per cui lo Spettro ha potuto avanzare verso il raggiungimento del suo obiettivo è che gli umani hanno abbandonato la loro fede nelle divinità, e gli standard morali sono declinati. Solo ripristinando la fede nelle divinità, purificando la mente grazie a un’etica elevata potremmo liberarci dall’influenza demoniaca e dal suo controllo. Se tutta la società umana tornasse sul cammino della tradizione, lo Spettro non avrebbe più alcun posto dove nascondersi.

Note bibliografiche

[1] David Horowitz, Barack Obama’s Rules for Revolution: The Alinsky Model (Sherman Oaks, CA: David Horowitz Freedom Center, 2009), pp. 6, 16.

[2] Saul Alinsky, “Tactics”, Rules for Radicals: A Practical Primer for Realistic Radicals (New York: Vintage Books, 1971).

[3] David Horowitz, Barack Obama’s Rules for Revolution: The Alinsky Model (Sherman Oaks, CA: David Horowitz Freedom Center, 2009), pp. 42–43.

[4] “Playboy Interview with Saul Alinsky”, New English Review, http://www.newenglishreview.org/DL_Adams/Playboy_Interview_with_Saul_Alinsky/.

[5] David Horowitz, Barack Obama’s Rules for Revolution: The Alinsky Model (Sherman Oaks, CA: David Horowitz Freedom Center, 2009). https://newrepublic.com/article/61068/the-agitator-barack-obamas-unlikely-political-education.

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] “Playboy Interview with Saul Alinsky”, New English Review, http://www.newenglishreview.org/DL_Adams/Playboy_Interview_with_Saul_Alinsky/

[9] V. I. Lenin, “Draft Theses on the Role and Functions of The Trade Unions Under the New Economic Policy”, https://www.marxists.org/archive/lenin/works/1921/dec/30b.htm.

[10] Pinkoski, Nathan. 2018. “Jordan Peterson Marks Right And Left’s Side-Switch On Free Expression”. The Federalist. 2 febbraio 2018. http://thefederalist.com/2018/02/02/jordan-peterson-marks-fulcrum-right-lefts-side-switch-free-expression/.

[11] “Antifa protests mean high security costs for Berkeley Free Speech Week, but who’s paying the bill?” Fox News, 15 settembre 2017. http://www.foxnews.com/us/2017/09/15/antifa-protests-mean-high-security-costs-for-berkeley-free-speech-week-but-whos-paying-bill.html.

[12] Chris Pandolfo, “TRUE COLORS: Student Leader Says 1A Doesn’t Apply to Ben Shapiro”, Conservative Review. 20 ottobre 2017. https://www.conservativereview.com/news/true-colors-student-leader-says-1a-doesnt-apply-to-ben-shapiro/.

[13] “Penn Law professor loses teaching duties for saying black students ‘rarely’ earn top marks”, New York Daily News, 15 marzo 2018, http://www.nydailynews.com/news/national/law-professor-upenn-loses-teaching-duties-article-1.3876057.

[14] “Campus Chaos: Daily Shout-Downs for a Week”, National Review, 12 ottobre 2017, https://www.nationalreview.com/corner/campus-chaos-daily-shout-downs-week-free-speech-charles-murray/.

[15] Paul Hollander, Political Pilgrims (New York: Oxford University Press, 1981).

[16] J. Edgar Hoover, Masters of Deceit (New York: Henry Holt and Company, 1958), 81-96.

[17] Tomas Schuman (Yuri Bezmenov), No “Novoste” Is Good News (Los Angeles: Almanac, 1985), 65–75.

[18] Fred Schwartz and David Noebel, You Can Still Trust the Communists…to Be Communists (Socialists and Progressives too) (Manitou Springs, Colo.: Christian Anti-Communism Crusade, 2010), pp. 44–52.

[19] Paul Johnson, Intellectuals: From Marx and Tolstoy to Sartre and Chomsky, edizione rivista del 2007 (Harper Perennial), p. 225.