(Minghui.org) [Nota dell'editore] Questa serie di articoli sono una ristampa della traduzione italiana del libro pubblicato da Epoch Times, chiamato "Come lo spettro del comunismo controlla il nostro mondo", a cura della redazione dei "Nove Commentari sul Partito Comunista".

Lista dei capitoli

Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Prefazione
Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Introduzione
Capitolo 1: Le strategie dello Spettro del Comunismo per distruggere l’umanità
Capitolo 2: Gli inizi europei del Comunismo
Capitolo 3: Le uccisioni di massa in Oriente
Capitolo 4: Esportare la Rivoluzione
Capitolo 5: L’infiltrazione comunista in Occidente
Capitolo 6: La ribellione contro Dio
Capitolo 7: La distruzione della famiglia
Capitolo 8: Il Comunismo semina il caos nella politica
Capitolo 9: La trappola economica del Comunismo
Capitolo 10: Utilizzare le leggi per fini malvagi
Capitolo 11: Profanare le Arti
Capitolo 12: Sabotare l’educazione
Capitolo 13: Assoggettare i mezzi di comunicazione
Capitolo 14: Cultura popolare, dall’indulgenza al declino morale
Capitolo 15: Le radici comuniste del Terrorismo
Capitolo 16: I fattori comunisti dietro l’Ambientalismo
Capitolo 17: Le radici comuniste della globalizzazione
Capitolo 18: Le ambizioni di controllo globale del Partito Comunista Cinese
Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo: Conclusione

Cosa è incluso in questa parte?

Capitolo 18: Le ambizioni di controllo globale del Partito Comunista Cinese

Capitolo 18(Parte I): Le ambizioni di controllo globale del Partito Comunista Cinese

Introduzione

1. Come il Partito Comunista Cinese vuole prendere il posto gli USA e controllare il mondo
a. Il PCC ha sempre avuto come obiettivo la dominazione del mondo
b. Per poter dominare il mondo è necessario sconfiggere gli Stati Uniti
c. Il PCC porta avanti una strategia su più fronti per sovvertire gli Stati Uniti.
d. Il PCC incita all’odio contro gli Stati Uniti mentre si prepara alla guerra con l’America.
e. Il PCC non nasconde le sue intenzioni nelle relazioni con gli USA.

2. Le strategie della Cina comunista per arrivare al dominio mondiale
a. L’iniziativa “Nuova via della seta”: espansione territoriale mascherata da globalizzazione
• La “Nuova via della seta” entra in scena
• La “Nuova via della seta” si espande in tutto il mondo
b. La strategia della “Grande diplomazia della periferia” per escludere gli USA dalla regione dell’Asia Pacifico
• L’Australia è il tallone d’Achille del mondo occidentale
• Il PCC ha nel mirino le nazioni insulari del Pacifico per il loro valore strategico.
• La trappola del debito consente al PCC di prendere il controllo delle risorse dell’Asia centrale
• Il PCC ha il controllo delle risorse di alcuni Stati “cardine”
c. Divide et impera in Europa per creare una spaccatura con gli Stati Uniti.
d. Il PCC esporta il suo “modello cinese” per colonizzare l’Africa
e. L’avanzata del PCC in Sudamerica, invade il “cortile di casa” degli Stati Uniti
f. La Cina comunista non nasconde le sue ambizioni militari

Note bibliografiche

Capitolo 18(Parte II): Le ambizioni di controllo globale del Partito Comunista Cinese

3. La “guerra senza limiti” del PCC
a.”La Grande Propaganda verso l’estero” e la promozione della cultura del Partito nel mondo
• La più grande macchina di propaganda al mondo
• Trasformare i media mondiali in succursali della Xinhua
• Lavaggio del cervello a livello culturale e artistico
b. “Il Fronte Unito”: come disintegrare il mondo libero dall’interno per formare una Lega dei Comunisti
• Corruzione dei personaggi politici e degli uomini d’affari occidentali
• Infiltrazione dei circoli accademici e dei think tank
• Comprare e sfruttare i capi delle comunità cinesi all’estero, gli imprenditori e gli studenti
• Infiltrarsi nel mondo dello spettacolo
• Minacciare e intimidire i dissidenti all’estero
c. La guerra senza limiti economica è l’artiglieria pesante del PCC
• La trappola di “scambiare la tecnologia per l’accesso mercato”
• Una potenza manifatturiera basata sul furto
• Il progetto “mille talenti”: la competizione per i talenti e la guerra dello spionaggio
• Un sistema nazionale malvagio
d. La guerra dello spionaggio coinvolge tutti i cittadini
e. La guerra senza limiti prende molte forme

4. Il “modello cinese” e il suo impatto distruttivo

5. Lezioni imparate e vie di uscita
a. Le politiche di pacificazione sono state un grosso errore
b. Perché l’Occidente na ha sbagliato a gestire il PCC?
c. Come uscire da questa situazione?

Conclusione: Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo

***

CAPITOLO 18(PARTE I): LE AMBIZIONI DI CONTROLLO GLOBALE DEL PARTITO COMUNISTA CINESE

Introduzione

All’inizio del XX secolo i comunisti sovietici presero il potere in Russia attraverso l’uso della violenza. Il successo della rivoluzione sovietica ha spianato la strada all’attore principale nel copione scritto e diretto dallo Spettro del Comunismo: il Partito Comunista Cinese.

Il PCC è stato fondato nel 1921 dagli agenti dell’Internazionale Comunista; nei decenni successivi, l’Unione Sovietica svolse un ruolo di primo piano sulla scena mondiale, confrontandosi con i Paesi democratici occidentali durante il periodo conosciuto come Guerra fredda. I Paesi del Mondo libero consideravano l’Unione Sovietica — e i suoi satelliti nell’Europa orientale — come il principale avversario. Nel frattempo, il PCC aveva campo libero e tutto il tempo necessario per rafforzarsi e maturare.

L’Unione Sovietica è crollata nel 1991, lasciando il regime del PCC da solo sulla scena mondiale. La Cina comunista ha adottato un approccio diverso, volto a evitare i conflitti, invitando il resto del mondo a fare affari grazie a quella che appare essere una economia di mercato capitalista, inserita in un sistema politico totalitario. Come conseguenza molti studiosi, imprenditori e politici occidentali non consideravano (e non considerano) il PCC come un partito comunista, piuttosto come una variante del medesimo.

Non può essere più lontano dalla verità. Il PCC ha spinto al massimo grado le caratteristiche che definiscono l’ideologia comunista — inganno, malvagità e lotta — per modellare un regime che impiega i metodi più dannosi e insidiosi presenti negli intrighi politici, che si sono avvicendati in migliaia di anni. Il PCC seduce gli individui mettendo sul piatto giganteschi profitti, li controlla facendo leva sul potere e li inganna diffondendo menzogne velenose. Il PCC ha affinato le sue tecniche demoniache fino a poterle esercitare con una padronanza mai vista prima.

La Cina è patria di 5.000 anni di Storia ininterrotta e porta con sé una splendida eredità tradizionale che viene ammirata in tutto il mondo. Il PCC ha sfruttato questi elementi positivi: dopo aver preso il potere e “imprigionato” il popolo cinese, ha mischiato il concetto di nazione cinese con il neonato regime comunista. Il PCC ha camuffato le sue ambizioni malvagie, nascondendole con il pretesto di una “ascesa pacifica” della Cina. Per la comunità internazionale è stato, ed è tuttora, difficile comprendere le vere motivazioni del PCC.

La natura essenziale del PCC non è mai cambiata. La strategia economica — invitare i Paesi occidentali a investire in Cina — è da vedere nell’ottica di usare il “nutrimento del corpo capitalista”[1] per “rafforzare il corpo socialista”. L’obiettivo è di stabilizzare il proprio dominio interno e realizzare le proprie ambizioni internazionali, piuttosto che consentire alla Cina di prosperare e rafforzarsi. I metodi utilizzati non tengono conto dell’etica morale di base e dei valori universali.

I Paesi istituiti durante il corso della Storia esistono sulla base della saggezza e della fede nel Divino dei loro fondatori. La società umana deve seguire le norme di condotta stabilite dal Creatore: mantenere un alto carattere morale, proteggere il diritto alla proprietà privata e aderire ai valori universali. Lo sviluppo economico di una società normale deve essere sostenuto da standard morali corrispondenti.

Lo Stato-Partito del PCC ha seguito una strada diametralmente opposta, creando una rapida crescita economica che ha incoraggiato una pericolosa degenerazione morale. Lo Spettro del Comunismo ha messo in piedi il “miracolo economico cinese” per un semplice motivo: grazie alla forza economica di cui dispone, il regime del PCC ha modo di influenzare, convincere e dettare le proprie condizioni al resto del mondo. Tutto questo non va certo a vantaggio del popolo cinese, ma serve a far ardere la fiamma dell’avidità e a rafforzare il culto del denaro e della ricchezza, così che il mondo si ritrovi allineato con il PCC nella cooperazione economica e negli affari internazionali.

All’interno, il Partito Comunista Cinese esercita il suo potere attraverso un insieme di metodi tirannici, uniti ai peggiori aspetti presenti nel sistema capitalista. Il PCC premia il male e punisce il bene: portando i peggiori individui a ricoprire i ruoli più importanti nella società. Le sue politiche amplificano il lato malvagio della natura umana, facendo leva sull’Ateismo per creare uno stato di assoluta degenerazione, uno stato nel quale le persone non hanno più scrupoli morali.

Quando opera all’estero, il regime del PCC pontifica l’ideologia delle “caratteristiche cinesi” — il che significa Comunismo — e offre succulenti incentivi economici per far abbassare la guardia a chi vive nel Mondo libero. L’obiettivo è di portare le persone ad abbandonare i principi morali e chiudere un occhio sui vasti abusi dei diritti umani e sulle persecuzioni religiose del PCC. Molti politici e grandi multinazionali dei Paesi occidentali hanno tradito i loro valori e si sono compromessi di fronte alla promessa di profitti immediati, allineandosi alle pratiche del PCC.

Nei Paesi occidentali aleggia la speranza di poter “aiutare” il PCC nel realizzare una trasformazione pacifica verso uno Stato di diritto. Quello che sta succedendo in Cina da decenni è invece un miglioramento e una modernizzazione superficiali: il PCC non ha mai cambiato la sua natura. L’apertura economica attuata dalla Cina ha causato la degenerazione degli standard morali presenti nei Paesi occidentali.

Il PCC è il principale braccio operativo dello Spettro del Comunismo: è quindi la più grande minaccia a livello mondiale. Nel rafforzare il potere del PCC sulla scena internazionale, lo Spettro del Comunismo riesce a diffondere il suo veleno in tutti gli angoli della Terra e, in ultima istanza, riesce a far deviare gli individui, così che tradiscano i principi tradizionali e il Divino. Anche se le varie strategie del PCC per arrivare a dominare il mondo non dovessero avere successo, lo Spettro del Comunismo avrà comunque raggiunto il suo scopo iniziale: allontanare le persone dai valori morali.

Le tentazioni economiche, le trappole finanziarie, l’infiltrazione nel sistema politico, le intimidazioni militari, la propaganda e la censura, sono tutti meccanismi tuttora in azione. Dovendo fronteggiare questo grave pericolo è necessario analizzare le ambizioni del PCC, le sue strategie e gli obiettivi che intende raggiungere.

1. Come il Partito Comunista Cinese vuole rimpiazzare gli USA e controllare il mondo

a. Il PCC ha sempre avuto come obiettivo la dominazione del mondo

Il PCC non è soddisfatto di essere una potenza regionale, bensì vuole estendere il suo controllo su tutto il mondo. Ciò è determinato dalla caratteristica intrinseca della tirannia del partito: per sua stessa natura, il Partito Comunista si oppone al Cielo, alla Terra e alla tradizione; ricorre alla violenza per distruggere il “vecchio mondo” e mira a distruggere tutti gli Stati, nazioni e classi sociali, giustificandosi con un finto obiettivo, quello di “liberare tutta l’umanità”. La sua missione andrà avanti in maniera costante, fino a quando il mondo non sarà caduto sotto il controllo dell’ideologia comunista. Le teorie messe in pratica dallo Spettro del Comunismo sono per definizione di stampo globalista.

Poiché gli elementi della cultura tradizionale erano una volta molto radicati e svolgevano una funzione potente, lo Spettro del Comunismo ha dovuto adottare un approccio graduale e indiretto. Stalin sosteneva la necessità del “Socialismo in un solo Paese”; più recentemente, il PCC ha adottato il cosiddetto “Socialismo con caratteristiche cinesi”.

Nelle democrazie occidentali i partiti politici detengono il potere con un mandato a scadenza; il PCC ha invece un’autorità incontestata. Stabilisce i suoi obiettivi strategici in archi temporali che abbracciano decenni o secoli. Qualche anno dopo la sua fondazione, nel 1949, il PCC diffuse lo slogan “superare la Gran Bretagna e raggiungere l’America”, prima del lancio del Grande balzo in avanti. Più tardi, a causa di situazioni interne e internazionali sfavorevoli, il PCC ha assunto un basso profilo per decenni.

Dopo il massacro di piazza Tienanmen nel 1989, la comunità internazionale decise di boicottare il regime cinese. Valutando la situazione il PCC concluse di non essere ancora in grado di competere direttamente con gli Stati Uniti; intraprese una strada diversa, quella di nascondere i suoi punti di forza e di rimanere sullo sfondo in attesa, piuttosto che tentare di assumere un ruolo guida sulla scena internazionale. Il PCC non aveva certo cambiato i suoi obiettivi, ma aveva adottato una strategia diverse a seconda delle circostanze, nella sua lotta per raggiungere il vertice dell’egemonia mondiale.

Lo Spettro del Comunismo ha usato un’antica strategia cinese denominata “riparare la strada principale alla luce del sole, mentre si avanza in segreto sulla strada secondaria[per Chencang]”. Anche se la prima superpotenza comunista fu l’Unione Sovietica, il suo ruolo storico sembra proprio essere stato quello di aiutare l’ascesa e la maturazione del regime comunista cinese.

b. Per poter dominare il mondo è necessario sconfiggere gli Stati Uniti

A partire dalla fine della Prima guerra mondiale, gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo; svolgono il ruolo di mantenere l’ordine nella comunità internazionale. Qualsiasi paese che voglia cambiare lo stato delle cose deve giocoforza abbattere gli Stati Uniti. Messa in questi termini strategici il PCC considera gli Stati Uniti come il suo principale nemico. Non è una novità, ma qualcosa che va avanti da decenni: il PCC non ha mai smesso di prepararsi per lanciare un’offensiva totale contro gli Stati Uniti.

Michael Pillsbury, direttore del Center on Chinese Strategy, è l’autore del libro The Hundred-Year Marathon: China’s Secret Strategy to Replace America as the Global Superpower [La maratona dei cento anni: la strategia segreta della Cina per sostituire l’America come superpotenza globale]. Nel libro espone come la Cina abbia adottato una strategia a lungo termine: l’obiettivo è di sovvertire l’ordine economico e politico mondiale guidato dagli Stati Uniti, per sostituirlo con il Comunismo entro il 2049, il centesimo anniversario dell’ascesa al potere del Partito Comunista in Cina.

Pillsbury prende come esempio la serie televisiva cinese Silent Contest, prodotta dalla National Defense University of China: l’ambizione di competere con gli Stati Uniti appare in tutta la sua chiarezza. Il processo del PCC di raggiungere la sua “grande causa”, ossia di dominare il mondo, «si troverà inevitabilmente in lotta contro il sistema egemonico statunitense». Per Pillsbury si tratta di «una corsa secolare, che non può essere modificata dalla volontà umana[2]».

Arthur Waldron, professore della University of Pennsylvania ed esperto di Cina, si è espresso in merito durante un’udienza al Senato americano nel 2004, facendo presente come l’Esercito di liberazione del popolo cinese sia l’unico esercito al mondo dedicato alle operazioni contro gli Stati Uniti[3]. La maggior parte delle relazioni diplomatiche e delle attività internazionali del PCC hanno come obiettivo diretto o indiretto colpire gli Stati Uniti.

c. Il PCC porta avanti una strategia su più fronti per sovvertire gli Stati Uniti.

Il PCC ha adottato un approccio globale per riuscire nel suo tentativo di dominare il mondo. Da un punto di vista ideologico, è in “concorrenza” con gli Stati Uniti e con altri Paesi in cui esistono libertà e democrazia. Gli accordi di trasferimento di tecnologia e i furti di proprietà intellettuale sono metodi usati per colmare il divario tecnologico e rafforzare la posizione economica del PCC; da un punto di vista militare si impegna in una rivalità più o meno silenziosa contro gli Stati Uniti, portando avanti una “guerra senza limiti” in luoghi come il Mar Cinese Meridionale; il PCC sostiene apertamente la Corea del Nord, l’Iran e altri regimi canaglia per ostacolare gli Stati Uniti e la NATO.

Nella sfera diplomatica il regime del PCC ha promosso una “grande strategia” a braccetto con il programma “Nuova via della seta”, aumentando la sua influenza internazionale in modo molto rapido, non solo tra i Paesi vicini ma anche in Europa, Africa, Oceania e America Latina. L’obiettivo è costruire una coalizione internazionale guidata dal PCC e isolare gli Stati Uniti.

Il PCC ha diversi metodi per raggiungere questi obiettivi: varie associazioni ed entità sono state istituite appositamente. La Shanghai Cooperation Organization nel 1996, la Asian Infrastructure Investment Bank nel 2015 e l’iniziativa “16+1” con i paesi dell’Europa centrale e orientale nel 2012. Il PCC ha un ruolo principale nei cinque paesi che formano il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, India, Cina e Sudafrica) e promuove vigorosamente l’internazionalizzazione della propria valuta per sostituire il dollaro. Il PCC lavora per arrivare a detenere il controllo degli standard industriali del futuro, come quelli utilizzati per le reti 5G.

Il PCC ha approfittato dei meccanismi democratici e della libertà di stampa esistenti nei Paesi occidentali per svolgere operazioni di spionaggio, attuare censura e diffondere la propria propaganda. È parte della strategia che lavora per manipolare il più possibile gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali, arrivando a imporre cambiamenti dall’interno senza la necessità di usare la violenza.

Gli agenti del PCC lavorano per corrompere e comprarsi funzionari governativi, diplomatici e militari in pensione: gli Stati Uniti sono il loro bersaglio principale. Il Partito usa leve economiche — sia incentivi che disincentivi — per spingere autorità e uomini d’affari americani a fare pressioni per aprire le porte ai comunisti cinesi.

Le grandi aziende high-tech sono un esempio potente: la loro cooperazione con la censura su Internet che il PCC attua in Cina e con il Grande Firewall, costringe e incentiva molte delle comunità cinesi d’oltremare a diventare quinte colonne in territorio americano.

Inoltre si infiltra nei think tank e nei dipartimenti accademici occidentali, manipolando queste istituzioni ad autocensurarsi quando sono in ballo argomenti delicati: il fine è portarlo ad adottare la posizione del Partito Comunista. Da non dimenticare che alcune aziende cinesi, controllate o influenzate dal PCC, hanno investito molto denaro a Hollywood.

Il PCC sviluppa la sua influenza in vari Paesi, così da poter contenere gli Stati Uniti da un lato; dall’altro lato erge delle roccaforti sul suolo americano, nascondendo il loro vero scopo in modo da poter attaccare gli Stati Uniti dall’interno. Il PCC ha organizzato una vasta rete di agenti, consapevoli o meno, per creare spaccature nella società americana.

d. Il PCC incita all’odio contro gli Stati Uniti mentre si prepara alla guerra con l’America.

L’ideologia del PCC si basa sull’odio. Il patriottismo che promuove comporta l’odio per il Giappone, per Taiwan, per i tibetani, per le minoranze etniche dello Xinjiang, per i credenti religiosi, per i dissidenti e, soprattutto, per gli Stati Uniti. C’è un detto nel mondo internet cinese: “Per i piccoli problemi, la colpa è del Giappone; per i grandi problemi,la colpa è degli Stati Uniti”. Incitando l’odio contro presunti nemici stranieri, il Partito placa il furore dell’oltraggio che si diffonde nel pubblico nel momento in cui si manifesta una crisi di qualsiasi tipo.

Prima che i comunisti cinesi prendessero il potere in Cina, erano soliti elogiare gli Stati Uniti per i rapporti amichevoli che intratteneva con la Cina e il sistema democratico americano. Tuttavia, dopo che il PCC ha instaurato il suo regime, ha immediatamente approfittato delle sofferenze che la Cina ha subito nella storia moderna, così come del desiderio del popolo di avere una nazione forte. Il PCC si è dipinto come il salvatore della Cina alimentando l’odio contro l’America e altri Paesi stranieri.

Il PCC non si preoccupa se il popolo cinese viva o muoia, né dell’integrità territoriale della Cina o dello sviluppo sostenibile a lungo termine della nazione cinese. La malvagità dello Spettro del Comunismo si manifesta nei modi in cui ha perseguitato il popolo cinese, ha tradito la sovranità cinese, ha distrutto la moralità e la cultura tradizionale cinese e ha rovinato il futuro della Cina.

Incitando i cittadini cinesi a odiare i Paesi esteri il PCC raggiunge diversi scopi: si propone come salvatore della Cina, così da legittimare il suo dominio brutale; in secondo luogo, pungola il sentimento nazionalista cinese nei momenti di crisi, riuscendo a distogliere l’attenzione pubblica; terzo, ottiene sostegno pubblico alle ambizioni espansionistiche, giustificandole come azioni necessarie per correggere le umiliazioni subite dall’Occidente; quarto, utilizza l’odio per preparare psicologicamente il pubblico sulla necessità di guerre future e per desensibilizzare gli individui alle atrocità che commette e commetterà.

Il PCC ha indottrinato e inquinato le menti delle giovani generazioni: l’odio nei confronti degli Stati Uniti viene usato come carburante per far avanzare i macchinari che dovrebbero portare a superare e rimpiazzare la leadership americana, per poi dominare il mondo. Il PCC potrà servirsi dei giovani cinesi all’estero per infiltrarsi nelle istituzioni dei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa.

Le reazioni di giubilo che si sono verificate in Cina, in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, sono da prendere come un indicatore che la propaganda messa in piedi dal PCC stava facendo buoni progressi. Nei principali forum online che trattano di politica in lingua cinese il sentimento ricorrente è espresso da “La Cina e gli Stati Uniti devono entrare in guerra”; un altro indizio di come il PCC abbia avuto successo nell’instillare l’odio verso gli Stati Uniti. Si tratta di una mobilitazione graduale e a lungo termine per arrivare alla guerra, un obiettivo volutamente pianificato e portato avanti sistematicamente dal PCC.

La propaganda di odio condotta dal PCC non si limita alla Cina. A livello internazionale, sostiene apertamente regimi canaglia e organizzazioni terroristiche nella lotta contro gli Stati Uniti, fornendo loro assistenza finanziaria, armi e attrezzature, basi teoriche e addestramento tattico. Il PCC si è messo a capo di un asse di Stati uniti da un sentimento antiamericano, guidando le forze globali dell’antiamericanismo.

e. Il PCC non nasconde le sue intenzioni nelle relazioni con gli USA.

Nel 2008, mentre gli Stati Uniti erano alle prese con la crisi finanziaria, la Cina ha ospitato le Olimpiadi a Pechino: i Giochi olimpici più costosi della Storia. Il regime si è vestito a festa per presentarsi sulla scena internazionale.

Come risultato della globalizzazione economica, l’industria manifatturiera statunitense è andata in declino negli anni precedenti alla crisi economica. Lo slogan «L’America sopravvive prendendo in prestito denaro da noi cinesi» In quegli anni un ritornello presente nella propaganda del PCC, così come «L’America sta per crollare, la Cina ne prenderà il posto», un qualcosa a cui tutti i mezzi di comunicazione controllati dal PCC hanno dato eco: questo tipo di propaganda è arrivata anche in Occidente, diffondendosi grazie ai media e agli “esperti” occidentali.

A partire dal 2008 gli Stati Uniti hanno mostrato segni di declino: sia sul piano economico che per la forza militare che per la stabilità politica. Sul fronte economico, l’amministrazione che governava gli Stati Uniti stava spingendo per approvare l’assistenza sanitaria universale, espandere la portata dei benefici sociali, mettere le questioni climatiche al centro del dibattito politico, rafforzare il monitoraggio ambientale e porre restrizioni alle attività produttive. La cosiddetta “industria verde” americana è stata sconfitta dai prodotti made in China, gli attacchi della Cina nel commercio internazionale e il furto di proprietà intellettuale dilagavano: la produzione statunitense continuava a scendere in picchiata.

Di fronte a queste tendenze, molti hanno semplicemente accettato come dato di fatto la storia che il PCC stava diffondendo: la Cina era in ascesa e l’America era in declino. La spesa militare degli Stati Uniti è diminuita e hanno adottato una posizione diplomatica più debole. Sul fronte politico interno, l’ideologia socialista era in aumento, le divisioni sociali stavano aumentando, le istituzioni democratiche erano diventate un campo di battaglia per dispute fini a sé stesse: l’efficacia operativa del governo ne ha risentito. Il PCC ha paragonato questa situazione caotica con il proprio sistema totalitario, dipingendo la democrazia americana come un qualcosa di ridicolo.

Nel 2010, la Cina ha superato il Giappone ed è diventata la seconda economia mondiale. Nel 2014, secondo le statistiche della Banca Mondiale — calcolate sulla base della parità di potere d’acquisto — il PIL della Cina avrebbe potuto superare quello degli Stati Uniti[4]. Il PCC considerava il declino dell’America come irreversibile e che i rapporti di forza sulla scena internazionale si stessero spostando a suo favore. Ha quindi messo da parte la strategia di nascondere la sua forza e ha puntato apertamente e direttamente a mettere le mani sull’ordine internazionale, guidato dagli Stati Uniti. Nelle dichiarazioni ufficiali del PCC, negli editoriali dei media che controlla e nelle analisi degli “esperti cinesi” iniziò a trasparire con sempre più forza un “sogno cinese”, volto a espandere l’influenza del PCC nel mondo.

Nel 2012, durante il XVIII Congresso nazionale, il PCC ha presentato il concetto di costruire una “comunità condivisa per l’umanità del futuro”, mentre nel 2017 ha organizzato un grande raduno politico per rievocare, in maniera distorta, la miriade di regni che vengono a rendere omaggio alla corte imperiale cinese. Il PCC ha pubblicamente espresso il suo desiderio di esportare il “modello cinese”, inteso come ideologia comunista, nel resto del mondo.

L’ambizione del PCC è di prendere le redini nel mondo e di stabilire un nuovo ordine mondiale secondo le regole del Partito. Il PCC si sta preparando sotto vari aspetti da decenni: se questo nuovo ordine mondiale si stabilisse davvero, si verrebbe a formare un nuovo asse del male, un avversario ancora più minaccioso per il Mondo libero dell’alleanza dell’Asse durante la Seconda guerra mondiale.

2. Le strategie della Cina comunista arrivare al dominio mondiale

a. L’iniziativa “Nuova via della seta”: espansione territoriale mascherata da globalizzazione

  • La “Nuova via della seta” entra in scena
  • Nel 2013 il PCC ha presentato ufficialmente l’iniziativa definita “zona economica della via della seta e via della seta marittima del XXI secolo”, riassunta in One Belt, One Road [Una cintura, una via]. La strategia prevede l’investimento di centinaia di miliardi di dollari per realizzare grandi infrastrutture come ponti, ferrovie, porti e centrali energetiche in decine di paesi. Si tratta del più grande progetto di investimento nella Storia umana.

    La “cintura” si riferisce a tre direttrici su terra: la prima parte attraversa l’Asia centrale e la Russia per arrivare in Europa e al Mar Baltico; la seconda parte dalla Cina nord-occidentale taglia l’Asia centrale e l’Asia occidentale fino a raggiungere il Golfo Persico e il Mediterraneo; la terza parte dalla Cina sud-occidentale, attraversa la penisola dell’Indocina e termina nell’Oceano Indiano.

    La “strada” si riferisce invece alla Via della Seta Marittima del XXI secolo, che prevede due tragitti: il primo parte dai porti cinesi nel Mar Cinese Meridionale, attraversa lo Stretto di Malacca e arriva in Europa attraverso l’Oceano Indiano; il secondo si dirige verso l’Oceano Pacifico meridionale.

    L’iniziativa One Belt One Road è costituita da sei corridoi economici: il “China-Mongolia-Russia Economic Corridor” (CMREC), il “New Eurasian Land Bridge” (NELB), il “China-Central and West Asia Economic Corridor” (CCWAEC), il “China-Central and West Asia Economic Corridor” (CICPEC), il “China Pakistan-Economic Corridor” (CPEC), e il “Bangladesh-China-India-Myanmar Economic Corridor” (BCIMEC).

    Il corridoio NELB sarà basato su collegamenti ferroviari tra la Cina e l’Europa, denominato China Railway Express. I trasporti commerciali dalla Cina all’Europa impiegano oltre 30 giorni via mare, mentre su rotaia siamo attorno ai dieci giorni. Non sorprende quindi che il China Railway Express, entrato in funzione nel 2011, sia un componente importante della One Belt One Road.

    Il corridoio CPEC è un piano congiunto del governo pakistano e del PCC: comprende un’autostrada che collega la città cinese di Kashgar, che si trova nella Provincia dello Xinjiang, con il porto di Gwadar in Pakistan, sull’Oceano Indiano. La Cina ha ottenuto il diritto di gestire il porto nel 2013; essendo la porta d’ingresso del Pakistan al Golfo Persico e al Mar Arabico, il porto di Gwadar occupa una posizione strategica critica. Si collega allo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 40% del greggio mondiale per raggiungere il Mar Arabico.

    Il quadro generale della Via della Seta Marittima è quello di costruire una serie di porti strategici, così’ da ottenere il controllo del trasporto marittimo. Nei Paesi finanziariamente solidi, le società cinesi entrano in partecipazioni azionarie o joint venture. Nei paesi finanziariamente più deboli, il PCC investe direttamente grandi somme di denaro a livello locale, per poi prendersi il diritto di gestione dei porti stessi.

    Solo nel 2013, le imprese cinesi hanno ottenuto il diritto di gestire almeno diciassette porti o terminali marittimi. La società China Merchants Port Holdings Company Limited ha acquistato il 49% del patrimonio netto della Terminal Link SAS, società francese con base a Marsiglia che gestisce scali marittimi in diversi Paesi: con questo acquisto la società cinese ha ottenuto diritti operativi in quindici terminali presenti in otto Paesi di quattro continenti[5].

    Questi porti e terminali comprendono Anversa e Zeebrugge in Belgio; il terminal del canale di Suez in Egitto; Kumport a Istanbul, Turchia; il porto del Pireo in Grecia; il porto di Pasir Panjang a Singapore; il più grande porto dei Paesi Bassi (Euromax Terminal Rotterdam, che è chiamato anche “la porta dell’Europa”); il terminal Khalifa Port ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti; il porto di Vado in Liguria; il porto di Kuantan nello stretto di Malacca, in Malesia; il porto di Gibuti in Africa orientale; e il canale di Panama.

    Oltre agli investimenti, il Partito Comunista Cinese utilizza anche le trappole del debito per ottenere il controllo di posizioni strategiche. Lo Sri Lanka non ha potuto pagare il suo debito alle imprese cinesi: nel 2017 si è trovato costretto a firmare contratto di locazione della durata di 99 anni con una società cinese, trasferendo l’utilizzo del porto di Hambantota.

    Nel 2018 il PCC ha lanciato anche la versione digitale della via della seta: la Digital Silk Road, con l’intenzione di rimodellare il futuro sviluppo dell’infrastruttura che sostiene internet a livello mondiale. La Digital Silk Road è considerata una fase avanzata del progetto One Belt One Road, ne è il suo più recente sviluppo. Comprende principalmente la costruzione di infrastrutture in fibra ottica, servizi di informazione digitale, telecomunicazioni internazionali e commercio elettronico.

    Molti Paesi coinvolti nella “Nuova via della seta” non hanno un sistema di pagamento online sviluppato: è un altro obiettivo del PCC, introdurre e gestire una propria struttura per il commercio elettronico, facendo leva su servizi di pagamento come Alipay, gestito da Alibaba, tagliando fuori la concorrenza delle aziende occidentali. Il PCC è al lavoro per introdurre il Great Firewall — il sistema di censura e sorveglianza che filtra il traffico internet in Cina — nei Paesi che aderiscono al One Belt One Road, assieme ai sistemi di sorveglianza di massa già adottati in Cina.

    L’ampiezza della strategia del PCC è testimoniata dagli investimenti che ha attuato nelle infrastrutture a livello globale. Secondo un’inchiesta del New York Times del novembre 2018, il PCC ha costruito o sta costruendo oltre quaranta oleodotti e altre infrastrutture relative alla gestione del petrolio e dei gas naturali; oltre duecento ponti, strade e ferrovie; quasi duecento centrali per l’energia nucleare, a gas naturale, a carbone e delle energie rinnovabili; una serie di grandi dighe. Il PCC ha investito direttamente in 112 paesi, la maggior parte dei quali appartengono all’iniziativa One Belt One Road: i suoi tentacoli hanno avviluppato il mondo[6].

    Mentre la “Nuova via della seta” sta prendendo forma, gli sforzi del PCC per soppiantare gli Stati Uniti sulla scena mondiale si sono moltiplicati: lo yuan cinese viene promosso aggressivamente come moneta internazionale assieme al sistema di pagamento online cinese. Le reti di telecomunicazioni Made in China (tra cui il 5G) vengono presentate come il futuro, una meta verso la quale il mondo deve dirigersi. L’obiettivo è quello di stabilire un insieme di standard controllati dal PCC, svincolati dagli attuali standard occidentali.

  • La “Nuova via della seta” si espande in tutto il mondo
  • Nella fase iniziale dell’iniziativa One Belt, One Road, il PCC si è concentrato sui Paesi vicini alla Cina, per poi avvicinarsi all’Europa. Molto rapidamente il PCC ha esteso il suo raggio d’azione all’Africa, all’America Latina e persino all’Oceano Artico, arrivando di fatto a coprire il mondo intero. Inizialmente la Via della Seta Marittima era costituita da due sole vie; una terza via — la Via della Seta sul Ghiaccio, o Via della Seta Polare — è stata aggiunta per collegare l’Europa attraverso l’Oceano Artico.

    Anche prima di far partire la ”Nuova via della seta” il PCC aveva già investito molto in Africa e America Latina. Questi Paesi fanno ora parte della struttura principale dell’iniziativa, che ha permesso al PCC di espandere più rapidamente la sua portata finanziaria e militare in Africa e in America Latina.

    L’obiettivo primario dell’iniziativa One Belt One Road è di avere a disposizione dei canali di distribuzione per esportare l’eccesso di produzione: la costruzione di infrastrutture come ferrovie e autostrade serve proprio a questo. Il PCC intende raggiungere anche un obiettivo complementare: entrare dalla porta principale nei Paesi ricchi di risorse naturali. L’intenzione del PCC è di aumentare le proprie esportazioni, non certo di aiutare i Paesi che si trovano lungo tracciato della Nuova via della seta a creare un proprio settore manifatturiero; per quale motivo il PCC non vorrebbe aumentare la produttività interna?

    La vera ambizione del PCC è riuscire a utilizzare promesse economiche come un cavallo di Troia per entrare in un Paese, per poi arrivare a controllare le leve della finanza e della politica. Il Paese diventerà di fatto una colonia del PCC all’interno della strategia globalista comunista. Corruzione a tutti i livelli, aumento del debito pubblico e repressione totalitaria arriveranno di pari passo con la presenza del PCC: è una trappola che non porterà prosperità economica ai Paesi che vi partecipano.

    Qualcosa sta cambiando: un certo numero di Paesi si sono allarmati e stanno rivalutando o cercando di porre un freno all’iniziativa One Belt One Road. Il PCC ha persino ammesso che dovrebbe essere più trasparente e modificare gli accordi economici — fortemente criticati a livello internazionale — che si sono poi trasformati in una trappola del debito. Nonostante questa apparente apertura a migliorare la situazione, la strategia del PCC non può essere dimenticata o sottovalutata. Le imprese occidentali private operano secondo principi di mercato — quindi di ricerca di stabilità per arrivare al profitto — per questo non rimarranno in un Paese considerato politicamente turbolento. Al contrario le aziende collegate al PCC seguono la visione del Partito: non si preoccupano di questi aspetti, ma lavorano pensando al prossimo secolo, non tengono conto delle perdite a breve termine.

    Ciò che il PCC vuole raggiungere è di avere governi filocomunisti a esso fedeli, così da avere sostegno in seno alle Nazioni Unite. Il PCC vuole assumere un ruolo di egemonia in Asia, Africa e America Latina; vuole confrontarsi con il mondo libero e sostituire l’America come potenza numero uno.

    Il PCC è perfettamente disponibile a far ricadere il costo di questa strategia sulla popolazione cinese e sull’ambiente, un qualcosa che le aziende private occidentali non potrebbero e non vorrebbero fare. In questa guerra per conquistare il mondo il PCC ha a sua disposizione le risorse umane date da centinaia di milioni di cinesi, considerate pedoni da sacrificare sulla scacchiera, per far avanzare il Partito.

    Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca, interpreta l’iniziativa One Belt One Road alla luce delle tesi geopolitiche del terzetto Mackinder-Mahan-Spykman, che hanno avuto influenza a inizio 1900 su come un impero potesse arrivare a dominare il mondo

    Sir Halford Mackinder era un influente geografo/storico britannico, la sua visione era che «Chiunque governi il cuore dell’Asia centrale arriverà a comandare sull’Eurasia; chi governa l’Eurasia comanda il mondo». Alfred Mahan, era uno storico navale americano che ha plasmato la strategia degli Stati Uniti per dominare i mari, estendendo la logica dell’impero marittimo britannico di controllare le rotte marittime e i canali, arrivando così a controllare il commercio globale. Nicholas John Spykman da far suo coniò il termine “Rimland”, per indicare la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia; la considerava più importante della terraferma. per questo riteneva che chi fosse stato in grado di controllare la Rimland avrebbe governato sull’Eurasia, e di conseguenza avrebbe controllato il mondo intero[7].

    Le valutazioni di Bannon riflettono la crescente vigilanza del mondo occidentale verso le ambizioni del PCC, riflesse nella Nuova via della seta: l’iniziativa non si limita ad ottenere i diritti sulle rotte terrestri, sulle rotte marittime e sui grandi porti. Il PCC vuole piantare la propria bandiera ovunque sia possibile; diversi Paesi usciti nati dal processo di decolonizzazione hanno vissuto o stanno tuttora vivendo un vuoto di potere e incertezze nel processo democratico: un invito a nozze per il PCC. Nei Paesi che una volta facevano parte dell’Unione Sovietica, così come quelli dell’Europa dell’Est che ruotavano attorno alla sua orbita, la sovranità interna era molto debole: sono diventati una preda per il regime del PCC; altri Paesi con una situazione socio-politica turbolenta — Paesi dai quali gli investitori occidentali tendono a stare lontani — sono anch’essi caduti nelle trappole piazzate dal PCC; per finire i Paesi dalle piccole dimensioni e/o con una economia di mercato non propriamente stabilizzata — ma che occupano posizioni geografiche strategiche — sono tutti nel mirino del PCC.

    Anche alcuni Stati che una volta erano saldamente nel campo democratico occidentale sono entrati nell’orbita del PCC, dopo che la loro economia si è indebolita e il debito pubblico è aumentato. Geopoliticamente il PCC sta gradualmente circondando gli Stati Uniti, arrivando a controllare l’economia di altri Paesi; l’obiettivo è quello di emarginare l’influenza americana e arrivare a stabilire un ordine mondiale separato, incentrato sulla tirannia comunista. Non è un approccio nuovo: le radici affondano nella vecchia strategia di occupare le campagne per circondare le città, cha ha portato il PCC alla vittoria nella guerra civile cinese.

    b. La strategia della “Grande diplomazia della periferia” per escludere gli USA dalla regione dell’Asia Pacifico

    In cosa consiste la cosiddetta “Grande diplomazia della periferia” attuata dal PCC? Gli stessi ideologi del partito la definiscono così: «La Cina confina con quattordici Paesi su terra, e se guardiamo al mare ci sono altri sei paesi vicini. Oltre a questo, a est abbiamo l’area dell’Asia-Pacifico e a ovest l’Eurasia. L’estensione copre due terzi della politica internazionale, dell’economia e della sicurezza internazionale. Questa “diplomazia della perfieria” è più di una semplice strategia regionale… possiamo parlare di una “Grande” strategia[8]».

  • L’Australia è il tallone d’Achille del mondo occidentale
  • Giugno 2017: due grandi gruppi mediatici australiani — Fairfax Media e ABC (Australian Broadcasting Corporation) — trasmettono il documentario Power and Influence: The Hard Edge of China’s Soft Power [Potere e influenza: la forza del soft power cinese] frutto di cinque mesi di indagini e di lavoro. Il documentario solleva immediatamente preoccupazioni in tutto il mondo: descrive le modalità tramite le quali il PCC riesce a infiltrarsi, a influenzare e a controllare vari aspetti della società australiana[9]. Sei mesi dopo, Sam Dastyari, membro del Partito Laburista australiano, annuncia le sue dimissioni come membro del Senato. Le dimissioni di Dastyari sono legate alle accuse di aver accettato mazzette da gruppi industriali cinesi legati al PCC, in cambio di dichiarazioni ufficiali a sostegno di Pechino sulle dispute territoriali nel Mare cinese meridionale. La questione è considerata di grande importanza nel Paese, e le sue dichiarazioni si sono scontrate con l’indirizzo politico del partito a cui apparteneva[10].

    Settembre 2016: un altro media australiano, SBS News, manda in onda un pezzo che rivela le donazioni di un uomo d’affari cinese verso i gruppi politici australiani, con l’intento di influenzare gli accordi commerciali tra Australia e Cina. Negli ultimi anni i media australiani hanno raggiunto accordi con i media statali cinesi per trasmettere in Australia i contenuti forniti loro dai media cinesi[12].

    Nel 2015 il governo australiano concede a una società cinese strettamente legata all’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA) di mettere la firma sul contratto di gestione del porto di Darwin, dalla durata di 99 anni. L’area portuale rappresenta un’importante base militare, necessaria per proteggersi da potenziali attacchi provenienti da Nord. Richard Armitage, ex vice segretario di Stato americano, ha detto di essere rimasto sbalordito dall’accordo, e che gli Stati Uniti erano preoccupati per come la situazione avrebbe potuto cambiare nella zona[13].

    Nel 2017, il libro Silent Invasion: China’s Influence in Australia [Invasione silenziosa: l’influenza della Cina in Australia] dell’autore Clive Hamilton è stato rifiutato tre volte dagli editori australiani per paura di ripercussioni cinesi. Dopo molte considerazioni, il terzo editore contattato ha accettato di pubblicarlo. L’atto di autocensura ha suscitato una diffusa preoccupazione tra gli australiani per il livello di influenza che la Cina ha raggiunto nel loro Paese[14].

    Molte persone si chiedono la ragione dietro gli sforzi del PCC in Australia. Quale potrebbe essere l’importanza strategica di infiltrarsi, influenzare e controllare l’Australia?

    Dicembre 2017: il National Endowment for Democracy (NED) un think tank american pubblica una indagine intitolata Sharp Power: Rising Authoritarian Influence [L’aumento dell’influenza autoritaria]

    Il documento termina con la conclusione che il PCC sia al lavoro per influenzare e cambiare il mondo politico e accademico australiano, tramite la corruzione e l’infiltrazione, con l’obiettivo principale di indebolire l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Australia.

    Sempre nel 2017 il governo australiano pubblica l’annuale Foreign Policy White Paper. Nel documento si legge che «gli Stati Uniti sono stati la potenza dominante nella nostra regione dal termine della Seconda guerra mondiale. Oggi la Cina sta insediando la posizione americana[16]». Malcolm Davis, un analista presso l’Australian Strategic Policy Institute, ritiene che Pechino stia aumentando la sua influenza in Australia per raggiungere un obiettivo: porre fine all’alleanza del Paese dei canguri con gli Stati Uniti[17].

    L’Australia può essere considerata un banco di prova per le operazioni cinesi nell’ambito della cosiddetta “Grande diplomazia della periferia”[18], una strategia iniziata nel 2005, quando Zhou Wenzhong, allora ministro cinese degli Esteri, arriva in Australia insieme a una delegazione. Il suo incontro con i principali diplomatici cinesi presenti in Australia serve a informarli sui passi da compiere: il primo obiettivo di includere l’Australia all’interno della “periferia” è di assicurarsi che il Paese sia un fornitore stabile di materie prime per lo sviluppo economico cinese per i successivi 20 anni. La meta di lungo termine è quella sfasciare l’alleanza USA-Australia. A coloro presenti al meeting venne assegnato il compito di comprendere e presentare come il PCC avrebbe potuto influenzare in modo ampio l’economia, la politica e la cultura in Australia[19].

    Il PCC utilizza la sua forza economica per constringere l’Australia a concedere terreno su una serie di questioni militari e umanitarie. Si tratta del solito approccio del PCC: per obbligare a firmare accordi di “cooperazione” si premura di coltivare relazioni personali tramite leve economiche; allo stesso tempo diffonde minacce e ricatti più o meno velati[20].

    Dopo anni di indagini Clive Hamilton è giunto alla conclusione che «le principali istituzioni australiane — dalle scuole alle università, dalle associazioni di categoria ai mezzi di comunicazione, dai settori minerari all’agricoltura e al turismo, dai porti alle infrastrutture elettriche, dai politici locali fino ai grandi partiti di Canberra — sono state tutte infiltrate e trasformate da un complicato sistema di controllo, attuato e diretto dal PCC[21]».

    In seguito alla crisi finanziaria del 2008 è apparso chiaramente come l’Australia sia ben disponibile a rifornire il PCC di materie prime; la ragione ufficiale è che il PCC ha offerto sostegno economico durante la recessione. Hamilton sostiene che la ragione per la quale la capacità di infiltrazione e l’influenza del PCC possono essere così efficaci è perchè «noi australiani abbiamo permesso che tutto ciò accadesse sotto i nostri occhi, occhi resi ciechi dal pensiero che solo la Cina potrà garantire la prosperità economica del Paese; per questo motivo non osiamo andare contro le prepotenze di Pechino[22]».

    Nonostante la consapevolezza dell’influenza del PCC all’interno delle società occidentali sia chiara, in modo particolare riguardo alle comunità cinesi all’estero, una grande parte di esperti occidentali agisce in maniera ingenua, ritenendo che le azioni del PCC siano sì “negative”, ma che abbiano l’unico scopo di zittire le voci contrarie: attivisti politici e perseguitati religiosi all’estero. Hamilton non è dello stesso avviso, ritiene che Pechino abbia messo in azione un meccanismo di azioni “positive“: utilizza gli immigrati cinesi per cambiare la struttura della società australiana e allo stesso tempo cerca supporto tra gli occidentali per aumentare la propria influenza nel loro Paese. La meta finale è ancora quella di arrivare a diventare prima una potenza nella regione asiatica, poi a livello globale.

    Allo stesso modo il PCC è al lavoro per aumentare la sua presenza e il suo controllo sulla Nuova Zelanda. Anne-Marie Brady, esperta di politica cinese presso l’Università di Canterbury, ha pubblicato un articolo dal titolo Magic Weapons [Armi magiche], nel quale prende la Nuova Zelanda come esempio per spiegare come il PCC riesca a infiltrarsi nelle società occidentali e a influenzarle. Nell’articolo si parla di come numerosi membri del Parlamento neozelandese siano di origine cinese e mantengano stretti rapporti con le organizzazioni vicine al PCC, come le associazioni commerciali[24].

    Poco dopo la pubblicazione dell’articolo l’ufficio di Anne-Marie Brady è stato saccheggiato; prima dell’accaduto aveva ricevuto una lettera minatoria, poche parole ma molto chiare: «La prossima volta tocca a te[25]».

    Il PCC sta lavorando costantemente per tenere i politici neozelandesi al guinzaglio: quelli che sono ancora in attività ricevono trattamenti principeschi durante i viaggi in Cina; i politici che invece sono in pensione ricevono offerte di lavoro, lautamente retribuite, nelle aziende cinesi. L’obiettivo è lo stesso: far sì che queste persone influenti rispettino le direttive del PCC, quando si tratta di influenzare la società neozelandese [26]

  • Il PCC ha nel mirino le nazioni insulari del Pacifico per il loro valore strategico.
  • Nonostante le loro dimensioni, le nazioni insulari del Pacifico hanno il valore strategico fondamentale di poter servire come basi marittime. La loro superficie totale è di soli 53.000 chilometri quadrati (20.463 miglia quadrate) rispetto alle loro zone economiche esclusive (ZEE) sull’oceano, che misurano 19.000.000.000 chilometri quadrati (7.335.941 miglia quadrate) – un’area che supera di sei volte le dimensioni delle ZEE cinesi. Lo sviluppo di maggiori legami con le nazioni insulari del Pacifico è una componente. pubblicamente riconosciuta, della strategia militare del PCC.

    Attualmente le sfere di influenza nell’area del Pacifico sono suddivise tra Stati Uniti, Giappone, Nuova Zelanda, Australia e Francia. Per sviluppare le sue capacità marittime nell’Oceano Pacifico, il PCC deve prima costruire buone relazioni con le nazioni insulari, poi spingere lentamente la presenza degli Stati Uniti. [27]

    John Henderson, un professore neozelandese, e Benjamin Reilly, un professore in Australia, hanno detto che l’obiettivo a lungo termine del PCC nella zona del Pacifico meridionale è quello di prendere il posto dell’America come superpotenza. [28] Il PCC ha investito ingenti somme di denaro in Melanesia, Micronesia e Polinesia per assistere queste nazioni insulari nella costruzione di infrastrutture. Ha promosso il turismo locale e reso disponibili piattaforme di e-business. Sta superando l’attività americana nella zona. Ben Bohane, un autore australiano, ha avvertito che l’America sta perdendo la sua influenza sull’Oceano Pacifico a favore della Cina. [29]

    Considerando la cosiddetta “assistenza finanziaria” e i massicci investimenti effettuati dal PCC, il comportamento arrogante dei suoi funzionari è un riflesso preciso del PCC stesso: si sente forte e inattaccabile; tratta le altre nazioni nello stesso modo in cui tratta il popolo cinese, che si trova sotto un controllo totalitario. L’obiettivo del PCC è di esigere obbedienza dai Paesi che ritiene inferiori. Naturalmente, non ci si può aspettare che il PCC rispetti i regolamenti e i protocolli internazionali.

    Al vertice APEC tenutosi alla fine del 2018 in Papua Nuova Guinea, il comportamento maleducato e incivile dei funzionari cinesi ha sconvolto gli addetti ai lavori e la popolazione locale. I funzionari cinesi hanno senza mezzi termini impedito ai giornalisti — compresi quelli della Papua Nuova Guinea — di intervistare i partecipanti a un incontro tra il leader cinese Xi Jinping e i leader delle nazioni insulari del Pacifico. Al contrario, hanno chiesto che tutti i giornalisti facessero riferimento ai comunicati stampa a marchio Xinhua.

    I funzionari cinesi hanno anche richiesto un incontro privato con il ministro degli esteri della Papua Nuova Guinea con l’intento di bloccare qualsiasi comunicato ufficiale che potesse mettere in cattiva luce le pratiche commerciali sleali del PCC. Poiché un incontro privato con i funzionari cinesi avrebbe influenzato la sua posizione imparziale, il ministro ha respinto la richiesta.

    Un altro esempio: i funzionari cinesi si sono messi a urlare a tutta voce durante il vertice, accusando gli altri Paesi di stare complottando contro la Cina. Un alto funzionario statunitense presente ha descritto il comportamento dei rappresentanti del PCC all’APEC come “Tantrum diplomacy”, la diplomazia del capriccio[30].

  • La trappola del debito consente al PCC di prendere il controllo delle risorse dell’Asia centrale
  • Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il PCC ha compiuto grandi sforzi per sviluppare e consolidare le sue relazioni con i Paesi dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. La strategia del PCC in Asia centrale può essere valutata da diverse angolazioni. Da un lato l’Asia centrale è una via di accesso su terra inevitabile, nel progetto di espansione cinese verso ovest. Da aggiungere che, costruendo infrastrutture per il trasporto merci in tali Paesi, la Cina può anche espandere i suoi interessi commerciali in Asia centrale. Da un altro angolo la Cina mira a prendere il controllo delle risorse naturali, tra cui carbone, petrolio, gas e metalli preziosi che si trovano in abbondanza in questi Paesi. In terzo luogo, controllando i Paesi dell’Asia centrale, geograficamente e culturalmente vicini allo Xinjiang, la Cina può rafforzare la sua stretta sulle minoranze etniche nello Xinjiang.

    Sebbene il PCC non abbia annunciato pubblicamente l’obiettivo di controllare l’Asia centrale, ha già raggiunto la posizione di attore principale nella regione. L’International Crisis Group, un think tank con sede a Bruxelles, ha pubblicato nel 2013 un rapporto in cui si afferma come la Cina stia rapidamente diventando una potenza dominante in Asia centrale, approfittando dei disordini sociali presenti nella regione.

    Di fatto Pechino considera l’Asia centrale sia come base di approvvigionamento per materie prime e risorse, che come un mercato per piazzare i suoi prodotti a basso prezzo e dalla scarsa qualità. Nel frattempo, il PCC ha messo sul piatto milioni di dollari in “investimenti” e “aiuti” in Asia centrale, in nome del mantenimento della stabilità nello Xinjiang[31].

    Una vasta rete di autostrade, ferrovie, vie aeree, infrastrutture e oleodotti ha collegato strettamente la Cina con l’Asia centrale. L’attore principale della costruzione di autostrade, ferrovie e linee di trasmissione elettrica in Asia centrale è la China Road and Bridge Corporation (CRBC) — assieme alle ditte alle quali appalta specifici lavori — che opera su alcune delle zone e terreni più pericolosi e complessi al mondo, costruendo nuove strade per il trasporto di merci cinesi verso l’Europa e il Medio Oriente, nonché verso i porti del Pakistan e dell’Iran. In appena 20 anni, tra il 1992, quando sono iniziate le relazioni diplomatiche tra la Cina i cinque Paesi dell’Asia centrale, e il 2012 il volume totale degli scambi commerciali tra la Cina e l’Asia centrale è cresciuto di oltre cento volte[32].

    In Asia centrale il PCC ha investito pesantemente in grandi progetti infrastrutturali a gestione statale. Alcuni esperti hanno si sono resi conto che tali investimenti potrebbero costituire le fondamenta per un nuovo ordine internazionale, in cui la Cina avrebbe un ruolo dominante. Da questo punto di vista, l’Asia centrale, come l’Australia, è un altro banco di prova per la rivoluzione concettuale che il PCC intende portare nella sfera dei rapporti diplomatici[33].

    Pechino tende a sostenere i leader locali nei Paesi dell’Asia centrale, autoritari e corrotti: gli investimenti sono ovviamenti benvisti e ritenuti vantaggiosi dai circoli delle élite locali. Il rapporto dell’International Crisis Group rende noto come ciascuno dei governi dell’Asia centrale sia debole, corrotto e pieno di tensioni sociali ed economiche. I grandi progetti infrastrutturali promossi da Pechino non sono legati solo a prestiti massicci, ma anche ad approvazioni e permessi ufficiali, basati su interessi acquisiti. Ciò provoca e aggrava la corruzione in questi regimi.

    In Uzbekistan, Islam Karimov, ex segretario del Partito Comunista della Repubblica Socialista Sovietica Sovietica Uzbeka in URSS, è stato presidente del Paese dal momento dell’indipendenza nel 1991 fino alla sua morte nel 2016. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’Uzbekistan è stato sotto il dominio autoritario di Karimov per un altro quarto di secolo. Nel 2005, le forze governative si sono scontrate con i manifestanti nella città orientale di Andijan, causando centinaia di morti. Il PCC si è posto come un fermo sostenitore di Karimov, sostenendo con fermezza l’Uzbekistan e gli altri paesi della regione nei loro sforzi per salvaguardare lo status quo presente nel Paese[35].

    Se sommiamo le fragili strutture economiche presenti nei Paesi dell’Asia centrale agli ingenti prestiti della Cina, il risultato è spingere questi Paesi a cadere nella trappola del debito cinese. Il Turkmenistan soffre di una grave crisi economica, con un tasso di inflazione annuale di oltre il 300%, una disoccupazione stimata superiore al 50%, gravi carenze alimentari e una corruzione dilagante. La Cina è l’unico cliente del gas turkmeno, [36] e anche il maggior creditore del suo debito estero, che si attesta sui 9 miliardi di dollari (stimato al 30% del PIL nel 2018)[37] Appare quindi probabile che il Turkmenistan non abbia potuto avere altra scelta che non sia quella di cedere i suoi giacimenti di gas naturale alla Cina, per pagare i suoi debiti [38]: ha ceduto il cuore della sua economia a Pechino.

    Il Tagikistan ha preso in prestito oltre 300 milioni di dollari dalla Cina per costruire una centrale elettrica. Incapace di pagare il suo debito, il Paese ha ceduto la proprietà di una miniera d’oro alla Cina per appianare il debito contratto[39].

    Anche l’economia kirghisa è in bilico: i grandi progetti infrastrutturali realizzati dal PCC hanno fatto cadere questo piccolo Paese nella trappola del debito. È probabile che il Paese debba destinare una parte delle sue risorse naturali per ripagare il debito. Il Kirghizistan ha anche avviato una collaborazione con Huawei e ZTE per costruire strumenti di comunicazione digitale, al fine di rafforzare il controllo governativo sulla società; Huawei e ZTE di pari passo lasciano al PCC un accesso [backdoor informatico NdT] per poter estendere la sua sorveglianza in questi Paesi[40].

    L’economia kazaka dipende dalla produzione di petrolio greggio e i proventi del petrolio in dollari statunitensi vengono utilizzati per acquistare prodotti cinesi a basso costo.Pechino ha approfittato del vuoto di potere in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica per entrare nel settore energetico kazako. Nonostante il settore petrolifero la base industriale di questa nazione è fragile: con il flusso di prodotti cinesi a basso costo l’industria manifatturiera kazaka è crollata[41].

    Un altro motivo per l’espansione del PCC in Asia centrale è quello di reprimere i dissidenti uiguri che vivono in Asia centrale. La Carta dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), firmata dalla Cina, consente di estradare i sospetti verso i Paesi membri. Un Paese membro può anche inviare i propri funzionari in un altro Paese membro per condurre un’indagine. In questo modo, il PCC estende la sua repressione degli uiguri all’estero e arresta i dissidenti uiguri che si sono rifugiati in altri Paesi[42].

  • Il PCC ha il controllo delle risorse di alcuni Stati “cardine”
  • La “Grande diplomazia della periferia” del Partito Comunista Cinese ruota attorno a specifici Paesi, considerati cardinali per la loro importanza. Questi Paesi vengono poi utilizzati come rampa di lancio per raggiungere obiettivi strategici nell’intera regione. Secondo i think tank del PCC, gli “Stati cardine” non solo hanno un notevole potere regionale ma Pechino ha la capacità di influenzarli; non hanno conflitti diretti con il PCC in termini di interessi strategici, e non condividono stretti interessi con gli Stati Uniti. Oltre all’Australia e al Kazakistan,altri esempi sono l’Iran in Medio Oriente e il Myanmar nel sud est asiatico.

    In Medio Oriente, l’Iran è il Paese a ricevere la maggior parte degli investimenti cinesi. L’Iran è un importante produttore di petrolio nella regione ed opposto ideologicamente all’Occidente a partire dalla fine degli anni ’70: è un partner economico e militare perfetto per il PCC. Pechino infatti intrattiene strette relazioni economiche e militari con l’Iran fin dagli anni ’80.

    Nel 1991, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha scoperto che il PCC aveva esportato uranio in Iran, in seguito a un accordo nucleare segreto, firmato dai due Paesi nel 1990[44]. Nel 2002, quando è venuto alla luce il progetto iraniano di arricchimento dell’uranio, le compagnie petrolifere occidentali si sono ritirate dal Paese, dando al PCC l’opportunità di capitalizzare la situazione e coltivare relazioni ancora più strette con l’Iran[45].

    Il volume degli scambi bilaterali tra il PCC e l’Iran è cresciuto in modo esponenziale tra il 1992 e il 2011, aumentando di oltre cento volte in diciassette anni, nonostante un rallentamento significativo a causa delle sanzioni internazionali sul regime iraniano[46]. Grazie all’assistenza del PCC, l’Iran è stato in grado di superare l’isolamento internazionale impostogli e di sviluppare un ampio arsenale di missili balistici a breve e medio raggio. Il PCC ha rifornito l’Iran di mine navali e altri mezzi di attacco rapido, aiutando la Repubblica islamica a creare un progetto segreto di armi chimiche[47].

    Un altro “cardine” utilizzato dal PCC è il Myanmar, paese limitrofo con una lunga fascia costiera, il che fornisce un accesso strategico all’Oceano Indiano. Il PCC considera l’apertura di un canale Cina-Myanmar come un passo strategico per ridurre al minimo l’attuale dipendenza dallo Stretto di Malacca[48]. Come l’Iran anche il Myanmar si è ritrovato isolato dalla comunità internazionale, la causa è lo scarso rispetto dei diritti umani da parte del governo militare birmano: il movimento democratico del 1988 venne infatti schiacciato con la forza militare. L’anno successivo, a Pechino, dell’esercito aprì il fuoco sui dimostranti a favore della democrazia, in piazza Tienanmen.

    I due governi autoritari, entrambi condannati dalla comunità internazionale, hanno trovato un terreno in comune e da allora hanno goduto di strette relazioni diplomatiche. Nell’ottobre 1989 Than Shwe — capo di Stato del Myanmar dal 1992 al 2011 — è dietro un accordo con la Cina per una partita di armamenti pari a 1,4 miliardi di dollari[49]. Gli affari proseguono negli anni ’90: aerei da combattimento, navi pattuglia, carri armati, veicoli per il trasporto di truppe, mezzi antiaerei e missili[50] Il sostegno militare, politico ed economico del PCC era di fatto l’ancora di salvezza della giunta militare birmana, nella sua lotta per la sopravvivenza[51].

    Nel 2013 il PCC ha investito 5 miliardi di dollari per acquistare il greggio proveniente dal Myanmar e per realizzare un gasdotto volto a passare tra i due Paesi: un importante condotto strategico cinese per l’importazione di petrolio e gas naturale; sebbene abbia incontrato una forte opposizione popolare in Myanmar, nel 2017 è entrato in funzione con l’appoggio del PCC. Investimenti simili includono la diga di Myitsone (attualmente sospesa a causa dell’opposizione locale) e la miniera di rame a Letpadaung. Nel 2017, il commercio bilaterale tra Cina e Myanmar è stato di 13,54 miliardi di dollari. Il PCC sta attualmente progettando di creare un corridoio economico Cina-Myanmar, mantenendo il controllo del 70% delle quote. Il corridoio economico dovrebbe includere un porto per l’accesso commerciale all’Oceano Indiano [53] e un’area industriale nella zona economica speciale di Kyaukpyu[54].

    c. Divide et impera in Europa per creare una spaccatura con gli Stati Uniti.

    Durante la Guerra fredda l’Europa si trovava al centro del confronto tra il Mondo libero e la fazione dei Paesi sotto lo Spettro del Comunismo. L’America e le nazioni dell’Europa occidentale mantennero una stretta alleanza attraverso l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, meglio conosciuta come NATO. Dopo la fine ufficiale della Guerra fredda, il ruolo dell’Europa come attore di importanza economica e politica iniziò a declinare.

    Per poter creare un’apertura tra l’Europa e gli Stati Uniti, nella quale incunearsi, il PCC ha adottato la classica strategia divide et impera, adattandola alle condizioni locali, così da sviluppare gradualmente la propria influenza in Europa. Negli ultimi anni, le differenze tra l’Europa e gli Stati Uniti su molte questioni importanti sono diventate sempre più evidenti. Le attività del PCC hanno svolto un certo ruolo in questo senso.

    Dopo la crisi finanziaria del 2008 il PCC ha sfruttato il disperato bisogno di investimenti esteri di cui alcuni Paesi europei necessitavano; ingenti somme di denaro sono piovute dalla Cina, in cambio di alcuni compromessi: questioni che riguardano il diritto internazionale e i diritti umani. I principali Paesi sono stati Grecia, Spagna, Portogallo e Ungheria. Il PCC ha utilizzato questo metodo per creare ed allargare le spaccature tra i Paesi europei, raccogliendone poi i frutti.

    Dopo la crisi del debito sovrano in Grecia il PCC ha deciso di investire massicciamente in quel Paese: denaro in cambio di influenza politica. La Grecia è diventata una delle aperture principali utilizzate dal PCC per aumentare la propria influenza in Europa, nel giro di pochi anni il PCC ha ottenuto una concessione commerciale per utilizzare due terminal presso il porto del Pireo, il più grande porto greco, per ben 35 anni; oltre a questo ha rilevato il principale punto di trasbordo del porto.

    Nel maggio 2017 la Cina e la Grecia hanno firmato un accordo triennale che comprende ferrovie, porti, costruzione di reti aeroportuali, reti elettriche ed investimenti in centrali elettriche. L’investimento del PCC ha già avuto un ritorno politico[55]: come membro dell’Unione Europea la Grecia si è ripetutamente opposta alle proposte dell’UE che criticano le politiche del regime cinese e la situazione dei diritti umani. Molte dichiarazioni ufficiali dell’UE in questa direzioni sono rimaste sulla carta e non si sono concretizzate a causa della Grecia. Nell’agosto 2017 un editoriale pubblicato sul New York Times considerava che «la Grecia ha ceduto alle lusinghe della Cina, il corteggiatore più focoso e ambizioso da un punto di vista geopolitico[56]».

    Nel 2012, il regime della PCC ha avviato un accordo di cooperazione con sedici paesi dell’Europa centrale e orientale denominato “16+1”. L’Ungheria non solo è stato il primo Paese ad aderire a tale accordo ma anche il primo ad entrare nell’One Belt, One Road con la Cina. Nel 2017 il volume degli scambi bilaterali tra la Cina e l’Ungheria ha superato i 10 miliardi di dollari. Come la Grecia, l’Ungheria si è più volte opposta alle critiche dell’UE sulle violazioni dei diritti umani da parte del PCC[57]. Altro esempio: Il presidente della Repubblica Ceca ha assunto un ricco uomo d’affari cinese come suo consigliere personale e ha mantenuto le distanze dal Dalai Lama[58].

    Dei sedici Paesi inclusi nell’accordo di cooperazione, undici fanno parte dell’UE, gli altri cinque no. Con questa mossa il PCC ha mostrato un nuovo modello di cooperazione regionale: l’intento è di dividere l’Unione europea. Da ricordare che tra i sedici Paesi coinvolti molti sono hanno un passato socialista o una storia di dominio comunista: hanno quindi conservato molte tracce ideologiche e strutturali dello Spettro del Comunismo. In una certa misura, conformarsi alle richieste del PCC viene loro naturale.

    Ci sono molti piccoli Paesi di piccole dimensioni in Europa, ed è difficile per uno qualsiasi di esso poter riuscire a competere con il PCC. Il PCC ne è ben consapevole ed è per questo che è costantemente al lavoro per gestire ogni Paese europeo individualmente, costringendolo a rimanere in silenzio sulle violazioni dei diritti umani e sulla perniciosa politica estera cinese. L’esempio più tipico è la Norvegia: nel 2010 il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la pace a un dissidente cinese che si trovava in carcere. Il PCC si è rapidamente vendicato creando vari ostacoli economici e diplomatici, il più chiaro quello di vietare alla Norvegia di esportare salmone in Cina. Sei anni dopo, le relazioni tra i due Paesi si sono “normalizzate”; la Norvegia è rimasta in silenzio sulle questioni relative ai diritti umani in Cina[59].

    Anche le potenze tradizionali dell’Europa occidentale hanno risentito della crescente influenza del PCC.

    • Germania: gli investimenti diretti cinesi in Germania sono aumentati notevolmente a partire dal 2010; nel 2016 e nel 2017 la Cina è stata il principale partner commerciale della Germania. Nel 2016, cinquantasei società tedesche sono state acquisite da società di investimento con base in Cina o a Hong Kong, il conto totale ha raggiunto gli 11 miliardi di euro. Queste fusioni e acquisizioni hanno permesso alle società cinesi di entrare rapidamente nel mercato europeo e di acquisire le tecnologie avanzate e l’influenza di ogni brand delle aziende occidentali[60]. La Hoover Institution, in un rapporto del 2018, ha considerato questo giro di investimenti come un “armamento” del PCC[61]. La città industriale di Duisburg, nella Germania occidentale, è diventata il punto di transito europeo per la One Belt One Road. Ogni settimana, trenta treni merci cinesi arrivano in città, dove vengono poi smistati in altri Paesi. Il sindaco di Duisburg ha detto che la sua è la «città cinese» della Germania[62].
    • Francia: nel mantenere rapporti con la Francia, il PCC ha utilizzato da tempo la strategia definita “diplomazia delle transazioni”: nel 1999 quando Jiang Zemin era a capo del regime cinese, si recò in Francia e firmò per ufficializzare un contratto di 15 miliardi di franchi di allora (circa 2.5 miliardi di dollari di oggi) per l’acquisto di quasi trenta aerei Airbus. Il governo francese è stato poi uno dei sostenitori dell’ingresso della Cina nell’OMC. Dopo il massacro di Piazza Tienanmen, la Francia è stato il primo Paese occidentale a stabilire una partnership strategica globale con la Cina. Il presidente francese dell’epoca è stato il primo in Occidente a opporsi alle critiche alla Cina alla Conferenza di Ginevra sui diritti umani, il primo a sostenere con forza la revoca dell’embargo sulle armi dell’UE nei confronti della Cina e il primo capo di un governo occidentale ad aver elogiato pubblicamente il PCC. Come nota di contorno, il PCC ha istituito settimane della cultura cinese su larga scala in Francia, come mezzo per promuovere l’ideologia comunista, nascosta dietro le spoglie di eventi culturali[64].
    • Regno Unito: tradizionalmente una delle principali potenze europee, il Regno Unito è non solo tra i più importanti alleati degli Stati Uniti, ma anche anche uno degli obiettivi più preziosi per il PCC. Il 15 settembre 2016 il governo britannico ha ufficialmente approvato l’avvio di un progetto per l’energia nucleare denominato Hinkley Point C, una joint venture tra la Cina e un consorzio francese. Il luogo scelto è nel Somerset, nel sud-ovest dell’Inghilterra, avrà una capacità di circa 3.200 megawatt.

    Il progetto è stato severamente criticato da esperti in materia — ingegneri, fisici, ambientalisti, studiosa di Cina e analisti d’impresa — per gli enormi pericoli per la sicurezza nazionale britannica. Nick Timothy, ex capo del personale del Primo ministro Theresa May, non è rimasto in silenzio sulla situazione, sostenendo pubblicamente che gli esperti di sicurezza «sono preoccupati che i cinesi possano sfruttare il loro ruolo [nella politica inglese] per indebolire il sistema informatico nazionale, arrivando a poter fermare la produzione di energia britannica a loro piacimento[65]». The Guardian ha definito l’accordo dietro Hinkley Point C, che sarà la centrale nucleare più costosa del mondo, come «un terribile accordo»[66].

    Come in altre parti del mondo, i metodi utilizzati dal regime cinese per espandere la propria influenza in Europa sono molteplici e pervasivi; tra di essi troviamo: acquisire la proprietà di aziende europee che operano nel settore tecnologico; controllare il pacchetto azionario delle società che gestiscono importanti porti marittimi; usare tangenti e corrompere i politici in pensione affinché sostengano le strategie del PCC; convincere i sinologi a cantare le lodi del PCC; infiltrarsi nelle università, nei think tank e negli istituti di ricerca. L’edizione in lingua inglese del China Daily, quotidiano in lingua cinese controllato dal PCC, ha un inserto mensile all’interno del quotidiano britannico The Daily Telegraph — articoli che abbelliscono il regime cinese — per i quali Pechino paga il Daily Telegraph fino a 750.000 sterline all’anno [68].

    Le attività del PCC in Europa hanno suscitato grande preoccupazione tra gli esperti: l’Istituto europeo di politica pubblica (GPPI), uno dei principali think tank europei, ha pubblicato nel 2018 un rapporto in cui sono state esposte le attività di infiltrazione del PCC in Europa.

    Nel documento si descrive come la Cina abbia a disposizione una serie di strumenti per influenzare, in modo esplicito o meno, i Paesi europei. Tali strumenti vengono utilizzati principalmente in tre ambiti: le élite politiche ed economiche; i media e l’opinione pubblica; la società civile e il mondo accademico. Per poter espandere la propria influenza politica la Cina sfrutta l’apertura unilaterale dell’UE: le porte d’ingresso dell’Europa sono spalancate, mentre la Cina fa di tutto per limitare rigorosamente l’ingresso di idee, personalità e capitali stranieri.

    Gli effetti di queste relazioni politiche asimmetriche cominciano a farsi sentire: gli Stati europei tendono sempre più spesso ad adeguare le loro politiche in funzione di quella che viene chiamata “obbedienza preventiva”, così da ottenere favori da Pechino. Le élite politiche all’interno dell’Unione europea, e quelle che vi orbitano attorno, hanno abbracciato la retorica e gli interessi cinesi, anche quando sono in contrasto con gli interessi nazionali e/o europei. L’unità dell’UE ha sofferto a causa della strategia della divisione cinese, specialmente per quanto riguarda la protezione e la proiezione dei valori liberali e dei diritti umani. Pechino beneficia anche dei “servizi volontari” di coloro che, all’interno delle classi politiche e professionali europee, sono ben contenti di promuovere gli interessi cinesi. Non si tratta solo di avere Pechino che lavora per mettere da parte del capitale politico da poter spendere in Europa, ci sono anche molte realtà europee che corteggiano Pechino, cercano di attrarre i capitali cinesi e di far aumentare il proprio peso politico nella comunità internazionale[69].

    Oltre alle infiltrazioni politiche, economiche e culturali in Europa, il PCC si è anche impegnato in varie forme di spionaggio. Il 22 ottobre 2018, il quotidiano francese Le Figaro metteva in prima pagina un articolo dal titolo Le rivelazioni di Le Figaro sul programma di spionaggio cinese che punta alla Francia. Attraverso una serie di inchieste speciali, il giornale francese ha portato alla luce le varie attività di spionaggio compiute dal PCC in Francia. Di particolare rilevanza l’utilizzo di social network a livello aziendale — in primis LinkedIn — per avvicinare e reclutare cittadini francesi, così che potessero fornire informazioni al PCC; lo scopo finale è sempre quello di infiltrarsi nei settori strategici del Paese, come la politica e l’economia, così che il PCC possa venire in possesso di informazioni preziose per comprendere l’andamento della società francese.

    Le Figaro conclude la serie di inchieste con la considerazione che tali casi siano solo la punta dell’iceberg delle operazioni di spionaggio cinesi in Francia[70]. Lo scopo del CCP è semplice: mettere le mani su grandi quantità di informazioni riservate e sensibili sul funzionamento dello Stato francese. Analoghe attività di spionaggio hanno avuto luogo anche in Germania[71].

    d. Il PCC esporta il suo “modello cinese” per colonizzare l’Africa

    Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Africa entrò nel processo di decolonizzazione, con i Paesi africani che arrivarono ad ottenere l’indipendenza. Il Continente Nero perso perse gradualmente l’interesse dell’Occidente, in particolar modo dopo che tecnologia e capitali iniziarono a muoversi in direzione della Cina. Il cerchio si chiude quando il PCC, rafforzato dai trasferimenti conoscenze e investimenti provenienti dall’Occidente, inizia a invadere poco alla volta l’Africa: il PCC ha sostituito i Paesi occidentali ed è riuscito ad infiltrarsi nella società, nelle istituzioni politiche, e nei meccanismo economici dei Paesi africani. Da un lato il PCC ha corteggiato gli Stati africani: sventolando la bandiera dell’aiuto per lo sviluppo economico, ha creato un fronte unito contro gli Stati Uniti e gli altri Paesi liberi all’interno delle Nazioni Unite. D’altra parte ha messo in moto la corruzione e gli aiuti militari: il PCC ha manipolato senza sosta i governi africani e i gruppi di opposizione, controllando gli affari dei Paesi africani e imponendo loro il modello cinese.

    Dal 2001 al 2010 la banca Export-Import Bank of China — una delle principali istituzioni finanziarie cinesi, controllata dal PCC — ha emesso 62,7 miliardi di dollari in prestiti, diretti ai Paesi africani. I tassi di interesse su questi prestiti erano relativamente bassi e, in superficie, non erano accompagnati da richieste di natura politica. I prestiti richiedevano però l’accesso alle risorse naturali come garanzia: il PCC ha così ottenuto il diritto “legale” di poter sfruttare le ricchezze dei Paesi africani.

    Nel 2003 la Export-Import Bank of China concesse un prestito all’Angola, richiedendo e ottenendo come garanzia lo sfruttamento del petrolio greggio del Paese: questo approccio è conosciuto come il cosiddetto “Modello Angola”, funziona come segue: «[Sul posto] arrivano operai cinesi, installano trivelle cinesi per pompare il petrolio in un oleodotto cinese, sorvegliato da guardie cinesi; il petrolio viaggia verso un porto, il terminal è stato costruito dai cinesi, dove viene caricato su cargo cinesi, diretto in Cina. Sono cinesi le persone che armano quei governi [africani] che poi commettono crimini contro l’umanità; e sono cinesi cinesi le persone che proteggono quello stesso governo, davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU[72]».

    Nel 2016, la Cina è diventata il principale partner commerciale e investitore diretto estero in Africa[73]. Nel Continente nero, il modello di gestione del PCC è stato duramente criticato: salari bassi, condizioni di lavoro pericolose, prodotti scadenti, edifici tirati su con materiali inadatti, alti livelli di inquinamento ambientale, numerosi casi corruzione tra i funzionari governativi. Non deve sorprendere che la presenza cinese in Africa — soprattutto in ambito minerario — abbia incontrato le proteste delle popolazioni locali.

    Michael Sata, ex presidente dello Zambia, durante la campagna presidenziale nel 2007 ha detto: «I cinesi se ne devono andare, rivogliamo i governanti coloniali di un tempo. Sì, gli europei hanno sfruttato le nostre risorse naturali, ma almeno si sono presi cura di noi. Hanno costruito scuole, ci hanno insegnato la loro lingua e ci hanno portato la civiltà britannica. Il Capitalismo occidentale ha perlomeno un volto umano; i cinesi sono qui solo per dissanguarci»[74]. In Zambia, l’influenza cinese si vede ovunque. Sata non ha avuto altra scelta se non quella di fare accordi con il PCC. Una volta preso il potere, ha incontrato immediatamente l’ambasciatore cinese e nel 2013 ha visitato la Cina.

    Il Sudan è stata una delle prime basi che il PCC ha stabilito in Africa e, negli ultimi vent’anni, gli investimenti del PCC nel Paese sono cresciuti in modo esponenziale. Oltre alle abbondanti riserve di petrolio, la posizione strategica del Sudan nel Mar Rosso è considerata vitale per i piani del PCC. Negli anni ’90, quando il Sudan fu isolato dalla comunità internazionale a causa del suo sostegno al terrorismo e all’Islam radicale, il PCC ne approfittò per diventare rapidamente il principale partner commerciale del Sudan, acquistando la maggior parte del petrolio esportato. Gli investimenti del PCC hanno aiutato il regime totalitario di Bashir, non solo a sopravvivere ma anche a svilupparsi, nonostante le limitazioni imposte dall’Occidente. L’esercito cinese ha anche rifornito di armamenti il Sudan durante questo periodo, facilitando indirettamente il genocidio del Darfur in Sudan all’inizio del XXI secolo.

    Nella comunità internazionale, il PCC ha svolto un ruolo bifronte: da un lato la Cina ha inviato una squadra di peacekeeping, tramite le Nazioni Unite, per mediare il conflitto in Sudan. Dall’altro lato Pechino ha invitato apertamente il presidente sudanese — un criminale ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità — in visita in Cina; Pechino ha dichiarato ufficialmente che che, indipendentemente da come è cambiato il mondo, indipendentemente dalla situazione in Sudan, la Cina sarà sempre a fianco del Sudan[77].

    Il PCC non si risparmia nel corteggiare i Paesi in via di sviluppo. Nel 2000 il regime cinese ha istituito il Forum sulla cooperazione Cina-Africa. Durante i forum successivi, che si sono svolti in momenti importanti, i leader del PCC hanno gettato denaro in Africa. Nel 2000, durante l’incontro inaugurale a Pechino, Jiang Zemin ha annunciato una riduzione del debito di 10 miliardi di yuan [circa 1.5 miliardi di dollari NdT] per i Paesi africani in condizioni di povertà. Nel 2006, il PCC ha annunciato nuovamente la riduzione del debito per i Paesi africani con i quali aveva relazioni diplomatiche[78], e ha anche promesso 10 miliardi di dollari in finanziamenti, crediti, borse di studio e vari progetti di aiuto.

    Nel 2015, durante il forum tenutosi a Johannesburg in Sudafrica, il PCC ha annunciato che avrebbe fornito capitali per 60 miliardi di dollari per realizzare dieci progetti di cooperazione tra la Cina e i Paesi africani. Il 28 agosto 2018, il viceministro del commercio del PCC ha osservato che «il 97% dei prodotti [che importiamo] dai 33 Paesi africani meno sviluppati hanno tariffe zero». Il 3 settembre 2018, durante il China-Africa Cooperation Forum tenutosi a Pechino, il PCC si è nuovamente impegnato a fornire all’Africa 60 miliardi di dollari in aiuti senza vincoli, e a fornire prestiti senza interessi. Allo stesso tempo, il PCC ha promesso che, per i paesi africani con relazioni diplomatiche con il PCC, avrebbe cancellato i debiti inter-governativi maturati alla fine del 2018. [81]

    Dopo diversi decenni di sforzi minuziosi il PCC ha acquisito il controllo dell’economia africana. Usando incentivi economici, ha di fatto comprato molti governi africani, di modo che eseguano le istruzioni di Pechino. La comunità internazionale si è resa conto che il regime cinese sia vicino a conquistare l’Africa, e che la stia usando come palcoscenico per promuovere e sostenere il “modello di sviluppo” del PCC. Un esperto dell’establishment del regime cinese ha messo in chiaro la situazione: «I progressi della Cina negli ultimi quarant’anni hanno dimostrato che non c’è bisogno di fare quello che l’Occidente ha fatto, per avere successo. La storia non è ancora finita. L’impatto sull’Africa è al di là di quanto si possa immaginare[82]».

    Meles Zanawi, ex Primo ministro dell’Etiopia, ha seguito l’esempio cinese e ha messo in pratica un piano quinquennale; anche il tipo di organizzazione e struttura del partito al potere nel Paese africano — il Fronte Democratico Rivoluzionario Democratico Popolare Etiope (EPRDF) — erano ricalcati dal PCC. Secondo una fonte anonima all’interno del Ministero degli Esteri cinese molti funzionari di alto livello dell’EPRDP hanno ricevuto una formazione specifica in Cina, allo stesso modo i loro figli sono andati a scuola in Cina. Chi lavorava per l’EPRDP doveva leggere e accettare quanto scritto da Mao Zedong[83].

    Marzo 2013: in occasione del vertice BRICS (Brasile, Russia, India, India, Cina, Sudafrica), il Primo ministro etiope ha dichiarato che la Cina è sia un partner commerciale che un modello di sviluppo per il suo Paese. Oggi, l’Etiopia è infatti chiamata la “Nuova Cina” in Africa. Il controllo della popolazione, la censura su Internet, la natura totalitaria del governo, le restrizioni sull’operato dei media sono tutti elementi comuni a quanto accade in Cina[84].

    L’Etiopia non è l’unico esempio. Nel 2018, il Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del PCC ha tenuto due vertici nella stessa città (Shenzhen, Provincia di Guangdong). Uno rivolto ai giovani africani — il China-Africa Young Leaders Forum — l’altro alle realtà politiche affini al PCC presenti in Sudamerica — il China-Latin America Political Parties Forum. Lo scopo era formare i dirigenti e funzionari governativi delle rispettive aree.

    Yun Sun è una ricercatrice politica che dirige il programma di studio sulla Cina presso lo Stimson Center di Washington; per lei quel tipo di formazione politica ha lo scopo di esportare il modello cinese nei Paesi in via di sviluppo:

    «La formazione politica organizzata ed eseguita dal PCC ha tre obiettivi. Il primo è di legittimare il regime comunista in Cina davanti alla comunità internazionale: il PCC intende veicolare il messaggio che la Cina è un successo e che si può applicare lo stesso metodo nei Paesi in via di sviluppo. Il secondo è di esportare il suo costrutto ideologico: il PCC promuove le “esperienze positive” e le “idee per governare il Paese”, senza dichiarare esplicitamente di voler “esportare la rivoluzione”. Il terzo obiettivo è quello di rafforzare gli scambi commerciali tra la Cina e i Paesi africani[85].

    e. L’avanzata del PCC in Sudamerica, invade il “cortile di casa” degli Stati Uniti

    Geograficamente vicina agli Stati Uniti, l’America Latina si trova storicamente nella sfera di influenza degli Stati Uniti. Nonostante la presenza di regimi socialisti apparsi in America Latina, quando le ondate del Comunismo si abbattevano sul mondo durante la metà del XX secolo, le influenze esterne non hanno mai rappresentato una minaccia per gli Stati Uniti.

    Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il PCC rivolse la sua attenzione ai Paesi sudamericani. Sventolando la bandiera della “cooperazione Sud-Sud”, secondo la definizione dell’ONU, il PCC iniziò a infiltrarsi nella regione, penetrando in settori come l’economia, il commercio, l’esercito, la diplomazia, la cultura. I governi di molti Paesi latinoamericani, come Venezuela, Cuba, Ecuador e Bolivia, erano già ostili nei confronti dell’America: il PCC si è servito di questi sentimenti di odio quando ha esteso i suoi tentacoli oltreoceano, aggravando ulteriormente le tensioni di queste nazioni con l’America e rafforzando la loro posizione antiamericana.

    Da un lato, il PCC intendeva indebolire i legami che gli Stati Uniti aveva stabilito nella regione e i benefici che ne derivavano. Dall’altro lato, il PCC intendeva muoversi liberamente nel “cortile di casa” degli USA così da sostenere i regimi socialisti in America Latina e gettare le basi per un confronto a lungo termine con gli Stati Uniti. L’infiltrazione e l’influenza del PCC in America Latina hanno superato di gran lunga quanto realizzato in passato dall’Unione Sovietica nella regione, vediamo come.

    – Il PCC ha usato accordi commerciali e investimenti diretti per espandere la sua influenza in America Latina: secondo un rapporto della Brookings Institution — un think tank con sede negli Stati Uniti — nel 2000 il volume degli scambi commerciali tra Cina e Paesi dell’America Latina ammontava a soli 12 miliardi di dollari; nel 2013 era salito a circa 260 miliardi di dollari, si tratta di un aumento di oltre venti volte. Prima del 2008 i prestiti concessi dalla Cina non superavano il miliardo di dollari; nel 2010 avevano toccato i 37 miliardi di dollari[86]. Dal 2005 al 2016, la Cina si è impegnata a concedere prestiti per 141 miliardi di dollari ai paesi dell’America Latina.

    Oggi, i prestiti dalla Cina hanno superato quelli della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo messi insieme. Il PCC ha promesso che entro il 2025 fornirà all’America Latina 250 miliardi di dollari di investimenti diretti e che il commercio bilaterale tra Cina e America Latina raggiungerà i 500 miliardi di dollari. L’America Latina è attualmente il secondo obiettivo di investimento della Cina, subito dopo i Paesi asiatici.

    Per molti Paesi sudamericani, la Cina domina il commercio estero. Nelle tre maggiori economie dell’America Latina — Brasile, Cile e Perù — la Cina è il principale partner commerciale, mentre in Argentina, Costa Rica e Cuba è al secondo posto. Con la costruzione di autostrade in Ecuador, progetti portuali a Panama e un progetto per l’installazione di una reti in fibra ottica dal Cile alla Cina, l’influenza del PCC in tutta l’America Latina è ormai evidente[87].

    Sempre in ambito commerciale il PCC ha spinto le aziende statali a entrare in America Latina per controllare risorse naturali strategiche. Alcuni esempi sono gli investimenti del gruppo Baosteel in Brasile, e il controllo del gruppo Shougang sulle miniere di ferro in Perù. Il PCC ha anche mostrato grande interesse per il petrolio dell’Ecuador e per le miniere d’oro e le riserve di petrolio del Venezuela.

    Il PCC investe massicciamente anche nelle infrastrutture: in Argentina il PCC ha promesso di investire 25 milioni di dollari per le aree portuali e 250 milioni di dollari in una rete di autostrade che dovrebbero collegare l’Argentina al Cile[88].

    – Il PCC si è infiltrato nel comparto militare dei Paesi Sudamericani: Jordan Wilson è un ricercatore presso la U.S.S.-China Economic and Security Review Commission; durante le sue ricerche ha scoperto che in Sudamerica il PCC è passato dall’attuare vendite militari di basso livello, prima del 2000, a quelle considerate di alto livello, raggiungendo 100 milioni di dollari di esportazioni nel 2010. In particolar modo dopo il 2004, le esportazioni militari dal PCC verso l’America Latina sono aumentate notevolmente. I destinatari erano tutti regimi anti-americani, come il Venezuela. Allo stesso tempo, c’è stato anche un aumento dell’impegno militare, nell’istruzione e formazione e nelle esercitazioni militari congiunte[89].

    Al vertice bilaterale Cina-Argentina tenutosi a Pechino nel 2015 è stata discussa una nuova fase di cooperazione militare tra i due Paesi. Ciò include la realizzazione della prima stazione di controllo e di localizzazione spaziale del PCC nell’emisfero meridionale, all’interno dei confini dell’Argentina. È stata inoltre inclusa la vendita all’Argentina di aerei da combattimento di fabbricazione cinese, per un valore totale compreso tra i 500 milioni e 1 miliardo di dollari, superando le esportazioni totali di armi del PCC di 130 milioni di dollari nel 2014 nella regione dell’America Latina.

    – Il PCC sta mantenendo e rafforzando rapidamente i legami con l’America Latina in tutte le dimensioni diplomatiche, economiche, culturali e militari. Nel 2015 il PCC ha aggiornato i requisiti delineati in della Difesa «assegnando specificamente al PLA [l’Esercito di liberazione del popolo, l’esercito del PCC] di partecipare attivamente alla cooperazione regionale e internazionale in materia di sicurezza e garantire efficacemente gli interessi della Cina all’estero[90]».

    – Il PCC attua pressioni diplomatiche sui Paesi sudamericani: Panama, Dominica ed El Salvador hanno interrotto “volontariamente” i legami diplomatici con la Repubblica Popolare Cinese (Taiwan) per abbracciare invece la Repubblica Popolare Comunista Cinese.

    Giugno 2017: Panama ha annunciato di aver stabilito relazioni con la Repubblica Popolare Cinese e, allo stesso tempo, di aver chiuso la porta della diplomazia con Taiwan, dopo oltre un secolo. Appena tre anni prima, il PCC aveva iniziato a predisporre investimenti nelle infrastrutture panamensi — porti, ferrovie e autostrade — per un totale di circa 24 miliardi di dollari. La Cina ha poi acquisito il controllo di entrambe le estremità del Canale di Panama, che è di grande importanza strategica internazionale.

    – Il PCC ha investito quasi 30 miliardi di dollari nel porto La Union, che si trova a El Salvador. Nel luglio 2018, in una intervista con il giornale El Diario De Hoy, l’ambasciatore degli Stati Uniti in El Salvador, Jean Manes, metteva in guardia il Paese: l’investimento cinese sul porto era da considerare una strategia militare e meritava un’attenzione particolare[92].

    – Il PCC si è infiltrato nella cultura dei Paesi sudamericani: sul fronte culturale il PCC ha aperto ben trentanove Istituti Confucio in America Latina e nei Caraibi, arrivando a oltre 50.000 iscrizioni[93]. Gli Istituti Confucio sono considerati da vari Paesi come istituzioni culturali di facciata, utilizzate dal PCC per portare avanti azioni di spionaggio, e per diffondere la cultura dello Spettro del Comunismo e l’ideologia del PCC, sotto le spoglie della cultura tradizionale cinese.

    L’espansione e l’infiltrazione del regime del PCC in America Latina è una grave minaccia per gli Stati Uniti. Il PCC attua pressioni sui Paesi sudamericani tramite promesse di accedere al mercato cinese e crea un circolo vizioso che rende dipendenti dagli investimenti economici e dagli aiuti militari: l’obiettivo è influenzare le politiche dei governi latinoamericani, così da attirarli nella propria sfera di influenza e di contrapporli agli Stati Uniti.

    I canali, i porti, le ferrovie e gli impianti di comunicazione che il PCC costruisce sono tutti strumenti necessari per il controllo di questi Paesi, che saranno utilizzati in futuro per espandere e stabilire la sua egemonia globale.

    f. La Cina comunista non nasconde le sue ambizioni militari

    Al 2018 Zhuhai Airshow in Cina, il debutto del drone CH-7 Rainbow ha attirato l’attenzione degli esperti militari: è apparso evidente come la Cina abbia raggiunto un alto livello tecnologico nello sviluppo di droni armati. Il modello CH-4 Rainbow era stato acquistato da Giordania, Iraq, Turkmenistan e Pakistan: Paesi che non potevano acquistare droni militari dagli Stati Uniti. Il modello CH-7 Rainbow, per certi versi, si propone come concorrente dell’X-47 — il top di gamma dagli Stati Uniti — con un equipaggiamento molto simile. Durante il debutto del CH-7 all’Airshow del 2018 c’è chi ha osservato che il drone non fosse stato ancora testato dal PLA[95]. Nel video di promozione si vedeva una simulazione: droni cinese che affrontano un nemico; era chiaro che si trattava dell’esercito statunitense. Queste mosse mostrano chiaramente l’ambizione della Cina di voler sfidare gli Stati Uniti e il ruolo che svolgono nella comunità internazionale.

    Negli ultimi anni, man mano che la potenza militare cinese si è sviluppata, le ambizioni del PCC non sono passate inosservate. Le navi cinesi hanno seguito e disturbato le operazioni di ri routine di una nave di sorveglianza statunitense (la USNS Impeccable) nel Mar Cinese Meridionale, mentre si trovava in acque internazionali[97].

    Un incidente simile si è verificato più tardi nelle acque internazionali del Mar Giallo. Navi cinesi si sono ripetutamente avvicinate alla USNS Victorious: giunte a circa 30 metri hanno costretto la nave americana a una pericolosa e improvvisa fermata improvvisa. Un altro incidente si è avuto nel settembre 2018, quando una nave da guerra cinese si è avvicinata in maniera aggressiva alla USS Decatur, a 45 metri dalla prua la Decatur è stata costretta a muoversi rapidamente per evitare una collisione[99].

    Il regime del PCC ha messo in chiaro le sue ambizioni militari molto tempo fa. La sua strategia è quella di passare dall’essere una potenza terrestre a una superpotenza marittima, per poi stabilire un’egemonia sia sulla terraferma che negli oceani. Nel 1980 la strategia di Pechino era quella di attuare una “difesa attiva”, con l’obiettivo di mantenere i propri confini intatti: all’epoca, il suo principale avversario era l’esercito sovietico. A partire dal 2013 la strategia è molto diversa, Pechino considera «attaccare in modo mirato come un importante atto di difesa attiva [100]».

    Nel 2015 uno degli autori del libro Unrestricted Warfare: Cina Master Plan to Destroy America [versione italiana: Guerra senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione] ha dichiarato che: «La strategia della One Belt, One Road richiede che l’esercito abbia la capacità di agire ovunque»; «Le forze terrestri cinesi devono fare un balzo in avanti e cambiare completamente»; «Gli interessi nazionali [cinesi] vanno di pari passo con One Belt, One Road e sono un enorme incentivo per l’esercito cinese affinché possa riformarsi». Appare chiaro l’obiettivo di Pechino di diventare una superpotenza terrestre.

    Ogni anno Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti pubblica un rapporto diretto al Congresso. Nel 2018 il Dipartimento avvertiva che: «L’enfasi che la Cina [pone] sui mari e l’attenzione alle missioni a tutela dei suoi interessi oltreoceano, hanno spinto sempre più spesso il PLA oltre i confini cinesi. La marina cinese ha spostato la sua attenzione dalla “difesa delle acque offshore” a un mix di “difesa delle acque offshore e protezione in mare aperto”, il che riflette l’interesse crescente dei piani alti per avere una base operativa più ampia.

    La strategia militare della Cina e la riforma in corso del PLA riflettono il cambiamento di priorità, storicamente incentrata sulle azioni terrestri. Allo stesso modo, i riferimenti alla cosiddetta strategia del “forward edge defense” [vantaggio della difesa] per allontanare i potenziali conflitti dal territorio cinese, suggeriscono che gli strateghi militari cinesi prevedono di arrivare a operare in modo sempre più globale[102]».

    L’obiettivo della Cina è quello di entrare in azione all’interno dei confini della prima catena di isole — dalle isole Kuril a nord alle isole di Taiwan e del Borneo a sud — per dirigersi verso le acque aperte dell’oceano Pacifico e dell’oceano Indiano. La catena circonda il Mar Giallo, il Mar Cinese Orientale e l’Oceano Pacifico occidentale.

    La Cina ha costruito isole e isolotti artificiali nel Mar Cinese Meridionale per scopi militari: ci sono aeroporti, aerei a terra e missili. Attualmente tre di questi isolotti sono strategicamente importanti: Fiery Cross Reef, Subi Reef e Mischief Reef, sono stati fortificati con missili terra-aria e campi d’aviazione. Le isole sono essenzialmente parcheggi per le portaerei, che possono essere utilizzati in caso di conflitto militare. A livello strategico, la marina cinese è in grado di superare i confini della prima catena di isole e ha la capacità di combattere in mare aperto.

    Steve Bannon, ex capo stratega della Casa Bianca, ha detto in diverse occasioni che un conflitto militare tra Cina e Stati Uniti è solo questione di tempo, «Andremo in guerra nel Mar Cinese Meridionale tra cinque o dieci anni», ha detto nel marzo 2016. «Non ci sono dubbi[103]».

    Lawrence Sellin, ex colonnello americano e analista militare, ritiene che «La Cina sta ora cercando di estendere la sua influenza internazionale oltre il Mar Cinese Meridionale, per arrivare a dominare l’Oceano Indiano settentrionale. Se dovesse essere in grado di completare il suo piano, la Cina potrebbe essere in una posizione inattaccabile e riuscirebbe a esercitare autorità su circa la metà del PIL globale[104]».

    Il dominio del PCC nel Mar Cinese Meridionale non è una questione di territorio, ma di strategia globale. Ogni anno, quasi 5 trilioni di dollari in merci si spostano attraverso il Mar Cinese Meridionale. Per il PCC la via della seta marittima inizia nel Mar Cinese Meridionale: la stima è che l’80% delle sue importazioni di petrolio dovrebbe attraversare quella zona[106].

    Il mantenimento della pace nel Mar Cinese Meridionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale è sotto la responsabilità degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Ciò rappresenta una grande minaccia per il regime cinese, che si prepara a entrare in guerra con gli Stati Uniti e considera il Mar Cinese Meridionale un’area chiave per la sua crescita economica e per la sua espansione militare.

    Taylor Fravel, professore di Scienze Politiche al Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha evidenziato un fatto interessante dopo aver studiato come la Cina abbia storicamente risolte le dispute territoriali. Dal 1949, la Cina si è impegnata in ventitré controversie territoriali con i Paesi vicini: in diciassette di queste ha raggiunto un accordo, arrivando a un compromesso sulla ripartizione del territorio conteso. Ma quando si tratta di questioni nel Mar Cinese Meridionale — anche quando la marina cinese era militarmente insignificante — Pechino ha adottato un approccio intransigente e ha rivendicato una sovranità indiscutibile sulla regione. Da quando il PCC ha preso il potere non ha mai usato un linguaggio così assoluto in altre controversie territoriali[107].

    A quanto pare il PCC non lotta con le unghie e con i denti per risolvere questo tipo di conflitti, fintanto che il Mar Cinese Meridionale non è incluso. Fravel ha elencato diverse ragioni per la disparità di trattamento: «La Cina considera le isole offshore come le Spratlys, come una importante risorsa strategica. Tramite queste isole, la Cina può rivendicare la giurisdizione su acque adiacenti che potrebbero contenere risorse naturali significative e persino la giurisdizione su alcune delle attività delle navi militari straniere. Gli isolotti nel Mar Cinese Meridionale possono essere trasformati in avamposti militari, così da diffondere il messaggio d i quanto potente sia la Cina da un punto di vista militare».

    «Questi isolotti potrebbero anche aiutare le unità sottomarine cinesi, impedendo ad altri Stati di rilevare la loro presenza mentre si accingono a entrare nel Pacifico occidentale, passando dal Mar Cinese Meridionale»[108].

    Le azioni aggressive ed espansionistiche del regime cinese nel Mar Cinese Meridionale, in particolare le misure adottate negli ultimi anni per cambiare lo status quo, hanno acuito le tensioni militari nella regione. Il Giappone ha invertito la rotta e ha aumentato le spese militari dopo dieci anni che le diminuiva; l’India ha rimesso mano alla modernizzazione della sua flotta navale[109].

    La prima base militare cinese all’estero è stata istituita nel 2017, l’esercito cinese la sua prima base militare d’oltremare, nella Repubblica di Gibuti. Per gli esperti geopolitici occidentali gli alti livelli militari cinesi stanno guardando oltre la regione del Pacifico occidentale, e considerando come espandere il proprio potere sempre più lontano[111] Ad esempio, il PCC è stato recentemente attivo nei paesi insulari del Pacifico, indipendentemente dai costosi investimenti. Il suo obiettivo a lungo termine è che, in futuro, questi paesi insulari servano come stazioni di rifornimento per la flotta del PLAN. L’espansione militare del PCC non si limita alle tradizionali divisioni di terra, mare e aria, ma fa progressi anche nel campo dello spazio e della guerra elettromagnetica.

    Le ambizioni militari del PCC sono sostenute da vaste riserve di manodopera, armamenti e finanziamenti. Il regime del PCC mantiene il più grande esercito regolare del mondo, con circa due milioni di militari attivi. L’Esercito di Liberazione del Popolo ha anche la più grande forza di terra del mondo, il maggior numero di navi da guerra, il terzo più grande tonnellaggio navale e una massiccia forza aerea. Ha una capacità di attacco nucleare, che consiste in missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari e bombardieri strategici.

    Il regime cinese ha anche circa 1,7 milioni di poliziotti armati, che sono sotto la guida unificata della Commissione militare centrale del PCC, e un gran numero di unità di riserva e di milizie. La dottrina militare del Partito ha sempre sottolineato l’importanza della “guerra popolare”. Nell’ambito del suo sistema totalitario, il PCC può rapidamente coordinare tutte le risorse disponibili: ciò significa che il PCC ha un bacino di oltre un miliardo di persone (compresi i cinesi che vivono all’estero) dal quale può pescare un gran numero di persone a cui far indossare la divisa.

    Il PIL della Cina è aumentato rapidamente tra il 1997 e il 2007. Il PCC si affida al potere economico per espandere rapidamente la produzione di armamenti e migliorare il proprio arsenale. Si stima che entro il 2020 le forze terrestri del PLA disporranno di oltre cinquemila moderni carri armati e almeno due portaerei nella sua flotta. Il novanta per cento dei caccia dell’aviazione militare PLA sono della quarta generazione, e la Cina ha iniziato a introdurre i caccia di quinta generazione.

    All’inizio del 2017 la Cina ha annunciato un aumento del 6,5% del suo bilancio militare annuale, portandolo a 154,3 miliardi di dollari. L’analisi dei dati dal 2008 al 2017 indica che il bilancio militare ufficiale della Cina è cresciuto in media dell’8% ogni anno (considerando l’inflazione). Gli osservatori stimano che la spesa militare effettiva del PCC è il doppio di quella riconosciuta ufficialmente. A parte questo, la forza militare del regime non si riflette pienamente nella spesa militare: questo perché non solo la sua spesa militare effettiva è superiore alle cifre rese pubbliche, ma il PCC può requisire molte risorse e manodopera a sua discrezione tra la popolazione civile. L’intero sistema industriale può soddisfare le esigenze militari, il che significa che le sue reali capacità militari superano di gran lunga i dati ufficiali.

    Il PCC ha in programma di costruire un sistema globale composto da oltre trenta satelliti di navigazione chiamati Beidou (Orsa Maggiore) entro la fine del 2020, con la capacità di potersi posizionare nel GPS globale. La produzione di massa della serie Rainbow di droni militari serve a considerazioni più tattiche per il PCC. Ad esempio, nel layout dello Stretto di Taiwan, il PCC può ottenere vantaggi attraverso le sue tattiche di volo senza equipaggio. Un gran numero di droni può formare cluster sotto il controllo dei satelliti, diretti da un centro di intelligenza artificiale, rendendoli utilizzabili nelle guerre asimettriche.

    Il caccia stealth cinese J-20, presentato allo Zhuhai Air Show, assomiglia all’americano F-22, mentre il cinese J-31 appare modellato sull’F-35. Il PLA sta colmando il divario con gli Stati Uniti nello sviluppo dei moderni caccia a reazione.

    Il PCC ha a disposizione un’ampia gamma di mezzi di spionaggio per arrivare a raggiungere il livello tecnologico degli Stati Uniti. Secondo alcune stime recenti, più del 90 per cento dello spionaggio contro gli Stati Uniti viene condotto tramite operazioni di hacking, proveniente dalla Cina: i gruppi sotto il PCC si infiltrano nelle grandi aziende americane e nelle forze armate, sottraendo tecnologia e conoscenze che i cinesi non riescono a sviluppare autonomamente[115]. La tecnologia utilizzata per far volare i droni Made in China è stata rubata dagli Stati Uniti.

    In termini di tattica, il PLA è interessato a portare avanti guerra asimmetrica, strategia asimmetrica e armi asimmetriche[116]. L’ammiraglio Philip S. Davidson, a capo del Comando Indo-Pacifico, ritiene che la Cina sia «un rivale alla pari» e che il PCC non stia cercando di eguagliare la potenza di fuoco degli Stati Uniti, piuttosto, per recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti sta facendo leva sui conflitti asimmetrici, compreso l’uso di missili antinave e capacità nella guerra sottomarina. Per Davidson «non c’è alcuna garanzia che gli Stati Uniti potranno vincere un eventuale futuro conflitto contro la Cina[117]».

    Alcuni esempi di come il PCC stia mostrando i muscoli: dai missili Dongfeng 21D — missili balistici antinave da utilizzare contro le portaerei statunitensi — a quelli antisommergibili Eagle-Attack-12B, — conosciuti come “killer di portaerei” — Pechino ha creato una “bolla” di circa 550 chilometri quadrati nel Pacifico occidentale; entrare nella bolla significa essere suscettibili a un attacco missilistico a bassa quota. Questi missili sono un’importante risorsa per il PLA, così che possa impedire l’intervento militare degli Stati Uniti.

    In seguito alla rapida espansione della sua potenza militare, il regime del PCC è diventato un enorme esportatore di armi verso altri regimi autoritari, come la Corea del Nord e i regimi canaglia del Medio Oriente. Da un lato, l’obiettivo è quello di espandere le sue alleanze militari e, dall’altro, di disperdere e contrastare la potenza militare statunitense. Il regime del PCC non si nasconde: pianta il seme dell’odio contro gli Stati Uniti per poterne raccogliere i frutti. È naturale per il PCC unirsi ad altri regimi antiamericani, così da sviluppare e promuovere le sue ambizioni egemoniche.

    Allo stesso tempo, la leadership del PCC sostiene teorie terroristiche, come la guerra senza restrizioni di cui sopra; il PCC legittima la violenza e il terrore con frasi come «La guerra non è lontana da noi, è il luogo di nascita del secolo cinese»; «I morti sono la forza trainante per il progresso della storia»; «Non c’è diritto allo sviluppo senza diritto alla guerra»; «Lo sviluppo di un Paese rappresenta una minaccia per un altro, questa è la regola generale della Storia mondiale»[118].

    Zhu Chenghu, preside della principale Università militare in Cina continentale, ha dichiarato pubblicamente che se gli Stati Uniti intervengono in una guerra nello stretto di Taiwan, la Cina utilizzerà preventivamente le armi nucleari per radere al suolo centinaia di città degli Stati Uniti, anche se tutta la Cina ad est di Xi’an (una città situata all’estremità occidentale dei confini tradizionali della Cina) dovesse venire rasa al suolo. Le dichiarazioni di Zhu sono sia un chiaro riflesso delle ambizioni del PCC che una punzecchiatura verso la comunità internazionale per sondare le reazioni dei vari Paesi.

    È importante essere consapevoli del fatto che le strategie militari del PCC sono sempre subordinate alle sue esigenze politiche e che le ambizioni militari del regime sono una parte del suo piano: l’approccio del Partito è quello di utilizzare mezzi economici e militari per imporre l’ideologia comunista al resto del mondo.

    Note bibliografiche

    [1] Zhao Kejin, “The Road of Peaceful Development: A Paradigmatic Breakthrough,” People.cn, Nov. 11, 2009, http://theory.people.com.cn/GB/10355796.html. [趙可金:〈和平發展道路:模式的突破〉,《人民網》] [In Chinese]

    [2] PLA National Defense University et al., Silent Contest, 2013 June, https://www.youtube.com/watch?v=iUjkSJxJDcw&t=2190s. [國防大學等:《較量無聲》] [In Chinese]

    [3] “Testimony of Arthur Waldron,” in “U.S.-China Relations: Status of Reforms in China,” Subcommittee on East Asian and Pacific Affairs, Committee on Foreign Relations, United States Senate, April 22, 2004, https://www.foreign.senate.gov/imo/media/doc/WaldronTestimony040422.pdf.

    [4] Chris Giles, “China Poised to Pass US as World’s Leading Economic Power This Year,” Financial Times, April 29, 2014 https://www.ft.com/content/d79ffff8-cfb7-11e3-9b2b-00144feabdc0.

    [5] Chen Liangxian and Su Haoyun, “Overseas Ports in Vogue: How Do Chinese Enterprises Choose Strategic Locations?,” The Paper, August 17, 2017, https://www.thepaper.cn/newsDetail_forward_175881. [陳良賢,蘇顥雲:〈海外港口熱:中企如何布局?〉,《澎湃新聞》] [In Chinese]

    [6] Derek Watkins, K.K. Rebecca Lai, and Keith Bradsher, “The World, Built by China,” The New York Times, November 18, 2018, https://www.nytimes.com/interactive/2018/11/18/world/asia/world-built-by-china.html.

    [7] Andrew Sheng, “A Civilizational Clash With China Comes Closer,” Asia Global Institute, The University of Hong Kong, January 16, 2018, http://www.asiaglobalinstitute.hku.hk/en/civilizational-clash-china-comes-closer/.

    [8] Wu Xinbo, “Reflections on the Study of Neighborhood Diplomacy,” World Affairs, 2015 Issue #2, http://www.cas.fudan.edu.cn/picture/2328.pdf. [In Chinese] [吳心伯:〈對周邊外交研究的一些思考〉,《世界知識》]

    [9] “Power and Influence: The Hard Edge of China’s Soft Power,” Australian Broadcasting Corporation, June 5, 2017, https://www.abc.net.au/4corners/power-and-influence-promo/8579844.

    [10] “Sam Dastyari Resignation: How We Got Here,” Australian Broadcasting Corporation, December 11, 2017, https://www.abc.net.au/news/2017-12-12/sam-dastyari-resignation-how-did-we-get-here/9249380.

    [11] “In Depth: How Much Influence Do China’s Donations Have on Australia? Should Political Donations Be Banned?,” SBS News, September 12, 2016, https://www.sbs.com.au/yourlanguage/mandarin/zh-hant/article/2016/09/12/shen-du-zhong-guo-juan-zeng-dui-ao-zhou-ying-xiang-you-duo-da-wai-guo-zheng-zhi?language=zh-hant. [深度:中國捐贈對澳洲影響有多大?外國政治獻金是否該禁?] [In Chinese]

    [12] Mareike Ohlberg and Bertram Lang, “How to Counter China’s Global Propaganda Offensive,” The New York Times, September 21, 2016, https://www.nytimes.com/2016/09/22/opinion/how-to-counter-chinas-global-propaganda-offensive.html?_ga=2.63090735.1831033231.1544154630-97544283.1541907311.

    [13] Jonathan Pearlman, “US Alarm over Aussie Port Deal With China Firm,” The Strait Times, November 19, 2015, https://www.straitstimes.com/asia/australianz/us-alarm-over-aussie-port-deal-with-china-firm.

    [14] Tara Francis Chan, “Rejected Three Times Due to Fear of Beijing, Controversial Book on China’s Secret Influence Will Finally Be Published,” Business Insider, February 5, 2018, https://www.businessinsider.com/australian-book-on-chinas-influence-gets-publisher-2018-2.

    [15] Christopher Walker and Jessica Ludwig, “From ‘Soft Power’ to ‘Sharp Power’: Rising Authoritarian Influence in the Democratic World,” in Sharp Power: Rising Authoritarian Influence (Washington, D.C.: National Endowment for Democracy, 2017), 20, https://www.ned.org/wp-content/uploads/2017/12/Sharp-Power-Rising-Authoritarian-Influence-Full-Report.pdf.

    [16] 2017 Foreign Policy White Paper, Australian Government, 2017, https://www.fpwhitepaper.gov.au/foreign-policy-white-paper/overview.

    [17] Caitlyn Gribbin, “Malcolm Turnbull Declares He Will ‘Stand Up’ for Australia in Response to China’s Criticism,” Australian Broadcasting Corporation, December 8, 2017, https://www.abc.net.au/news/2017-12-09/malcolm-turnbull-says-he-will-stand-up-for-australia/9243274.

    [18] Chen Yonglin, [陳用林] “Chen Yonglin: Australia Is Becoming China’s Backyard?,” The Epoch Times, September 2, 2016, http://www.epochtimes.com/gb/16/9/2/n8261061.htm. [陳用林:〈陳用林:澳大利亞正在淪為中國的後院〉,《大紀元新聞網》] [In Chinese]

    [19] Clive Hamilton. Silent Invasion: China’s influence in Australia (Melbourne: Hardie Grant, 2018), Chapter 1.

    [20] Ibid.

    [21] Ibid.

    [22] Ibid.

    [23] Clive Hamilton, Silent Invasion: China’s influence in Australia, Chapter 3.

    [24] Lin Ping, “Disclosing China’s Sharp Power: Part X, New Zealand,” Radio Free Asia, September 25, 2018, https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/jm-09252018162912.html. [林坪:〈揭祕中國銳實力(十)紐西蘭〉,自由亞洲電台] [In Chinese]

    [25] Ibid.

    [26] Ibid.

    [27] Lin Tinghui, “The Dragon in Strange Waters: China’s Diplomatic Quagmire in the Pacific Islands,” Journal on International Relations Issue #30, July 2010, p. 58, https://diplomacy.nccu.edu.tw/download.php?filename=451_b9915791.pdf&dir=archive&title=File. [林廷輝:〈龍在陌生海域:中國對太平洋島國外交之困境〉,《國際關係學報》,第三十期(2010年7月)] [In Chinese]

    [28] John Henderson and Benjamin Reilly, “Dragon in Paradise: China’s Rising Star in Oceania,” The National Interest, no. 72 (Summer 2003): 94–105.

    [29] Ben Bohane, “The U.S. Is Losing the Pacific to China,” The Wall Street Journal, June 7, 2017, https://www.wsj.com/articles/the-u-s-is-losing-the-pacific-to-china-1496853380.

    [30] Josh Rogin, “Inside China’s ‘Tantrum Diplomacy’ at APEC,” The Washington Post, November 20, 2018, https://www.washingtonpost.com/news/josh-rogin/wp/2018/11/20/inside-chinas-tantrum-diplomacy-at-apec/.

    [31] China’s Central Asia Problem, Report No. 244, International Crisis Group (February 27, 2013), https://www.crisisgroup.org/europe-central-asia/central-asia/china-s-central-asia-problem.

    [32] Wu Jiao and Zhang Yunbi, “Xi Proposes a ‘New Silk Road’ With Central Asia,” China Daily, September 8, 2013, http://www.chinadaily.com.cn/sunday/2013-09/08/content_16952160.htm.

    [33] Raffaello Pantucci and Sarah Lain, “China’s Eurasian Pivot: The Silk Road Economic Belt,” Whitehall Papers 88, no. 1 (May 16, 2017), https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/02681307.2016.1274603.

    [34] “China’s Central Asia Problem,” International Crisis Group.

    [35] “Kong Quan: China Supports Uzbekistan’s Efforts for National Security,” People.cn, http://world.people.com.cn/GB/8212/14450/46162/3395401.htm. [〈孔泉:中國支持烏茲別克斯坦為國家安全所做努力〉,人民網] [In Chinese]

    [36] Benno Zogg, “Turkmenistan Reaches Its Limits with Economic and Security Challenges,” IPI Global Observatory, July 31, 2018, https://theglobalobservatory.org/2018/07/turkmenistan-limits-economic-security-challenges/.

    [37] Jakub Jakóbowski and Mariusz Marszewski, “Crisis in Turkmenistan: A test for China’s Policy in the Region,” Center for Eastern Studies (OSW), August 31, 2018, https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2018-08-31/crisis-turkmenistan-a-test-chinas-policy-region-0.

    [38] Eiji Furukawa, “Belt and Road Debt Trap Spreads to Central Asia,” Nikkei Asian Review, August 29, 2018, https://asia.nikkei.com/Spotlight/Belt-and-Road/Belt-and-Road-debt-trap-spreads-to-Central-Asia.

    [39] “Tajikistan: Chinese Company Gets Gold Mine in Return for Power Plant,” Eurasianet, April 11, 2018, https://eurasianet.org/tajikistan-chinese-company-gets-gold-mine-in-return-for-power-plant.

    [40] Danny Anderson, “Risky Business: A Case Study of PRC Investment in Tajikistan and Kyrgyzstan,” The Jamestown Foundation, China Brief 18, no. 14 (August 10, 2018), https://jamestown.org/program/risky-business-a-case-study-of-prc-investment-in-tajikistan-and-kyrgyzstan/.

    [41] Juan Pablo Cardenal and Heriberto Araújo, China’s Silent Army: The Pioneers, Traders, Fixers and Workers Who Are Remaking the World in Beijing’s Image (New York: Crown Publishing Group, 2013), Chapter 2.

    [42] Lindsey Kennedy and Nathan Paul Southern, “China Created a New Terrorist Threat by Repressing Secessionist Fervor in Its Western Frontier,” Quartz, May 31, 2017, https://qz.com/993601/china-uyghur-terrorism/.

    [43] Xu Jin et al., [徐進等] “Making ‘Strategic Pivots’ for China’s Border Security,” World Affairs 2014 Issue #15, pp. 14–23, http://cssn.cn/jjx/xk/jjx_lljjx/sjjjygjjjx/201411/W020141128513034121053.pdf. [徐進等:〈打造中國周邊安全的「戰略支點」國家〉,《世界知識》,2014年15期,頁14-23][In Chinese]

    [44] Therese Delpech, Iran and the Bomb: The Abdication of International Responsibility (New York: Columbia University Press, 2006), 49.

    [45] Cardena and Araújo, China’s Silent Army, Epilogue.

    [46] Seyed Reza Miraskari et al., “An Analysis of International Outsourcing in Iran-China Trade Relations,” Journal of Money and Economy 8, No 1 (Winter 2013): 110–139, http://jme.mbri.ac.ir/article-1-86-en.pdf.

    [47] Scott Harold and Alireza Nader, China and Iran: Economic, Political, and Military Relations (Washington, D.C.: RAND Corporation, 2012), 7, https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/occasional_papers/2012/RAND_OP351.pdf.

    [48] “The Commercial Foundation to Bypass the ‘Malacca Dilemma’: How to Ensure the Effective Operation of the China-Myanmar Oil and Gas Pipelines,” The First Finance Daily, July 22, 2013, https://www.yicai.com/news/2877768.html. [〈繞過「馬六甲困局」的商業基礎——如何保證中緬油氣管道有效運營〉,《第一財經日報》] [In Chinese]

    [49] Li Chenyang, “China-Myanmar Relations since 1988,” in Harmony and Development: Asean-China Relations, eds. Lim Tin Seng and Lai Hongyi (Singapore: World Scientific Publishing, 2007), 54.

    [50] Ibid.

    [51] “China’s Myanmar Dilema,” Asia Report No.177 (Brussels: International Crisis Group , 2009), 1, https://d2071andvip0wj.cloudfront.net/177-china-s-myanmar-dilemma.pdf.

    [52] “After Two Years of Inactivity, the China-Myanmar Crude Oil Pipeline Is Finally Opened,” BBC Chinese, April 10, 2017, https://www.bbc.com/zhongwen/simp/chinese-news-39559135. [〈閒置兩年後 中緬原油管道終於開通〉,《BBC中文網》] [In Chinese]

    [53] Zhuang Beining and Che Hongliang, “China-Myanmar Signs the Framework Agreement for the Kyaukpyu Deep-water Port Project,” xinhuanet.com, November 8, 2018, http://www.xinhuanet.com/2018-11/08/c_1123686146.htm. [莊北甯,車宏亮:〈中緬簽署皎漂深水港專案框架協定〉,《新華網》] [In Chinese]

    [54] Lu Cheng, “China-Myanmar Economic Corridor: An Emerging Approach to Myanmar’s Development,” Guangming Net, September 17, 2018, http://news.gmw.cn/2018-09/17/content_31210352.htm. [鹿鋮:〈中緬經濟走廊:緬甸發展的新興途徑〉,《光明網》] [In Chinese]

    [55] Lin Ping, “Disclosing China’s Sharp Power,” Part XI, European Politics,” Radio Free Asia, https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/yl-11052018102634.html. [林坪:〈揭祕中國銳實力(十一)歐洲政界〉,《自由亞洲電台》] [In Chinese]

    [56] Jason Horowitz and Liz Alderman, “Chastised by E.U., a Resentful Greece Embraces China’s Cash and Interests,” The New York Times, August 26, 2017, https://www.nytimes.com/2017/08/26/world/europe/greece-china-piraeus-alexis-tsipras.html.

    [57] Ibid.

    [58] Jan Velinger, “President’s Spokesman Lashes Out at Culture Minister for Meeting with Dalai Lama,” Radio Praha, October 18, 2016, https://www.radio.cz/en/section/curraffrs/presidents-spokesman-lashes-out-at-culture-minister-for-meeting-with-dalai-lama.

    [59] Lin Ping, “Disclosing China’s Sharp Power (Part XI), European Politics,” Radio Free Asia, November 5, 2018, https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/yl-11052018102634.html. [林坪:〈揭祕中國銳實力(十一)歐洲政界〉,《自由亞洲電台》] [In Chinese]

    [60] “German Blue Book: China’s Non-Financial Direct Investment in Germany Has Grown Substantially,” sina.com.cn, July 9, 2017, http://mil.news.sina.com.cn/dgby/2018-07-09/doc-ihezpzwt8827910.shtml. [〈德國藍皮書:中國在德國非金融直接投資大幅增長〉,《觀察者網》] [In Chinese]

    [61] Chinese Influence and American Interests: Promoting Constructive Vigilance (Stanford, Calif.: Hoover Institution Press, 2018), https://www.hoover.org/sites/default/files/research/docs/chineseinfluence_americaninterests_fullreport_web.pdf, 163.

    [62] Philip Oltermann, “Germany’s ‘China City’: How Duisburg Became Xi Jinping’s Gateway to Europe,” The Guardian, August 1, 2018, https://www.theguardian.com/cities/2018/aug/01/germanys-china-city-duisburg-became-xi-jinping-gateway-europe.

    [63] “Chirac: A Man Who Loved China,” China Net, March 20, 2007, http://www.china.com.cn/international/txt/2007-03/20/content_18421202.htm. [〈希拉克:熱愛中國的人〉,《中國網》] [In Chinese]

    [64] The True Jiang Zemin, Chapter 9, “The War of Greed (Part I),” The Epoch Times, http://www.epochtimes.com/b5/12/6/18/n3615092.htm. [聯合寫作組:《真實的江澤民》,〈第九章 貪戰(上)〉,《大紀元新聞網》] [In Chinese]

    [65] Nick Timothy, “The Government Is Selling Our National Security to China,” Conservative Home, October 20, 2015, http://www.conservativehome.com/thecolumnists/2015/10/nick-timothy-the-government-is-selling-our-national-security-to-china.html.

    [66] Holly Watt, “Hinkley Point: The ‘Dreadful Deal’ behind the World’s Most Expensive Power Plant,” The Guardian, December 21, 2017, https://www.theguardian.com/news/2017/dec/21/hinkley-point-c-dreadful-deal-behind-worlds-most-expensive-power-plant.

    [67] Lin Ping [林坪] “Disclosing China’s Sharp Power (Part XII) Economic Infiltration in Europe,” Radio Free Asia, November 12, 2018, https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/yl-11082018122750.html; “Disclosing China’s Sharp Power (Part XIII) The Encroachment of Academic Freedom and Freedom of Speech in Europe,” Radio Free Asia, November 12, 2018, https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/MCIEU-11122018165706.html. [林坪:〈揭祕中國銳實力(十二)在歐洲的經濟滲透〉,《自由亞洲電台》] [〈揭祕中國銳實力(十三)歐洲學術、言論自由〉,《自由亞洲電台》] [In Chinese]

    [68] Jack Hazlewood, “China Spends Big on Propaganda in Britain … but Returns Are Low,” Hong Kong Free Press, April 3, 2016, https://www.hongkongfp.com/2016/04/03/china-spends-big-on-propaganda-in-britain-but-returns-are-low/.

    [69] Thorsten Benner et al., “Authoritarian Advance: Responding to China’s Growing Political Influence in Europe,” Global Public Policy Institute (GPPI), February 2018, https://www.gppi.net/media/Benner_MERICS_2018_Authoritarian_Advance.pdf.

    [70] Christophe Cornevin and Jean Chichizola, “The Revelations of Le Figaro on the Chinese Spy Program That Targets France” [“Les révélations du Figaro sur le programme d’espionnage chinois qui vise la France”], Le Figaro, October 22, 2018, http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2018/10/22/01016-20181022ARTFIG00246-les-revelations-du-figaro-sur-le-programme-d-espionnage-chinois-qui-vise-la-france.php. [In French]

    [71] “German Spy Agency Warns of Chinese LinkedIn Espionage,” BBC News, December 10, 2017, https://www.bbc.com/news/world-europe-42304297.

    [72] Serge Michel and Michel Beuret, China Safari: On the Trail of Beijing’s Expansion in Africa (New York: Nation Books, 2010), 162.

    [73] Reuben Brigety, “A Post-American Africa,” Foreign Affairs, August 28, 2018, https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2018-08-28/post-american-africa.

    [74] “Not as Bad as They Say” The Economist, October 1, 2011, https://www.economist.com/middle-east-and-africa/2011/10/01/not-as-bad-as-they-say.

    [75] Joseph Hammond, “Sudan: China’s Original Foothold in Africa,” The Diplomat, June 14, 2017, https://thediplomat.com/2017/06/sudan-chinas-original-foothold-in-africa/.

    [76] Zeng Yong, “A Strategic Analysis of China’s Dealing with the Darfur Crisis,” Arab World Studies, November 2012 Issue #6, http://mideast.shisu.edu.cn/_upload/article/23/47/8ee05ca2405488f615e514184f73/077159aa-8c97-41b8-bcc3-95c22c3ba732.pdf. [曾勇,〈中國處理達爾富爾危機的戰略分析〉,《阿拉伯世界研究》] [In Chinese]

    [77] “Beijing Shows Hospitality to the Wanted Sudanese President Bashir,” Radio France Internationale (RFI), June 29, 2011, http://cn.rfi.fr/中國/20110629-北京盛情款待遭通緝的蘇丹總統巴希爾. [〈北京盛情款待遭通緝的蘇丹總統巴希爾〉,《法廣》] [In Chinese]

    [78] According to “China’s Path of Peaceful Development” by the Information Office of the State Council, as of 2005, China had waived the debts of forty-four developing countries, totalling about 16.6 billion yuan. http://www.scio.gov.cn/zfbps/ndhf/2005/Document/307900/307900.htm. [In Chinese]

    [79] Pan Xiaotao, “Chinese, Get Ready to Give Out More Money,” Apple Daily, August 31, 2018, https://hk.news.appledaily.com/local/daily/article/20180831/20488504. [潘小濤:〈中國人,請準備再大撒幣〉,《蘋果日報》] [In Chinese]

    [80] “Ministry of Commerce: 97 Percent of Products in 33 Least-Developed Countries in Africa Enjoy Zero Tariffs,” China News, August 28, 2018, http://www.chinanews.com/gn/2018/08-28/8612256.shtml. [〈商務部:非洲33個最不發達國家97%的產品享受零關稅〉,《中新網》] [In Chinese]

    [81] Jia Ao, “China Gives Africa Big Bucks Again and America Gets Alert,” Radio Free Asia, September 3, 2018, https://www.rfa.org/mandarin/yataibaodao/junshiwaijiao/hc-09032018110327.html. [家傲:〈中國再向非洲大撒幣 美國警覺〉,《自由亞洲電台》] [In Chinese]

    [82] Quan Ye, “A Dialogue With Wang Wen: From the Theory of Spending Money to the Real Problem Behind the Misconstrued New Colonialism,” Duowei News, September 2, 2018, http://news.dwnews.com/china/news/2018-09-02/60081911_all.html. [泉野:〈對話王文:從撒錢論到「新殖民主義」誤區背後的真問題〉,《多維》] [In Chinese]

    [83] Cai Linzhe, “Ethiopia Is Learning the ‘Chinese Model,’” Phoenix Weekly, May 15, 2013, http://www.ifengweekly.com/detil.php?id=403. [蔡臨哲:〈埃塞俄比亞學習「中國模式」〉,《鳳凰週刊》] [In Chinese]

    [84] Andrew Harding, “Correspondence from Our Reporters: ‘A New China’ in Africa,” BBC Chinese, July 27, 2015, https://www.bbc.com/ukchina/simp/fooc/2015/07/150727_fooc_ethiopia_development. [安德魯‧哈丁:〈記者來鴻:非洲出了個「新中國」〉,《BBC中文網》] [In Chinese]

    [85] Si Yang, “To Win the Right to Speak and Export the ‘Chinese Model,’ China Resorts to Different Means in Europe-America and Asia-Africa,” Voice of America, December 7, 2018, https://www.voachinese.com/a/4420434.html. [斯洋:〈爭奪話語權,輸出中國模式,中國影響歐美和亞非方式大不同〉,《美國之音》] [In Chinese]

    [86] Ted Piccone, “The Geopolitics of China’s Rise in Latin America,” Order From Chaos: Foreign Policy in a Troubled World, November 2016, 4 and 9, https://www.brookings.edu/wp-content/uploads/2016/11/the-geopolitics-of-chinas-rise-in-latin-america_ted-piccone.pdf.

    [87] Alfonso Serrano, “China Fills Trump’s Empty Seat at Latin America Summit,” The New York Times, April 17, 2018, https://www.nytimes.com/2018/04/13/opinion/china-trump-pence-summit-lima-latin-america.html.

    [88] Translated from Chinese version of the paper by Jorge Blázquez-Lidoy, Javier Rodríguez, Javier Santiso, “Angel o demonio? Los efectos del comercio chino en los países de América Latina” [Angel or Demon? The Effects of Chinese Trade in Latin American Countries], https://repositorio.cepal.org/bitstream/handle/11362/11135/090017043_es.pdf?sequence=1&isAllowed=y [in Spanish].

    [89] Jordan Wilson, China’s Military Agreements with Argentina: A Potential New Phase in China-Latin America Defense Relations, U.S-China Economic and Security Review Commission Staff Research Report, November 5, 2015, https://www.uscc.gov/sites/default/files/Research/China%27s%20Military%20Agreements%20with%20Argentina.pdf.

    [90] Jin Yusen, “The CCP’s Dollar Diplomacy May Be the Last Straw,” watchinese.com, July 5, 2017, https://www.watchinese.com/article/2017/23053. [金雨森:〈中共金錢外交恐成為最後一根稻草〉,《看雜誌》] [In Chinese]

    [91] Ibid.

    [92] “The CCP’s Huge Amount of Financial Aid to El Salvador Causes Anxiety for America,” NTD Television, August 22, 2018, http://www.ntdtv.com/xtr/gb/2018/08/23/a1388573.html. [〈中共巨額金援搶薩爾瓦多 引美國憂慮〉,新唐人電視台] [In Chinese]

    [93] Huang Xiaoxiao, “Number of Confucius Institutes in Latin America and the Caribbeans Increases to 39,” People.cn, January 26, 2018, http://world.people.com.cn/n1/2018/0126/c1002-29788625.htm. [ 黃瀟瀟:〈拉美和加勒比地區孔子學院達39所〉,《人民網》] [In Chinese]

    [94] Sharon Weinberger, “China Has Already Won the Drone Wars,” Foreign Policy, May 10, 2018, https://foreignpolicy.com/2018/05/10/china-trump-middle-east-drone-wars/.

    [95] Rick Joe, “China’s Air Force on the Rise: Zhuhai Airshow 2018,” The Diplomat, November 13, 2018, https://thediplomat.com/2018/11/chinas-air-force-on-the-rise-zhuhai-airshow-2018/.

    [96] Huang Yuxiang 黃宇翔: “Chinese Drones, Whose Target Is America, Stun the Audience at Zhuhai Air Show,” Asia Weekly, November 25, 2018, Issue #46, Vol. 32, https://www.yzzk.com/cfm/blogger3.cfm?id=1542252826622&author=%E9%BB%83%E5%AE%87%E7%BF%94. [黃宇翔:〈中國無人戰機驚豔珠海航展亮相假想敵是美國〉,《亞洲週刊》] [In Chinese]

    [97] “Pentagon Says Chinese Vessels Harassed U.S. Ship,” CNN, March 9, 2009, http://www.cnn.com/2009/POLITICS/03/09/us.navy.china/index.html.

    [98] Barbara Starr, “Chinese Boats Harassed U.S. Ship, Officials Say,” CNN, May 5, 2009, http://edition.cnn.com/2009/WORLD/asiapcf/05/05/china.maritime.harassment/index.html.

    [99] Barbara Starr, Ryan Browne and Brad Lendon, “Chinese Warship in ‘Unsafe’ Encounter With US Destroyer, Amid Rising US-China Tensions,” CNN, October 1, 2018, https://www.cnn.com/2018/10/01/politics/china-us-warship-unsafe-encounter/index.html.

    [100] Military Strategy Research Department of the Academy of Military Science: Strategic Studies, Beijing: Military Science Publishing House, 2013, p. 47. [軍事科學院軍事戰略研究部:《戰略學》(北京:軍事科學出版社,2013)] [In Chinese]

    [101] Qiao Liang, “The ‘Belt and Road’ Strategy Must Take Into Consideration the ‘Going Out’ of Military Power,” 81.cn, April 15, 2015, http://www.81.cn/jmywyl/2015-04/15/content_6443998_5.ht. [喬良:〈「一帶一路」戰略要考慮軍事力量走出去問題〉,《中國軍網》] [In Chinese]

    [102] Annual Report to Congress: Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2018, U.S. Department of Defense, May 16, 2018, https://media.defense.gov/2018/Aug/16/2001955282/-1/-1/1/2018-CHINA-MILITARY-POWER-REPORT.PDF, 46, 47.

    [103] Benjamin Haas, “Steve Bannon: ‘We’re Going to War in the South China Sea … No Doubt,’” The Guardian, February 1, 2017, https://www.theguardian.com/us-news/2017/feb/02/steve-bannon-donald-trump-war-south-china-sea-no-doubt.

    [104] Lawrence Sellin, “The US Needs a New Plan to Address Chinese Power in Southern Asia,” The Daily Caller, June 5, 2018, https://dailycaller.com/2018/06/05/afghanistan-pakistan-america-china/.

    [105] Panos Mourdoukoutas, “China Will Lose The South China Sea Game,” Forbes, July 1, 2018, https://www.forbes.com/sites/panosmourdoukoutas/2018/07/01/china-will-lose-the-south-china-sea-game/#5783cad73575.

    [106] Michael Lelyveld, “China’s Oil Import Dependence Climbs as Output Falls,” Radio Free Asia, December 4, 2017, https://www.rfa.org/english/commentaries/energy_watch/chinas-oil-import-dependence-climbs-as-output-falls-12042017102429.html.

    [107] M. Taylor Fravel, “Why Does China Care So Much about the South China Sea? Here Are 5 Reasons,” The Washington Post, July 13, 2016, https://www.washingtonpost.com/news/monkey-cage/wp/2016/07/13/why-does-china-care-so-much-about-the-south-china-sea-here-are-5-reasons/?utm_term=.4a7b1de04dbd.

    [108] Ibid.

    [109] Brahma Chellaney, “Why the South China Sea Is Critical to Security,” The Japan Times, March 26, 2018, https://www.japantimes.co.jp/opinion/2018/03/26/commentary/world-commentary/south-china-sea-critical-security/#.XAnOBBNKiF1.

    [110] Scott L. Montgomery, “Oil, History, and the South China Sea: A Dangerous Mix,” Global Policy, August 7, 2018, https://www.globalpolicyjournal.com/blog/07/08/2018/oil-history-and-south-china-sea-dangerous-mix.

    [111] Hal Brands, “China’s Master Plan: a Global Military Threat,” The Japan Times, June 12, 2018, https://www.japantimes.co.jp/opinion/2018/06/12/commentary/world-commentary/chinas-master-plan-global-military-threat/#.W9JPPBNKj5V.

    [112] Lin Tinghui, “The Dragon in Strange Waters: China’s Diplomatic Quagmire in the Pacific Islands,” Journal on International Relations, July 2010, Issue #30, p. 58, https://diplomacy.nccu.edu.tw/download.php?filename=451_b9915791.pdf&dir=archive&title=File. [林廷輝,〈龍在陌生海域:中國對太平洋島國外交之困境〉,《國際關係學報》第三十期(2010年7月)] [In Chinese]

    [113] Annual Report to Congress: Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2018, U.S. Department of Defense, May 16, 2018, https://media.defense.gov/2018/Aug/16/2001955282/-1/-1/1/2018-CHINA-MILITARY-POWER-REPORT.PDF.

    [114] Huang Yuxiang, “Chinese Drones, Whose Target Is America, Stun the Audience at Zhuhai Air Show,” Asia Weekly, November 25, 2018, 第32卷 46期,, https://www.yzzk.com/cfm/blogger3.cfm?id=1542252826622&author=%E9%BB%83%E5%AE%87%E7%BF%94. [黃宇翔:〈中國無人戰機驚艷珠海航展亮相假想敵是美國〉,《亞洲週刊》,2018年11月25日, 第32卷 46期] [In Chinese]

    [115] David E. Sanger, “U.S. Blames China’s Military Directly for Cyberattacks,” The New York Times, May 6, 2013, http://www.nytimes.com/2013/05/07/world/asia/us-accuses-chinas-military-in-cyberattacks.html?pagewanted=all&_r=1&.

    [116] See in-depth analysis of this issue by Peter Navarro, director of the White House National Trade Council, in Crouching Tiger: What China’s Militarism Means for the World (New York: Prometheus Books, 2015).

    [117] Steven Lee Myers, “With Ships and Missiles, China Is Ready to Challenge U.S. Navy in Pacific,” The New York Times, August 29, 2018, https://www.nytimes.com/2018/08/29/world/asia/china-navy-aircraft-carrier-pacific.html.

    [118] See San Renxing, “On the Bloody Company’s (CCP’s) Doomsday Mad Gambling,” The Epoch Times, http://www.epochtimes.com/b5/5/8/1/n1003911.htm [三人行:〈評血腥公司的末日瘋狂賭〉,《大紀元新聞網》] [In Chinese] and http://www.epochtimes.com/b5/5/8/2/n1004823.htm; and Li Tianxiao, “If God Wants the CCP to Die, He Will Make It Mad First,” The Epoch Times, http://www.epochtimes.com/gb/5/8/17/n1021109.htm. [李天笑:〈神要中共亡 必先使其狂〉,《大紀元新聞網》] [In Chinese]

    [119] Jonathan Watts, “Chinese General Warns of Nuclear Risk to US,” The Guardian, July 15 2005, https://www.theguardian.com/world/2005/jul/16/china.jonathanwatts.

    CAPITOLO 18(PARTE II): LE AMBIZIONI DI CONTROLLO GLOBALE DEL PARTITO COMUNISTA CINESE

    3. La “guerra senza limiti” del PCC

    Nel processo di realizzazione delle sue ambizioni globali, il PCC non ha morale né regole. Come affermato nei Nove commentari sul Partito Comunista, la storia della fondazione del PCC è un processo in cui esso ha assorbito gradualmente tutte le malvagità provenienti da tutto il mondo, inclusi i suoi nove tratti caratteristici: «malvagità, falsità, istigazione, scatenamento della feccia della società, spionaggio, rapine, lotta, eliminazioni e controllo[1]». Questi tratti ereditati sono ovunque individuabili nel corso del processo di espansione globale del PCC; inoltre, i suoi mezzi e maligni vengono continuamente rafforzati e sviluppati.

    La “guerra senza limiti”, un prodotto del pensiero del PCC, è un’espressione concentrata di queste caratteristiche malvagie e una ragione importante del successo del Partito. L’idea di una guerra senza limiti è stata sempre una linea guida della pratica militare del PCC e, nel 1999, due generali comunisti cinesi hanno menzionato ufficialmente il termine nelle loro opere militari. La “guerra senza limiti”, per definizione, è «una guerra al di là di tutti i confini ed i limiti […], è costringere il nemico ad accettare i propri interessi con tutti i mezzi, armati e non armati, militari e non militari, che prevedano o non prevedano l’uccisione. I metodi possono essere di qualunque natura, le informazioni sono onnipresenti, il campo di battaglia è dovunque, al di là di tutti i limiti politici, storici, culturali e morali[2]».

    Guerra senza limiti significa che «tutte le armi e le tecnologie possono essere usate a volontà; significa che tutti i confini tra quello che si definisce guerra e quello che non si definisce guerra, tra quello che è militare e non militare vengono spazzati via». Essa utilizza metodi che vanno al di là del singolo Paese e che non sono limitati a particolari settori: la finanza, il commercio, i media, la legge internazionale, lo spazio, sono tutti possibili campi di battaglia della guerra, che ha come armi il terrorismo, l’hackeraggio, le armi biochimiche, ecologiche, atomiche ed elettroniche, il traffico di droga, l’informazione, le tecniche psicologiche e ideologiche, le sanzioni e così via[3].

    Gli autori del libro Guerra Senza Limiti ritengono che la “generalizzazione” della guerra sia l’inevitabile risultato del futuro e che tutti i campi debbano essere militarizzati. Credono, inoltre, che la chiave per la guerra senza limiti sia un’enorme quantità di personale non militare. Il governo, secondo questa filosofia, dovrebbe prepararsi al combattimento in tutti i campi di guerra invisibili il prima possibile[4].

    A volte, nel linguaggio comune, si parla di “campi di battaglia” in senso metaforico. Il PCC ha invece interpretato tutto nel vero senso della parola. Considera tutti i campi come un campo di battaglia: in qualsiasi momento si deve mantenere uno stato simile a come se ci fosse la guerra, chiunque può deve partecipare alla guerra e ogni conflitto è considerato una lotta mortale. Per raggiungere i suoi obiettivi, il PCC non esita a lanciare accuse e a impiegare tutte le forze dell’intero Paese.

    Negli anni ’40, durante la guerra civile della Cina, il PCC usò la guerra economica per far crollare il governo nazionale, la guerra di spionaggio per ottenere direttamente il piano di combattimento dell’esercito nazionale e varie cospirazioni per assistere l’azione militare nello sconfiggere il Kuomintang. Questi metodi storici di guerra senza limiti sono ancora in uso oggi dal PCC e vengono applicati su una scala più grande e più ampia. Guerra senza limiti significa rompere le regole e la morale: questo modo di intendere la guerra rende la maggior parte delle persone, dei governi e delle aziende occidentali incapaci di comprendere il modo in cui agisce il PCC. Ancora più difficile, poi, è competere con esso.

    Il PCC ha implementato il pensiero della guerra senza limiti in diversi settori, per ottenere i propri obiettivi:
    • L’esportazione della cultura del Partito e delle sue bugie nel mondo mediante la propaganda rivolta all’estero
    • Il controllo della stampa globale e la guerra ideologica
    • La corruzione mediante l’offerta di fama, sesso, relazioni, soldi e potere dispotico, volta ad unire i leader delle Nazioni Unite o vari personaggi politici di vari Paesi, esperti e accademici, magnati e persone influenti di ogni genere allo scopo di sviluppare amicizie che supportino il PCC e lo aiutino nei periodi di crisi
    • Il sostegno e l’incitamento di regimi canaglia allo scopo di distrarre gli Stati Uniti e i governi occidentali
    • L’impiego della diplomazia commerciale per far competere tra loro i Paesi liberi, utilizzando l’esca costituita da quel miliardo e più di consumatori cinesi
    • Il rafforzamento dell’integrazione economica e dell’interdipendenza con altri Paesi per legarli a séLa violazione delle regole commerciali dell’Omc
    • Le false promesse di riforma volte ad accumulare surplus commerciali e riserve in valuta estera
    • L’utilizzo dei frutti del capitalismo per rafforzare il socialismo
    • L’impiego del mercato, degli scambi con l’estero e delle risorse finanziarie per reprimere i diritti umani in una guerra economica senza limiti e per costringere altri Paesi ad abbandonare le responsabilità morali e i valori universali
    • Il costringere i cinesi che lavorano in imprese private di Paesi sviluppati a trafugare informazioni
    • Prendere in ostaggio i cittadini cinesi e di altri Paesi

    a. “La Grande Propaganda verso l’estero” e la promozione della cultura del Partito nel mondo

    Una stazione radiofonica cinese statale ha fondato una filiale a Londra e ha pubblicato un annuncio di lavoro in cui cercava 90 impiegati; tra i requisiti c’era quello di «poter presentare le notizie dal punto di vista della Cina». L’annuncio ha ricevuto più di 6000 candidature. Il PCC ha quindi incontrato un problema che tutti gli invidiano: troppi candidati[5]. L’entusiasmo nei confronti dell’annuncio della radio portavoce del PCC mostra il declino della stampa occidentale e la minaccia della grande propaganda estera del PCC.

  • La più grande macchina di propaganda al mondo
  • Mao Zedong desiderava che l’agenzia di stampa Xinhua controllasse la Terra: «In modo che tutto il mondo possa sentire le nostre voci», diceva [6]. In passato il PCC non era in grado di realizzare questo desiderio, ma ora è quasi a quel punto.

    Dopo la crisi finanziaria del 2008, i media occidentali hanno riscontrato difficoltà finanziarie e il PCC ha approfittato del momento per programmare una strategia di “grande propaganda verso l’estero”. Il People’s Daily, il China Daily, la Xinhua News Agency, la CCTV, China Radio International e altri portavoce del PCC hanno aperto giornali, stazioni radio e stazioni televisive in tutto il mondo. Chang Ping, ex direttore di Southern Weekend, ha affermato che dal 2009 le autorità cinesi hanno stanziato 45 miliardi di yuan per la cosiddetta “strategia nazionale per le pubbliche relazioni e la pubblicità”. Tuttavia, secondo altre fonti nella stampa cinese, i 45 miliardi erano solo una piccola parte, quella pubblica, dello stanziamento[7]. La stampa britannica ha infatti stimato che il PCC spende 10 miliardi dollari all’anno nella propaganda[8].

    Nel marzo 2018, il Partito Comunista Cinese ha unito CCTV, China Radio International e China National Radio istituendo la Stazione centrale radiotelevisiva generale, gestita dal dipartimento centrale di propaganda e definita “Voce della Cina”: si tratta della più grande macchina di propaganda del mondo.

    Una volta, la Xinhua News Agency ha affittato un gigantesco tabellone a Times Square, New York, per fare pubblicità al Partito Comunista. Nel 2016, il PCC ha cambiato il nome della CCTV all’estero, da CCTV a CGTN (China Global Television Network).

    Il PCC aggiorna continuamente i metodi della sua propaganda. Per esempio, ha implementato la strategia di “localizzazione” per i giornalisti delle sedi estere dei suoi media principali, che consiste, in sostanza, nel reclutare giornalisti e presentatori locali. Infatti, una foto di Xi Jinping che si collega in videochiamata con la CCTV in America mostra che il 90% dei giornalisti non è cinese[9]. Il contenuto dei programmi è tutto creato nel Paese straniero e i giornalisti sono assunti in loco: sul territorio straniero, con i volti degli stranieri, le voci degli stranieri e il pensiero del Partito comunista; è fatto appositamente per confondere i due concetti: il PCC e la Cina. Il PCC usa gli stranieri per raccontare la storia del PCC (non della Cina) e diffondere la voce del PCC (e non della Cina).

    Questa è la scena più distintiva nella grande propaganda verso estero del PCC. Il PCC fornisce anche borse di studio a giovani generazioni di giornalisti internazionali. Con tutto pagato, possono partecipare ai corsi di formazione o agli studi di laurea in Cina. Il motivo è chiaramente quello di infondere in loro la visione del giornalismo del PCC.

    Insieme alla colonizzazione economica in Africa, i media del PCC hanno raggiunto tutti gli angoli dell’Africa. Il gruppo televisivo e mediatico StarTimes Media Group, con sede in Cina, opera attualmente in 30 Paesi nel continente africano e afferma di essere «l’operatore di TV digitale in più rapida crescita e più influente in Africa». Un tassista in Uganda ha dichiarato: «Ci sono sempre più africani che comprendono la società cinese guardando le serie tv della Cina contemporanea[10]».

    A causa della sua mancanza di credibilità, la propaganda del PCC non ha mai avuto un gran successo all’estero. In ogni caso, il trasformare i media stranieri in propri portavoce, l’attaccare spietatamente i media e gli individui che criticano il Partito e il costringere tutti a sostenere il PCC, sono tutti ingredienti della ricetta della propaganda estera del PCC.

  • Trasformare i media mondiali in succursali della Xinhua
  • Nel 2015, i ministri degli Esteri di 10 Paesi hanno condannato il PCC per le sue azioni volte a costruire isole artificiali nel conteso Mar Cinese Meridionale. In quel momento, una stazione radio della periferia occidentale di Washington ha emesso una voce fuori dal coro: non ha affatto menzionato il piano del PCC di costruire le isole e, al contrario, ha affermato che una “forza esterna” avrebbe cercato di inventare dei fatti e di aggravare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale [11]. Questa stazione radio si chiama WCRW e presenta molti contenuti sostenuti del PCC. Curiosamente, la stazione non ospita pubblicità e l’unico suo cliente è una compagnia cinese: G & E Studio Inc, con sede a Los Angeles e appartenente a China Radio International (CRI), che ne detiene il 60% delle azioni. G & E ha almeno 15 stazioni radio simili in America, in varie città, tra cui Washington DC, Los Angeles, Salt Lake City, Atlanta, Philadelphia, Houston, Honolulu e Portland (Oregon) e Vancouver, (Canada).

    Il portavoce del Partito Comunista Cinese China Radio International (CRI) fa affidamento su una società locale registrata a nome di un cittadino americano di etnia cinese. Controllandone le azioni, utilizza le stazioni radio statunitensi per promuovere propaganda comunista. Il più grande vantaggio di questa operazione è quello di nascondere l’identità del PCC, facendo sì che le persone abbiano l’impressione che degli americani stiano esprimendo il loro sostegno per il PCC.

    Nel 2015, la CRI aveva 33 stazioni in almeno 14 Paesi e nel 2018 le stazioni sono diventate 58 e i Paesi del mondo 35 [12]. Dato che le operazioni e il controllo sono portati avanti mediante l’uso di aziende cinesi locali, sembra che i Paesi democratici non abbiano modo di affrontare la situazione per via legale, nonostante in molti siano scontenti di questa propaganda nascosta. La grande propaganda del Partito Comunista Cinese ha sfruttato le falle della società democratica. In nome della democrazia, promuove la dittatura e cerca di manipolare il pubblico affinché adotti la propria visione delle cose, il tutto sfruttando le scappatoie giuridiche della società libera. Quindi, nel nome della democrazia, cerca di distruggere la democrazia stessa.

    Gli inserti del China Daily, che, per usare un’espressione cinese, “si fanno un viaggio con una barca presa in prestito”, costituiscono un’altra parte importante della propaganda verso l’estero del PCC. Il China Daily pubblica notizie sul Washington Post come inserti pubblicitari, utilizzando uno stile d’impaginazione che crea l’illusione di star leggendo una pagina qualunque del Washington Post[13]. Oltre al Post, il PCC ha fatto lo stesso su più di 30 giornali influenti, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, il British Daily Telegraph e Le Figaro. La parola “pubblicità” sulla pagina è collocata in un posto poco appariscente. I lettori potrebbero facilmente pensare che queste pagine siano materiale proprio del giornale.

    Il 23 settembre 2018, il China Daily ha inserito quattro pagine di pubblicità sul giornale locale dell’Iowa De Moines Register, che sembravano le notizie ordinarie del giornale, ma i cui contenuti attaccavano il presidente degli Stati Uniti e cercavano di influenzare le elezioni di metà mandato degli Stati Uniti[14].

    Il PCC è specializzato nel controllo dei media cinesi dell’estero. Attraverso la coercizione e la tentazione, ha “convertito” un gran numero di media in lingua cinese, inclusi alcuni con tendenze anticomuniste fondati in passato da taiwanesi. Il “Forum Mondiale dei Media Cinesi”, per esempio, è uno strumento divulgativo sponsorizzato dal PCC per trasmettere le istruzioni del Partito ai media cinesi in tutto il mondo. Il 10 settembre 2017, il nono Forum Mondiale dei Media Cinesi si è tenuto a Fuzhou: vi hanno partecipato più di 460 media cinesi d’oltremare provenienti da più di 60 Paesi dei cinque continenti.

    Un esempio dell’impatto di questo lavoro di controllo dell’informazione può essere riscontrato nelle notizie del giornale in lingua cinese Qiao Bao, pubblicato in California, che porta la propaganda del PCC all’interno del giornalismo occidentale. Durante il XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, i lunghi reportage di questo giornale sull’argomento erano esattamente come quelli dei media ufficiali del Partito Comunista Cinese[15].

    Durante le proteste del Movimento degli Ombrelli a Hong Kong nel 2014, la Overseas Chinese Media Association, controllata dal PCC con più di 160 membri, ha messo insieme 142 media cinesi che sostengono il PCC in Asia, Europa, Africa, America e Australia e tutti hanno pubblicato una cosiddetta Dichiarazione di «Difesa di Hong Kong», per sostenere il PCC. Una tale penetrazione del PCC all’estero, così diffusa ed efficace, sorprende veramente il mondo esterno[16].

    Il PCC sostiene alcuni media cinesi così che agiscano da “falsi media stranieri”, per promuovere la propaganda del PCC sotto altro nome, per creare l’illusione che molti media in tutto il mondo sostengano il PCC.

    La soppressione dell’opposizione è un’altra delle operazioni del PCC. Il PCC minaccia l’annullamento del visto o altro per quei media e giornalisti d’oltremare che osano denunciare le sue cattive azioni, costringendoli, così, ad autocensurarsi e ad avere paura di oltrepassare certe soglie. Nel mondo sono pochi i media realmente indipendenti dall’influenza del PCC.

    Ci sono diversi modi, per una persona cattiva, di cambiare l’impressione che gli altri hanno di lei. Uno è partire dall’interno, abbandonare il male e diventare una persona buona: gli altri naturalmente cambieranno idea su di lui; il secondo è partire da fuori, fare il lavaggio del cervello agli altriin modo che gli altri non la considerino più cattiva; Il terzo modo è utilizzare il sistema del lavaggio del cervello per trasformare gli altri in cattivi, cosa che fornisce la massima protezione per se stessi.

    Il PCC adotta al contempo il secondo e il terzo metodo. Usa una varietà di attività di propaganda su larga scala per fare il lavaggio del cervello agli stranieri, in modo che non abbiano più la percezione che il PCC sia cattivo e li trascina persino nell’acqua con sé, in modo che essi siano disposti a unirsi ai cattivi. Attraverso ampi investimenti e operazioni, il PCC ha istituito un sistema mondiale per il lavaggio del cervello.

  • Lavaggio del cervello a livello culturale e artistico
  • Il lavaggio del cervello culturale è uno strumento importante che il PCC impiega per distruggere la cultura tradizionale. Il PCC ha pubblicizzato il suo impegno nel restaurare la cultura tradizionale negli ultimi anni, ma come accennato nei precedenti capitoli di questo libro, questa ondata di cosiddetta “cultura tradizionale in ripresa” è priva dell’anima vera della cultura tradizionale e ha messo invece la falsa cultura del PCC a rimpiazzo della tradizione

    Questo non ha solo ingannato il mondo, ma ha anche contribuito a devastare ulteriormente la cultura tradizionale. In più, al fine di influenzare ulteriormente il mondo, uno degli elementi chiave della propaganda estera del PCC è di esportare la propria versione della cultura “tradizionale” cinese e utilizzare gli usi e costumi cinesi per “abbellire” il PCC.. Si tratta di un’altra forma di manipolazione delle percezioni, o di lavaggio del cervello. Un esempio tipico di questa strategia è l’Istituto Confucio.

    Secondo statistiche incomplete, a partire dalla fine del 2017, il PCC ha creato 525 Istituti Confucio (all’interno dei college e delle università) in 146 Paesi e 1.133 aule di Confucio (per le scuole primarie e secondarie) [17]. I fondi dell’Istituto Confucio provengono dal “Hanban”(l’ufficio della lingua cinese) affiliato al Dipartimento del Fronte Unito del PCC, e l’uso dei fondi è supervisionato dagli ambasciatori e dai consolati del Partito Comunista Cinese. Gli Istituti Confucio sovvertono gli importanti principi accademici dell’autonomia e della libertà delle istituzioni accademiche, con l’obiettivo di promuovere la volontà ufficiale del PCC, mostrare agli studenti la storia filtrata della Cina ed omettere la vera storia del PCC e la pessima situazione dei diritti umani. In alcune aule dell’Istituto Confucio, vengono appesi al muro i saggi letterari di Mao Zedong. Dicono di insegnare la cultura tradizionale cinese, ma di fatto promuovono gli insegnamenti del comunismo ed esportano la cultura del PCC.

    Oltre a offrire corsi culturali e linguistici, l’Istituto Confucio distorce anche la storia e organizza persino proteste contro le attività che il PCC ritiene delle minacce al suo dominio. Ad esempio, vari oratori sono stati invitati a pubblicizzare ripetutamente le bugie del PCC sul Tibet e hanno affermato che la causa della guerra di Corea fosse che le forze armate statunitensi che avevano bombardato i villaggi cinesi e il PCC era stato costretto a inviare soldati[18].

    Il National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2019 del governo statunitense, approvato nel 2018, ha condannato con un linguaggio molto forte i tentativi del PCC di influenzare l’opinione pubblica negli Stati Uniti, in particolare i suoi “media, istituzioni culturali, imprese e gruppi accademici e politici”. L’atto di legge vieta esplicitamente al Ministero della Difesa di finanziare le facoltà di lingua cinese delle università americane che ospitano un Istituto Confucio[19].

    Dal settembre all’ottobre 2011, Il PCC ha messo sul palcoscenico del Kennedy Art Center di Washingto, DC il balletto Red Detachment of Women, composto da 300 ballerini. A settembre del 2016, a Los Angeles, si è tenuto un concerto di alto profilo per commemorare l’80° anniversario della vittoria della lunga marcia dell’Armata Rossa. Allo stesso tempo, in Australia, presso i municipi di Sydney e di Melbourne è stato organizzato l’evento “Canzoni rossi per commemorare il 40° anniversario della morte di Mao Zedong”.. Le organizzazioni cinesi locali in Australia hanno però protestato e alla fine hanno interrotto lo spettacolo. Nel 2017, il Partito comunista cinese ha esportato il Red Detachment of Women in Australia, e nel 2018 è riuscito a portare un altro dramma di danza rossa violenta del PCC, Honghu Red Guard a Sydney e Melbourne.

    Per quando riguarda la guerra dei media e dell’informazione, il regime del Pcc e i governi democratici non hanno una posizione paritaria: il PCC non consente ai media di alcun Paese democratico di entrare nella Cina, ma può spostare tutti i suoi portavoce in una società democratica a suo piacimento; il PCC non consente a nessuno nel Paese democratico di investire nel portavoce dei media, ma il PCC può inserire le sue parole, i suoi suoni e le sue immagini arbitrariamente all’interno dei media di una società democratica o acquistare direttamente dai media stranieri; i media cinesi del Partito non consentono che i giornalisti occidentali lavorino per loro, ma il PCC può inviare le sue persone nei media occidentali o istruire direttamente gli stranieri come portavoce dei media del Partito.

    Finché l’Occidente considera ancora i portavoce del PCC come dei “media”, l’Occidente continuerà a perdere, in questa guerra dell’informazione. Nel 2018, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha richiesto a Xinhua News Agency e a China Global TV Network di registrarsi come “agente straniero” negli Stati Uniti. Anche se questo è già un passo avanti, è ancora lungi dall’essere abbastanza: non ha risolto il problema dalla radice.

    La propaganda estera del PCC è un grande progetto che ha lo scopo di cambiare le opinioni del pubblico nei confronti del regime. Si può dire che abbia raggiunto alcuni dei risultati previsti. La diffusione delle tossine comuniste in tutto il mondo attraverso una propaganda su larga scala ha seriamente fuorviato le opinioni del mondo sul PCC, sul modello del PCC, sulla situazione dei diritti umani in Cina e sul Comunismo.

    b. “Il Fronte Unito”: come disintegrare il mondo libero dall’interno per formare una Lega dei Comunisti

    Il 18 dicembre 2018, durante le celebrazioni della conferenza per il 40° anniversario della “riforma economica cinese” del PCC, è stata conferita a dieci stranieri la “Medaglia di amicizia per la riforma cinese”, per ringraziare del “sostegno e l’aiuto della comunità internazionale per la riforma economica della Cina”. Tra queste dieci, c’era l’ex presidente del Comitato Olimpico Juan Antonio Samaranch, che ha aiutato il PCC a conquistare il diritto di ospitare le Olimpiadi estive del 2008 e Robert Lawrence Kuhn, un uomo d’affari americano che ha firmato un’autobiografia molto lusinghiera dell’ex leader del Partito Comunista Jiang Zemin. In effetti, negli ultimi decenni, ci sono stati innumerevoli politici e celebrità internazionali che hanno aiutato il PCC. Hanno interpretato ruoli diversi per motivi diversi, ma purtroppo sono diventati vittime del fronte unito del PCC e complici di questo regime criminale.

    Per raggiungere le sue ambizioni di dominio globale, il PCC ha attinto a tutte le forze possibili. Questa è una parte importante del “fronte unito” del PCC, Tong Zhan. Mao Zedong ha classificato il “fronte unito” come uno dei “tre tesori magici” del PCC. Il governo del Kuomintang nel passato e la società libera di oggi hanno subito enormi perdite a causa del fronte unito del PCC. Fortunatamente, i Paesi occidentali hanno iniziato a svegliarsi e negli ultimi anni hanno pubblicato una serie di studi investigativi sul fronte unito.

    Il 24 agosto 2018, la Commissione di revisione economica e della sicurezza USA-Cina (USCC) del Congresso degli Stati Uniti, ha pubblicato una relazione intitolataIl lavoro del fronte unitodella Cina all’estero. Questa relazione fornisce un riassunto sulla struttura e i metodi dell’operazione del fronte unito del PCC, incluso come il PCC usa varie organizzazioni e istituzioni ufficiali e locali per portare avanti il fronte unito e l’influenza del fronte unito del Partito comunista cinese sugli Stati Uniti e altri Paesi occidentali. La relazione ha sottolineato che «il PCC ha rafforzato vigorosamente il suo lavoro del fronte unito negli ultimi anni. Ci sono sempre di più funzionari del Dipartimento Fronte Unito che sono stati assegnati a posizioni di alto livello nel PCC e nel governo. Negli ultimi anni, il PCC ha aumentato di 40.000 il numero dei quadri del fronte unito[20].»

    Il think tank europeo Global Public Policy Research Institute (GPPI) ha pubblicato un rapporto di ricerca nel 2018 in cui ha rivelato in dettaglio le attività di infiltrazione del PCC in Europa [21]. Il 29 novembre nel 2018, la Hoover Institution dell’Università di Stanford ha pubblicato anche uno studio dettagliato che rivelava la penetrazione all’estero del PCC. Lo studio ha sottolineato che «le attività del “fronte unito” della Cina (il PCC) vanno oltre la comunità dei cinesi espatriati, e il loro obiettivo è una più ampia gamma di istituzioni settoriali nella società occidentale, dai think tank, alle università, ai media, ai governi locali, statali e nazionali. La Cina (il PCC) si impegna a promuovere l’immagine positiva del suo governo, della sua politica, della sua società e della sua cultura, sopprimendo i diversi punti di vista, riunendo le forze principali degli Stati Uniti a sostegno dei suoi obiettivi politici e dei suoi interessi economici[22]».

    In generale, i target del fronte unito del PCC sono le seguenti categorie principali.

  • Corruzione dei personaggi politici e degli uomini d’affari occidentali
  • La relazione USCC ha sottolineato che il PCC considera il lavoro del fronte unito come uno strumento importante per rafforzare il sostegno per il Partito. Per i politici occidentali, il PCC non esita a tirar fuori grosse tangenti e a compiere molti sforzi. Tramite il lobbismo, le tentazioni e le relazioni, il PCC ha stretto forti legami con un gran numero dei funzionari di alto livello dei governi occidentali, li ha trattati come fossero ospiti importanti, preparando per loro doni preziosi e chiamandoli “vecchi amici del popolo cinese”. Tra di loro ci sono dei segretari generali delle Nazioni Unite, capi di Stato, funzionari governativi, parlamentari, consiglieri governativi, capi di organizzazioni internazionali, celebri intellettuali, magnati dei media, ecc. Nei momenti critici, ci si aspetta da loro che esprimano sostegno nei confronti del PCC.

    L’ex direttore dell’Ufficio Affari Civili di Hong Kong, Patrick Ho Chi-ping, che è stato condannato a dicembre 2018 dagli Stati Uniti, ha stretti legami con gli alti funzionari del PCC. Aveva rappresentato la compagnia energetica cinese e corrotto funzionari di due Paesi africani per ottenere i diritti di estrazione mineraria. Ha corrotto anche due ex presidenti dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite i quali il PCC ha potuto stringere relazioni con funzionari ad alto livello di altri Paesi[23].

    I documenti giudiziari statunitensi hanno mostrato la diffusa corruzione e lo spionaggio della ZTE, il colosso cinese della telecomunicazione: due funzionari del settore delle telecomunicazioni della Liberia hanno testimoniato che tra il 2005 e il 2007, la ZTE ha corrotto i funzionari dei loro Paesi su ampia scala, compreso il presidente stesso del Paese, funzionari governativi a tutti i livelli e la Magistratura.

    Il PCC ha corrotto con interessi, favori sessuali e spionaggio per avvicinarsi ai leader politici di diverse fazioni e usarli come pedine per realizzare le sue ambizioni. Dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti a novembre nel 2014, in un memorandum di China Huaxin Energy, una compagnia ufficialmente sostenuta dal Partito Comunista Cinese, è stato delineato un piano per contattare con i politici, attività definita come fondare “una relazione e una base di amici”.

    La relazione tra Ye Jianming, il presidente di Huaxin e gli alti politici europei è straordinaria. Una volta Ye Jianming ha chiesto al consigliere della sicurezza per un ex presidente degli Stati Uniti se poteva convincere l’esercito americano a non bombardare la Siria, perché voleva comprare i giacimenti petroliferi lì. Tra le persone che aveva contattato c’erano gli alti funzionari della Riserva Federale degli Stati Uniti, gli alti funzionari delle Nazioni Unite e le famiglie degli alti funzionari del governo statunitense[24].

    In qualunque momento sia necessario, il PCC formerà vari “fronti uniti” temporanei per isolare il nemico. In passato, il PCC usava i voti dei Paesi del terzo mondo per vincere nelle Nazioni Unite; usava l’Iran per vanificare gli impegni degli Stati Uniti per stabilizzare il Medio Oriente e al tempo stesso consolidare la nuova alleanza economica; mentre nella recente guerra commerciale sino-americana, il PCC ha fatto le pressioni sui Paesi europei per suscitare le contraddizioni tra l’Europa e gli Stati Uniti, formare un nuovo fronte unito e limitare congiuntamente gli Stati Uniti.

    Il PCC attinge anche vigorosamente alle figure politiche locali, come i leader delle comunità, i consiglieri comunali, i sindaci e i legislatori statali. La metodologia prevalente è quella di donare denaro alle figure politiche tramite uomini d’affari cinesi o gruppi cinesi, invitarli a visitare la Cina e cogliere l’opportunità per tangenti, concessioni di benefici ai loro parenti e amici quando fanno gli affari nella Cina, o corruzione dei loro assistenti; spesso usano trappole sessuali e altri mezzi bassi del genere.

    Nel 2005, Chen Yonglin, l’ex primo segretario del consolato cinese a Sydney, è fuggito in l’Australia. Nel 2017, è stato intervistato da Epoch Times e ha svelato in dettaglio i mezzi con cui il fronte unito del Partito comunista cinese si è infiltrato nel governo australiano e ha corrotto i politici e i funzionari: «Non solo le donazioni politiche, ma anche la quantità di tangenti per i politici in privato è in realtà molto più alta della quantità delle donazioni politiche, in particolare per i politici di alto livello. Ci sono tantissimi funzionari che sono stati corrotti».

    «La corruzione ai funzionari politici australiani da parte del PCC include anche portare queste persone in Cina per viaggiare, farli godere di un trattamento da imperatore, che comprendere anche le prostitute offerte dalle compagnie cinesi o dai cinesi immigrati a Australia. Molti funzionari australiani hanno cambiato atteggiamento subito dopo aver visitato la Cina[25]».

    Con le sue potenti risorse finanziarie, il PCC ha attirato i partiti comunisti, i partiti di sinistra e i membri della Sinistra in tutto il mondo, e li ha fatti diventare agenti del PCC nel loro Paese, per promuovere la diffusione dell’ideologia comunista.

    Il PCC ha usato lo stesso metodo nei confronti della comunità finanziaria e delle compagnie occidentali, invitandone i membri come ospiti, offrendo loro benefici economici e facendo pressione sui loro governi, tramite queste persone, per influenzare le politiche economiche e finanziarie dei Paesi occidentali. Nella guerra commerciale sino-americana, i funzionari ad alto livello del PCC hanno interagito frequentemente con Wall Street. Molte importanti istituzioni finanziarie e società multinazionali negli Stati Uniti hanno attività commerciali in Cina: al fine di espandere la propria attività hanno assunto molti figli dei funzionari ad alto livello del Partito Comunista Cinese, chiamati “principini”; questi ultimi sono gli occhi, le orecchie e la voce del Partito in queste aziende.

  • Infiltrazione dei circoli accademici e dei think tank
  • Nei Paesi occidentali, molti think tank hanno un’influenza diretta sulle politiche e le strategie nazionali, quindi il PCC ha dato grande importanza a questi gruppi. La relazione dell’Hoover Institution rivela che il PCC si è particolarmente impegnato a influenzare il governo statunitense e la sua opinione, creando situazioni favorevoli al Partito Comunista Cinese. Tramite i fondi dati ai think tank, Il PCC cercava di raggiungere l’obiettivo di influenzare questi circoli. Il PCC ha cercato di comprare, controllare o influenzare quasi tutti i gruppi di esperti che si occupano di argomenti legati alla Cina [26].

    Il Washington Post ha rivelato che alcune compagnie cinesi vogliono controllare i think tank statunitensi; ad esempio, Huawei, il gigante delle telecomunicazioni cinesi, non solo minaccia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma cerca anche di influenzare l’indipendenza del think tank di Washington fornendo loro fondi[27].

    Huawei ha sponsorizzato più di 20 università britanniche come Cambridge e Oxford. Il professor Anthony Glees, esperto di sicurezza nazionale del centro di ricerca sulla sicurezza nel Regno Unito, ha dichiarato: «I fondi cinesi per le università britanniche finanziano la ricerca sull’elettronica, cosa che costituisce un problema di sicurezza nazionale». Glees crede che Huawei abbia adottato il progetto “i semi del futuro” per connettersi con l’università e attrarre giovani talenti: «È sicuramente una classica tattica sovversiva comunista[28]».

    Usando letangenti del denaro, dello status, degli onori, eccetera, il PCC compra gli studiosi d’oltremare, specialmente gli studiosi specializzati sulla Cina. Alcuni degli studiosi che sono stati comprati hanno seguito la propaganda del PCC e hanno scritto libri per illustrare “l’ascesa pacifica”, “il sogno cinese” e il “modello cinese” del PCC. Il cambiamento di atteggiamento sulla Cina di questi studiosi può influenzare indirettamente la politica occidentale nei confronti del PCC, ed è esattamente ciò che il PCC vuole ottenere.

    Ad aggiungere poi al danno la beffa, negli ultimi decenni gli studiosi socialisti occidentali sono stati seriamente influenzati dall’ideologia comunista. Con una piccola “guida” esterna, passeranno dal credere nell’ideologia di sinistra ad abbracciare attivamente il regime comunista.

  • Comprare e sfruttare i capi delle comunità cinesi all’estero, gli imprenditori e gli studenti
  • Il PCC ha trasformato i sentimenti dei cinesi d’oltremare per la madrepatria nella simpatia e nel riconoscimento dell’ideologia del PCC. A tal fine, il PCC fornisce sostegno finanziario ai gruppi chiave per comprare i loro cuori. Il PCC impiega spesso l’espressione “l’amore per la propria patria, l’amicizia verso i simili”, come parte del suo tentativo deliberato di confondere il concetto della “Cina” con quello del “PCC” per ingannare i cinesi d’oltremare. Inoltre, utilizzando una rete di organizzazioni, sostenitori e spie all’estero, marginalizza e attacca i suoi avversari.

    Il PCC approfitta di ogni occasione per invitare i cinesi d’oltremare a investire nelle imprese cinesi e organizza spesso ricevimenti di alto livello per i leader della comunità cinese. Per i sostenitori del PCC all’estero, organizza incontri con i veterani del Partito comunista cinese, o li invita alla cosiddetta cerimonia della festa nazionale e così via.

    Zach Dorfman, un ricercatore senior del Consiglio di Carnegie per l’Etica e gli Affari Internazionali negli Stati Uniti, ha pubblicato un lungo articolo investigativo nel sito politico americano Politico. L’articolo ha rivelato delle attività di spionaggio della Cina e della Russia nella Silicon Valley, con particolare attenzione agli attori cinesi [29]. L’articolo ha esaminato come esempio Rose Pak, un’intermediaria cinese di San Francisco. Il PCC ha usato la Pak per far sì che la Camera di Commercio cinese di San Francisco impedisse al Falun Gong, ai Tibetani e ai pro-Taiwan, così come agli attivisti uiguri e ad altri gruppi, di partecipare alle parate di Capodanno.

    La relazione USCC ha anche rivelato che l’Associazione degli Studenti e degli Studiosi Cinesi (CSSA) è controllata dal PCC ed è un’importante pedina del PCC all’estero. Sui siti di alcuni rami della CSSA si dice chiaramente che sono stati fondati dall’Ambasciata Cinese, o che sono direttamente affiliati ad essa [30]. Accettano spesso ordini di impedire ai dissidenti di esprimere le proprie opinioni, molestare, intimidire e monitorare gli studenti che non rispettano il PCC.

    La CSSA è anche direttamente coinvolta nello spionaggio economico industriale. Nel 2005, il giornale francese Le Monde ha rivelato che la CSSA dell’Università di Leuven, in Belgio, costituiva la prima linea della rete di spionaggio economico del PCC in Belgio. La rete di spionaggio ha centinaia di spie che lavorano in varie compagnie europee[31].

  • Infiltrarsi nel mondo dello spettacolo
  • Negli ultimi anni, il PCC ha continuamente aumentato i suoi sforzi per penetrare nel settore dell’intrattenimento degli Stati Uniti. Nel 2012, il Gruppo Wanda ha investito 2 miliardi e 600 milioni di dollari per acquisire il secondo più grande cinema americano, AMC, dopodiché ha speso 3 miliardi e 500 milioni di dollari per Legendary Pictures e un miliardo e 100 milioni per il quarto più grande cinema, Carmack [32]. Nel 2016, Ali Films ha acquisito una parte delle azioni di Amblin Partners, una compagnia del grande regista di Hollywood Steven Spielberg e ha inviato un rappresentante al consiglio di amministrazione della compagnia per l’importante decisione [33].

    Uno degli obiettivi principali dell’infiltrazione del PCC nel settore dell’intrattenimento è far parlare il mondo delle “storie buone del PCC)” e presentare “l’ immagine positiva della crescita pacifica” per coprire la sua ambizione di dominare e al tempo stesso far ignorare al mondo l’espansione della cultura del Partito che corrompe tutto il mondo. Dal 1997 al 2013, la Cina ha investito solo in 12 film dei 100 migliori film del mondo di Hollywood. Ma nei cinque anni successivi, la Cina ha partecipato a 41 investimenti nei film più venduti di Hollywood[34].

    Hollywood desidera ardentemente il mercato cinematografico in rapida crescita della Cina e i suoi dirigenti sono ben consapevoli che non potranno lucrarci senza adeguarsi alla linea del Partito. Di conseguenza, cercano di assicurarsi di essere in armonia con la censura cinese [35]. Le celebrità americane che si sono opposte al PCC non possono entrare nel Paese o sono escluse dal mercato cinese. La star di Hollywood Richard Gere, che si è espressa chiaramente in merito al Tibet, per esempio, non solo non può più andare in Cina, ma persino la sua carriera come attore ne è stata influenzata: per non offendere il PCC, alcuni produttori hanno rifiutato di investire nei film a cui ha partecipato[36]. Inoltre, ci sono molte star del cinema e della televisione che sono state inserite nella lista nera a causa di altri tipi di trasgressione.

  • Minacciare e intimidire i dissidenti d’oltremare
  • Per gli studiosi occidentali, in particolare quegli esperti critici sulla Cina, il PCC applica la coercizione e gli incentivi, cosa che ha fatto sì che molti studiosi prendessero l’iniziativa di autocensurarsi. I mezzi coercitivi, incluso il rifiuto del visto, hanno un grande impatto sui giovani studiosi e sulla loro carriera professionale; molti studiosi evitano le questioni dei diritti umani, o relative ai Tibetani e agli altri cosiddetti “argomenti delicati”, per non offendere il Partito comunista Cinese.

    Perry Link, un professore di Studi dell’Asia Orientale è stato messo nella lista nera per i suoi studi sul massacro di Piazza Tienanmen, che hanno messo in cattiva luce il regime comunista. Il PCC ha quindi utilizzato la sua esperienza come “cattivo esempio”, in modo da disincentivare i più giovani al comportarsi in modo simile [37]. A ottobre il 2017, al vice-presidente della Commissione per i Diritti Umani del Partito Conservatore britannico, Benedict Rogers, (che è anche un sostenitore del movimento democratico di Hong Kong) è stato negato l’ingresso nell’aeroporto di Hong Kong ed è stato rimpatriato[38].

    La relazione USCC rivela: «I servizi segreti del PCC hanno chiesto alle minoranze, come gli uiguri che vivono all’estero, di fare le spie per il PCC. Se non sono d’accordo, il PCC li minaccia di inviare loro o le loro famiglie nei campi di detenzione dello Xinjiang. Secondo gli Uiguri che sono stati oggetto di minacce, lo scopo è “non solo raccogliere informazioni sulle attività di uiguri all’estero, ma anche creare discordia all’interno della comunità all’estero, e intimidire le persone per impedire loro di opporsi al governo cinese».

    La relazione dell’USCC afferma anche che gli agenti dell’intelligence cinese cercano di reclutare come spie i membri di minoranze etniche, tra cui gli uiguri che vivono all’estero. Se rifiutano, le loro famiglie in Cina possono subire maltrattamenti. Secondo gli uiguri che hanno ricevuto simili minacce, lo scopo delle minacce non è solo quello di ottenere informazioni sulla diaspora uigura, ma anche quello di creare divisioni interne che quindi impediscano un’efficace opposizione al PCC [39].

    c. La guerra senza limiti economica è l’artigliera pesante del PCC

    Se la propaganda estera, la gestione delle percezioni e il fronte unito sono le forme di soft power del Partito, allora il settore high-tech deve diventare il suo hard power. Negli anni ‘50, lo slogan del PCC era “sorpassare il Regno Unito e raggiungere gli Stati Uniti”, ma era solo una farsa. Oggi, tuttavia, la stessa strategia è diventata realistica e preoccupante.

    Dal 1980, il PCC ha attuato una serie di piani strategici per la scienza e la tecnologia, tra cui il Programma 863 (programma nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell’alta tecnologia), il Programma 973 (piano nazionale per i progetti di ricerca principali), il Made in China 2025 (strategia per trasformare la Cina da un Paese manifatturiero a una potenza della produzione entro il 2025, conquistando il posto di Paese guida nell’ambito dei big data, del 5G e simili).La strategia include degli ambiziosi piani relativi all’intelligenza artificiale, settore del quale la Cina immagina di divenire leader mondiale entro il 2030. Lo scopo è di migliorare lo stato di “fabbrica del mondo” della Cina in uno stato di gigante della produzione avanzata, ottenendo così il dominio sul mondo.

    È normale che un Paese cerchi di migliorarsi nell’industria. È anche normale che un governo dia il suo sostegno alla ricerca e allo sviluppo di un settore così strategico. Allora perché la strategia della tecnologia del PCC è diventata un problema per il mondo occidentale?

    La ragione più fondamentale è che la Cina sotto il regime comunista cinese non è un Paese normale. Per dirla in maniera più chiara, lo sviluppo della scienza e della tecnologia del PCC non volto ad entrare nella lista dei Paesi high-tech e orientato a una competizione imparziale con gli altri Paesi, ma ha lo scopo di utilizzare mezzi spregevoli per eliminare completamente gli avversari e sconfiggere le economie occidentali, in particolare l’economia degli Stati Uniti, al fine di dominare il mondo. Lo scopo dello sviluppo della forza scientifica e tecnologica del PCC è quello di servire meglio la sua ideologia, per il dominio del Comunismo alla fine.

    L’innovazione tecnologica è il frutto del pensiero libero del capitalismo ed è in naturale conflitto con l’autocrazia totalitaria del comunismo. I ricercatori in Cina non hanno neanche la libertà di usare liberamente internet per la ricerca. È difficile fare le innovazioni sotto l’ambiente chiuso dal PCC. Quindi il PCC, per avere l’avanzata tecnologia occidentale, usa metodi anormali – rubare la tecnologia, attirare le risorse umane, danneggiare l’industria occidentale. Le cose che l’Occidente ha trascorso decenni a sviluppare, con fondi astronomici sono state rubate, studiate e modificate dal PCC e poi sono state messe in produzione su ampia scala, gettate nel mondo e utilizzate per combattere le imprese private e l’economia occidentale. Si può dire che il PCC stia usando l’approccio della “guerra senza limiti” per vincere questa guerra tecnica.

  • La trappola di “scambiare la tecnologia per l’accesso al mercato”
  • Negli ultimi anni, la ferrovia ad alta velocità cinese è diventata il biglietto da visita dell’industria manifatturiera cinese e il protagonista della “diplomazia ferroviaria ad alta velocità”. La sua breve ma intensa storia di oltre dieci anni è stata definita “leggendaria” dai media del Partito Comunista Cinese, ma per le aziende occidentali è un incubo in cui la loro tecnologia è stata rubata. È stata veramente una perdita grande, in cambio di un piccolo guadagno, per l’Occidente.

    Il progetto della ferrovia ad alta velocità della Cina è iniziato all’inizio degli anni 90. Nel 2005, il PCC ha abbandonato la ricerca e lo sviluppo indipendenti e si è rivolto all’importazione della tecnologia occidentale. L’obiettivo del PCC è stato molto chiaro, cioè acquisire la tecnologia e produrre in modo indipendente, per realizzare il “sorpasso in curva”. La Cina richiede che i produttori stranieri firmino un contratto di trasferimento tecnologico con le aziende cinesi prima di fare offerte, altrimenti le offerte saranno annullate.

    La parte cinese ha anche stabilito una procedura di valutazione denominata “valutazione di implementazione del trasferimento tecnologico”, con cui si valuta quanto l’azienda cinese ha imparato dall’azienda straniera: in questo modo, finché le imprese cinesi non avranno appreso la tecnologia in questione, non pagheranno. In più, le autorità richiedono che, stando all’ultima partita di ordini, le compagnie locali devono averne prodotto il 70%[40].

    Queste condizioni a dir poco prepotenti non hanno impedito alle aziende occidentali di rimanere nel promettente mercato cinese. Kawasaki Heavy Industries del Giappone, Alstom della Francia, Siemens della Germania e Bombardier del Canada, hanno tutti partecipato alle offerte. Davanti alla regola di “scambiare la tecnologia per il mercato” del PCC, nessuna società occidentale è disposta a trasferire la sua tecnologia principale. Tuttavia, il PCC gioca tra diverse compagnie e almeno una di loro sarà tentata dagli interessi immediati. La realtà è questa: quando una società comincia a occupare il mercato cinese, le altre compagnie diventano gelose. Di conseguenza, tutte le società sono cadute nella trappola del PCC. Alla fine, la Cina ha introdotto le tecnologie delle suddette quattro compagnie ferroviarie ad alta velocità.

    Il governo cinese ha investito fondi enormi senza preoccupazioni. La ferroviaria cinese ad alta velocità è entrata in un periodo di grande sviluppo: è la più lunga ferrovia ad alta velocità al mondo. In pochi anni, la Cina ha assimilato e ha assorbito la tecnologia occidentale nei cosiddetti “diritti di proprietà intellettuale indipendenti. Ciò che ha sorpreso le società occidentali è che la Cina ha effettivamente iniziato a chiedere di registrare dei ”propri” brevetti relativi a ferroviarie ad alta velocità, all’estero. La ferrovia ad alta velocità della Cina è entrata così in forte concorrenza con i suoi ex “maestri” nel mercato internazionale. Poiché la Cina ha accumulato molta esperienza pratica, con la produzione su larga scala ha ottenuto molti vantaggi industriali; in più ha il sostegno finanziario del governo a prescindere dal costo. La ferrovia ad alta velocità cinese ha un grande vantaggio competitivo ed è diventata l’opera principale del progetto “One Belt One Road” del PCC.

    Le aziende occidentali che una volta hanno sognato di poter guadagnare dal mercato cinese delle ferrovie ad alta velocità, improvvisamente hanno scoperto di esserne già fuori e di essere diventate anche vulnerabili nel mercato internazionale.Iil presidente onorario della Central Japan Railway Company, Yoshiyuki Kasai, ha detto con dispiacere: «La tecnologia dello Shinkansen è la perla del Giappone. Il trasferimento tecnologico alla Cina è un errore enorme[41].»

    Il PCC stesso ha ammesso che il successo delle ferrovie ad alta velocità della Cina è fatto sulle spalle dei giganti, ma il suo scopo fin dall’inizio è stato quello di sbarazzarsi di tutti i giganti. In particolare, il PCC ha un duplice scopo: lo scopo a breve termine è quello di dimostrare la legittimità del suo regime con il successo economico, incitando il sentimento nazionalista con lo sviluppo economico e tecnologico; l’obiettivo a lungo termine è quello di dimostrare che il sistema comunista è superiore al sistema capitalista. Per raggiungere l’obiettivo, ha usato ogni mezzo senza scrupoli per acquisire tecnologia e usare il potere dell’intero Paese contro la libera impresa capitalista.

    Le tattiche cinesi del promettere l’accesso al mercato in cambio di tecnologia, del trasferimento forzato di tecnologia, dell’assorbimento e del successivo miglioramento della tecnologia straniera, del far fare pratica nel mercato interno alle proprie aziende prima di affacciarsi sul mondo e dell’inondare il mondo di prodotti da vendere a prezzo inferiore, hanno portato le aziende occidentali a soffrire immensamente e ora alcune di loro hanno cominciato a rifletterci. Altre, tuttavia, vengono attirate come una falena verso una fiamma e tuttora vogliono fare affari con il PCC perseguendo benefici a breve termine.

    L’ambizione del PCC di acquisire tecnologia occidentale non si è mai fermata. Il programma “Made in China 2025” è infatti l’incarnazione di questa ambizione. Nel 2015, il governo cinese ha proposto un programma di 10 anni, chiamato “Made in China 2025” secondo cui entro il 2025, la Cina dovrà diventare un grande Paese manifatturiero e nel 2035 l’industria manifatturiera della Cina dovrà superare quella di Germania e Giappone e di altri simili Paesi industrializzati; entro il 2049, la Cina mira ad avere capacità innovativa e a guidare le aree principali di produzione; dovrà costruire quindi un sistema all’avanguardia tecnologica e industriale nel mondo. Il governo del PCC ha considerato l’industria manifatturiera alla «base della nazione» e uno «strumento per rinnovare il Paese».

  • Una potenza manifatturiera basata sul furto
  • In che modo il governo del PCC è riuscito a migliorare le sue capacità di produzione e innovazione in un breve periodo di tempo? Ha usato i soliti vecchi trucchi. Il primo passo è stato costringere le aziende a trasferire le loro tecnologie, come nell’esempio della ferrovia ad alta velocità. Molte aziende occidentali sono infatti disposte a fornire tecnologia in cambio dell’accesso al mercato cinese, mentre di fatto insegnano il mestiere ai propri stessi concorrenti. Il secondo passo è la richiesta formare joint venture tra le aziende estere e quelle cinesi, in modo che l’azienda cinese possa avere l’accesso alla tecnologia. Terzo, il regime incoraggia le proprie aziende ad acquisire le compagnie hi-tech estere, ad investire direttamente nelle startup in ambiti tecnologici chiave e stabilire centri di ricerca e sviluppo (R&S) esteri. Quarto, induce i principali istituti di ricerca tecnologica e scientifica a stabilire dei centri di R&S in Cina. Quinto, impiega politiche fatte apposta per attirare gli esperti esteri di tecnologia nel Paese.

    Molte start-up della Silicon Valley negli Stati Uniti hanno bisogno di finanziamenti. Il PCC ha investito tantissimi soldi (dei contribuenti) in queste aziende l, allo scopo di ottenere le tecnologie di nuova generazione. Queste start-up lavorano, per esempio, negli ambiti dello sviluppo dei motori dei razzi spaziali, dei sensori per le navio delle stampanti 3D che permettono di produrre schermi flessibili per la cabina di guida degli aerei da combattimento [42]. Nel 2017, il presidente emerito della Banca della Silicon Valley, Ken Wilcox, ha affermato di essere stato invitato tre volte, nell’arco di sei mesi, da tre aziende statali cinesi, ad acquistare certa tecnologia per conto loro, ma ha rifiutato. «Tutte e tre le società hanno detto che era stato chiesto loro di farlo da Pechino, ma non sapevano cosa comprare nello specifico», ha raccontato. «A loro andava bene tutto, qualsiasi tecnologia[43]».

    Lo US Trade Representative a novembre 2018 ha pubblicato i risultati di una indagine secondo cui DanHua Capital (attualmente chiamata Digital Horizon Capital) è stata usata dal Partito comunista cinese per ottenere la tecnologia all’avanguardia americana e la relativa proprietà intellettuale[44].

    Queste tecniche per rubare la tecnologia sono quasi presentabili, ma il sorpasso tecnologico del PCC in realtà è dovuto all’uso di mezzi illegali per rubare la tecnologia occidentale. L’approccio al furto del PCC va ben oltre la portata del precedente spionaggio commerciale: ha impiegato il metodo dei grandi numeri, sfruttando una gran quantità di persone, tra cui spie vere e proprie, hacker, studenti, studiosi in visita, immigranti cinesi della Cina continentale e di Taiwan e occidentali conquistati dlala corruzione, il tutto allo scopo di rubare la tecnologia e i segreti dall’Occidente.

    Il caccia stealth statunitense F-35 è sempre stato nel mirino del PCC. Su Bin, un cittadino canadese proveniente dalla Cina, è stato condannato a cinque anni di prigione per aver rubato i segreti dell’F-35 nel 2016. Su Bin ha lavorato a fianco di due hacker militari cinesi, con cui ha invaso i sistemi della Lockheed Martin; ha copiato quindi tutte le informazioni segrete commerciali del caccia stealth F-35. Oltre all’F-35, Su Bin e gli altri hanno anche rubato le informazioni del caccia stealth F-22. L’indagine ha scoperto che Su e i suoi complici hanno rubato anche i segreti dei Boeing C-17 (aerei da trasporto strategico), inclusi 630 mila documenti dal sistema della Boeing: fino a 65 terabyte di dati [45]. L’aereo stealth J-20 del PCC è molto simile all’F-22 degli Stati Uniti, mentre il più piccolo FC-31 è un’imitazione del Lockheed F-35.

    L’esperto di “metamateriali” della Duke University David Smith ha inventato un “mantello dell’invisibilità” (una tecnologia di copertura delle onde elettromagnetiche). Si tratta di un materiale cruciale per i caccia stealth e l’esercito statunitense ha investito milioni di dollari per sostenerne la ricerca. Nel 2006, uno studente cinese, Liu Ruopeng, è arrivato nel laboratorio di Smith. Un funzionario anti-spyware dell’FBI crede che Liu avesse una missione. Di fatto, nel 2007, Liu ha portato due ex colleghi al laboratorio di Smith, con le loro spese di viaggio coperte dal governo cinese e hanno lavorato per qualche tempo al progetto del mantello invisibile. Quello che ha sorpreso Smith è che un laboratorio simile è stato copiato in Cina[46].

    Il 20 dicembre nel 2018, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha citato in giudizio due cittadini cinesi dal gruppo di hacker cinesi “APT 10”. Nell’accusa è stato menzionato che, dal 2006 al 2018, il gruppo APT 10, che ha una relazione intima col PCC, ha effettuato attività di hacking su larga scala, incluso il furto delle informazioni di 45 vittime, tra le quali la NASA e il Dipartimento di Energia, nonché enti dell’ambito dell’assistenza sanitaria, della biotecnologia, della finanza, dell’industria, del petrolio e del gas. Il direttore dell’FBI, Christopher Wray, ha affermato : «L’obbiettivo della Cina [del PCC, ndr] è quello di sostituire gli Stati Uniti come superpotenza leader a livello mondiale; stanno usando mezzi illegali per raggiungere questo obiettivo[47]».

    Il furto della tecnologia e dei brevetti da parte del PCC è difficile da evitare, come ha spiegato Kathleen Puckett, un funzionario dei servizi di controspionaggio degli Stati Uniti a San Francisco: «Il PCC mette tutti gli sforzi in attività di spionaggio, per ottenere l’accesso gratuito a tutto[48]».

    Il PCC ha lanciato la “guerra del popolo” per rubare le tecnologie avanzate occidentali, razionalizzando, normalizzando, moralizzando e militarizzando il furto, mescolando poi il tutto con il patriottismo, il sentimento nazionale, la reputazione e gli interessi privati. Questo comportamento degenerato è spaventoso e senza precedenti.

    Alcuni dicono che il furto della tecnologia possa essere solo frammentato e che non si possa “scippare” un sistema industriale completo se non ne si conoscono bene i meccanismi. Tuttavia, la guerra di spionaggio nell’era elettronica non è la stessa del passato, in cui si facevano semplicemente alcune foto al progetto. Il furto del PCC è completo di un database di tecnologia e molte volte ruba anche i tecnici stessi, insieme alla tecnologia: grazie alla straordinaria potenza della “fabbrica del mondo” costruita negli ultimi decenni e agli investimenti accumulati nella capacità di ricerca e sviluppo a lungo termine, Il PCC è davvero in grado di diventare, con il furto, un “potente Paese manifatturiero”.

  • Il progetto “mille talenti”: la competizione per i talenti e la guerra dello spionaggio
  • Dagli anni ‘70, quando la Cina si è aperta, fino ad ora, milioni di studenti cinesi hanno studiato all’estero e molti di loro sono riusciti a realizzare quelli che hanno imparato. Il PCC vuole approfittare di questi talenti formati, per “importare” direttamente le tecnologie avanzate sviluppate dai Paesi occidentali, allo scopo di raggiungere le sue ambizioni di dominare il mondo. Dal 2008, il PCC ha lanciato il programma dei “talenti cinesi”, conosciuto anche col nome “mille persone”, formalmente allo scopo di reclutare i talenti cinesi d’oltremare perché lavorino, a tempo pieno o part time, con uno stipendio molto importante. In realtà il suo vero obiettivo è rivolto all’alta tecnologia e ai diritti di proprietà intellettuale dell’Occidente.

    In un documento dell’FBI declassificato sui “Talenti cinesi (mille persone)” di settembre 2015 si fa menzione del fatto che “l’assunzione di queste persone permette al PCC di: 1) ottenere la tecnologia all’avanguardia degli Stati Uniti e le conoscenze professionali; 2) beneficiare di anni di ricerca scientifica negli Stati Uniti, che sono finanziati dal governo degli Stati Uniti e da fondi privati, 3) influenzare gravemente l’economia degli Stati Uniti[49].

    Il National Institute of Health (NIH), in data 13 dicembre 2018 ha sottolineato nella sua relazione sul progetto dei talenti cinesi, che i ricercatori, mentre usavano i fondi del governo degli Stati Uniti, hanno trasferito i diritti di proprietà intellettuale al loro Paese, facendo delle istituzioni accademiche degli Stati Uniti le loro vittime[50]. Uno degli autori della relazione, co-presidente del comitato consultivo per la NIH, M. Roy Wilson, ha osservato che un requisito chiave per essere selezionato dal programma dei talenti cinesi è di avere l’accesso dei diritti di proprietà intellettuale. Secondo Wilson, il problema non è isolato: la minaccia alla ricerca statunitense «è veramente grave e non può essere ignorata[51]».

    Peter Harrell, senior fellow del programma di energia, economia e sicurezza presso il Center for a New American Security, ha affermato: «La Cina ha utilizzato tutta la società per avere la capacità tecnologica. Questo include l’acquisto di compagnie innovative mediante investimenti esteri, la richiesta alle compagnie occidentali di trasferire tecnologie all’avanguardia in Cina come condizione per l’accesso al mercato, l’enorme sostegno economico statale per le aziende tecnologie cinesi, il finanziamento dell’istruzione per i migliori studenti cinesi e per i ricercatori esteri e lo sborsare grandi quantità di soldi per attrarre i talenti in Cina [52]».

    Il numero di persone coinvolte nel piano dei talenti cinesi del PCC può essere di decine di migliaia: quasi tutte le élite della tecnologia che hanno studiato negli Stati Uniti dagli anni ’80 sono state corteggiate. Questo è essenzialmente l’uso del potere dell’intero Paese per la guerra senza limiti volta ad acquisire i talenti e la proprietà intellettuale.

  • Un sistema nazionale malvagio
  • Oltre al furto, un’altra parte importante nel realizzare le ambizioni del PCC è giocata dal sostegno e dai sussidi del governo. Il sostegno del governo significa che il governo può fornire enormi somme di denaro per sostenere le industrie chiave: in effetti le imprese private occidentali stanno competendo con il potere di un Paese intero. Per i Paesi in cui le decisioni commerciali di solito vengono prese autonomamente dagli imprenditori, la competizione è già persa fin dall’inizio; i sussidi governativi comportano che le aziende possono ignorare i costi, e il loro vantaggio competitivo nel mercato internazionale diventa inimmaginabile.

    L’industria delle batterie solari è un tipico esempio dei risultati del sussidi governativi del PCC. Una relazione di aprile 2017 ha mostrato che dieci anni fa non c’era neanche un’azienda cinese tra i primi produttori delle batterie solari nel mondo, ma ora ce ne sono sei, incluse quelle ai primi due posti. Durante il suo primo mandato da presidente, Obama ha fortemente caldeggiato l’industria dell’energia verde, ma decine di produttori di pannelli solari hanno presentato istanza di fallimento o fatto forti tagli, il che ha smorzato l’entusiasmo per l’energia verde da parte del pubblico [53]. Questo è il danno causato dal dumping dei pannelli solari sovvenzionati dal governo cinese sul mercato mondiale.

    Anche nei Paesi occidentali lo Stato talvolta finanzia i progetti chiave innovativi. Il prototipo di Internet, per esempio, è stato sviluppato per la prima volta dal Dipartimento della Difesa statunitense. Tuttavia, la partecipazione del governo occidentale è limitata. Una volta che il progetto è entrato in commercio, viene fondamentalmente gestito da società private. La NASA ha una serie di risultati di ricerca avanzati e ha il “NASA Technology Transfer Program” per aiutare le aziende private a commercializzare questi risultati. Ad esempio, molti dei progetti software della NASA mettono il codice sorgente sul web come risorsa pubblica da scaricare gratuitamente. Il PCC è direttamente coinvolto nella commercializzazione dell’alta tecnologia con il potere dello Stato, che equivale a utilizzare una “China Inc.” per competere con le società private occidentali.

    Il piano “Made in China 2025” è ovviamente inseparabile dai sussidi governativi. Se il PCC continua a farlo, è per ripetere la storia dei pannelli solari in altre industrie importanti, in modo che i prodotti cinesi diventino i killer del mondo. Attraverso le guerre senza restrizione economiche e tecnologiche, il PCC ha coinvolto con successo molte società occidentali, comprese le multinazionali e le ha fatte cadere nella propria trappola. Queste società occidentali hanno contribuito con i guadagni in valuta straniera al PCC, hanno contribuito con la loro tecnologia avanzata e si sono approfittate del PCC, ma non sono state in grado di operare veramente liberamente e di realizzare le proprie attività. Sono solo pezzi usati dal PCC per raggiungere la propria ambizione.

    d. La guerra dello spionaggio coinvolge tutti i cittadini

    Il PCC considera tutte le informazioni come armi. Che siano informazioni del governo, delle imprese private, degli individui o di altri ambiti, tutte possono essere utilizzate per attuare le sue ambizioni strategiche. Il PCC ha anche usato la legge per prendere in ostaggio tutti i cinesi in questa guerra senza restrizione. Nella Legge sull’Intelligence della Repubblica Popolare Cinese, passata dal “Parlamento” del PCC, c’è chiaramente scritto: «Le agenzie di intelligence nazionali possono chiedere alle autorità competenti, alle organizzazioni e ai cittadini di fornire il supporto, l’assistenza e la cooperazione necessaria[54]». Ciò significa che ogni cittadino cinese può essere costretto dal PCC a raccogliere informazioni e diventare una spia: questo tipo di guerra è senza precedenza.

    Il 12 Dicembre 2018, la Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti ha tenuto un dibattito sullo “spionaggio non tradizionale”, durante il quale il vicedirettore del controspionaggio presso l’FBI, Bill Priestap, ha rivelato le caratteristiche delle attività del PCC: il PCC a volte gioca secondo le regole, quando gli conviene; altre volte distorce le regole e le rompe per raggiungere i propri fini; quando è possibile, cerca anche di riscrivere le regole e di modellare il mondo secondo le proprie esigenze.

    John Demers, assistente procuratore generale della Divisione per la Sicurezza Nazionale del Ministero della Giustizia statunitense, ha testimoniato che il progetto”Made in China 2025″, che in apparenza ha lo scopo di migliorare l’innovazione, è in realtà una guida al furto. Demers ha rivelato che dal 2011 al 2018, oltre il 90% dei casi di spionaggio economico da parte di un Paese o a beneficio di un Paese, hanno coinvolto la Cina (o meglio il Pcc) e che più di due terzi dei casi di furto di segreti commerciali sono legati alla Cina (al PCC) [55].

    Nella sezione precedente abbiamo menzionato che il PCC ha usato gli hacker o i talenti per rubare le tecnologie e la proprietà intellettuale, ma in realtà la sua guerra di spionaggio va ben oltre il campo della proprietà intellettuale.

    Il PCC controlla tutte le principali società private della Cina e usa queste “imprese private” per la raccolta di informazioni di intelligence. Ted Cruz, senatore americano del Texas, ha dichiarato, per esempio, che Huawei è «un’agenzia di spionaggio del PCC molto sottilmente rivestita da un manto di società di telecomunicazioni». E ancora: «La sua rete di monitoraggio è in tutto il mondo e i suoi clienti sono regimi canaglia come l’Iran, la Siria, la Corea del Nord e Cuba. L’arresto della CFO di Huawei, Wanzhou Meng, in Canada, è sia un’opportunità che una sfida[56]».

    A gennaio del 2018, un’inchiesta del giornale francese Le Monde ha rivelato che certe informazioni confidenziali dell’Unione Africana (UA) in Etiopia venivano inviate dalla sede dell’Unione a Shanghai ogni sera: questo si sarebbe verificato per cinque anni e il PCC è accusato di essere il responsabile dell’hackeraggio. Il 13 luglio, inoltre, una relazione dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) ha rivelato che Huawei è un fornitore di alcune tecnologie dell’infrastruttura di rete del palazzo della UA[57].

    Il borsista post-dottorato André Ken Jakobsson, del centro di ricerca militare dell’Università di Copenhagen, ha affermato: «La cosa preoccupante è che il PCC può ottenere informazioni molto critiche e sensibili. Può accedere a un sistema che controlla l’intera nostra società. Nel futuro, tutto sarà connesso alla rete 5G. La nostra preoccupazione è che il Paese che controllerà questi strumenti – la Cina [il PCC, ndr] – ne controllerà l’interruttore[58]».

    In Cina il PCC utilizza telecamere, reti di computer e l’intelligenza artificiale, assieme alla tecnologia del riconoscimento facciale per creare un sistema di monitoraggio onnipresente. Se lasciato fare, il mondo di domani sarà la Cina di oggi.

    Allo stesso tempo, il PCC ha usato gli hacker su larga scala già nel 1999. Per esempio, gli hacker del Ministero della Sicurezza dello Stato del PCC hanno attaccato il sito dei Trasporti americani, facendo sembrare che l’attacco fosse partito da un sito del Falun Gong all’estero. Il Ministero dei Trasporti degli Stati Uniti ha contattato il sito del Falun Gong, e, dopo aver fatto chiarezza, ha rintracciato l’hacker, che proveniva da un’agenzia di intelligence del PCC[59].

    A giugno il 2015, il governo degli USA è stata attaccato dagli hacker del PCC. Molte informazioni riservate sono state rubate, incluse informazioni su più di 21 milioni e 500 mila americani, nello specifico 19 milioni e 700 mila impiegati governativi e 1 milione e 800 mila loro familiari.

    A novembre del 2018, Marriott International ha annunciato che dal 2014 le informazioni private, inclusi i passaporti, di un massimo di 500 milioni di ospiti erano state violate. Il 12 dicembre, Il segretario di Stato degli USA Pompeo ha confermato che il PCC era il responsabile di questa violazione. Marriott è il più grande fornitore di hotel per il governo degli Stati Uniti e il personale militare.

    e. La guerra senza limiti prende molte forme

  • La guerra diplomatica
  • Il PCC è abile nell’usare la diplomazia del divide et impera. Mentre il mondo criticava la situazione dei diritti umani del Partito comunista cinese, il PCC invitava i Paesi a parlarne in privato individualmente. Ha parlato di questioni relative ai diritti umani in privato con quasi tutti i Paesi, ma questo non ha fermato per niente gli abusi. È solo un metodo per prendere tempo e non fare mai cambiamenti sostanziali. Al tempo stesso il potere del mondo di salvaguardare i diritti umani è praticamente nullificato dal PCC. Il PCC è sfuggito alla condanna e alle sanzioni. Appena è entrato nell’OMS, ha cominciato subito a tentare i Paesi con la sua forza economica e ha usato di nuovo la diplomazia del divide et impera, facendo enormi progressi in vari campi.

    Il PCC usa anche la strategia dell’ostaggio. Gli individui, cinesi e stranieri, possono tutti diventare ostaggio del PCC. Prima che il PCC avesse ottenuto il diritto del MFN (la Clausola della nazione più favorita) permanente, durante quasi ogni trattativa con gli Stati Uniti, il PCC arrestava dei dissidenti e poi usava i dissidenti nelle trattative per raggiungere i propri fini. Il PCC non si interessa affatto del Diritto o della benevolenza nei confronti della propria gente, mentre sa chiaramente che i Paesi occidentali si preoccupano dei diritti umani di tutti. Per cui, il PCC ne approfitta spesso, facendo dei suoi stessi cittadini degli ostaggi, minacciando i nemici mettendo un coltello alla gola del proprio popolo. Questo è un vero riflesso della mentalità del PCC sulla guerra senza limiti.

    Con il rapido sviluppo dell’economia, il PCC si sente sempre più sicuro di sé e ha cominciato a usare anche gli stranieri come ostaggi. Come è stato raccontato prima, nel 2014 Su Bin è stato accusato di aver hackerato il database militare statunitense. Successivamente, il membro del personale umanitario canadese Gao Kaiwen è stato arrestato dal PCC e accusato di spionaggio.

    Dopo che Meng Wanzhou, vice presidente e capo degli affari finanziari di Huawei è stata arrestata il 1° dicembre 2018 a Vancouver dal governo canadese, il ministero degli Esteri cinese ha innescato una serie di forti proteste presso l’Ambasciata e i consolati del PCC in Canada, ha consentito un gran numero di proteste dei pro-PCC in Canada e ha arrestato tre cittadini canadesi in Cina pervendetta [60]. La mossa ha avuto sia lo scopo di esercitare direttamente pressione sul Canada, che di far incrinare l’alleanza tra il Canada e gli Stati Uniti. Il PCC non rispetta nessuna legge: tutti gli stranieri in Cina potrebbero diventarne ostaggio in base ai suoi fini politici, economici, diplomatici. Inoltre, quando il PCC costringe e minaccia i cinesi d’oltremare, in particolare i dissidenti, usa spesso i loro parenti nella Cina come ostaggi.

  • Guerra militare senza limiti
  • Il PCC sviluppa armi per la guerra asimmetrica, come i missili anti-nave e i missili anti-portaerei. Per quanto riguarda le armi convenzionali, il PCC cerca di usare i vantaggi della quantità per superare i vantaggi qualitativi della tecnologia statunitense. La crescita economica e tecnica ha fornito maggiore spazio operativo al PCC per implementare la guerra informatica, la guerra spaziale e altri metodi di attacco high-tech contro gli Stati Uniti. Questo tema è già stato discusso nella prima parte di questo capitolo.

    I militari del PCC hanno dichiarato pubblicamente di volere metodi di guerra «non limitati alle nazioni, acerti ambiti e a certi metodi». La guerra ideale, per il PLA, è tale per cui «i confini nazionali tangibili, il cyberspazio intangibile, la legge internazionale, la legge nazionale, il codice di comportamento ed i valori morali non siano vincolanti […]. Non si prendono la responsabilità per nessuno e non sono limitati da nessuna regola. Tutti possono diventare loro obiettivo e ogni mezzo può essere impiegato».

    Gli autori di Guerra senza restrizioni, entrambi colonnelli dell’esercito cinese, dicono ai loro lettori: «Avete mai pensato di combinare il campo di battaglia con quello che non non è campo di battaglia, la guerra con quello che non è guerra, l’esercito con quello che non è esercito? Nel concreto, mettere assieme aerei stealth, missili cruise e network killer, la guerra nucleare, la guerra finanziaria e gli attacchi terroristici? O, detto semplicemente, Norman Schwarzkopf Jr [il generale americano della guerra del Golfo, ndr] + Soros + Morris [creatore del Morris Worm, un virus informatico, ndr] + bin Laden?. Questa è la nostra vera carta[61]».

  • Guerra finanziaria senza limiti
  • Il PCC ha iniziato a promuovere il suo personale sistema di pagamenti finanziari e l’utilizzo del renminbi mediante la cosiddetta “assistenza economica” e le imprese private, nel tentativo di costruire un’infrastruttura globale. Intende usare il renminbi per rimpiazzare il dollaro come valuta dominante in campo internazionale. Secondo la strategia di guerra finanziaria senza confini del PCC, il regime può ottenere i suoi obiettivi semplicemente stampando enormi quantità di moneta, potendo così distruggere, quando necessario, il sistema finanziario. I gruppi di esperti del PCC hanno infatti suggerito di impiegare le riserve in valuta estera come un’arma.
  • Guerra senza limiti su Internet
  • Attraverso gli sforzi di Huawei e ZTE per conquistare la tecnologia 5G e il mercato, il PCC si impegna a ottenere la posizione dominante nel 5G e intende guidare questo nuovo mondo di reti. L’ex presidente della Federal Bank di Dallas ha affermato che se nella competizione per il 5G vincesse il PCC, «stabilirebbe un proprio protocollo Internet, proprio come la lingua inglese quando ha sostituito il tedesco come linguaggio della scienza e poi è diventata la lingua di tutti gli eventi importanti a livello mondiale[62]». Con internet è stato formato un mondo nuovo in cui l’informazione scorre diversamente rispetto al mondo tradizionale; il mondo di Internet, infatti, potrebbe controllare il nostro mondo reale. Attualmente, internet sta affrontando una nuova evoluzione della tecnologia per via del 5G. Con la combinazione di 5G e intelligenza artificiale, il mondo di internet si sta muovendo verso il cosiddetto “internet delle cose”, ovvero la digitalizzazione dell’intero mondo.

    Il controllo di Internet sul mondo fisico è sempre più ampio e le regole dell’intero mondo vengono progressivamente cambiate. Se il PCC dominasse il 5G, potrebbe agire senza impedimenti.

    Inoltre, una grande quantità di informazioni scorre sulla rete: una volta che le operazioni di propaganda estera del PCC si integreranno con un 5G controllato dalla Cina, la sua propaganda soft rivolta all’estero supererà notevolmente le dimensioni e l’effetto attuale.

  • Guerra senza limiti sulla droga
  • Alla riunione del governo tenuta il 16 agosto il 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’inondazione di oppioidi principalmente a base di fentanyl dalla Cina era diventata «quasi una guerra[63]». Fino l 2017, gli Stati Uniti hanno subito più di 70 mila casi di decessi per overdose di droga, di cui oltre il 40 per cento è stato dovuto a oppiacei sintetici (per lo più il fentanyl e suoi analoghi). Questi farmaci sono prodotti principalmente in Cina e poi vengono esportati negli Stati Uniti attraverso il servizio postale degli USA, o vengono contrabbandati in Messico e poi portati in America tramite la frontiera sud-occidentale[64].

    A novembre del 2017, Markos Kounalakis, ricercatore della Central European University e visiting scholar presso la Hoover Institution della Stanford University, ha scritto che il fentanyl «è, in sostanza, un agente chimico. E viene usato come arma nella Guerra dell’Oppio del 21esimo secolo, da parte della Cina, contro l’America». Il fentanyl ha ucciso migliaia di americani ed è un altro esempio della strategia del PCC. Il PCC usa il fentalyl come «una profittevole esportazione che distrugge inoltre le comunità americane e disturba il mondo politico statunitense[65]».

  • Guerra senza limiti della popolazione
  • A settembre 2018, una famiglia cinese in viaggio in Svezia ha scatenato un putiferio in un albergo svedese: affermavano di essere stati maltrattati dalla polizia. Dopo che l’ambasciata cinese e la stampa hanno reso il caso ancora più esagerato, i cinesi hanno iniziato a boicottare Ikea ed H&M[66]. La tv svedese Svt ha poi mandato in onda un programma sarcastico sull’evento, che ha contribuito ad esacerbare la situazione. Migliaia di utenti dell’internet cinese hanno preso di mira i siti web dell’Ambasciata Svedese, il presentatore tv Jesper Rönndahl e la pagina Facebook della stazione televisiva[67].

    Dopo sessant’anni di distruzione della cultura tradizionale cinese, sostituita con la cultura del Partito Comunista, il PCC è veramente capace di prendere il controllo dei cinesi e di trasformarli in un esercito enorme: gli basta semplicemente sventolare la bandiera del nazionalismo. Alla vigilia del 90° anniversario della fondazione dell’esercito cinese, nel 2017, il PCC ha lanciato un software che permette di aggiungere le uniformi del PLA a una propria foto caricata. In soli pochi giorni, l’app ha ricevuto più di un miliardo di visite.

    La ragione per cui il PCC può raccogliere così tanta gente in nome del nazionalismo è perché molte persone ignorano la sua vera storia; in particolare, non conoscono la storia di quante persone l’esercito comunista cinese ha ucciso. Cresciuti nella cultura del Partito Comunista Cinese, vivendo, lavorando, e studiando all’estero, i cinesi sono diventati gli esportatori della cultura comunista: una delle armi demografiche del Partito Comunista Cinese.

    Si può dire che il PCC ha coltivato con successo una quinta colonna che può agire senza supervisione e fare tutto ciò il Partito chiede. Questo migliora notevolmente la capacità del PCC nelle attività sovversive su larga scala all’interno di una società libera. In caso di guerra, le conseguenze di questa tattica demografica saranno estremamente terribili.

  • Guerra culturale senza limiti
  • Il PCC promuove la cultura e i valori del partito comunista cinese sotto il nome della cultura tradizionale cinese e delle usanze cinesi. La Cina ha una lunga storia e una ricca cultura. Le persone di tutto il mondo hanno un forte interesse per la cultura cinese, ma la loro comprensione di questa cultura è limitata. Il PCC usa le parti superficiali della cultura tradizionale e si traveste da guardiano e rappresentante della cultura cinese. Per le persone del mondo che hanno una conoscenza limitata della cultura cinese, questo tipo di inganno da parte del PCC è estremamente difficile da identificare.
  • Altri tipi di guerre senza limiti
  • Nel 1986, il PCC ha lanciato il piano nazionale 863 per la “guerra asimmetrica mista” contro gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali; l’obiettivo finale di questa “guerra asimmetrica mista” è quello di superare gli Stati Uniti nei campi dell’economia e dell’esercito, rimpiazzandoli nel loro ruolo di leader mondiale. Si tratta di una guerra basata sull’inganno e sul completo disprezzo delle regole: la sua strategia viene dalla guerra senza limiti[68].

    Durante il movimento del 4 giugno 1989, il PCC ha ordinato a soldati e poliziotti di fingersi privati cittadini e creare rivolte, così che l’esercito potesse usarle come scuse per le uccisioni di massa, definite “sedare le rivolte”. Nella persecuzione del Falun Gong, il PCC ha creato da solo il falso evento della “auto-immolazione”, per diffamare il Falun Gong e creare la causa per la persecuzione. Durante il movimento Occupy Central with Love and Peace a Hong Kong, il PCC ha inviato alcune persone da Shenzhen per incitare alla violenza, creando la causa per la repressione con la forza.

    L’assassinio, per il PCC, è pratica comune. In futuro il PCC potrà usare le stesse tattiche (l’avvelenamento, l’assassino, le esplosioni, il sabotaggio delle reti elettriche e delle strutture di trasporto e così via) per creare guerre civili nei Paesi occidentali.

    Il fulcro della guerra senza limiti è la distruzione del senso morale delle persone, allo scopo di usare poi le persone più degenerate per distruggere le altre passo dopo passo. Il PCC è abile nell’usare vari mezzi per sedurre la gente e far loro perdere la morale e la coscienza, perché alla fine seguano il male attivamente o passivamente. Così, il PCC cerca in tutti i modi di scoprire le debolezze – che siano interessi personali o desideri – delle persone influenti nel campo della politica, dell’economia, dell’esercito, dei media, della cultura, della tecnologia, dell’istruzione eccetera, e di usarle per ottenere la loro collaborazione. Quando questo non funziona, il PCC a volte impiega le minacce e l’intimidazione per sfruttare le loro paure e i loro sbagli, ricattandoli perché aiutino il Partito. In alcuni casi, il PCC ha persino comprato persone influenti fornendo loro organi per il trapianto, a loro volta ottenuti uccidendo delle persone.

    Le risorse che il PCC ha usato per infiltrarsi nelle nazioni del mondo vanno oltre l’immaginazione e i casi che sono stati rivelati sono solo la punta dell’iceberg. Quante persone, specialmente quelle nella politica e nel mondo imprenditoriale, sono diventate strumenti del PCC per la guerra senza limiti? Col tempo ce ne saranno ancora di più. Tutti i Paesi del mondo hanno iniziato a notare le ambizioni globali del PCC e il suo comportamento malvagio della “guerra senza limiti”, e anche a percepire il ruolo distruttivo degli agenti del PCC nei momenti critici.

    4. Il “modello cinese” e il suo impatto distruttivo

    Nell’ultimo decennio, i media portavoce del PCC e alcuni studiosi, nonché le persone che lavorano per i media occidentali, hanno espresso pareri positivi sul concetto di “modello cinese”. I termini simili sono anche “la strada cinese”, “il miracolo cinese” e “il consenso Pechino”e così via. Il cosiddetto “modello cinese” generalmente si riferisce alla combinazione del totalitarismo politico e del capitalismo privilegiato del PCC, volto a realizzare la stabilità sociale e lo sviluppo economico. In effetti, l’essenza del “modello cinese” è il “modello del PCC”, che è un fenomeno politico che non è mai esistito nella storia umana.

    Nella dimostrazione della legittimità della “Via cinese” i mezzi sono niente di più che i seguenti quattro: il primo si basa sullo sviluppo economico; il secondo si basa sulla stabilità sociale; il terzo, sull’obbedienza dell’opinione pubblica; il quarto, sul riconoscimento internazionale.

    Tuttavia, per coloro che sono lucidi, queste quattro dimostrazioni sono insostenibili. L’alta crescita economica non può nascondere i mezzi impropri o addirittura malvagi impiegati per raggiungere lo sviluppo economico. Il cosiddetto “miracolo economico”, in realtà è stato solo il risultato, dopo la riforma economica, del ritorno dell’economia di mercato, in cui la forza lavoro del popolo cinese, che era stata repressa per tantissimo tempo, è riesplosa energicamente. Questa crescita si basa sulla violazione dei diritti umani, sul furto della proprietà intellettuale, sull’uso eccessivo delle risorse naturali, sulla devastazione dell’ambiente naturale: è immorale e anche insostenibile. Ci sono numerosi problemi strutturali nell’economia cinese, che non possono essere risolti sotto il sistema politico attuale. Quando i problemi si accumuleranno al limite ed esploderanno, si verificheranno grandi disastri per il popolo cinese e per il mondo.

    Tutte le argomentazioni del PCC sono fasulle, ma quelle relative alla stabilità sociale e all’opinione pubblica sono particolarmente rilevanti. Il regime comunista cinese ha il controllo di tutte le forze armate cinesi e mantiene la stabilità con il pugno di ferro e la sorveglianza continua. Naturalmente, in questo modo, può raggiungere la “stabilità sociale” per un lungo periodo. I media sono tutti controllati dal PCC e chi ha opinioni diverse viene silenziato immediatamente. Nel contesto dell’attuale declino della moralità, nel mondo di oggi, con l’inganno o la tentazione non è difficile trovare alcuni “utili idioti” nella comunità internazionale perché agiscano da amici del PCC e lodino il PCC. I cosiddetti “risultati” del “modello cinese (del PCC)” non possono coprire gli efferati crimini commessi dal regime.

    Il PCC, per sua stessa natura, è nemico della cultura tradizionale, della moralità e dei valori universali. Il PCC di oggi è l’asse del male del mondo e il nemico di tutta l’umanità. Se il mondo non si sveglierà e non contrasterà il PCC, il PCC porterà disastri al mondo. I motivi sono seguenti.

    La Cina ha un vasto territorio e una grande popolazione e, dopo il 2010, è diventata la seconda economia più grande del mondo e il secondo Paese nucleare con le maggiori spese militari del mondo. Nessun altro regime malvagio, ora o nella storia, ha o ha avuto un potere economico e militare così enorme come quello del PCC. Il PCC ha assorbito le parti più sinistre dei regimi totalitari moderni e delle antiche tattiche politiche cinesi più malvage. Pertanto, il PCC non segue le ragioni normali e la sua profonda e tossica strategia spesso supera l’immaginazione e la comprensione dei leader e gli strateghi nel mondo. Il PCC ha preso in ostaggio un miliardo e 300 milioni di cinesi. Questo enorme mercato è diventato il sogno del mondo. Il PCC compra e tenta imprenditori e politici, per far loro chiudere un occhio dinanzi ai problemi dei diritti umani e agli atti malvagi del PCC e persino li spinge a collaborare con i crimini del PCC.

    Nella Storia, il Partito Comunista Cinese ha ucciso 80 milioni cinesi. Oggi la persecuzione del Falun Gong, delle chiese domestiche cristiane, dei tibetani, degli uiguri, dei dissidenti e degli svantaggiati ha portato a crimini infiniti. Una volta che il regime del PCC crollerà, esso affronterà il giudizio finale. Perciò, il Partito Comunista Cinese preferisce continuare sulla sua strada cieca del totalitarismo e della persecuzione e non sceglie di dire addio al palcoscenico storico. Nel processo in cui cerca di sopravvivere, il PCC è come un criminale che desidera fuggire e, a questo fine, è disposto a commettere crimini ancora più gravi.

    Il PCC è l’agente principale scelto dallo spettro comunista per il mondo umano. Destinato all’eliminazione, la sua esistenza è sempre stata caratterizzata da un forte senso di crisi e paura. Questo senso di crisi e paura l’ha spinto a ricorrere a tutti i metodi più estremi, in momenti critici, pur di sopravvivere. Essendo spinto da questo senso di crisi, il Partito comunista cinese considera gli Stati Uniti, il cui ruolo è quello di mantenere l’ordine, come il proprio nemico principale e ha quindi segretamente raccolto delle forze sognando di superare gli USA e dominare il mondo. Allo stesso tempo, il PCC ha usato vari mezzi per esportare il modello del PCC e l’ideologia del Partito Comunista, avvelenando il mondo con tossine comuniste. “One Belt One Road” e “il programma della grande sfera” hanno dimostrato le impareggiabili ambizioni geopolitiche del PCC. Ciò che è ancora più terrificante è che il PCC si sta preparando per la battaglia finale con gli Stati Uniti.

    Tutte le ambizioni del PCC – che cerca di raggiungere mediante soft power o hard power, sono basate sull’assenza di limiti morali, il che contribuisce a raggiungere un altro grande obiettivo: distruggere la morale tradizionale e i valori universali del mondo. L’ambizione di PCC è costruire un impero del male e dominare il mondo. Porterà solo oppressione totalitaria, prigionia dei pensieri e lavaggio del cervello, al mondo; Porterà a uno Stato di polizia mondiale, all’ateismo mondiale, alla tirannia, all’eliminazione della proprietà privata all’estinzione della religione e della cultura tradizionale. Porterà la lussuria, l’immoralità, la corruzione. Porterà il mondo in povertà e disordine, trasformerà gli esseri umani in non-umani. Porterà l’umanità nell’abisso del degrado morale, che è proprio la via della distruzione dell’umanità organizzata dagli spiriti maligni comunisti.

    Il PCC è un regime, un meccanismo e un fenomeno sociale. Il suo obiettivo è la distruzione su larga scala della cultura tradizionale e dei valori universali donati al popolo da Dio, che hanno mantenuto la moralità ortodossa della società umana per migliaia di anni, per infine distruggere tutta l’umanità. Pertanto, oltre al tentativo di dominare il piano militare, l’economia, la scienza e la tecnologia, deve trasmettere il suo ateismo e il suo pensiero malvagio ai Paesi del mondo in modo che possa sentirsi sicuro di sé.

    Il Partito Comunista Cinese ora cerca di usare tutti modi per corrompere i politici, i media, la gente e di trasmettere la cultura del Partito ai Paesi e, infine, rende le persone suoi complici, così che cadano insieme ad esso. Questa è la vera intenzione del PCC dietro il promuovere il “modello cinese”.

    5. Lezioni imparate e vie di uscita

    a. Politiche di pacificazione sono state un grosso errore

    A marzo nel 2018, la rivista The Economist ha pubblicato un articolo con il titolo Come mai l’Occidente ha interpretato male la Cina? Secondo l’articolo, l’Occidente ha scommesso che «la Cina si sarebbe mossa verso la democrazia e l’economia di mercato», ma questa scommessa è stata persa. La Cina sotto il regime del PCC non è un’economia di mercato e, stando alla direzione che ha intrapreso, non diventerà un’economia di mercato in futuro. Al contrario, essa controlla l’attività imprenditoriale e il commercio come se fossero parte del potere statale. Usa la tirannia del PCC per “dominare” l’economia globale e usa il denaro per manipolare i partner commerciali e punire le persone e le cose con le quali non è d’accordo[69].

    Il PCC, che è ambizioso nella sua lotta per l’egemonia, costituisce una seria minaccia per il mondo. Purtroppo, ancora oggi ci sono un gran numero di Paesi, governi e personaggi politici che vengono invitati ai banchetti del PCC e vengono ingannati senza rendersi conto del pericolo. Questo ricorda un proverbio cinese: “Allevare il cucciolo di tigre mettendo in pericolo sé stessi nel futuro”.

    Senza l’aiuto dei Paesi occidentali e il sostegno di così tante aziende multinazionali, giganti high-tech e grandi istituzioni finanziarie, il PCC non avrebbe potuto passare dall’essere una piccola economia con un regime sul punto del collasso a diventare un così potente asse del Male in pochi decenni. Ora sta sfidando gli Stati Uniti in tutte le aree del mondo e estendendo i suoi artigli demoniaci sul Pianeta.

    Michael Pillsbury ha sottolineato che il mondo occidentale nutre da sempre forti illusioni nei confronti del PCC: ad esempio pensa che il PCC prima o poi realizzerà la democratizzazione, o che il PCC desideri divenire una società capitalistica in stile americano, che prima o poi si integrerà inevitabilmente nell’ordine sociale internazionale, che gli Stati Uniti e la Cina potranno avere una piena cooperazione, che il potere dei falchi, nel PCC, sia debole e così via. I funzionari degli Stati Uniti hanno seriamente sbagliato i calcoli e hanno sottovalutato le ambizioni di Pechino. Michael Pillsbury ha chiesto al governo degli Stati Uniti di riconoscere rapidamente la realtà e avviare contromisure contro il PCC. Altrimenti, il PCC vincerà[70].

    Anche l’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon ha sostenuto: «La leadership del PCC non ha mai avuto alcuna intenzione di aderire all’ordine internazionale dopo la guerra; avevano i propri piani e hanno messo in atto seriamente i loro piani[71]». Il loro piano è infatti quello di controllare le industrie chiave globali, espandere coraggiosamente la propria influenza geopolitica e raggiungere l’egemonia mondiale nella tecnologia e della finanza, ignorando completamente le regole del mondo.

    b. Perché l’Occidente ha sbagliato a gestire il PCC?

    L’Occidente ha frainteso la Cina per molte ragioni: oltre alle pianificazioni complesse dello spettro comunista menzionate in precedenza, vi è l’astuzia camaleontica del PCC e il fatto che per una società libera è difficile distinguere tra la “Cina” e il “Partito Comunista Cinese”; ma c’è anche un’altra ragione: l’Occidente ha frainteso la Cina a causa della sua volontà di perseguire interessi a breve termine, che fossero gli interessi di individui, aziende o Paesi. Questo ha fornito al PCC la possibilità di approfittarne.

    Il PCC, che è moralmente corrotto, prende di mira le falle nella morale delle persone delle società libere: prende di mira, cioè, chi, seguendo meschini interessi personali di breve termine, può permettere al PCC di infiltrare e corrompere le fondamenta di queste società. Esaminando più attentamente le politiche degli Stati Uniti nei confronti l PCC, in gran parte sono dovute al considerare degli interessi immediati, invece che i benefici più profondi a lungo termine e lo spirito fondamentale del Paese, esercitando, quindi, il ruolo che Dio ha dato per missione agli USA.

    La gloria e la potenza degli esseri umani vengono da Dio e sono determinate dalla moralità umana. La prosperità e la potenza di un Paese o di un gruppo etnico, anch’esse vengono da Dio, in base alla moralità del Paese. Naturalmente, con i mezzi umani non si possono rompere le predisposizioni dello Spettro. Seguendo questa logica, è chiaro dove ha sbagliato l’Occidente: le pratiche umane non sono sfuggite dal palmo del “diavolo”, quindi alla fine non hanno avuto successo.

    Molti governi, grandi aziende e uomini d’affari possono ottenere i cosiddetti “benefici” dal PCC in superficie o in un dato momento, a spese dei principi morali, ma perderanno molto di più di quello che hanno guadagnato. Questi interessi superficiali istantanei sono in realtà veleni. Solo chi sa rinunciare agli interessi immediati, avrà un futuro luminoso.

    Il PCC non è un partito politico o un potere politico nel senso normale: non rappresenta il popolo cinese, ma è il rappresentante degli spiriti malvagi comunisti sulla Terra. Collaborare con il PCC è uguale a danzare con il diavolo. L’amicizia con il PCC è uguale ad aiutare il male a spingere l’umanità in un vicolo cieco. D’altra parte, il contrattacco contro il PCC è una contesa tra la giustizia e il male: non si tratta di una disputa di interesse puramente nazionale, ma anche del futuro dell’umanità.

    c. Come uscire da questa situazione?

    La Cina e il mondo di oggi sono al crocevia del destino. Per i cinesi, il PCC, che ha debiti di sangue, non ha possibilità di miglioramento. Senza il Partito Comunista, la Cina sarà migliore; se questo cancro sarà rimosso, il futuro della Cina sarà pieno di vitalità. Per la gente del mondo, la Cina aveva una civiltà antica ed era un Paese cortese. Senza il Partito Comunista, la Cina diventerà un membro normale della civiltà mondiale: le sue risorse umane, materiali e culturali tradizionali diventeranno ricchezza comune di tutta l’umanità.

    Le persone nella Cina continentale stanno lottando per le loro difficoltà e sempre più persone stanno riconoscendo l’essenza del PCC. A novembre nel 2004, è stato pubblicato il libro Nove Commentari sul Partito Comunista e ci sono sempre più persone che hanno ripreso il coraggio morale, il coraggio di abbandonare lo spettro comunista. Ci sono più di trecento milioni di persone che si sono dimesse dal PCC, e dalle sue organizzazioni affiliate. Se il mondo libero sosterrà questa tendenza e abbandonerà il PCC, lo spettro non potrà continuare a mantenerlo e non potrà agire liberamente nel mondo.

    Il potente regime dell’ex Unione Sovietica si disintegrò improvvisamente; anche se gli artigli del PCC sono ovunque nel mondo, quando il mondo sarà in grado di riconoscerne la natura malvagia e di fare una scelta di giustizia, la disintegrazione del PCC potrebbe avvenire inaspettatamente.

    L’ascesa del PCC è in gran parte dovuta al declino della moralità umana, che deriva dalla ricerca di interessi: gli occhi della saggezza sono stati coperti. Per superare questa difficoltà bisognerà riconquistare il coraggio morale, ripristinare i valori tradizionali e rafforzare la nostra fede in Dio.

    Per sconfiggere uno spettro come il PCC non è sufficiente affidarsi esclusivamente al potere umano. Il potere dello spettro malvagio è molto maggiore, per il quale motivo il PCC può continuare ad espandersi. Ma il potere dello spettro non può mai confrontarsi con quello di Dio. Finché le persone sono con Dio e agiscono secondo la volontà di Dio, riceveranno la protezione da Dio e diventeranno molto potenti.

    Il PCC è il nemico comune dell’umanità. Respingere le ambizioni del PCC è in effetti salvare il futuro della civiltà umana e salvare l’umanità. Il PCC sarà certamente eliminato da Dio. Contrastare il PCC per evitare il destino dell’eliminazione insieme col PCC è salvare l’umanità stessa.

    Note bibliografiche

    1. Nove commentari sul Partito Comunista, “Gli inizi del Partito Comunista Cinese” Capitolo II, https://www.epochtimes.it/news/gli-inizi-del-partito-comunista-cinese/

    2. Qiao Liang and Wang Xiangsui, Unrestricted Warfare (Beijing: The PLA’s Literature and Art Press, 1999) [喬良、王湘穗:《超限戰》 (北京:解放軍文藝出版社,1999),頁1,頁62]. [In Chinese]

    3. Ibid., 6 [喬良、王湘穗:《超限戰》(北京:解放軍文藝出版社,1999),頁1,頁6]. [In Chinese]

    4. Qiao Liang and Wang Xiangsui, Unrestricted Warfare and Anti-Unrestricted Warfare: How Will Americans Counter the Chinese New Strategy? (Beijing: Changjiang Literature and Art Press, 2016) [喬良、王湘穗:《超限戰與反超限戰:中國人提出的新戰爭觀美國人如何應對》(北京:長江文藝出版社,2016]. [In Chinese]

    5. Louisa Lim and Julia Bergin, “Inside China’s Audacious Global Propaganda Campaign,” The Guardian, December 7, 2018, https://www.theguardian.com/news/2018/dec/07/china-plan-for-global-media-dominance-propaganda-xi-jinping.

    6. Mao Zedong, Selected Works on Journalism (Beijing: Xinhua Press) [毛澤東:《毛澤東新聞工作文選》(北京:新華出版社,1983),頁182]. [In Chinese]

    7. “The CCP Spends Big Money Expanding Its Overseas Propaganda” [〈重金鋪路中共大外宣海外擴張〉,自由亞洲電臺,2015年11月5日],https://www.rfa.org/cantonese/news/propaganda-11052015084921.html. [In Chinese]

    8. “China Spends 10 Billion Dollars on Overseas Propaganda Each Year” [〈中國每年用“100億美元推動外宣攻勢”〉,《BBC中文網》,2016年6月10日],http://www.bbc.com/zhongwen/trad/press_review/2016/06/160610_uk_press_china. [In Chinese.]

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    10. Yuan Jirong, “Chinese TV Series Are Trendy in Africa,” people.cn [苑基榮:〈中國電視劇熱播非洲大陸〉,《人民日報》,2015年1月5日,第3版],https://web.archive.org/web/20160206004955if_/http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2015-01/05/nw.D110000renmrb_20150105_3-03.htm. [In Chinese]

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    12. Louisa Lim and Julia Bergin, “Inside China’s Audacious Global Propaganda Campaign,” The Guardian, December 7, 2018, https://www.theguardian.com/news/2018/dec/07/china-plan-for-global-media-dominance-propaganda-xi-jinping.

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    14. Donnelle Eller, “Chinese-Backed Newspaper Insert Tries to Undermine Iowa Farm Support for Trump, Trade War,” Des Moines Register, September 24, 2018, https://www.desmoinesregister.com/story/money/agriculture/2018/09/24/china-daily-watch-advertisement-tries-sway-iowa-farm-support-trump-trade-war-tariffs/1412954002/.

    15. Bethany Allen-Ebrahimian, “Beijing Builds Its Influence in the American Media,” Foreign Policy, December 21, 2017, https://foreignpolicy.com/2017/12/21/one-of-americas-biggest-chinese-language-newspapers-toes-beijings-party-line-china-influence-united-front/.

    16. “‘Occupy Central’ Reveals Red Infiltration, 142 of CCP’s Overseas Media Outlets Get Disclosed,” New Tang Dynasty TV [〈占中揭開紅色滲透 142家海外黨媒體瞬間曝光〉,《新唐人電視台》,2014年10月6日,http://www.ntdtv.com/xtr/gb/2014/10/06/a1143788.html]. [In Chinese]

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    20. Bowe, China’s Overseas United Front Work: Background and Implications for the United States, 5–6.

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    26. Chinese Influence & American Interests: Promoting Constructive Vigilance (Stanford, California: Hoover Institution Press, 2018), https://www.hoover.org/sites/default/files/research/docs/chineseinfluence_americaninterests_fullreport_web.pdf.

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    30. Bowe, China’s Overseas United Front Work: Background and Implications for the United States, 11–12.

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    37. Lin Ping, “Disclosing China’s Sharp Power,” “Part Three: American Universities and Academia,” Radio Free Asia, September 5, 2018 [林坪:〈揭秘中國銳實力(三)美國學術界、高校〉,自由亞洲電臺,2018年9月5日],https://www.rfa.org/mandarin/zhuanlan/zhuantixilie/zhongguochujiaoshenxiangshijie/yl3-09052018122139.html, [In Chinese]

    38. “British Conservatives Were Refused Entry to Hong Kong; Johnson Expresses Concern” [〈英保守黨人被拒入境香港 約翰遜表關切〉,《BBC中文網》,2017年10月12日],https://www.bbc.com/zhongwen/trad/chinese-news-41591196. [In Chinese]

    39. Bowe, China’s Overseas United Front Work: Background and Implications for the United States, 7–8.

    40. High-Speed Rail News: A Record of the High-speed Rail Storm (Changsha: Hunan Literature and Art Press, 2015). See chapter 5, “China’s High-Speed Rail Three Kingdom Kills” [高鐵見聞:《高鐵風雲錄》(長沙:湖南文藝出版社,2015),第五章〈中國高鐵三國殺〉]. [In Chinese]

    41. Sankei Shimbun, “Japan’s Transfer of Bullet Train Technology a Mistake. China, of Course, Has Copied It,” Japan Forward, August 18, 2017, https://japan-forward.com/japans-transfer-of-bullet-train-technology-a-mistake-china-of-course-has-copied-it/.

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    43. Ibid.

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    45. Justin Ling, “Man Who Sold F-35 Secrets to China Pleads Guilty,” Vice News, March 24, 2016, https://news.vice.com/en_us/article/kz9xgn/man-who-sold-f-35-secrets-to-china-pleads-guilty.

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    47. “Chinese Hackers Indicted,” FBI News, December 20, 2018, https://www.fbi.gov/news/stories/chinese-hackers-indicted-122018.

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    49. Counterintelligence Strategic Partnership Intelligence Note (SPIN), SPIN: 15-007, FBI, September 2015, https://info.publicintelligence.net/FBI-ChineseTalentPrograms.pdf

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    58. Theis Lange Olsen and Cathrine Lakmann, “Huawei Now on the Danish Mark: ‘The Chinese Can Access Systems That Govern Our Society,’” Danish Broadcasting Corporation, December 7, 2018, https://www.dr.dk/nyheder/indland/huawei-nu-paa-dansk-sigtekorn-kineserne-kan-faa-adgang-til-systemer-der-styrer-vores. [In Danish]

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    63. Gregg Re, “Trump Declares Opioids From Mexico, China ‘Almost a Form of Warfare,’ Tells Sessions to Sue Drug Makers, Fox News, August 16, 2018, https://www.foxnews.com/politics/trump-declares-opioids-from-mexico-china-almost-a-form-of-warfare-tells-sessions-to-sue-drug-makers.

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    66. Anna Fifield, “China’s Row With Sweden Over a ‘Racist’ TV Skit Has Citizens Urging Boycotts of Ikea and H&M,” The Washington Post, September 26, 2018, https://www.washingtonpost.com/world/2018/09/26/chinas-row-with-sweden-over-racist-tv-skit-has-citizens-urging-boycott-ikea-hm/?noredirect=on&utm_term=.15e1b22bc530.

    67. Xinmei Shen, “How China’s Army of Online Trolls Turned on Sweden,” Abacus News, September 26, 2018, https://www.abacusnews.com/digital-life/how-chinas-army-online-trolls-turned-sweden/article/2165747.

    68. T. Casey Fleming, Eric L. Qualkenbush, and Anthony M. Chapa, “The Secret War Against the United States,” The Cyber Defense Review, Vol. 2, Number 3, Fall 2017, 25–32, https://cyberdefensereview.army.mil/Portals/6/Documents/CDR-FALL2017.pdf.

    69. “How the West Got China Wrong,” The Economist, March 1, 2018, https://www.economist.com/leaders/2018/03/01/how-the-west-got-china-wrong.

    70. Michael Pillsbury, The Hundred-Year Marathon: China’s Secret Strategy to Replace America as the Global Superpower (New York: St. Martin’s Press, 2015), the Introduction.

    71. Steve Bannon, “Speech at the 12th Interethnic, Interfaith Leadership Conference,” November 15, 2017, https://www.youtube.com/watch?v=OMp8F2tL66I.

    CONCLUSIONE: COME LO SPETTRO DEL COMUNISMO CONTROLLA IL NOSTRO MONDO

    L’Umanità ha attraversato un lungo periodo di tempo, ha creato innumerevoli glorie e ha sostenuto infinite battute d’arresto e disastri. Rivedendo la Storia si capisce chiaramente che mantenere un’alta moralità porti ad avere una la politica retta, sviluppo economico, prosperità culturale e persone in grado di vivere e lavorare in pace e felicità; al contrario la caduta della moralità decreta il declino di un Paese e persino la distruzione della civiltà.

    L’Umanità di oggi ha raggiunto il culmine della civiltà materiale, ma sta anche affrontando una prova senza precedenti: l’ascesa e la devastazione che il Comunismo ha portato. L’obiettivo finale del Comunismo non è quello di stabilire un “Paradiso” sulla Terra, ma è distruggere tutta l’Umanità. Il nucleo del Comunismo è uno spettro malvagio, che è composto dall’odio e dai materiali corrotti dello spazio a basso livello. Guidato dall’odio, ha ucciso più di 100 milioni di persone; ha distrutto splendide cultura di migliaia di anni; ha corrotto la moralità umana. Lo Spettro malvagio del Comunismo ha colpito al tempo stesso sia l’Oriente che l’Occidente, usando diverse strategie in diversi Paesi. Mentre uccide violentemente e forza la gente a non credere in Dio in Oriente, penetra e degenera l’Occidente, tentando gli uomini ad allontanarsi e a tradire Dio – l’altro modo per distruggere l’umanità.

    Lo Spettro malvagio del Comunismo ha raccolto vari fattori negativi nel mondo umano. Ha creato una forza potente, manipolando e infiltrato tutti i ceti sociali, e tutti gli aspetti sociali: la politica, l’economia, la legge, l’educazione, i mezzi di comunicazione, l’arte, la società, la cultura e molti altri. Sono caduti tutti nelle grinfie dello Spettro malvagio. È stato veramente scioccante. Gli esseri umani sono in condizioni estremamente pericolose.

    Ripensando alla traiettoria che la società umana ha intrapreso negli ultimi 200 anni circa, non è difficile scoprire i motivi del successo dello Spettro. Gli uomini si sono persi, immersi nel piacere materiale derivato dallo sviluppo tecnologico e la diffusione dell’ateismo. In realtà girano le spalle a Dio e aprono la porta ai demoni.

    La ragione con cui le persone sono ingannate dal Socialismo, dal Liberalismo, dal Progressismo e dai contorti concetti moderni, è che gli esseri umani hanno ampiamente deviato dal percorso tradizionale che Dio ha lasciato. La cultura tradizionale è la garanzia per mantenere la moralità umana, così che le persone possano essere salvate, nell’ultimo momento dell’ultimo periodo. Distruggere la cultura tradizionale e sovvertire i valori universali a cui gli esseri umani dovrebbero attenersi è come tagliare la connessione tra gli esseri umani e Dio, in modo che le persone non possano comprendere gli insegnamenti di Dio, e lo Spettro possa rovinare il mondo. Quando la moralità umana arriva ad essere corrotta ad un livello che non appartiene a un essere umano, gli uomini verranno abbandonati da Dio e alla fine verranno portati negli abissi infernali.

    Quando le cose raggiungono gli estremi, tornano indietro: il bene che vincerà sul male è parte delle leggi eterne del mondo umano. Sembra che il malvagio Spettro del Comunismo abbia raggiunto un certo livello di successo al momento, perché le persone sono temporaneamente ingannate dalla sua furbizia, sono intimidite dal suo potere superficiale e sono accecate dalle varie tentazioni che propina loro. Sebbene la natura umana abbia delle debolezze, ha anche una natura gentile, una serie di virtù e un coraggio morale che sono stati tramandati per migliaia di anni. Questa è la speranza per il futuro.

    Osservando il mondo, grandi eventi stanno accadendo, uno dopo altro. Il mondo si sta svegliando e la rettitudine sta ricrescendo.

    Sebbene in Cina si sia concentrata una delle forze più importanti dello Spettro malvagio del Comunismo, migliaia di cinesi continuano a seguire credenze e valori universali, così da resistere pacificamente alla tirannia comunista. Oltre 300 milioni di persone hanno scelto coraggiosamente di separarsi spiritualmente dalle catene comuniste, tramite il movimento chiamato Tuidang, che porta alle “tre dimissioni”: dal Partito Comunista, dalla Lega della Gioventù Comunista, e dai Pionieri della Giovantù Comunista. Innescati dal libro Nove Commentari sul Partito Comunista, questa scelta personale dal profondo del proprio cuore sta disintegrando invisibilmente il Partito Comunista.

    Dio ha deciso e predisposto la disintegrazione finale del PCC. Se le autorità cinesi avessero l’intenzione di disintegrare il PCC, Dio avrebbe preparato tutto per loro, incluso anche un vero governo per il futuro. Al contrario, se non lo lasciassero andare, andranno incontro a tutti i tipi di disastri, causati dalla disintegrazione del PCC.

    Nel mondo sempre più aspetti tradizionali stanno prendendo piede. Principale protagonista di questo Rinascimento è la compagnia di spettacolo Shen Yun, la quale diffonde la cultura tradizionale e i valori universali di Verità, Compassione, Tolleranza tramite la danza.

    I Paesi occidentali hanno cominciato a riflettere sulla penetrazione del Comunismo nella società e sulla sovversione della cultura tradizionale negli ultimi 100 anni, liberandosi gradualmente dei fattori comunisti e la perversa cultura moderna nel corpo legislativo, nell’educazione e nella diplomazia. I governi dei vari Paesi hanno iniziato a fare attenzione e a rispondere agli attacchi del regime comunista e dei suoi agenti.

    Lo Spettro malvagio del Comunismo non è un nemico nel senso comune e non può essere sconfitto con la forza. Per porre fine al dominio del diavolo sul mondo, si deve iniziare con la purezza del proprio cuore. Il signor Li Hongzhi, il fondatore della Falun Dafa, ha detto nell’articolo Coltivare l’interno per pacificare l’esterno: «Se gli uomini non attribuiranno valore alla virtù, il mondo sarà in grande disordine e fuori controllo; ciascuno diventerà nemico dell’altro e vivrà nell’infelicità. Vivendo senza felicità, non avranno paura della morte. Lao Zi ha detto: ‘Se le persone non hanno paura della morte, a cosa serve minacciarle di morte?’ Questo è un grande pericolo imminente. Ciò in cui spera la gente è un mondo in pace. Se a questo punto fossero emanate un numero eccessivo di leggi e decreti per assicurare la stabilità, il risultato sarebbe semplicemente l’opposto. Per eliminare questa preoccupazione, bisognerebbe coltivare la virtù in tutto il mondo – solo in questo modo il problema può essere fondamentalmente risolto. Se i funzionari saranno altruisti, lo Stato non sarà corrotto. Se il popolo attribuirà valore alla coltivazione di sé e al nutrimento delle virtù, e se sia gli amministratori sia i cittadini saranno capaci di controllarsi da soli, l’intera nazione sarà stabile e sostenuta dalla gente. Essendo solida e stabile, la nazione incuterà automaticamente timore ai nemici esterni e la pace regnerà quindi sotto il Cielo. Questo è il lavoro di un saggio».

    Il Creatore compassionevole sta osservando e proteggendo l’umanità. Gli uomini che si allontanano da Dio vanno incontro a disastri. Solo prendendo la via segnata da Dio, gli uomini potranno ricevere la salvezza di Dio. Finché le persone potranno comprendere con la ragione il vero volto dello Spettro, avranno modo di far scaturire bontà dal proprio cuore, potranno seguire gli standard di pensiero e comportamento prescritti da Dio e riconquisteranno la moralità e la cultura tradizionali, Dio aiuterà gli esseri umani a liberarsi dal controllo dello Spettro. Lo Spettro malvagio del Comunismo non potrà invadere l’anima degli uomini e il suo tentativo di distruggere l’umanità sarà destinato al fallimento.

    Dovremmo avere gratitudine e rispetto per Dio. Ha pianificato una via per gli uomini che può liberarli dallo Spettro e ritornare alla traduzione: è tempo per gli uomini di fare una scelta.