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14 anni in prigione: Come la mia fede mi ha aiutato a sopravvivere alla tortura del PCC (Parte 1)

25 Aprile 2020 |   Di un praticante del Falun Gong di Daqing, Cina

(Minghui.org)Sono una praticante del Falun Gong della città di Daqing e poiché mi sono rifiutata di rinunciare alla mia fede nei principi di Verità, Compassione e Tolleranza, sono stata arrestata diverse volte e sono stata ricattata, costretta a divorziare, torturata, sottoposta ad alimentazione forzata e condannata dal Partito Comunista Cinese (PCC) a quattordici anni di prigione.

Malattie precedenti prima di praticare il Falun Gong

Nel 1980, dopo il matrimonio mi è stato diagnosticato, tra le altre malattie, un cancro all'utero ed alle ovaie. Dopo un intervento il tumore è ricresciuto fino alle dimensioni di un uovo d'oca; mi è stato detto che non c'era più speranza, così sono andata in un ospedale specializzato in tumori a Pechino, dove i medici hanno confermato la diagnosi originale.

Successivamente mi è stata diagnosticata la tubercolosi; avevo dolori al petto che peggioravano quando camminavo velocemente, di conseguenza non ho potuto camminare per un anno intero.

Ero coperta di brufoli sotto la pelle e sotto le palpebre ed avevo un mal di testa per alleviare il quale dovevo inalare fumo o vapori di cannabis quando le medicine non funzionavano.

L'osso di una gamba era deformato e non potevo camminare a causa del mal di schiena: ho fatto due trattamenti in ospedale, ma non hanno funzionato. Sono stata costretta a sottopormi a un intervento e sono rimasta paralizzata per sei mesi.

Le mie spese mediche ammontano a più di 100.000 {yuan (circa 13.000 euro), ma la mia salute non ha fatto che peggiorare: ero gonfia, debole e non riuscivo a fare niente. Il dolore mi ha tormentato per più di dieci anni e la mia vita sembrava finita.

Maggio 1998: guarita dopo aver coltivato nella Dafa

Il 13 maggio 1998, all'età di 36 anni, ho iniziato a praticare la Falun Dafa e dopo quattro giorni di pratica il mio corpo è stato purificato come descritto dal Maestro Li (il fondatore della Falun Dafa). Mi sono resa conto di aver sopportato solo un po' del mio karma, mentre il Maestro ne aveva sopportato la maggior parte. Una mattina mi sono svegliata e non avevo più alcun dolore, mi sentivo rilassata, sembravo avere un'energia senza limiti ed ero in grado di svolgere le faccende domestiche ed i lavori fisici più pesanti.

Grazie alla pratica della Dafa sono guarita da molteplici malattie ed il Maestro non mi ha chiesto un soldo. I principi di Verità,Compassione e Tolleranza mi hanno cambiato la vita, inoltre la Dafa ha risposto a molte domande che mi ponevo fin dall'infanzia.

Mio marito è stato testimone dei cambiamenti avvenuti in me ed è rimasto stupito, ha detto a tutti che il mio ritorno in buona salute poteva essere attribuito soltanto alla pratica della Dafa, mi ha anche lodato per essere diventata una persona migliore, più gentile.

Luglio 1999: Perseguitata per aver perseverato nella mia fede

Il 20 luglio 1999 l'ex capo del regime comunista Jiang Zemin ha lanciato la brutale persecuzione del Falun Gong diffondendo voci, calunniando la pratica e prendendo di mira un centinaio di milioni di praticanti, tutte persone che non si sarebbero ribellate per via del loro credo.

Le autorità hanno saccheggiato le case dei praticanti, confiscato i loro beni e li hanno mandati nei campi di lavoro forzato e nelle prigioni; migliaia di persone sono state torturate a morte ed il PCC ha persino ordinato il prelievo di organi da praticanti ancora in vita. Anche le famiglie dei praticanti sono state molestate, discriminate e tormentate.

Maggio 2000: Appellarsi al diritto di praticare

Il 1° maggio 2000 sono andata a Pechino per fare appello al diritto di praticare il Falun Gong, ma sono stata arrestata mentre facevo gli esercizi in piazza Tienanmen. Il giorno dopo tre agenti della stazione di polizia di Honggang hanno estorto 7.000 yuan (circa 910 euro) a mio marito per pagare il mio riaccompagnamento a Daqing. Hanno rubato soldi guadagnati duramente da persone come noi, per soddisfare la loro avidità e prima di partire per il viaggio di ritorno, hanno speso i nostri soldi visitando la città e hanno anche passato una notte nella famosa località turistica di Beidaihe.

Dopo essere stata riaccompagnata a Daqing, sono stata portata alla stazione di polizia di Honggang e poi al centro di detenzione e poiché mi sono rifiutata di essere trattata come una criminale, sono stata messa in una cella di isolamento, ammanettata e legata.

Una notte le mie manette si sono aperte permettendomi di fare gli esercizi della Dafa, ma quando una guardia mi ha visto praticare attraverso una telecamera di sorveglianza, ha cercato di fermarmi senza riuscirci. Così il giorno dopo mi ha picchiato, mi ha sbattuto il viso contro il muro e, tenendomi per il colletto mi ha tirato un calcio buttandomi a terra.

Poiché ho fatto gli esercizi, sono stata trascinata più volte per il corridoio con le catene alle caviglie, sono stata costretta a rimanere in piedi con la testa abbassata in avanti come parte di un metodo di tortura chiamato pilotare un aeroplano. A volte ero così stanca che mi addormentavo in piedi in quella posizione.

Una giorno sono stata ammanettata ed appesa alla finestra della cella con le punte dei piedi che a malapena toccavano terra e le caviglie ammanettate per un giorno intero; venivo rilasciata per un pasto veloce e poi riappesa.

Il sesto giorno di carcerazione mio marito è venuto al centro di detenzione per chiedermi di firmare i documenti per il divorzio: era stato minacciato di perdere il lavoro se non avesse divorziato da me.

Sono stata incarcerata nel centro di detenzione di Daqing per un mese, nel centro di detenzione di Honggang per quindici giorni ed in quello del distretto di Shaertu per altri due mesi. Ho fatto uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione illegale, ma il quinto giorno non riuscivo a camminare perché avevo perso la sensibilità alle mani, ai piedi e agli arti inferiori.

Dopo essere stata detenuta per quasi quattro mesi, il centro di detenzione ha chiesto alla mia famiglia di portarmi a casa.

Dicembre 2001: Picchiata dopo aver fatto appello per la giustizia a Pechino

Nel dicembre 2001 sono tornata a Pechino e sono stata arrestata per aver esposto uno striscione in piazza Tienanmen; alla stazione di polizia di Tienanmen mi sono rifiutata di fornire il mio nome e il mio indirizzo e sono stata picchiata da un poliziotto.

Non lo odiavo perché era stato ingannato dal PCC, gli ho detto: «Non essere così sconvolto, non ti fa bene, ti fai del male quando mi picchi». Alla fine si è fermato e mi ha portata in un'altra stanza dalla quale sono riuscita a scappare.

Gennaio 2001: detenuta e torturata per aver distribuito materiale informativo

Nel gennaio 2001, nel distretto di Hutu, io ed un'altra praticante stavamo distribuendo materiale informativo sulla Dafa e siamo state denunciate alla polizia, inseguite da tre volanti ed arrestate, ma sono riuscita a trattenere l'autista in modo che l'altra praticante potesse saltare fuori dall'auto e scappare.

Sono stata condotta alla stazione di polizia di Chengdu e poi trasferita al centro di detenzione di Daqing; nel centro c’era un grande numero di praticanti detenute, alcunedelle quali sono state condotte in altri centri di detenzione del distretto, ed io sono stata portata in quello del distretto di Datong.

In questa struttura carceria ho iniziato facendo uno sciopero della fame, ma tre giorni dopo sono stata sottoposta ad alimentazione forzata. Il nono giorno mi sentivomolto debole. Avevo un nuovo tumore nell'utero che mi causava molto dolore; sono stata portata alla stazione di polizia di Honggang, dove il capo della stazione ha rifiutato la richiesta di mia madre di portarmi a casa ed ha insistito per condurmi presso il centro di detenzione di Honggang.

Ho detto alla guardia di turno: «Ho forti dolori nella zona dello stomaco: se oserete portarmi dentro sarete responsabili della mia morte». Non sono stata ricoverata, ma mi hanno portata in ospedale per degli esami ed il medico mi ha suggerito di sottopormi ad intervento chirurgico per rimuovere il tumore, dicendo che altrimenti la mia vita sarebbe stata in pericolo. Mia madre ha insistito così tanto che finalmente mi è stato concesso di tornare a casa.

Da marzo ad aprile 2001: nuovamente arrestata ed alimentata con la forza

Sono stata arrestata a Changchun dalla polizia sotto copertura e portata al centro di detenzione Tiebei di Changchun. Mi sono rifiutata di dire il mio nome, di fornire il mio indirizzo ed ho fatto uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione illegale; cinque o sei detenute hanno ricevuto l'ordine dalle guardie di picchiarmi ogni giorno.

Venivo sottoposta ad alimentazione forzata due volte al giorno con acqua salata concentrata, e dopo qualche giorno i miei due denti anteriori hanno incominciato a muoversi. Avevo sangue nelle feci e ho sviluppato incontinenza, la mia vita era in pericolo; il 33° giorno del mio sciopero della fame sono stata liberata.

Luglio 2001: Arrestata e torturata

Nel luglio 2001 sono stata arrestata nel distretto di Saertu da più di dieci agenti di polizia della contea di Zhaodong che mi ritenevano una praticante "chiave" del Falun Gong. Mi hanno portata alla stazione di polizia di Zhaodong ma, prima di essere interrogata, sono stata ammanettata ad una sedia di ferro ed incatenata.

Quando mi sono rifiutata di fornire il mio nome ed il mio indirizzo, cinque o sei agenti mi hanno urlato contro ed hanno incominciato a percuotermi con i manganelli elettrici. Mi hanno aperto le mandibole con la forza e mi hanno dato la scossa all'interno della bocca, al viso, al collo e poi a tutto il corpo. Sono stata torturata ripetutamente ed avevo ferite su tutto il corpo: la mia pelle era bruciata e coperta di lividi e non ero in grado di muovere la bocca.

Questi ufficiali hanno messo la foto del Maestro sotto i miei piedi e hanno cercato di costringermi a calpestarla e, quando mi sono rifiutata, mi hanno tenuto i piedi costringendomi a farlo: sono stata torturata fino a mezzanotte.

Un poliziotto cinquantenne mi teneva il collo da dietro e strofinava ripetutamente la sua bocca contro ilmio viso e le mie orecchie; mi ha toccato anche il collo, il seno, la schiena e le cosce.

Il giorno dopo altri due agenti si sono alternati per torturarmi: uno mi ha bruciato con mozziconi di sigaretta, l'altro mi picchiava le ginocchia con un bastone di bambù, cosa particolarmente dolorosa perché le mie ginocchia erano già state ferite dalle scosse elettriche. Mi hanno torturata dal pomeriggio al mattino seguente.

Gli ufficiali hanno portato una tavola con file e file di chiodi che sporgevano, mi hanno minacciata di farmi sedere su di essa, così ho detto loro: «Smettetela di fare del male, noi praticanti del Falun Gong cerchiamo di essere persone migliori, non ho infranto nessuna legge, non trattatemi in questo modo. Il fatto che mi perseguitiate non è un bene neanche per voi». Forse commossi dalle mie parole non mi hanno sottoposta a questa tortura. (Ho sentito più tardi che un praticante di Harbin di nome Zhang Ce è stato costretto a rotolare su una tavola di chiodi, ed è morto quando un chiodo gli ha perforato il cuore).

Successivamente sono stata condotta al centro di detenzione di Zhaodong e ho fatto uno sciopero della fame, ma dopo sei giorni sono stata portata all'ospedale a causa dei dolori allo stomaco. Dopo aver trovato un grosso tumore, sono stata riportata indietro da due guardie, e quando sono rimasta sola nella stanza di sorveglianza sono riuscita a scappare dalla finestra aperta.

Sono stata inserita in una lista di ricercati con una taglia di 70.000 yuan (circa 9000 euro) e ancora una volta mi sono dovuta nascondere.

11 maggio 2003: Arrestata e torturata

Nel pomeriggio dell'11 maggio 2003 sono stata arrestata da più di dieci agenti di polizia di Harbin che mi hanno calpestato la testa per spingerla sotto il sedile del conducente fino quasi a soffocarmi, poi mi hanno portata alla divisione n. 1 del dipartimento di polizia di Harbin. Il mio pc portatile e i 1.700 yuan (circa 220 euro) che avevo con me mi sono stati confiscati e non mi sono più stati restituiti.

Tre o quattro agenti mi hanno messa in una piccola stanza e mi hanno legata ad una sedia di ferro: mi sono rifiutata di collaborare con loro, così mi hanno dato la scossa contemporaneamente con tre manganelli elettrici che hanno rimesso in carica dopoaver esaurito la carica della batteria. La luce blu dei manganelli elettrici illuminava la stanza; mi hanno torturata a turno per circa nove ore, dopodiché i miei vestiti erano bruciati e ridotti in brandelli.

I poliziotti non erano soddisfatti, così mi hanno avvolto un filo da 220 volt sulle dita della mano sinistra e mi hanno dato la scossa: la forte corrente trapassava tutto il mio corpo causandomi un dolore insopportabile, sono svenuta molte volte ed ho ripreso conoscenza solo quando mi hanno versato addosso dell'acqua fredda. Ero frastornata quando ho sentito un ufficiale dire: «Stai per morire: non è che non abbiamo mai fatto morire gli altri in questo modo»; mi hanno torturata per quasi un'ora.

Vedendomi incapace di resistere mi hanno tolto le manette e le catene e mi hanno permesso di scendere dalla sedia di metallo. Riuscivo a malapena a stare in piedi quandomi hanno portata in un'altra stanza per firmare un foglio; un poliziotto mi ha afferrata per il collo e poi mi ha gettata a terra, successivamente un altro ufficiale gli ha impedito di rifarlo perché pensava che sarei potuta morire.

Il giorno dopo, il 22 maggio, sono stata condotta al centro di detenzione n. 1 di Harbin: mi è venuto il mal di testa e ho vomitato tutto quello che avevo mangiato, mi ronzava la testa a causa della commozione cerebrale subita. Sono stata detenuta in quel centro per ventuno giorni e poi trasferita al centro di detenzione n. 2 per qualche altro giorno.

All'inizio di giugno sono stata trasferita al centro di detenzione di Hailun, a quel punto ero già paralizzata, avevo ancora un tumore e il mio peso era sceso da 55 a 35 kg: ero pelle e ossa ed in punto di morte.

Sono stata portata in ospedale, dove i detenuti avevano gettato via i miei abiti perché non si aspettavano che sarei tornata viva dall'ospedale. Ho rifiutato l'intervento di rimozione del tumore e venti giorni dopo sono stata riportata al centro di detenzione e poi ricoverata in ospedale. Tutto ciò è andato avanti ancora ed ancora.

Settembre 2003: 14 anni di prigione

Sono stata considerata una praticante chiave del Falun Gong dal dipartimento di polizia di Hailun, così sono stata accusata dalla Procura di Hailun ed inizialmente sono stata condannata a tredici anni dalla tribunale locale, poi il tribunale di Shihua ha aggiunto un altro anno alla sentenza.

Prima di essere processata dal tribunale di Hailun, sei o sette persone sono venute al centro di detenzione e mi hanno detto di firmare alcuni documenti; mi sono rifiutata e qualcuno ha cercato di tenermi la mano e di costringermi a firmare, ma io li ho avvisati che stavano commettendo un reato.

Nel settembre 2003 sono stata processata ad Hailun. Sono stata trasportata dall'ospedale all'aula di tribunale, l'atto d'accusa era pieno di menzogne e mi è stata inflitta una condanna a quattordici anni di carcere, inoltre sono stata privata del diritto di appello. Le agenzie di pubblica sicurezza di Hailun erano colluse con quelle di Shihua e Harbin per incastrarmi.

(Continua)