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Jilin: Il tribunale tiene un'udienza segreta per una praticante del Falun Gong e impedisce alla figlia di rappresentarla

19 Maggio 2021 |   Di un corrispondente Minghui della provincia dello Jilin, Cina

(Minghui.org) Il 16 marzo dell’anno scorso una residente della contea di Tonghua, nella provincia dello Jilin, è stata processata in segreto per la sua fede nel Falun Gong. Quel giorno sua figlia è andata in tribunale con l'intenzione di rappresente la sua difesa, ma i membri dello staff del tribunale l’hanno allontanata con l’inganno.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una disciplina spirituale e di meditazione che è perseguitata dal regime comunista cinese dal 1999.

La signora Zhang Qiaolei è stata arrestata per la prima volta il 27 febbraio dell'anno scorso per aver affisso manifesti informativi sul Falun Gong. In seguito, il 9 dicembre, poco tempo dopo essere stata rilasciata su cauzione, la polizia l'ha arrestata di nuovo, e da allora è reclusa nel centro di detenzione di Changliu.

L’8 marzo scorso la famiglia di Zhang ha chiamato Jiang Meichen, un impiegato del tribunale della contea di Liuhe, per informarsi sul suo caso. L'impiegato ha rivelato che stavano programmando un'udienza virtuale per il 16 marzo, e poi ha riattaccato.

I familiari hanno richiamato ed al telefono ha risposto Lu Xu, il giudice che presiede, che ha affermato che Zhang aveva rifiutato di essere rappresentata in tribunale. La famiglia ha sospettato che stesse mentendo.

Il 15 marzo la famiglia è andata in tribunale e ha chiesto di persona all'impiegato Jiang informazioni sul suo caso, ma lui ha indugiato un po’ e poi ha detto che non avevano ancora deciso la data dell'udienza, e che probabilmente l’indomani non si sarebbe fatta a causa di qualcosa che stava succedendo al centro di detenzione. Ha aggiunto che li avrebbe informati al riguardo.

La figlia e la sorella di Zhang hanno presentato le richieste per rappresentarla in tribunale e sono andate via.

Il giorno dopo la figlia è andata comunque in tribunale, anche se non era sicura che l'udienza avrebbe avuto luogo. Quando è arrivata ha chiamato Jiang e ha chiesto l'orario dell'udienza, ma lui le ha risposto che era stata cancellata e rinviata ad una data successiva. Allora la figlia ha chiamato anche il giudice Lu, che è rimasto in silenzio, nonostante fosse all’altro capo del telefono.

Entrando in tribunale la figlia ha sentito qualcuno dire che si stava svolgendo un'udienza per un praticante del Falun Gong. Nel frattempo due membri del personale del tribunale si sono subito avvicinati e hanno parlato a lungo con lei.

Quando ha chiesto perché Jiang avesse smesso di rispondere alle sue chiamate, i due membri del personale hanno risposto che era andato fuori città per un viaggio di lavoro.

Mentre stava lasciando il palazzo di giustizia, è stata sorpresa nel sentire la voce della madre che proveniva dal primo piano, ed ha capito che stava avendo luogo la suaudienza.

Si è subito diretta verso l'aula e ha gridato: "Aprite la porta! Sono sua figlia. Sono qui per rappresentarla!" I membri dello staff del tribunale l’hanno fermata, dicendole che le sue grida avrebbero interferito con la sessione dell’udienza e avrebbero potuto indurre il giudice a dare all'imputata una sentenza più pesante.

Per il resto dell'udienza è rimasta fuori dall'aula. Ha sentito sua madre esortare il giudice a non perseguitare i praticanti del Falun Gong perché non è un bene per loro. Ha anche sentito qualcuno menzionare la condanna a sette anni e mezzo con una multa di 10.000 yuan (circa 1.280 euro).

Quando, intorno alle 12:30, l'udienza è terminata la figlia ha cercato di parlare con il giudice ed il procuratore all’uscita dall'aula, per poi scoprire più tardi che erano usciti dalla porta posteriore.

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