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Shandong: La brutale tortura che ha tolto la vita a un decoratore d’arte

28 Aprile 2023 |   Di Kan Yimeng

(Minghui.org)

Nome: Qian FajunNome cinese: 钱法君Sesso: MaschioEtà: 54Città: LinyiProvincia: ShandongOccupazione: Decorazione artisticaData di morte: 17 aprile 2013Data dell'ultimo arresto: 23 settembre 2011Luogo di detenzione più recente: Campo di lavoro forzato di Zhangqiu

Il 17 aprile 2013 Qian Fajun, decoratore d’arte della città di Linyi nella provincia dello Shandong, è deceduto dopo aver subito 13 anni di persecuzione per aver praticato il Falun Gong. L’uomo è stato preso di mira dal regime comunista cinese dal luglio 1999. Durante la sua detenzione è stato alimentato a forza, gli sono state iniettati farmaci sconosciuti, è stato picchiato con mazze chiodate, ha subito scosse con manganelli elettrici, è stato appeso per lunghi periodi di tempo, legato in posizioni innaturali, privato del sonno e gli è stato negato l’uso dei servizi igienici.

Il primo arresto di Qian è avvenuto nel febbraio 2003. Per alcuni mesi è stato detenuto nel campo di lavoro forzato della provincia dello Shandong. Poco dopo il suo rilascio è stato nuovamente arrestato, nel giugno 2004, e torturato per 11 giorni nel centro per il lavaggio del cervello della città di Linyi. Entrambe le volte le guardie l’hanno rilasciato perché era in fin di vita e non volevano assumersene la responsabilità.

L’ultimo arresto è avvenuto nel settembre 2011, quando ha subito brutali torture nello stesso centro per il lavaggio del cervello e nel campo di lavoro forzato di Zhangqiu, dove ha subito iniezioni di farmaci sconosciuti e alimentazione forzata che gli sono quasi costate la vita. Rilasciato quattro mesi dopo, nel febbraio 2012, è morto quattordici mesi dopo.

Qian è nato nel 1969 a Yanma, nella contea di Junan nella provincia dello Shandong. Prima di praticare il Falun Gong era irascibile, ma è cambiato dopo aver intrapreso la pratica ed è diventato più gentile e premuroso. Di seguito è riportato un riassunto delle sue sofferenze durante la persecuzione.

Qian Fajun

Nella primavera del 2002, dopo aver notato che un agente di polizia lo seguiva su un autobus, Qian ha lasciato la propria casa per evitare la persecuzione, ed è diventato indigente. Purtroppo il 16 febbraio 2003, mentre tornava a casa, è stato arrestato e successivamente condannato a due anni nel secondo campo di lavoro forzato della provincia dello Shandong.

Nel giugno 2003 una guardia ha rinchiuso Qian in cella d’isolamento e gli ha legato le mani dietro la schiena, prima di ammanettarle allo schienale della sedia. Quattro guardie, ciascuna con un manganello elettrico, l’hanno circondato e due di loro hanno calpestato i suoi polpacci che erano immobilizzati sotto la sedia. Siccome non intendeva rinunciare alla sua fede, hanno iniziato a percuoterlo nelle zone più sensibili, come la pianta dei piedi, l’interno coscia, il collo e l’interno dei gomiti.

Qian ha raccontato che il dolore era così intenso che gli sembrava di essere trafitto da più aghi di metallo o di essere morso da numerosi serpenti. Due guardie hanno dovuto calpestargli gambe per evitare che rimbalzasse sulla sedia.

L’odore di pelle bruciata riempiva la stanza. Dopo un po’ Qian hasmesso di gemere dal dolore. Le guardie si sono fermate per controllarlo e hanno scoperto che si mordeva la lingua, che era diventata viola. Gli hanno aperto la bocca e gli hanno chiesto se volesse abbandonare il Falun Gong. Dopo che è rimasto in silenzio hanno iniziato il secondo ciclo di scosse elettriche. Il procedimento è durato un’intera mattinata. Durante le torture ha visto due guardie in piedi fuori dalla stanza che lo osservavano mentre veniva torturato. Una continuava a fare cenni con la testa e l’altra (numero di distintivo 3731066) aveva un sorriso stampato sul volto. Quando le guardie sono andate a pranzo uno dei due spettatori è rimasto a guardarlo.

Le guardie hanno spostato Qian in un’altra stanza, l’hanno fatto sdraiare su una tavola e ammanettato al letto. Un capo guardia ha cercato di dissuaderlo dal praticare il Falun Gong, ma lui ha risposto: “La Falun Dafa è buona”. La guardia l’ha quindi accusato di essere contro il Partito Comunista Cinese e rimesso in isolamento.

Poiché il collo, le braccia e le gambe erano coperti di vesciche e bruciature, le guardie l’hanno tenuto in isolamento per una settimana, finché le ferite non sono guarite, prima di rimandarlo nella sua cella. In questo modo gli altri praticanti, che non potevano parlare tra loro, non avrebbero saputo delle torture subite.

È stato rilasciato pochi mesi dopo essere stato inviato nel campo di lavoro, perché era in punto di morte a causa delle torture.

Il 13 giugno 2004, circa un anno dopo il suo rilascio, la polizia ha arrestato nuovamente Qian e l’ha detenuto. Il 24 giugno hanno cercato di inviarlo nel campo di lavoro forzato di Wangcun, ma non ci sono riusciti perché un medico, durante un esame sanitario, gli ha riscontrato una grave malattia, così è stato riportato al centro di detenzione della contea di Junan e poi rilasciato.

Il 23 settembre 2011 Qian è stato arrestato a casa dagli agenti dell’Ufficio 610 della città di Linyi durante la stagione del raccolto. Nel centro per il lavaggio del cervello locale le guardie l’hanno legato e gli hanno somministrato a forza sostanze velenose che l’hanno ridotto in uno stato fisico debilitato. Gli hanno lasciato il tubo di alimentazione per non doverlo inserire ogni volta che lo torturavano. L’hanno anche picchiato e ferito gravemente, di conseguenza non era in grado di camminare e doveva essere sorretto.

Dopo cinque giorni di alimentazione forzata le guardie del centro per il lavaggio del cervello gli hanno mostrato foto di altri praticanti del Falun Gong che venivano legati al letto della morte e alimentati a forza, ma lui è rimasto irremovibile.

Le guardie l’hanno poi portato all’ospedale di Lanshan. Su Wei, il capo del centro per il lavaggio del cervello, gli ha toccato in modo inappropriato le parti intime e una guardia ha cercato di inserirgli un tubo di alimentazione nello stomaco attraverso la narice senza riuscirci. Anche i medici hanno impiegato diversi tentativi per inserire il tubo, e due medici hanno persino cercato di inserire i tubi in entrambe le narici. Una di loro ha detto che aveva praticato l’alimentazione forzata per oltre dieci anni e che non avrebbe accettato nessun tentativo fallito a causa di Qian.

Quando Qian aveva del muco nasale a causa dell’inserimento del tubo, le guardie gli pizzicavano il naso per aumentare la sua sofferenza, sostenendo di aiutarlo a ripulirsi il naso. Alla fine le sue narici sono state gravemente ferite.

Con il tubo di alimentazione lasciato nella narice le guardie hanno riportato Qian al centro per il lavaggio del cervello. Gli hanno legato gli arti ai quattro angoli di un letto in modo così stretto che non aveva alcuna possibilità di movimento e urlava per il dolore. Una guardia donna ha detto che lo avevano legato troppo stretto, ma la guardia Chen Jun ha detto che non potevano avere compassione di lui.

Rievocazione della tortura: Letto della morte

Una volta Qian ha raccontato di come Su lo maltrattasse fisicamente: gli ha tirato con forza le braccia per provocargli un forte dolore alle spalle, inoltre le guardie hanno portato altri praticanti a vedere la situazione disastrosa in cui si trovava, cercando di intimidirli per farli rinunciare al Falun Gong.

Per i primi due giorni in cui Qian è stato legato al letto della morte le guardie si sono rifiutate di slegarlo per andare in bagno. Quando l’hanno messo giù aveva perso la forza di camminare e doveva essere portato in braccio alla toilette. Se si muoveva troppo lentamente Su lo prendeva a calci da dietro. Nei giorni successivi è stato legato a una sedia di ferro durante il giorno e al letto della morte durante la notte.

Qian ha starnutito ed ha perso il tubo di alimentazione; il giorno dopo una guardia l’ha portato all’ospedale di Lanshan per farglielo inserire nuovamente. Ha gridato: “Praticare la Falun Dafa non è una colpa” a tutti quelli che ha incontrato. Non volendo che la gente sapesse della persecuzione la guardia l’ha riportato di corsa al centro per il lavaggio del cervello dopo l’inserimento del tubo e l’ha immobilizzato su una sedia di ferro per impedirgli di staccare il tubo.

Le guardie abusavano regolarmente di lui. Quando la guardia Li Yuan l’ha alimentato a forza, l’ha incolpato di creare problemi. Siccome camminava troppo lentamente una guardia l’ha picchiato con un palo di metallo. Se stava seduto con le gambe incrociate la guardia lo accusava di praticare il Falun Gong, gli strappava i pantaloni e lo schiaffeggiava.

Un giorno è stato lasciato su una sedia di ferro per tutta la notte fuori dalla cella. Quando la guardia Chen Jun è arrivata al mattino gli ha ordinato di spostare immediatamente l’orinatoio nel bagno, ma lui ha risposto che l’avrebbe fatto più tardi, quando avrebbe dovuto usare il bagno. Questo ha fatto infuriare Chen che l’ha ripetutamente schiaffeggiato e gettato a terra e ha ordinato a un membro del personale di spegnere la telecamera della stanza n. 6 minacciando di torturarlo. Chen ha anche detto che non ci sarebbero stati traumi visibili dopo il pestaggio, e che avrebbe potuto fare di lui ciò che voleva.

Chen ha aggiunto: “Tu non sei nessuno qui, fai parte di un gruppo vulnerabile, possiamo raddrizzarti come vogliamo!”.

Il 28 ottobre 2011 la guardia Su ha rimosso il tubo di alimentazione di Qian, gli ha ammanettato le mani dietro la schiena e ha annunciato di fronte ad altri praticanti che lo stavano trasferendo al campo di lavoro forzato di Zhangqiu, insinuando che avrebbero subito la stessa sorte se non avessero rinunciato al Falun Gong.

In un ospedale un medico ha esaminato Qian e ha concluso che le sue condizioni di salute erano troppo precarie per poterlo ammettere al campo di lavoro. Nonostante l’avvertimento le guardie hanno portato Qian al campo di lavoro, dove una guardia l’ha rinchiuso in un magazzino.

Il praticante ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la persecuzione e le guardie del campo l’hanno nutrito a forza. Il medico del campo di lavoro Zhang (n. di tessera 3731063) ha ripetutamente tirato il tubo dentro e fuori durante l’alimentazione forzata. I prigionieri che hanno assistito alla scena hanno detto: “Questa non è alimentazione forzata. Stava ripetutamente colpendo il naso di Qian con il tubo”.

Qian vomitava dopo ogni alimentazione forzata, ha anche cercato di estrarre il tubo, ma non ci è riuscito. Aveva frequenti convulsioni e di tanto in tanto cadeva dal letto, a volte perdeva il controllo della vescica e bagnava il letto.

Alla fine i prigionieri della stessa cella si sono resi conto che stava morendo e hanno riferito la sua situazione a un capitano, che ha risposto: “Di cosa vi preoccupate? Se muore, lo buttiamo fuori”. Le guardie hanno continuato ad alimentarlo a forza.

I funzionari del campo di lavoro forzato l’hanno infine inviato all’ospedale di Basan per la cosiddetta rianimazione d’emergenza. Gli è stato iniettato un farmaco sconosciuto sul piede destro. Le sue condizioni si sono poi rapidamente deteriorate ed è stato rilasciato nel febbraio 2012.

Il piede di Qian si è incancrenito dopo l’iniezione di un farmaco sconosciuto all’ospedale di Basan.

La salute di Qian non è migliorata dopo il suo ritorno a casa; non riusciva a camminare e soffriva molto. Il piede destro si è gravemente incancrenito e rilasciava pus a causa dell’iniezione di farmaci sconosciuti. Durante gli ultimi giorni riusciva a malapena a muovere gli arti, aveva bisogno di aiuto per mangiare, bere o andare in bagno. Non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto. È morto alle 21:00 del 17 aprile 2013, all’età di 44 anni.

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