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Heilongjiang, notizie tardive: Praticante di 68 anni muore 11 mesi dopo il quinto arresto per aver praticato il Falun Gong

20 Ago. 2023 |   Di un corrispondente Minghui della provincia dell’Heilongjiang, Cina

(Minghui.org)

Nome: Li XianglianNome cinese: 李相莲Sesso: DonnaEtà: 68Città: JiamusiProvincia: HeilongjiangOccupazione: GovernanteData della morte: 2 settembre 2021Data dell’ultimo arresto: 11 ottobre 2020Luogo di detenzione più recente: Stazione di polizia di Anqing

Li Xianglian

Il 2 settembre 2021 una donna di 68 anni residente a Jiamusi, nella provincia dell’Heilongjiang, è deceduta meno di un anno dopo il suo ultimo arresto per aver sostenuto la sua fede nel Falun Gong, una pratica per il benessere fisico e spirituale che viene perseguitata dal Partito Comunista Cinese dal luglio 1999.

Giorni prima della sua scomparsa, la polizia ha continuato a perseguitare lei e la sua famiglia, ordinandole di farsi fotografare allo scopo di confermare che fosse ancora in casa e non fuori a denunciare la persecuzione.

“Sorella del Falun Gong”

Nel 1997 Li ha iniziato a praticare il Falun Gong e da allora gode di buona salute. È diventata anche più allegra e premurosa. Non ha mai esitato a dare una mano a chiunque abbia bisogno di aiuto.

Sul posto di lavoro Li, una governante, non ha mai lottato per ottenere una paga più alta o mansioni più leggere. Alle sue colleghe piaceva essere affiancate a lei per i lavori di pulizia. La chiamavano affettuosamente “sorella del Falun Gong”. I suoi clienti spesso commentavano che faceva le pulizie meglio di molte persone più giovani.

Cinque arresti

Ovunque andasse, la donna parlava alla gente della bellezza del Falun Gong e dell’illegalità della persecuzione. Ha anche comprato schede telefoniche, per chiamare le persone e sensibilizzare sulla persecuzione. Nel corso degli anni il suo semplice gesto è stato punito con cinque arresti e due periodi di lavoro forzato.

15 giorni di detenzione, nel mese di maggio 2000, dopo il primo arresto

Nel maggio 2000 Li si è recata a Pechino per appellarsi al diritto di praticare il Falun Gong, ma al suo arrivo è stata arrestata alla stazione ferroviaria. È stata portata all’Ufficio di collegamento del governo municipale di Jiamusi a Pechino, dove alcuni agenti l’hanno perquisita e le hanno confiscato il libro del Falun Gong, oltre a 300 yuan (circa 40 euro) in contanti. In seguito, le hanno restituito il libro e il denaro, dopo che lei li ha invitati a non partecipare alla persecuzione dei praticanti del Falun Gong.

Dopo essere stata riaccompagnata a Jiamusi, è stata trattenuta in un centro di detenzione ferroviario per 15 giorni e le sono stati estorti 1.000 yuan (circa 130 euro).

Nel novembre 2002 due anni di lavori forzati dopo il secondo arresto

Nel novembre 2002 Li è stata arrestata dopo essere stata denunciata per aver distribuito materiale informativo sul Falun Gong. È stata portata in un centro di detenzione e trattenuta per più di un mese. Poiché si è rifiutata di rinunciare alla sua fede, è stata trasferita al Centro di riabilitazione dalle droghe della provincia dell’Heilongjiang, per scontare due anni di lavori forzati.

La donna ha subito continue pressioni affinché rinunciasse alla sua fede. Inizialmente Li si era rifiutata di scrivere dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong e le guardie hanno minacciato di rendere difficile la vita di suo figlio. Hanno anche istigato altre detenute a insultarla. Alla fine ha ceduto e ha scritto dichiarazioni di rinuncia contro la sua volontà. In seguito se n’è pentita amaramente.

Successivamente ha subito gravi ferite alla gamba in un infortunio. Le guardie hanno avvisato il figlio di inviare del denaro per le sue cure mediche. Lei ha detto: “Ho solo un figlio e non ha soldi. Lasciatemi fare gli esercizi del Falun Gong e mi riprenderò presto”. Le guardie hanno acconsentito e, in sole due settimane, è stata in grado di alzarsi dal letto e camminare di nuovo.

Ogni giorno Li e altre detenute sono stati costrette a svolgere lavori forzati non retribuiti, producendo bacchette e stuzzicadenti usa e getta. Il caposquadra Liu Zhujie, responsabile del laboratorio, ha minacciato le praticanti: “Estenderò il vostro mandato se non riuscirete a finire la vostra quota di lavoro!”.

Alcune detenute sono state esentate dai lavori forzati e il loro unico compito era quello di monitorare le praticanti del Falun Gong, per assicurarsi che svolgessero bene il lavoro assegnato. Queste detenute hanno anche ordinato alle praticanti di scrivere parole che diffamavano il Falun Gong e il suo fondatore. Quando queste si sono rifiutate di obbedire, le detenute le hanno minacciate di prolungare la pena.

Nel 2007 un anno e sette giorni di lavori forzati dopo il terzo arresto

Nel 2007, in vista delle Olimpiadi estive del 2008, il regime comunista ha intensificato la persecuzione dei praticanti del Falun Gong in tutta la Cina. Anche Li è stata presa di mira. La locale stazione di Anqing aveva un agente che la seguiva ovunque, anche quando svolgeva il suo lavoro part-time in un supermercato.

Un giorno il vice capo Sun Wenyi e tre agenti l’hanno ingannata, invitandola a farsi aprire la porta della sua abitazione, con la scusa di dover controllare il contatore dell’acqua. Dopo aver capito che erano poliziotti, la donna li ha condannati per averle mentito e si è rifiutata di aprire la porta della sua camera da letto chiusa a chiave.

Sun ha quindi chiamato il suo capo della polizia, prima di aprire a calci la porta. La madre di Li, che viveva con lei e aveva sofferto di un attacco di cuore dopo aver assistito ai due arresti precedenti, era di nuovo terrorizzata. La polizia le ha confiscato i libri e il materiale informativo del Falun Gong.

Sono stati arrestati anche due praticanti che erano andati a trovare Li. I tre sono stati portati alla stazione di polizia di Anqing, dove sono state prese loro impronte digitali. I praticanti si sono rifiutati di farlo. La sera sono stati portati in ospedale per accertamenti fisici. Più tardi sono stati condotti in un centro di detenzione locale, dove le guardie hanno incatenato i loro piedi. Otto giorni dopo, sono stati trasferiti al campo di lavoro di Xigemu, per scontare una pena di un anno ciascuno.

Nel marzo 2008 le guardie del campo di lavoro hanno ordinato a Li e ad altri tre praticanti di scrivere dichiarazioni per diffamare il Falun Gong. Tutti si sono rifiutati e, per due settimane di seguito, il capitano Liu Yadong li ha costretti a sedersi su un piccolo sgabello di plastica, per diverse ore al giorno. I quattro praticanti, in segno di protesta, si sono tolti l’uniforme da detenuti. Liu ha ordinato a due guardie di picchiarli brutalmente, prima di metterli in isolamento.

Le celle di isolamento disponevano ciascuna di due anelli di metallo ancorati al muro. I quattro praticanti avevano le mani ammanettate agli anelli per tutto il tempo. Venivano inoltre privati del sonno, dovevano mangiare e fare i loro bisogni nelle rispettive celle. Solo 15 giorni dopo, sono stati fatti uscire.

Li è rimasta fedele alla sua fede e ha ottenuto un prolungamento del periodo di lavoro forzato di sette giorni. Alla fine del 2008 è stata rilasciata.

Nel 2014 cinque giorni di detenzione dopo il quarto arresto

Nel 2014 un gruppo di ispezione provinciale ha visitato la provincia per esaminare le amministrazioni locali. Quando l’équipe si è recata ad Harbin, la capitale della provincia dell’Heilongjiang, Li ha presentato una petizione per chiedere il rilascio di Wang Yanxin, una praticante della locale fattoria Jiansanjiang.

La donna non ha mai potuto vedere la squadra di ispezione. All’interno del palazzo del governo provinciale di Harbin c’erano tre posti di blocco. Liu Changhe, ufficiale della fattoria di Jiansanjiang che si trovava lì per catturare i praticanti locali che facevano appello a favore di Wang, ha fermato Li a uno dei posti di blocco. Ha trovato il suo numero di identificazione nel database della polizia e ha chiamato sei agenti speciali per accompagnarla fuori dall’edificio.

Gli agenti della stazione di Wenhua ad Harbin sono arrivati e hanno portato Li nel loro ufficio, dove è stata perquisita. Hanno informato l’ufficio di collegamento del governo municipale ad Harbin per organizzare un’auto che la scortasse a Jiamusi. Dopo essere stata riaccompagnata, ha visto più di 20 persone, tra cui un segretario del Partito comunista locale, in attesa alla stazione di polizia di Anqing. La donna è stata interrogata per più di tre ore, prima di essere posta in una cella per scontare un periodo di detenzione di cinque giorni.

Deceduta dopo il quinto arresto

La mattina dell’11 ottobre 2020, non appena è uscita di casa per fare la spesa, Li è stata catturata da alcuni agenti. Hanno detto di essere della stazione di Anqing e che stavano sorvegliando la sua casa dalle 5:00 del mattino.

La donna si è rifiutata di andare con loro e si è seduta a terra. La polizia ha chiamato alcuni agenti speciali che non sono riusciti a tirarla su. Alla fine tre agenti l’hanno portata in braccio fino alla loro autovettura.

La donna è stata tenuta in una stanza buia della stazione di polizia; gli agenti hanno trovato la sua chiave nella borsa e hanno fatto irruzione nel suo appartamento. Le sono stati confiscati i libri del Falun Gong, il computer, il cellulare, i contanti e l’antenna parabolica.

Il locale centro di detenzione ha rifiutato di ammettere Li, dopo che non aveva superato l’esame fisico richiesto. La donna è stata trattenuta nella stazione di polizia per tutta la notte ed è stata rilasciata dopo che la sua famiglia è stata costretta a pagare una cauzione di 10.000 yuan (circa 1.270 euro).

La pressione mentale dovuta alle continue persecuzioni ha avuto ripercussioni sulla salute di Li, che 11 mesi dopo, il 2 settembre 2021, è deceduta.