(Minghui.org) Il 22 maggio scorso, la signora Tang Tianmin, 71 anni, residente nella città di Luzhou, nella provincia del Sichuan, è tornata a casa dopo aver scontato una pena detentiva di quattro anni e mezzo perché praticante del Falun Gong.

Il 20 novembre 2021 circa, Tang, che vive da sola, è improvvisamente scomparsa e i suoi familiari non sono riusciti a scoprire cosa le fosse successo. Sono venuti a conoscenza della sua condanna solo quando altre praticanti del Falun Gong, rilasciate dal Carcere femminile della provincia del Sichuan (situato nella capitale Chengdu), hanno riferito di averla incontrata.

Nel maggio scorso, dopo che è stata rilasciata dal carcere, Tang ha raccontato ai familiari di essere stata arrestata da Li Xiongming e da alcuni altri agenti della stazione di polizia di Yongning, che hanno fatto irruzione nella sua abitazione con la scusa che doveva sottoporsi a un test per il Covid. Un agente l’ha immobilizzata sul divano, mentre gli altri hanno saccheggiato la casa. Gli agenti non hanno esibito nessun mandato di perquisizione e neanche rilasciato una lista degli oggetti sequestrati.

Tang è stata inizialmente sottoposta a due settimane di quarantena presso il centro di detenzione della contea di Hejiang, per poi essere trasferita in quello della città di Luzhou. Un mese dopo, è stata portata al Tribunale del distretto di Naxi per un’udienza. Prima che ciò avvenisse, non aveva ricevuto alcuna notifica dalla Procura in merito all'incriminazione e non le era stata data la possibilità di assumere un avvocato.

Durante il processo, Tang ha appreso che il suo “reato” consisteva nell’aver “consegnato a tre studenti una chiavetta USB contenente informazioni sul Falun Gong”. Ha testimoniato in propria difesa, sostenendo di non aver violato alcuna legge nel praticare la propria fede o nel parlarne con le persone. Il giudice l’ha accusata di “aver commesso un altro reato prima che fossero trascorsi cinque anni dall'ultima condanna” (in precedenza era stata condannata due volte in quanto praticante del Falun Gong, rispettivamente nel 2012 e nel 2017) e l’ha condannata a quattro anni e mezzo di reclusione con una multa di 10.000 yuan (circa 1.300 euro).

Prima di questa ultima sentenza, a Tang erano state inflitte due pene in un campo di lavoro (rispettivamente nel 2004 e nel 2008) per un totale di tre anni e mezzo. Nel 2012 era stata condannata a tre anni di reclusione e nel 2017 ad altri due anni e mezzo. Proprio come la terza condanna, anche le due precedenti sono state pronunciate in segreto. Non le è stata concessa l’assistenza legale, inoltre lei e i suoi familiari non hanno ricevuto alcuna notifica dell’accusa e non è stato loro permesso di partecipare all’udienza.

Nel 2019, quando è stata rilasciata dopo aver scontato la seconda pena detentiva, aveva lo sguardo spento, i riflessi rallentati, tremava continuamente e aveva perso gran parte della memoria. Ha trascorso diversi mesi a letto prima di riuscire a rimettersi in piedi.

In seguito al terzo ingresso in carcere nel 2021, Tang è stata nuovamente sottoposta a vari metodi di tortura, tra cui l’obbligo di stare in piedi davanti a un televisore a guardare video di propaganda diffamatori del Falun Gong. Inoltre, le è stato negato l’uso della carta igienica ed è stata costretta a firmare dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong. Il disagio psicologico le ha provocato tremori incontrollabili. Il medico del carcere l'ha costretta ad assumere dosi sempre più elevate di farmaci psichiatrici, il che ha peggiorato le sue condizioni e l'ha resa nuovamente incapace di intendere e volere.

Recentemente, il 22 maggio scorso, quando è stata rilasciata dal carcere, le è stato vietato di portare con sé la sentenza, come era già accaduto in occasione delle due precedenti condanne. Il tribunale e la procura si sono inoltre rifiutati di fornirle fotocopie delle sentenze. Ricordava solo che il pubblico ministero che l’aveva incriminata si chiamava Luo Wen.

Quando è tornata a casa, ha scoperto che il tribunale aveva congelato il suo conto bancario per riscuotere la multa di 10.000 yuan. Tuttavia, non è chiaro perché il tribunale non abbia sbloccato il conto dopo che il denaro è stato prelevato.

Persecuzione finanziaria

Nel 2019, al termine del secondo periodo di detenzione, Tang ha ricevuto dall’Ufficio di previdenza sociale l’ordine di restituire 60.000 yuan (circa 7.700 euro) di pensione percepiti durante la detenzione. L’Ufficio di previdenza sociale l’ha inoltre minacciata di vendere il suo appartamento o di rimetterla in carcere se non avesse restituito il denaro.

Per evitare che fosse nuovamente incarcerata, sua figlia ha preso in prestito 21.000 yuan (circa 2.700 euro) per rimborsare l’Ufficio della previdenza sociale e ha concordato che il resto fosse detratto mensilmente dalla pensione della madre fino al saldo dell’intero importo, lasciandole 500 yuan (circa 65 euro) al mese per vivere. Durante la terza pena detentiva, la misera pensione mensile di 500 yuan è stata ulteriormente sospesa.

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