(Minghui.org) Shishabat, una rivista israeliana, ha pubblicato un articolo di Avri Gilad il 30 luglio scorso, in cui esprimeva le sue osservazioni sulle sfide che il popolo ebraico sta affrontando oggi. Nell'articolo, Gilad affermava di aver rifiutato un'offerta pubblicitaria per promuovere un prodotto cinese a causa dei precedenti del Partito Comunista Cinese (PCC) nella persecuzione dei praticanti del Falun Gong, degli uiguri, dei tibetani e di altre minoranze, per il prelievo forzato di organi dai corpi ancora in vita.
Shishabat è la rivista del fine settimana inclusa in Israel Hayom (Israele Oggi), il quotidiano più diffuso del Paese. Gilad è un noto conduttore radiofonico che ha iniziato la carriera come conduttore alla Radio delle Forze di Difesa Israeliane, e successivamente ha condotto diversi programmi televisivi. Nel 2009, si è classificato tra i 10 personaggi televisivi più pagati in Israele. È stato anche uno dei primi personaggi dei media israeliani a narrare in TV la persecuzione del Falun Gong in Cina durante i primi anni, quando i servizi sull'argomento erano rari.
Nel suo articolo “Votare in base alle tendenze su TikTok? Il grande pericolo della nuova proposta alla Knesset”, Gilad ha dedicato una sezione a spiegare il suo rifiuto di sostenere la pubblicità: per non ritenersi in un certo modo complice del PCC.
Dopo la pubblicazione del suo articolo su Shishabat, Gilad ha pubblicato quella sezione specifica sulla sua pagina Facebook e ha ottenuto migliaia di “Mi piace” e centinaia di risposte di solidarietà per la sua coraggiosa decisione di difendere le minoranze perseguitate dal PCC, compresi i praticanti del Falun Gong.
Articolo di Gilad sul sito web di Shishabat
Questi sono estratti dall'articolo originale di Gilad, ripubblicati con il permesso dell'autore e di Shishabat.
“Questa settimana ho quasi ottenuto un'approvazione pubblicitaria. Perché quasi? Io ho i miei principi, e per questo racconto con un forte sentimento di disgusto la chiamata ricevuta da un'agenzia pubblicitaria con cui l’interlocutore mi ha scelto per presentare un nuovo prodotto in Israele”.
“Ottenere un'approvazione pubblicitaria è considerato un traguardo nel mio campo, sia finanziariamente che in termini di immagine. Significa che la mia figura, quell'entità separata da me che le persone mi associano, è abbastanza credibile da indurre la gente ad acquistare qualcosa. E questo significa anche un bel po' di soldi”.
“E mentre penso ai profitti futuri, mi rendo conto che il prodotto che dovrei pubblicizzare è cinese. E ricordo che solo pochi giorni prima, in un programma televisivo, scoraggiavo l’acquisto di prodotti dalla Cina”.
Gilad ha scritto di aver letto un articolo di un commentatore israeliano, il quale aveva osservato che la Cina era uno dei maggiori finanziatori della propaganda diffamatoria contro gli ebrei e Israele nei campus universitari americani, e che la Cina non lo faceva perché antisemita, ma per fomentare divisioni e controversie all'interno della società americana e destabilizzarla dall'interno.
“Da molti anni nutro interesse per i cinesi: la continua persecuzione dei praticanti del Falun Gong, il prelievo forzato dei loro organi per i trapianti, la persecuzione di altre minoranze come gli uiguri, la schiavitù del pacifico popolo tibetano, tutto ciò crea in me una tensione costante tra il desiderio di godere dei prodotti cinesi e la riluttanza a sostenere questo regime omicida con il mio tempo e i miei soldi”.
“E ora mi offrono la possibilità di sponsorizzare una pubblicità. Quindi cosa faccio? Prendo i soldi e mi tappo il naso, oppure resto fedele ai miei principi e rinuncio al guadagno, a un sacco di soldi che se non li prendo io qualcun altro lo farà volentieri?”
Ho cercato di convincermi: tutti comprano dalla Cina, allora compro anch'io da quel Paese? Tutto arriva dalla Cina, quindi farò una cosa giusta se ne traessi un vantaggio? Ma non ero tanto convinto e non riuscivo a venire a patti con la mia coscienza perché comprare è una cosa, collaborare è un'altra. A questo punto ho inviato un messaggio risolutivo: “Non posso! La mia coscienza non me lo permette e con sarcasmo ho aggiunto: spero di farla rimuovere chirurgicamente, ovviamente sempre in Cina, e magari di sostituirla con una coscienza ‘made in China’, che abbia un bell'aspetto, e che trasmetta regolarmente tutti i dati al Partito Comunista”, nel suo quartier generale.
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