(Minghui.org) Il sito Minghui aveva già riportato la notizia della condanna a tre anni di carcere inflitta alla signora Xu Fengliu, di 66 anni, per la sua pratica del Falun Gong. La signora Xu, residente nella città di Wuhu, nella provincia dell’Anhui, è stata rilasciata a maggio del 2021. Recentemente ha raccontato i dettagli del suo arresto, della condanna e degli abusi subiti durante la detenzione.

Arresto

Il 24 maggio 2018, alle 18:30, mi trovavo a casa quando più di 12 agenti in borghese hanno utilizzato una chiave universale per aprire la porta d’ingresso. In seguito, ho scoperto che appartenevano al Dipartimento di polizia del distretto di Fanchang, alla Stazione di polizia di Digang e alla Stazione di polizia di Taochongkuang.

Alcuni di loro mi hanno immobilizzata su una sedia in salotto, mentre gli altri perquisivano la mia abitazione. Uno di loro si è identificato come Xu Zequn, vicecapo del Dipartimento di polizia del distretto di Fanchang. Ho protestato contro la loro irruzione illegale e la perquisizione della mia abitazione effettuata senza mandato, ma mi hanno ignorata.

Circa un'ora dopo, è arrivato un altro gruppo di agenti con un mandato di perquisizione, e me lo hanno mostrato senza permettermi di leggerlo.

La polizia mi ha confiscato il computer, la stampante, il cellulare, i libri sul Falun Gong, oltre 1.200 yuan (circa 160 euro) in banconote recanti messaggi sul Falun Gong e altri effetti personali. Hanno redatto un elenco degli oggetti confiscati, ma non me lo hanno sottoposto per la verifica, come previsto dalla legge.

Quella notte sono stata portata in una stanza per gli interrogatori situata nel seminterrato della Stazione di polizia di Digang. Successivamente, la polizia è tornata più volte a casa mia e mi ha sequestrato il cacciavite, il martello, le pinze, il trapano elettrico e la plastificatrice. Nessuno di questi oggetti è stato aggiunto all’elenco dei beni confiscati.

Vivevo da sola e la polizia non ha mai informato la mia famiglia. Tre giorni dopo il mio arresto, hanno costretto i miei genitori ad aprire la porta della mia altra abitazione e l’hanno messa a soqquadro.

La notte del 25 maggio 2018 l'agente Li mi ha trasferita al Centro di detenzione femminile di Wuhu, e durante il tragitto mi ha insultata e mi ha stretto le manette diverse volte.

Picchiata nel centro di detenzione

Le guardie del centro di detenzione mi hanno picchiata due volte mentre ero rinchiusa nella cella 702. La prima volta è stata intorno alle 10:00 del mattino del 31 maggio 2018. Sei guardie donne sono entrate all'improvviso. Zhang Ying mi ha torto le braccia dietro la schiena così forte che ho dovuto sedermi. Le guardie mi hanno schiaffeggiata, tirato i capelli e presa a pugni, poi mi hanno trascinata nel corridoio prima di portarmi in una sala riunioni, lì mi hanno lasciata cadere a terra e mi hanno ammanettato le mani a una panca.

Zhang mi ha infilato della carta igienica in bocca perché sanguinava a causa delle percosse; la guardia Sun Xin, quando ha visto le macchie di sangue sulla carta igienica, mi ha schiaffeggiato il viso.

Le guardie se ne sono andate, tranne Zhang che ha minacciato di prendersela con mio figlio e mia nuora e, quando ho chiesto perché mi avessero picchiata, lei ha risposto: "Chi ti ha picchiata? Chi ci ha visti picchiarti?".

La seconda volta è stata intorno a mezzogiorno del 1° giugno 2018. Zhang mi ha ordinato di presentarmi nella sala riunioni per un "colloquio". Sono andata e ho visto otto guardie; una di loro, che era seduta su una sedia, è improvvisamente balzata in piedi e ha battuto la mano sulla scrivania, urlando: "Fuori di qui!".

Sono uscita, ma lei mi ha seguita e mi ha dato un pugno in testa. Ha urlato: "Sono un membro del Partito Comunista Cinese. Sono qui per perseguitarti oggi! Che cosa puoi farci?!".

Mi ha urlato anche nell'orecchio a squarciagola. Le altre guardie erano divertite per il suo comportamento e ridevano. Il suo numero di matricola era 009662 e in seguito ho scoperto che si chiamava Ji Zhaoyan e che era la vicedirettrice del centro di detenzione.

Mentre mi dirigevo verso la mia cella, Ji ha continuato a picchiarmi finché non ha visto la guardia Xia Chunhong vicino alla cella 804 e ha detto: "Te la consegnerò".

Xia mi ha messa nella cella 804 e ha ordinato a me e alle altre detenute di urlare i nostri numeri di matricola 30 volte al giorno (mattina e sera). Le altre detenute mi odiavano perché creavo loro problemi, visto che prima del mio arrivo nella loro cella non erano tenute a farlo.

I procuratori Song Bin e Zhang Jingping si sono recati nella cella 804 qualche giorno dopo. Ho denunciato i due episodi di percosse e Song mi ha detto di mettere tutto per iscritto. Ho chiesto una penna alla responsabile del carcere, Zhang Yuyan, ma lei ha risposto che la guardia Xia le aveva già ordinato di non darmela.

Sono andata a parlare con la guardia Xia, che mi ha detto che avrei potuto chiedere alla detenuta Zhang di scrivere la denuncia al posto mio, ma questa si è rifiutata e mi ha rimandata da Xia. Alla fine non sono riuscita a scrivere nulla.

A causa degli abusi subiti ho sviluppato una grave ipokaliemia (bassi livelli di potassio) e tachicardia (battito cardiaco accelerato), emettevo un suono quando cercavo di parlare e facevo fatica. Mi sentivo debole in tutto il corpo, avvertivo intorpidimento alle mani e ai piedi e soffrivo di confusione mentale. Questi problemi sono stati riscontrati durante una visita medica di routine effettuatami dal centro di detenzione nel giugno del 2018.

La guardia Xia ha segnalato la mia situazione alla polizia. L'agente Zhou Bin è venuto a prendermi e mi ha portata in un ospedale esterno per un altro controllo. Il medico del centro di detenzione di turno quel giorno, dopo aver letto i risultati dell'esame, ha affermato che non ero idonea alla detenzione, e ha chiesto a Zhou di rilasciarmi su cauzione, ma Zhou ha rifiutato e sono rimasta in carcere.

Per tenermi in detenzione, Xia ha ordinato a un’altra detenuta di versarmi della droga nel bicchiere d'acqua per aumentare il mio livello di potassio. Dopo averla bevuta mi sono sentita come se stessi morendo. La mia famiglia è riuscita alla fine a farmi rilasciare su cauzione il 22 agosto del 2018.

Condannata a tre anni

Il procuratore Li Jun, della Procura distrettuale di Fanchang, mi ha interrogata l'8 ottobre del 2018. Mi sono rifiutata di rispondere alle sue domande, e lui ha falsificato i verbali della deposizione.

Il 30 novembre del 2018 sono comparsa presso il Tribunale distrettuale di Fanchang. Il mio avvocato, Zhang Hao, ha fatto notare che l'elenco delle sette pubblicato dal Ministero della pubblica sicurezza non menzionava il Falun Gong. Il pubblico ministero Li ha affermato che i media avevano ripetutamente riportato che il Falun Gong fosse una setta. Gli ho ricordato che le calunniose notizie diffuse dai media del PCC non potevano essere utilizzate come prova legale contro di me.

Li ha reagito con ritorsioni nei miei confronti, e il mio avvocato è stato minacciato di vedersi revocare la licenza se avesse osato continuare a rappresentarmi. Il tribunale ha emesso una sentenza a gennaio del 2019, ma non mi è stata comunicata né mi è stata fornita copia, e solo in seguito ho saputo che avrei dovuto affrontare un nuovo processo.

Il nuovo processo si è svolto il 4 aprile del 2019 e la nuova sentenza è stata emessa solo il 6 agosto dello stesso anno. Sono stata condannata a tre anni di reclusione e a una multa di 8.000 yuan (circa 1.070 euro).

Durante il processo mi sono rotta la gamba sinistra e ho sospettato che il pubblico ministero Li avesse intenzionalmente sollecitato il giudice a rinviare la pronuncia della sentenza perché voleva aspettare che la mia gamba guarisse un po', in modo da non rischiare che mi venisse negato l'accesso al carcere.

Ho presentato ricorso, ma l’ho perso.

Maltrattamenti subiti in prigione

Sono stata nuovamente arrestata il 15 gennaio del 2020 e rinchiusa nel Centro di detenzione di Wuhu. Il 17 luglio dello stesso anno sono stata trasferita nel Carcere femminile della provincia dell’Anhui; lì avevamo solo tre minuti per lavarci i denti e fare una doccia; all'epoca usavo ancora le stampelle e facevo fatica ad adattarmi ai ritmi frenetici della vita carceraria.

Mi sono rifiutata di rinunciare alla mia fede, quindi sono stata costretta a stare in piedi dalle 6:00 del mattino alle 21:00 ogni giorno. Durante questa tortura, mi veniva dato solo un bicchiere d'acqua e due piccoli panini al vapore (uno al mattino e uno alla sera). Mentre alle altre detenute veniva data della frutta una volta al mese, io non ricevevo nulla e non mi era nemmeno permesso acquistare altro cibo con i miei soldi. Potevo comprare solo una quantità limitata di beni di prima necessità.

Dopo aver passato ore in piedi ogni giorno, ho sviluppato ipertensione e insufficienza cardiaca. Sono stata "curata" nell'infermeria del carcere da detenute che in passato avevano lavorato come operatrici sanitarie, ma non erano medici.

Dopo le lunghe torture subite nella decima divisione (quella riservata alle anziane e alle inferme), ogni mattina alle 8:00 venivo condotta al centro di trasformazione al secondo piano dell'edificio amministrativo del carcere, e non mi era permesso tornare in cella prima delle 17:30 circa.

La guardia Zhang Ling e due ex praticanti che avevano rinunciato al Falun Gong sotto pressione hanno cercato di “lavorare su di me". Zhang mi ha avvertito che se fossi morta in prigione sarebbe stato come se fosse morta una formica. Mi sono rifiutata di scrivere dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong e ho incaricato le due ex praticanti di scriverle al posto mio. In seguito mi hanno preso la mano forzatamente per farmi scrivere le dichiarazioni e poi hanno affermato che le avevo scritte di mia volontà.

Un giorno la direttrice Meng mi ha convocata alla base di trasformazione prima del solito, verso le 6:00 del mattino. Non mi ha dato da mangiare né da bere per tutto il giorno e non mi ha permesso nemmeno di usare il bagno. Mi ha requisito le stampelle. Alle 23:30 ha chiamato gli agenti antisommossa. La polizia ha acceso i manganelli elettrici, ma non mi ha dato la scossa (la mia famiglia aveva parlato con un funzionario del carcere tempo prima implorandolo di non abusare di me).

Un'altra volta non mi è stato permesso di tornare in cella alle 17:30 come al solito. La guardia Miao Yonghong ha chiesto alle due ex praticanti di andarsene. Quando siamo rimasti soli ha minacciato di colpirmi con due manganelli elettrici. In quel momento, sopraffatta dalla paura e contro la mia volontà, ho scritto delle dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong.

Il dolore di aver tradito la mia fede era indescrivibile. Dopo essere tornata in cella ho avvertito un senso di oppressione al petto e mancanza di respiro. Ero anche depressa.

Alla fine del 2020 mi sono rifiutata di recitare il regolamento carcerario e sono stata segnalata alle guardie dalla detenuta Wu Geng. Come punizione, sono stata costretta a rimanere in piedi per ore. Non ho partecipato al test per tutte le detenute e la guardia Miao mi ha incolpata di aver abbassato la media dei punteggi dell'intera decima dividione compromettendo il loro bonus di fine anno. Mi ha costretta a studiare materiale che diffamava il Falun Gong per quasi sei ore al mattino, e non mi è stato permesso di usare il bagno.

A un certo punto non ce la facevo più e sono corsa in bagno. La detenuta Zou Weiqin, a cui era stato ordinato di sorvegliarmi, mi è subito venuta dietro per trascinarmi fuori dal bagno.

Anche la guardia Miao si è recata più volte alla base di trasformazione, offrendosi volontariamente di lavorare su di me.

A causa della carenza di sodio, ho avuto di nuovo sintomi di insufficienza cardiaca.

Non mi era permesso lavarmi i capelli con lo shampoo e si sono ingrassati tantissimo. Quando finalmente mi è stato permesso di tornare in cella alle 22:00, le altre detenute dormivano già profondamente. Per non disturbarle, ho dovuto fare silenzio assoluto, il che mi ha causato ulteriore stress.

A fine dicembre 2021 il carcere ha effettuato un'ispezione per contrabbando. Avevo nel cassetto un vecchio volantino del carcere che avevo dimenticato, dove c'era un articolo scritto da una detenuta che elogiava le guardie carcerarie per essere rimaste con le detenute durante la pandemia di COVID-19. Ho scritto un commento in cui facevo notare che le guardie lavoravano per soldi, non per il benessere delle detenute.

Le guardie hanno trovato un foglietto su cui avevo scritto un carattere cinese, che hanno interpretato come un'allusione al fatto che le guardie fossero cani capaci di parlare la lingua umana. A turno, hanno voluto parlare con me, per chiedermi con insistenza perché le stavo insultando.

Ho spiegato che si trattava semplicemente di un carattere cinese, e che non intendevo dire nulla al di là del significato della parola stessa.

Le guardie mi hanno costretta a partecipare a una sessione di studio e a trascrivere il regolamento carcerario. Qualche giorno dopo ho iniziato uno sciopero della fame. Hanno interrotto la sessione di studio, ma non mi hanno permesso di andare a letto prima di mezzanotte: un abuso che è durato per tutto il resto della mia detenzione.

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