(Minghui.org) L’inquilino che affitta casa mia mi ha chiamata per informarmi che non avrebbe rinnovato il contratto di locazione alla scadenza, prevista per metà aprile di quest’anno. Tuttavia, tre giorni dopo, un vicino mi ha chiamata dicendomi: “Faresti meglio a venire a dare un’occhiata. L’inquilino sta distruggendo tutto dentro casa tua. Sta usando una mazza e sta tagliando qualcosa con un cannello”. Il mio vicino mi ha anche chiesto di non far sapere all’inquilino chi me l’aveva detto. Ho pensato: “Non dovrebbe esserci poi così tanto da disfare lì dentro”. Ma ho deciso di andare a vedere di persona.

Quando sono arrivata, sono rimasto sbalordita. L’inquilino aveva fatto a pezzi l’appartamento, lasciandolo in uno stato di totale disordine. C’era gente che usava il cannello per smantellare la cabina di verniciatura, tagliando il metallo pezzo per pezzo. Quella cabina era stata costruita da un inquilino precedente più di 10 anni fa. Avevamo concordato che avrebbe rimosso le strutture interne esistenti, costruito una cabina di verniciatura e me l’avrebbe lasciata quando se ne fosse andato. La sua realizzazione era costata più di 10.000 yuan (circa 1.300 euro), utilizzando tubi d’acciaio, pannelli isolanti, piastre d’acciaio e lamiera, il tutto fissato al pavimento in cemento.

Quando sono arrivata, l’inquilino era sparito. Ho subito detto agli operai di smettere. L’uomo che stava tagliando il metallo ha protestato: “No, non posso smettere. Ho pagato per raccogliere questo metallo”. Gli ho risposto: “Questa è una mia proprietà. Non puoi smantellarla. A chiunque tu abbia dato i soldi, vai a chiedergli indietro”.

In realtà, l’uomo che stava smantellando la struttura sapeva che quella era di mia proprietà: era un vicino e gestiva un’attività di raccolta di rottami da oltre 30 anni. La cabina aveva un certo valore come rottame. Gli ho detto: “Lo sai che questa cosa mi appartiene. L’inquilino non può semplicemente smantellare la mia proprietà e venderla”. Dopo una lunga conversazione, ha detto controvoglia ai suoi operai di smettere.

Dopo un po’ di tempo, l’inquilino è tornato. Gli ho chiesto: “Perché stai smantellando la mia proprietà?”. Lui ha risposto: “La sto smontando. Tanto non l’hai costruita nemmeno te”. Tutti quelli che lavoravano nel settore delle riparazioni sapevano che la mia proprietà era stata affittata ininterrottamente e conoscevano gli inquilini a cui l’avevo data in affittata nel corso degli anni.

In quel momento continuavo a ripetermi che, in quanto praticante, non avrei dovuto discutere con gli altri. Così ho mantenuto la calma e ho cercato di ragionare con lui. Gli ho detto: “Questa cabina di verniciatura è qui da più di dieci anni, mentre tu hai affittato la proprietà solo per tre anni. Dovresti restituire l’immobile nelle stesse condizioni in cui si trovava quando ti sei trasferito”.

Ma lui continuava a ripetere: “Non l’hai costruita tu, quindi la smantellerò e la venderò”. Io ho risposto: “Anche se non l’ho costruita io, mi appartiene comunque. Da quando è stata costruita, tu sei stato il quarto inquilino ad affittare l’immobile. Chi l’ha costruita non ha nulla a che fare con te”. Per quanto cercassi di farlo ragionare, lui continuava a dire: “La smantellerò”.

Si era radunata una folla per assistere alla scena. A quel punto, non era soltanto il mio attaccamento all’interesse personale a cui non riuscivo a rinunciare: mi sentivo anche umiliata e non riuscivo a superare il fatto di aver perso la faccia. Pensavo: “Mio marito è morto, quindi non sta forse approfittando di me solo perché sono una donna?” Mi passavano per la mente pensieri di ogni genere. “Non si tratta semplicemente di qualcuno che si sta appropriando con la forza dei miei beni?” Mi sono rivolta a un uomo lì vicino che stava assistendo alla scena e gli ho chiesto: “Cosa dovrei fare?” Lui mi ha risposto: “Chiama la polizia”. E così ho fatto.

La stazione di polizia si trovava a poco più di 100 metri di distanza, quindi gli agenti sono arrivati immediatamente. Dopo aver ascoltato cosa era successo, uno degli agenti mi ha detto: “Non l’hai costruita tu, quindi devi fornire delle prove che dimostrino che ti appartiene”.

Ho risposto: “Fa parte della mia proprietà da più di dieci anni, mentre lui affitta la mia casa solo da tre anni. Se vuoi che ti fornisca delle prove, allora chiedi a lui di dimostrare di avere qualche legame con la cabina di verniciatura”.

Il primo agente è rimasto in silenzio. Era chiaro che si era schierato dalla parte dell’inquilino. Un altro agente ha detto: “Ma questa non è casa tua? Chiudi a chiave la porta e basta”. Ho spiegato che il contratto di locazione sarebbe scaduto solo tra una decina di giorni. L’agente allora ha detto: “Scatta qualche foto come prova. Altrimenti, una volta che tutto sarà stato smantellato, non avrai più alcuna prova se deciderai di intraprendere un’azione legale”.

Ho capito il perché di queste parole. Io non avevo alcuna intenzione di rivolgermi al tribunale, ma le sue parole erano chiaramente volte a spaventare l’inquilino, così ho seguito il suo consiglio e ho iniziato a scattare delle foto. Quando l’agente che si era schierato dalla parte dell’inquilino si è accorto che stavo scattando delle foto, ha detto: “Si tratta di una controversia civile. Non possiamo occuparcene. Dovrà rivolgersi al tribunale”. Detto questo, gli agenti se ne sono andati.

Mentre tornavo a casa, la mia mente era affollata di pensieri su cosa fare: chi avrei dovuto contattare, o forse sarebbe fosse stato meglio rivolgermi direttamente al capo dell’ufficio di pubblica sicurezza. Ho pensato: “Qualcuno mi sta sottraendo la mia proprietà da sotto il naso, e la polizia sta addirittura dalla sua parte. Forse dovrei sporgere denuncia anche contro gli agenti”. Avevo già contattato la persona che aveva costruito la cabina di verniciatura, e lui mi aveva detto: “Che cosa c’entra lui? Per quale motivo ha il diritto di smantellarla?”. Si era offerto di testimoniare a mio favore. Una volta tornata a casa, continuavo a pensare a cosa avrei dovuto fare.

Dopo aver inviato pensieri retti alle 6 di sera, mi sono tornati in mente molti insegnamenti del Maestro: la parte sulla perdita e il guadagno, così come quella sul lasciar andare l’attaccamento all’interesse personale. Mi sono detta: “Sono una coltivatrice. Una cosa così grave e apparentemente così irragionevole deve essere successa per un motivo. Qualcosa che è costato più di 10.000 yuan è stato distrutto. Ma per noi coltivatori, tutto ciò che incontriamo ha una ragione sottostante”. Con questa consapevolezza, ho deciso di lasciar perdere la questione.

In seguito un vicino mi ha raccontato che un genitore anziano dell’inquilino era malato e costretto a letto, e che anche i suoi due figli erano malati, uno dei quali aveva appena subito un intervento chirurgico. Ho pensato: “Beh, lasciamo perdere. Non insisterò più su questa faccenda. Forse si trattava di un debito di una vita precedente, e questa era un’occasione per me di ripagare ciò che dovevo. Sarebbe fantastico poter saldare il mio debito con lui. Non importa se i vicini hanno riso di me o se ho subito una perdita economica”.

Per un praticante della Falun Dafa, non sono forse tutte cose positive? Questa è anche una buona opportunità per eliminare il mio attaccamento all’interesse personale. Tutto ciò che accade a un discepolo della Dafa è buono. Cosa desidera davvero un coltivatore? Non si tratta soltanto di comprendere il principio di perdita e guadagno? Ho lasciato andare con serenità l’intera faccenda. Una volta che me sono davvero liberata, ho sentito il mio cuore incredibilmente leggero.

Grazie, Maestro, per avermi insegnato il significato delle relazioni predestinate e i principi della Fa. Se non fossi stata una coltivatrice, non riesco nemmeno a immaginare quali sarebbero state le conseguenze. Che fortuna che i praticanti della Dafa abbiano la protezione e la guida del Maestro! Non c’è attaccamento che non possiamo lasciar andare. Finché avremo fede nel Maestro e nella Fa e continueremo a rimanere diligenti, saremo sicuramente in grado di seguire il Maestro a casa. Grazie, Maestro, per avermi salvata!

Gli articoli in cui i coltivatori condividono le loro comprensioni riflettono le loro percezioni in quel momento, in base al proprio stato di coltivazione e vengono offerti nello spirito di consentire l'elevazione reciproca.