(Minghui.org) Sono una praticante della Falun Dafa di quasi 70 anni e ho intrapreso la disciplina da oltre 20 anni. Sono stata ingiustamente imprigionata e perseguitata almeno una dozzina di volte, ho subito due detenzioni nel Carcere femminile provinciale dell’Heilongjiang, e sono stata rilasciata a luglio dello scorso anno. Sto documentando i metodi a cui ho assistito in quel carcere per perseguitare le praticanti..

Panoramica del carcere

Il Carcere femminile provinciale dell’Heilongjiang è suddiviso in 13 divisioni, e le praticanti sono detenute nell'ottava e nella nona. Ogni divisione ospita dalle 300 alle 400 detenute, tra cui circa 200 praticanti della Falun Dafa. Tra le detenute figurano persone condannate per reati economici, legati alla droga e omicidio.

Metodi di persecuzione

A partire da novembre 2024, il Carcere femminile dell’Heilongjiang ha adottato i metodi utilizzati nel Carcere di Daqing per controllare e maltrattare le praticanti.

Dalla mattina alla sera, ogni attività era regolata da comandi verbali standardizzati: svegliarsi alle 5:00, piegare le lenzuola, scendere dal letto superiore dopo averle piegate, lavarsi, riordinare la zona notte, sedersi su un piccolo sgabello e recitare le "10 azioni proibite" prima dei pasti. In seguito arrivavano i comandi per mangiare, lavare i piatti, lavare il pavimento, mettersi in fila per le medicine, risedersi, alzarsi per recitare "38 regole" e mettersi in fila per andare in laboratorio.

Piccolo sgabello e letti a castello centralii

Un metodo di persecuzione prevedeva l'uso del piccolo sgabello. Le praticanti erano costrette a sedersi su sgabelli alti solo 30 centimetri per un massimo di 13 ore al giorno. Se una praticante recitava la "Falun Dafa è buona", doveva rimanere seduta sullo sgabello per 15-16 ore.

Le detenute con disabilità o problemi di salute che non potevano sedersi sugli sgabelli dovevano avvisare in anticipo le guardie carcerarie ed erano quindi obbligate a sdraiarsi sui "letti centrali". Le celle grandi ospitavano 15 detenute, utilizzando tre di queste piattaforme, mentre le celle piccole ne ospitavano 10, utilizzandone due. I letti a castello erano disposti lungo le pareti, su entrambi i lati della stanza; mentre le piattaforme si trovavano al centro. le detenute sedute su piccoli sgabelli fiancheggiavano le piattaforme, creando condizioni di estremo sovraffollamento. I pasti dovevano essere passati di mano in mano, dalla parte anteriore a quella posteriore della cella. Le detenute anziane che non erano in grado di sedersi sugli sgabelli, essere costrette a sdraiarsi su queste piattaforme centrali rappresentava una vera e propria tortura psicologica.

Somministrazione forzata di farmaci

Le detenute incaricate di sorvegliare e detenere le praticanti della Falun Dafa le costringevano ad assumere farmaci. Quasi tutte coloro che sono state trasformate erano obbligate ad assumere tali farmaci. In caso di rifiuto, le detenute le spingevano, le picchiavano e le trascinavano per costringerle a obbedire. La mancata assunzione dei farmaci veniva considerata una prova del fatto che la "trasformazione" non era stata completata, di conseguenza le detenute incaricate perdevano punti, compromettendo le loro possibilità di ottenere una riduzione della pena.

Uso limitato dei servizi igienici

Il bagno si trovava all'interno della cella ed era un modello alla turca. Il tempo era strettamente limitato, quindi bisognava alzarsi anche se non si era terminato di espletare le proprie funzioni fisiologiche. Le praticanti della Falun Dafa venivano offese e insultate verbalmente quando usavano il bagno per evacuare. Le sorveglianti che non partecipavano agli insulti venivano considerate non collaborative e venivano detratti loro dei punti, cosa che influiva sulla riduzione della pena.

Sonno interrotto

Sebbene le praticanti potessero andare a letto alle 19:30, erano costrette ad alzarsi alle 21:20 per mettersi in formazione, sedersi, sdraiarsi e poi tornare a dormire. Per le praticanti anziane questo rappresentava una forma di tormento, sia fisico che mentale.

Molte tossicodipendenti erano spietate, sapevano che le praticanti della Falun Dafa non mangiano aglio crudo, allora aspettavano che si addormentassero e poi spalmavano aglio tritato sulle loro testiere del letto. Questo era un atto di scherno, una forma di persecuzione che infliggeva sofferenza sia fisica che mentale alle praticanti.

Restrizioni sull'igiene personale

Il tempo assegnato per l'igiene personale quotidiana era di soli 12 minuti, ma la cosiddetta “capogruppo” monopolizzava il lavandino e così le praticanti della Falun Dafa erano costrettie a stare nello spazio angusto intorno ai bagni e spesso dovevano rinunciare a lavarsi i denti, subendo peraltro abusi verbali da parte delle altre detenute.

Percosse e insulti verbali

Ogni volta che le praticanti chiarivano i fatti, venivano picchiate e insultate verbalmente. Le detenute gridavano: "Colpitele in testa!" in modo da evitare di lasciare lividi o ferite visibili. Ad alcune praticanti venivano rotti i denti, mentre ad altre comparivano emorragie persistenti.

Riduzione delle porzioni di cibo durante i pasti

Venivano serviti tre pasti al giorno dal lunedì al sabato e due la domenica. La “capogruppo” distribuiva il cibo; quando toccava alle praticanti rimanevano solo brodo, ossa, frammenti di ossa e le loro porzioni di riso erano più piccole di quelle date alle altre. Le praticanti non avevano altra scelta che rimanere a digiuno o iniziare uno sciopero della fame per protestare contro il trattamento ingiusto.

Costrette a indossare uniformi carcerarie

Tutte le detenute avevano la scritta "detenuta" sulla biancheria intima e sugli abiti esterni, e la mancata osservanza di tale disposizione era considerata una violazione disciplinare, con conseguente decurtazione di punti o persino aggravamento della pena. Per umiliare le praticanti della Falun Dafa, le autorità imponevano loro di indossare uniformi numerate la sera e, se si rifiutavano di indossarle strappandole o lacerandole e gettandole nella spazzatura, venivano picchiate fino a far sanguinare loro la testa.

Abusi arbitrari da parte delle detenute

Le guardie carcerarie permettevano tacitamente alle detenute di abusare a piacimento delle praticanti della Falun Dafa, così queste le prendevano spesso di mira per sfogare la propria rabbia.

Le praticanti che lavoravano in prigione dovevano affrontare ogni sorta di richieste irragionevoli e vessazioni; la maggior parte di loro era anziana, tra i 60 e gli 80 anni, e alcune con problemi dentali. A volte usavano acqua calda per preparare i noodles istantanei. La prigione imponeva frequentemente la sostituzione dei thermos; un lotto doveva essere sostituito con un altro prima ancora che il primo si fosse consumato. Non passare al modello prescritto era considerato una violazione del regolamento. Anche le grucce venivano sostituite rapidamente, obbligando all'acquisto di nuove che corrispondessero al colore e al modello prescritti. Successivamente, la prigione impose l'acquisto di grandi scaldabagni, uno per ogni cella, costringendo allo smaltimento dei distributori di acqua calda esistenti e perfettamente funzionanti. Dopo anni di persecuzioni economiche da parte del PCC, le praticanti si trovavano in difficoltà finanziarie e non potevano permettersi la spesa di queste continue sostituzioni, di conseguenza alcune erano costrette a fare a meno dell'acqua calda persino per lavarsi e lavare i piatti.