(Minghui.org) Sono nata in campagna in una famiglia numerosa e povera. Durante la Grande Carestia Cinese (1959-1961), sono quasi morta di fame, ma fortunatamente i miei genitori erano gentili e grandi lavoratori. Si guadagnavano da vivere raccogliendo le alghe dal fiume e a volte dovevano vendere i loro oggetti di valore in cambio di cibo per sopravvivere. Ho frequentato a malapena la scuola elementare e ho iniziato a lavorare quando avevo 11 anni.
La vita è diventata ancora più difficile dopo il matrimonio quando dopo esserci trasferiti, sono arrivata in questa nuova città: non avevo un permesso di soggiorno locale né un lavoro, e mio marito era un fumatore accanito e giocava d’azzardo. Che noi soffrissimo o meno non gli importava, comunque lui aveva un permesso di soggiorno e un lavoro, ed era soddisfatto.
Mio marito lavorava su una barca e quando non lavorava giocava d’azzardo; se giocando a carte finiva i soldi, mi picchiava e dava colpi sui mobili. Il mese dopo il parto non avevo buon cibo per nutrirmi e mi picchiava. Nostri figli piangevano in continuazione, i vicini lo rimproveravano e uno di loro gli ha anche detto: “Picchi tua moglie brutalmente e poi te ne vai e non ti importa se tuoi figli hanno fame. Non sei un uomo!”.
Ogni volta che era arrabbiato se la prendeva con me. A volte le botte che mi dava erano talmente forti che riuscivo a malapena a respirare. Ogni giorno era interminabile, sembrava un’eternità e pensavo di porre fine alla mia vita.
A causa dello stress la mia salute ha iniziato a peggiorare. Da quando mi sono sposata e sono venuta a vivere lontana dalla mia città natale, senza parenti vicini, sentivo che era davvero difficile andare avanti. Mio marito mi ha minacciata: “Se ti ammali, ti caccio via. Anche tua figlia può andarsene”.
Disperata ho provato a buttarmi dalla finestra del secondo piano. Quando una vicina mi ha vista, mi ha detto: “Non morirai saltando dal secondo piano. Farai solo del male a te stessa e agli altri”. Sentendo queste parole, mi sono calmata. Non potevo lasciare sola mia madre anziana e mia figlia piccola. Provavo un dolore così intenso che non riuscivo a dormire, avevo una sensazione nelle ossa, come di essere trafitta dagli aghi. I miei colleghi sapevano che stavo morendo.
Una volta un anziano gentile è venuto a casa mia e mi ha detto: “Vai a praticare la Falun Dafa. È davvero ottima”. E mi ha dato una copia dello Zhuan Falun. Soffrivo di angina, artrite reumatoide, nevrosi, leucemia, nevrastenia e insonnia cronica. Ero così tormentata da questi disturbi che non ce la facevo a leggere.
Un giorno ho pensato: “Quell’anziano signore mi ha dato il libro perché era benintenzionato ad aiutarmi”. Quindi, ho preso il libro e ho iniziato a leggerlo, successivamente sono andata a casa di un’amica per guardare le video-lezioni del Maestro Li. Mi ha subito interessata molto e ho imparato la meditazione. Ero madida di sudore e avevo così tanto dolore alle gambe che dopo non riuscivo ad alzarmi. Una volta compreso il valore della Dafa, ho voluto impararla sinceramente e si è verificato un miracolo. Tutte le mie malattie sono scomparse e ho potuto ricominciare a lavorare.
Ma prima che avessi la possibilità di studiare veramente la Fa, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha iniziato la repressione della Falun Dafa. Alcune praticanti nella nostra fabbrica erano troppo spaventate per presentarsi al lavoro. Una di loro è stata rinchiusa in casa e gli è stato impedito di uscire, in caso contrario, le avrebbero sospeso lo stipendio. Io non mi sono lasciata intimidire e ho distribuito e affisso volantini per chiarire la verità. I funzionari dell’azienda sono venuti a casa mia e hanno confiscato i miei effetti personali mentre ero al lavoro.
Ho iniziato uno sciopero della fame per chiedere la restituzione delle mie cose. Quando sono diventata emaciata, l’azienda ha temuto che potessi morire e ha mandato i suoi incaricati, uno dei quali era un medico malvagio, che mi ha alimentata forzatamente e mi ha quasi rotto le ossa. Gli ho chiesto: “Dottore, dov’è la tua umanità?”.
I funzionari dell’azienda per cercare di convincermi, mi hanno detto che avremmo potuto discutere di qualsiasi cosa, purché mangiassi. Ho risposto che l’avrei fatto, quando mi avrebbero restituito i miei effetti personali. Non solo non me li hanno restituiti, ma hanno anche minacciato di impedire a mio marito di andare al lavoro e ai miei figli di sostenere l’esame di ammissione all’università. Li ho rimproverati perché volevano punire delle persone in quanto miei familiari. Erano increduli per la mia reazione e hanno mandato il loro superiore a parlare con me.
Quando il superiore mi ha vista, ha detto che ero diventata molto magra. Gli ho risposto: “Nessuno si è preoccupato quando ero malata e stavo morendo. Tutte le mie malattie sono scomparse quando ho iniziato a praticare la Falun Dafa. Non è un miracolo? Continuerò a coltivare anche se mi puntate una pistola contro”. Ha portato via i funzionari e non mi hanno più disturbata. In seguito ho saputo che il superiore praticava la Falun Dafa.
Mio marito era contrario alla pratica della Falun Dafa e ha buttato via i miei materiali della Dafa. Gli ho detto di smetterla, altrimenti ci sarebbero potute essere delle conseguenze. Lui ha risposto: “Non mi interessa”. Quel giorno si è slogato una caviglia, che si è gonfiata così tanto da impedirgli di camminare. È stato ricoverato più volte in ospedale e io mi sono presa cura di lui. Inizialmente ha confidato a sua sorella che voleva sposare un’altra persona, poi in seguito ho notato che era cambiato, era diventato gentile con mia madre e le dava anche dei soldi.
Per motivi di sicurezza sto molto attenta all’uso del cellulare, non uso messaggi di testo, né WeChat o TikTok. Non essendo molto istruita, non uso disinvoltamente questi modi di comunicazione, ma sono brava a usare le banconote con su scritti i messaggi della Falun Dafa. A volte le persone si rifiutavano di prenderli, ma io non avevo paura e li usavo bene. Sono grata al Maestro per la Sua protezione.
Nel 2019 sono stata denunciata mentre inviavo pensieri retti vicino a una prigione per un praticante incarcerato e portata in un centro di detenzione. Mi hanno controllato la pressione, che aveva valori elevati, oltre 180/120 mmHg e hanno cercato di somministrarmi dei farmaci. Ho detto alla guardia che tutte le mie malattie erano scomparse senza che prendessi alcuna medicina dopo aver iniziato a praticare la Falun Dafa, così lei mi ha detto di fare gli esercizi della Dafa dove non c’erano telecamere di sorveglianza. Ho anche aiutato otto persone a dimettersi dal PCC e dalle sue organizzazioni affiliate: per ricordarli ripetevo i loro nomi due volte al giorno.
Quando miei figli sono venuti a prendermi al centro di detenzione, le autorità invece mi hanno portato direttamente in un centro di lavaggio del cervello dove mi hanno sottoposta a visita medica. La diagnosi indicava: ipertensione, malattie cardiache, diabete e iperlipidemia. Una collaboratrice delle guardie mi ha minacciata e ha cercato di spaventarmi. Le ho detto: “Non sarai tu ad avere l’ultima parola”. Lei mi ha chiesto chi l’avrebbe avuta. Ho risposto: “Il mio Maestro”.
Dopo di che non mi ha più dato fastidio, ma segretamente, mi hanno messo dei farmaci nel cibo. Quando l’ho scoperto, ho buttato via il cibo. Le ho accusate di volermi avvelenare e ha mormorato: “L’abbiamo fatto solo due volte”. Avevo un forte dolore alla testa e al cuore, e crampi alle gambe.
Un giorno mi tenevo il petto in preda a un dolore fortissimo: tutti erano terrorizzati nel vedermi così. Qualcuno mi ha portato dell’acqua, altri hanno preso delle medicine e altri ancora mi hanno tenuta in piedi temendo che potessi morire. La persona incaricata di trasformarmi ha letto la mia cartella clinica e ha commentato: “Ma guarda! Le tue malattie sono tutte potenzialmente letali!”.
Ho risposto: “Prima, facevo la spesa, mi prendevo cura di mio nipote e mi occupavo dei lavori domestici. Non ho mai avuto alcun problema. Siete voi che mi avete ridotta così”. Mi hanno accusata di essere testarda perché non volevo collaborare con loro.
Mentre ero nel centro di lavaggio del cervello, inviavo pensieri retti e miei figli cercavano in tutti i modi di farmi rilasciare. Mia nuora che stava per partorire, col suo bel pancione si è presentata al comitato di quartiere a chiedere che fossi rilasciata, dicendo: “Rimarrò qui finché non lascerete tornare a casa mia suocera. È una brava persona e non ha commesso alcun crimine”.
Dopo il mio rilascio, il comitato di quartiere ha richiesto che mi presentassi ogni giorno e mi telefonava quotidianamente. Mi sono rifiutata di collaborare e sono andata direttamente a casa di mia figlia maggiore, poi sono stata a trovare mia madre anziana. Sono rimasta lì fino alla nascita di mio nipote. Rimanevo a casa di mio figlio ogni giorno fino a tarda notte e non mi portavo appresso nemmeno il cellulare. Una volta, hanno chiamato al telefono di mio marito quando ero appena arrivata a casa e hanno chiesto se ci fossi. Ho risposto: “Sì!”.
Dato che da molto tempo non riuscivano a trovarmi, il capo della polizia e un agente sono venuti a casa a trovarmi. Li ho ricevuti con calma e cortesia e gli ho detto: “Siamo fortunati ad esserci incontrati. Vi racconterò prima una storiella. Un professore di diritto, prima di iniziare la sua lezione, disse ai suoi studenti: ‘Se il caso è importante, dovete considerare lo sfondo politico. Per i casi medi dovete considerare le influenze, mentre i casi minori dipendono dalle relazioni’. Un giovane studente protestando si alzò in piedi, gettò il libro di diritto a terra e chiese: “Quando si giudica in base alla legge?”. Il professore rispose: ‘Raccogli il libro. Solo gli esami sono giudicati dalla legge’.”
Ho parlato loro dei principi guida della Falun Dafa – Verità, Compassione, Tolleranza – e come li seguissi; di tutte le mie malattie che, miracolosamente, erano scomparse praticando la Falun Dafa. Ho anche raccontato loro della farsa dell’autoimmolazione in Piazza Tiananmen.
L’agente ha cercato di fotografarmi. Gli ho detto di non farlo, perché la foto sarebbe diventata una prova della mia persecuzione da usare contro di lui. Ho detto al capo della polizia di ricordare che “la Falun Dafa è buona; Verità, Compassione, Tolleranza sono buone”. Lui ha taciuto, intanto la tensione si era allentata e tranquillamente, se ne sono andati.
Conclusione
Mi rendo profondamente conto della serietà della coltivazione. Ho bisogno di studiare di più la Fa, di guardarmi dentro e fare bene le tre cose. Sono immensamente grata al Maestro e apprezzo l’aiuto degli amici praticanti.
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