(Minghui.org) Secondo uno dei grandi classici cinesi, l’I Ching (Libro dei Mutamenti), “Una famiglia che accumula buone azioni riceverà benedizioni; una famiglia che accumula cattive azioni subirà sventure”. Ecco alcune storie che vanno dai tempi antichi all’età moderna.

Onestà e integrità

Lin Ji, visse nella contea di Youxi nella provincia del Fujian durante la dinastia Song, fu la prima persona in quella contea a superare l’esame imperiale. Alcune vicende che lo riguardano furono riportate negli Annali della Contea di Youxi.

Quando si recò nella capitale per sostenere l’esame imperiale, Lin soggiornò in un albergo a Caizhou (nell’odierna provincia dell’Henan). Nella sua stanza trovò una borsa di stoffa contenente diverse centinaia di perle. Chiese al proprietario dell’albergo chi avesse soggiornato lì la notte precedente, quest’ultimo gli rispose che si trattava di un mercante.

“Il mercante è un mio amico. Se torna, per favore gli dica di cercarmi all’Accademia Nazionale nella capitale”, disse Lin al proprietario. Preoccupato che l’uomo potesse dimenticarsene, scrisse un biglietto e lo lasciò nella stanza.

Il mercante era Zhang Ke, e non si rese conto della mancanza delle perle finché non andò a venderle in un’altra città. Fu preso dal panico perché quelle perle erano il patrimonio della sua famiglia. Tornò di corsa all’albergo e gli dissero che Lin gli aveva lasciato un messaggio.

Dopo essersi accertato che le perle appartenessero a Zhang, Lin gli consegnò il sacchetto e Zhang per esprimere la sua gratitudine, gli offrì la metà delle perle, ma egli rifiutò. Allora Zhang vendette metà delle perle e impegnò il ricavato per costruire un tempio in onore di Lin. Poco tempo dopo, egli superò l’esame imperiale.

Lin fu poi nominato commissario giudiziario di Xunzhou (l’odierna provincia del Guangdong). Il suo superiore, con l’arroganza di chi gonfia i propri meriti, gli ordinò di incolpare alcuni residenti locali di “pirateria” ─ cioè di attività di brigantaggio ─ e di condannarli. Il superiore gli promise una promozione. Lin rifiutò la corruzione e rilasciò quelle persone per insufficienza di prove. Il superiore fu poi rimosso dal suo incarico. In seguito, Lin e i suoi due figli divennero alti funzionari.

Un capo della polizia spietato

Dopo millenni di vita all’insegna dell’integrità, la moralità in Cina è quasi scomparsa quando il Partito Comunista Cinese (PCC) ha preso il potere nel 1949. Attraverso le sue numerose campagne politiche, inclusa la Rivoluzione Culturale, il PCC ha promosso la lotta di classe, la brutalità e la menzogna, scoraggiando le persone dal praticare i loro valori tradizionali di onestà e rettitudine.

La Falun Dafa (Falun Gong) fu introdotta nel 1992 e divenne immediatamente popolare. Seguendo i principi di Verità, Compassione, Tolleranza e praticando gli esercizi, milioni di persone migliorarono nel corpo e nella mente, e anche la società ne trasse beneficio.

Nel luglio 1999 il PCC iniziò a reprimere spietatamente la Falun Dafa. Chifeng, la città più grande della Mongolia Interna, non fece eccezione. Yang Chunyue, ex capo della polizia del Distretto di Songshan e dell’Ufficio 610 della città di Chifeng, fu il mandante di ogni arresto su larga scala nella regione. Yang ordinò alla polizia di arrestare chiunque praticasse la Falun Dafa, indipendentemente dall’età o genere. Le persone arrestate furono sottoposte a torture e maltrattamenti psicologici. Yang eluse ogni responsabilità e coprì i propri crimini.

Migliaia di praticanti furono arrestati, detenuti e condannati ai lavori forzato o al carcere. Prima di morire, nel 2014, Yang approvò personalmente molti casi. Sei praticanti persero la vita mentre erano sotto custodia della polizia. Altri furono torturati in modo grave e morirono dopo essere tornati a casa.

Dopo la morte della signora Zhao Yanxia nel Centro di Detenzione del Distretto di Hongshan, a Chifeng, Yang disse: “Se torturiamo i praticanti del Falun Dafa fino alla morte o se fossero già morti, dovremo mandarli in prigione, nei campi di lavoro o negli ospedali. Una volta arrivati lì, verrà annunciato il decesso e noi non ne saremo più responsabili. Ma se muoiono nel centro di detenzione, dobbiamo preparare la documentazione”.

Quando nell’ottobre 2000 nella zona di Chifeng comparvero materiali informativi sulla Falun Dafa, la polizia avviò una repressione su larga scala. Furono arrestati e torturati oltre 50 praticanti, tra cui la signora Yuan Shumei. La polizia la appese, e la colpì ripetutamente con i manganelli elettrici e la percosse.

Un agente, Chai Yusheng, trascinò la signora Yuan verso di sé e con un calcio la scagliò contro il muro. Poi trascinandola indietro nuovamente ripeté l’azione, prendendo di mira in particolare la zona inguinale, mentre le urlava oscenità. Le vennero negati cibo e sonno; la nutrivano solo con acqua e cibo strettamente necessari a mantenerla in vita. Durante il ciclo mestruale non le fu permesso di prendersi cura di sé stessa e di cambiarsi gli assorbenti igienici: i pantaloni le si inzupparono di sangue.

La signora Yuan fu torturata in questo modo per sette giorni. I capelli divennero bianchi, il corpo era coperto di sangue, e fu torturata fino a renderla irriconoscibile, morì nella Prigione femminile di Hohhot.

Una lezione severa

Yang Chunyue che in origine era un elettricista, aderendo fedelmente alla linea del PCC, fu promosso ripetutamente, specialmente dopo l’inizio della repressione della Falun Dafa. Sebbene lui e la sua famiglia inizialmente avessero beneficiato di alcuni vantaggi, in seguito andarono incontro a gravi conseguenze. In qualità di capo dell’Ufficio 610, abusò anche del proprio potere e fece assumere il figlio come autista dell’ufficio, rendendo ancora più evidente il rapporto di causa ed effetto.

Il 28 agosto 2005, il figlio ventottenne di Yang Chunyue, Yang Zhihui, mentre era alla guida della sua auto è finito sotto un camion parcheggiato sull’autostrada. È morto all’istante in modo raccapricciante col cranio fracassato. Il passeggero sul sedile anteriore è rimasto illeso. Secondo l’opinione di chi aveva partecipato al funerale, gli era rimasta solo metà del cranio.

Dopo la morte del figlio, la moglie di Yang Chunyue pianse per due settimane domandandosi “Che cosa abbiamo fatto per provocare una simile tragedia!”. Quasi sopraffatta dal dolore, ha avuto un crollo nervoso. Lo stesso Yang è morto di cancro nel 2014. Molti ritenevano che tutto ciò che è capitato alla famiglia di Yang fosse la conseguenza per le decine di vite innocenti che egli aveva soppresso e alle numerose tragedie familiari causate.

La repressione della Falun Dafa è la più grande catastrofe dei diritti umani in Cina. Dal luglio 1999, milioni di persone sono state discriminate perché praticano la loro fede. Molti sono stati arrestati, detenuti e imprigionati; torturati e mandati nei campi di lavoro forzato, e alcuni sono stati sottoposti al prelievo forzato di organi. A causa dell’occultamento sistematico e della censura da parte del PCC, le perdite effettive sono sconosciute.

Questa persecuzione va avanti da 27 anni. Ma milioni di persone, sia all’interno sia della Cina, sia all’estero, rimangono indifferenti e pensano che tutto questo non abbia nulla a che fare con loro.

“Dovremo pentirci in questa generazione non solo per le parole e le azioni odiose delle persone malvagie, ma anche per il silenzio spaventoso delle persone buone”, scrisse Martin Luther King Jr.

Se più persone si risvegliassero e agissero, potremmo porre fine a questa catastrofe. Potrebbe essere troppo tardi quando il PCC riuscirà ad attuare l’agenda comunista su scala globale. Dovremmo prestare attenzione alle parole del dottor King: “L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque”.

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