(Minghui.org) Non posso fare a meno di ripensare alla manifestazione pacifica tenutasi a Pechino il 25 aprile 1999. Sebbene siano trascorsi 27 anni, la scena è ancora vivida perché, per me, non è stata solo una manifestazione: è stata una prova della mia fede e del mio coraggio.
Difendere ciò che è giusto
Il 24 aprile 1999 mi ero recato come al solito al luogo di pratica di gruppo vicino a casa mia. Un assistente volontario ci aveva riferito che lo studioso He Zuoxiu, favorevole al Partito Comunista Cinese (PCC), aveva appena pubblicato un articolo sulla rivista “Youth Science and Technology Expo” di Tianjin per diffamare la Falun Dafa. He Zuoxiu era il cognato di Luo Gan, che era il segretario del Comitato Centrale per gli Affari Politici e Legali (PLAC). Quando i praticanti si erano recati presso l’editore per spiegare i fatti, erano stati inviati più di 300 agenti della polizia antisommossa che avevano arrestato 45 praticanti.
L’assistente del luogo di pratica ci aveva riferito anche, che quando era stato chiesto il rilascio dei praticanti detenuti, era stato risposto che l’ordine proveniva dal Ministero della Pubblica Sicurezza di Pechino, quindi che dovevano recarsi a Pechino e presentare un ricorso per risolvere la questione. L’assistente aveva invitato chiunque a recarsi all’Ufficio Centrale delle Petizioni di Pechino per farlo.
Quando abbiamo saputo della notizia, alcuni praticanti hanno discusso della possibilità di recarsi a Pechino, e dato che mi ero trasferita in città da poco, non conoscevo quasi nessuno, così ho deciso di andare a Pechino da sola. La Falun Dafa mi ha donato una buona salute e mi ha insegnato come essere una persona migliore, ritenevo sbagliato che qualcuno la diffamasse, e inducesse in errore gli altri. Sentivo che fosse mio dovere, come cittadina e praticante, informare il governo sulla reale situazione.
Non ho detto a mio marito e a mia figlia che avevo intenzione di andare a Pechino. Mia figlia avrebbe potuto preoccuparsi per me; mio marito non praticava e avrebbe potuto persino cercare di fermarmi. I nostri genitori ci avevano raccontato delle spietate campagne politiche del PCC nel corso dei decenni, e noi stessi avevamo assistito al massacro di piazza Tienanmen nel 1989.
Quella notte avevo dormito a malapena, appena sveglia, avevo lasciato un biglietto per mio marito e mia figlia: “Devo andare a Pechino per una questione urgente. Mi dispiace non avervelo potuto dire prima di partire. Tornerò a casa presto”.
Ho preso la mia borsa e un po’ di soldi, e sono partita per Pechino, con fiducia nel governo e nella Costituzione, sapevo che stavo facendo la cosa giusta.
Una Terra Pura
Quando sono arrivata a Chang’an Avenue a Pechino, verso le 9 del mattino, c’erano già molti praticanti. La polizia ci ha fatto mettere in fila lungo Fuyou Street, disponendoci in tre file lungo il marciapiede, lasciando libero il passaggio dietro di noi. Avevamo sentito dire che Zhongnanhai era dall’altra parte della strada, la fila era molto lunga e chi era arrivato prima si era messo in fila lungo la strada che portava all’Ufficio Centrale delle Petizioni.
Non conoscevo nessuno dei praticanti presenti, ma condividevamo la stessa visione e non abbiamo scambiato parole. La maggior parte di noi se ne stava semplicemente in piedi in silenzio ad aspettare, alcuni leggevano i libri della Dafa, altri facevano gli esercizi. Alcuni giovani praticanti, che sembravano studenti universitari, giravano tra la gente raccogliendo i rifiuti per mantenere pulito il luogo.
Gli agenti di polizia stavano proprio di fronte a noi, a circa 8 o 10 metri di distanza l'uno dall'altro. All'inizio sembravano nervosi, ma ben presto si sono rilassati visto che non avevamo striscioni e non gridavamo slogan. Eravamo pacifici e la maggior parte di noi era di mezza età, alla fine la polizia ci ha ignorati e ha chiacchierato tranquillamente tra di loro.
Verso le 10 del mattino, un Falun rotante è apparso nel cielo sul lato est, molti praticanti hanno alzato lo sguardo e sono rimasti commossi dalla vista, alcuni fino alle lacrime. Seguendo la Dafa e i principi di Verità-Compassione-Tolleranza, sapevamo che la pratica è giusta e sentivamo che la comunità dei praticanti della Dafa è una Terra Pura.
Coraggio nonostante l’atmosfera cupa
Sebbene quel giorno sembrasse normale in apparenza, sotto la pace si nascondeva un'atmosfera cupa. Di tanto in tanto vedevamo berline nere con i finestrini oscurati che andavano avanti e indietro. Si diceva che in quei veicoli ci fossero funzionari di alto rango che ci stavano osservando.
Mi trovavo nei pressi del quartier generale della polizia e ho visto due camion — pieni zeppi di agenti armati — uscire dal complesso e allontanarsi, ho anche sentito dire che lungo il viale Chang’an stavano arrivando a tutta velocità da lontano dei camion pieni di poliziotti armati che brandivano mitragliatrici, che si sono appostati in punti nascosti.
Dopo mezzogiorno, abbiamo ricevuto una notizia sorprendente: le autorità potrebbero intervenire contro di noi; vi prego, restate tutti vicini e non fatevi prendere dal panico; stavamo solo chiedendo il rilascio dei compagni praticanti detenuti e un contesto legale per praticare la Falun Dafa. Questo era un diritto legale dei cittadini e non stavamo causando problemi, ma solo presentando una petizione pacifica. Ci siamo avvicinati gli uni agli altri e abbiamo trasmesso silenziosamente il messaggio lungo la fila, ad alcuni praticanti anziani è stato chiesto di spostarsi in un angolo e riposarsi.
Mi sono resa conto di essere relativamente giovane rispetto ai praticanti anziani, vedendo dei posti vuoti davanti, non ho esitato a mettermi in prima fila, nel caso in cui fosse successo qualcosa, e ho pensato a una poesia scritta dal Maestro:
“Non-esistenza
Vivere senza perseguimenti,morire senza rimpianti;estinti tutti i pensieri sconsiderati,non è difficile coltivare la natura di Budda.(Hong Yin)
Ho recitato la poesia più volte, e mentre la recitavo mi sono sentita improvvisamente incredibilmente dritta e alta: sapevo che stavamo facendo la cosa giusta.
Verso le 15:00 o le 16:00 sono giunte notizie dal Cancello Xinhua: il Primo Ministro è uscito e ha detto a tutti di inviare alcuni rappresentanti all’interno per discutere la questione. Diversi rappresentanti sono entrati con il Primo Ministro e il suo staff, abbiamo tutti concordato che non dovevamo ancora andarcene e che dovevamo aspettare che i nostri rappresentanti uscissero. Abbiamo atteso in silenzio e siamo rimasti calmi, anche se non sapevamo come stesse andando la discussione.
Al calar della sera, verso le otto, ho sentito i praticanti diffondere silenziosamente il messaggio: “Diteglielo a vicenda, il governo ha accettato la nostra richiesta e i praticanti detenuti a Tianjin sono stati rilasciati, ora tutti possono tornare a casa. Per favore, non allontanatevi, seguite il gruppo verso ovest lungo Chang'an Avenue. Stanno arrivando dei veicoli a prenderci”. Ho seguito la folla ordinata verso ovest lungo Chang'an Avenue, abbiamo camminato per quasi due ore, finché non ho visto molti grandi autobus parcheggiati lungo la strada. Sembrava che il sistema di trasporto pubblico di Pechino, seguendo istruzioni dall’alto, stesse trasportando i praticanti in zone più lontane da Pechino.
I praticanti con cui mi trovavo sono stati condotti in una prateria aperta, era già passata la mezzanotte e ci è stato detto di scendere e aspettare. Ci trovavamo in una prateria ricoperta di erba alta ed era notte fonda, non c’erano né villaggi né negozi e non avevamo idea di dove fossimo. Abbiamo aspettato lì per ben due ore prima di essere prelevati da diversi autobus di grandi dimensioni inviati dalle autorità locali, che ci hanno riportato alle nostre città di origine. Verso le 8 del mattino, le auto si sono fermate sul ciglio di una strada in periferia. Due persone che dicevano di essere dell’ufficio petizioni sono salite a bordo, hanno bloccato la porta e detto che, per capire le nostre richieste e facilitare i contatti con noi, dovevamo registrare i nostri nomi, indirizzi di lavoro o di residenza prima di andarcene.
All’epoca non ci avevo fatto molto caso, mi sentivo solo esausta perché non dormivo da circa un giorno e due notti. Così fui la prima ad avvicinarmi alla porta e a fornire il mio nome e indirizzo di casa. Non sapevo che la registrazione di nomi e indirizzi fosse una tattica comune utilizzata dal PCC per regolare i conti in un secondo momento.
La tempesta in arrivo
Forse perché ero stata la prima a comunicare il mio indirizzo di casa, la lista era giunta rapidamente al mio posto di lavoro. Quando ero andato al lavoro quel pomeriggio, avevo sentito che il segretario del Partito dell’azienda era estremamente ansioso e stava controllando i vari reparti subordinati per informarsi se qualche praticante della Falun Dafa avesse saltato il lavoro il giorno prima, o se qualcuno avesse partecipato all’“assedio di Zhongnanhai” o alla “rivolta”.
Ero vicedirettore di un dipartimento e il segretario del Partito del nostro dipartimento era consapevole della gravità della situazione, dato che godevo di buona reputazione sul lavoro e temeva che venissi punita, mi aveva coperto dicendo: “Tizia ha chiesto un permesso quel giorno a causa di una questione urgente in famiglia”. In seguito, ho saputo che due praticanti di altri reparti della nostra azienda avevano subito delle conseguenze per aver presentato la petizione a Pechino: avevano ricevuto un richiamo e i loro bonus erano stati sospesi per due mesi. Poi un altro dirigente del mio reparto mi ha detto: “L’hai scampata bella!”.
La mia azienda è stata relativamente indulgente, ho sentito che alcuni praticanti sono stati intercettati prima di tornare a casa. Con la polizia e i furgoni della polizia a sorvegliare i principali incroci, alcuni praticanti sono stati spinti direttamente nei furgoni della polizia e portati all’ufficio di collegamento locale a Pechino, seguiti dalla detenzione nelle stazioni di polizia locali. Alcuni datori di lavoro ospitavano centri di lavaggio del cervello dove i praticanti venivano tenuti per un mese. Ai praticanti non era permesso tornare a casa ed erano costretti a scrivere dichiarazioni in cui rinunciavano alla Falun Dafa, e altri tipi di maltrattamenti includevano perquisizioni domiciliari, multe e licenziamento.
L'importanza della gentilezza autentica
Questa è stata la mia esperienza mentre partecipavo all'appello pacifico del 25 aprile 1999. Recentemente ho letto alcuni articoli su Minghui che mostravano come quel giorno fosse stato effettivamente pianificato un massacro dei praticanti.
“Secondo il funzionario del PCC Jiang, il Segretario Generale del PCC e Presidente della Commissione Militare Centrale, avrebbe segretamente ordinato di mettere in stato di allerta il personale militare. Per nascondere la loro identità, questi soldati indossavano uniformi della polizia. Con le armi cariche, erano pronti a uccidere i manifestanti con l’accusa di ‘aver assediato Zhongnanhai’”, ha scritto l’autore di un articolo pubblicato lo scorso febbraio, su Minghui.
“Secondo la fonte, numerosi alti funzionari all’interno del Partito hanno cercato di fermare il massacro. Hanno suggerito di tenere una riunione per risolvere le lamentele dei manifestanti ed evitare una sparatoria se questi avessero accettato di andarsene. Alla fine, il premier Zhu Rongji e altri funzionari hanno incontrato i rappresentanti dei praticanti quel giorno, e l’incidente è stato risolto pacificamente. I praticanti hanno lasciato rapidamente il luogo e, mentre lo facevano, hanno persino ripulito i rifiuti. In questo modo, è stata scongiurata una tragedia simile al massacro di piazza Tienanmen del 1989", continuava l'articolo.
Guardando indietro ai decenni trascorsi da quando il PCC ha preso il potere nel 1949, il regime ha una storia di campagne politiche caratterizzate da brutalità e uccisioni. L'appello del 25 aprile 1999 avrebbe potuto trasformarsi in un altro massacro di piazza Tienanmen, ma il comportamento pacifico e razionale dei praticanti della Falun Dafa lo ha impedito.
Questo spiega anche perché il PCC non sia riuscito a sradicare la Falun Dafa, nonostante il regime abbia avuto successo in tutte le sue precedenti campagne politiche. La risposta è semplice: la Falun Dafa è apolitico e i praticanti non perseguono alcun obiettivo politico. Con onestà e dignità, tutelano il bene comune, che è il fondamento dell’umanità. Questo è importante sia per la Cina che per il mondo.
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