(Minghui.org) Lo scorso 24 aprile, l'Associazione Falun Dafa sudcoreana, ha organizzato conferenze stampa davanti all'Ambasciata cinese a Seul e ai Consolati cinesi di Busan, Gwangju e Jeju, per commemorare il 27° anniversario dell'Appello del 25 aprile a Pechino, e per protestare pacificamente contro le interferenze dei diplomatici cinesi negli affari interni della Corea del Sud e nelle rappresentazioni di Shen Yun.

Conferenza stampa davanti all'Ambasciata cinese a Seul

Conferenza stampa davanti al Consolato Generale cinese a Busan

Conferenza stampa davanti al Consolato Generale cinese a Jeju

Molte persone si sono fermate a osservare i praticanti del Falun Dafa mentre eseguivano gli esercizi prima della conferenza stampa a Seul.

I praticanti hanno eseguito gli esercizi insieme prima della conferenza stampa

Il dottor Woo Sili, segretario dell'Associazione Falun Dafa della Corea del Sud, ha presieduto l'evento a Seul, e ha affermato: “Il Falun Gong è una pratica mente-corpo originaria della Cina, basata sui principi di Verità, Compassione e Tolleranza. Il numero dei praticanti è cresciuto rapidamente, fino a superare quello dei membri del Partito Comunista Cinese (PCC). Jiang Zemin, l'ex capo del PCC, lo ha percepito come una minaccia e ha avviato la persecuzione nel 1999”.

Ricordando l'Appello del 25 aprile 1999 da oltre 10.000 praticanti, ha aggiunto: “I praticanti chiedevano solo il rilascio di 45 persone arrestate a Tianjin. Chiedevano inoltre di poter praticare gli esercizi in pubblico, e che fosse consentita la pubblicazione dei libri della Falun Dafa. Si trattò di una petizione pacifica”.

I membri dell'Associazione Falun Dafa sudcoreana hanno consegnato una dichiarazione all'Ambasciata cinese

Nella dichiarazione letta quel giorno, i membri dell'Associazione, hanno descritto il significato dell'Appello del 25 aprile, e hanno condannato il PCC per l'interferenza con Shen Yun in Corea del Sud.

La dichiarazione sottolineava che, prima dell'esibizione di Shen Yun prevista lo scorso febbraio, era stata ricevuta un'e-mail contenente minacce contro il Presidente, così come un'altra minaccia diretta a un teatro di Busan. Quest'ultima, affermava che erano stati piazzati degli esplosivi, quindi la polizia si è mobilitata rapidamente, ha condotto una perquisizione e ha messo in atto ampie misure di sicurezza per garantire che gli spettacoli si svolgessero come previsto, in modo sicuro e senza intoppi.

Il comunicato recitava, in parte: "Minacce simili si sono verificate più di 150 volte in tutto il mondo negli ultimi due anni; tuttavia, non hanno mai provocato danni effettivi. Questo costituisce chiaramente un'interferenza organizzata, volta a sopprimere gli spettacoli.

“La Corea del Sud è un paese sovrano e il diritto dei suoi cittadini al godimento della cultura non deve essere violato da forze esterne”.

Il comunicato definiva tale interferenza "repressione transnazionale".

Il dottor Woo ha affermato che, secondo la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, i diplomatici non dovrebbero interferire negli affari interni del paese ospitante, e ha esortato i diplomatici cinesi a cessare le interferenze con Shen Yun, chiedendo al governo sudcoreano di condurre un'indagine completa su qualsiasi abuso dei privilegi diplomatici, e di esercitare pressioni sul regime del PCC e sulle agenzie locali per impedirgli di interferire con le esibizioni della Compagnia.

Conferenze stampa si sono tenute anche davanti ai consolati cinesi di Busan, Gwangju e Jeju. La polizia ha dichiarato di essere molto preoccupata per la minaccia di bomba volta a interrompere le esibizioni di Shen Yun a Busan.

Molte persone si sono fermate ad ascoltare la dichiarazione, alcuni hanno tirato fuori i cellulari e hanno filmato l'evento.

La dichiarazione si concludeva affermando: "La comunità internazionale dovrebbe difendere la libertà di espressione e non cedere ad alcuna pressione esterna".