(Minghui.org) Lo scorso 18 aprile, per commemorare il 27° anniversario dell'Appello del 25 aprile, i praticanti della Falun Dafa hanno organizzato una manifestazione sul Princes Bridge a Melbourne, in Australia, hanno esposto striscioni, informato il pubblico sull'appello e sensibilizzato l'opinione pubblica sulla persecuzione del Partito Comunista Cinese (PCC).





I praticanti hanno esposto striscioni sul Princes Bridge a Melbourne
Costruito nel 1888 e caratterizzato dal suo elegante design vittoriano, il Princes Bridge attraversa il “fiume madre” di Melbourne, lo Yarra, e funge da porta d’accesso meridionale al quartiere centrale degli affari della città, ed essendo uno dei punti di riferimento più iconici, il pittoresco Princes Bridge è considerato una destinazione imperdibile per i viaggiatori di tutto il mondo.
Da oltre 20 anni, i praticanti organizzano eventi sul ponte per commemorare l’appello del 25 aprile, parlano con i passanti di questo evento memorabile, così come della persecuzione del PCC, e dei loro sforzi per denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina.
Una partecipante all'Appello del 25 aprile ha ricordato l'evento
La signora Sun, originaria di Shenyang, nella provincia del Liaoning, ha partecipato all'Appello del 25 aprile, ora vive a Melbourne, e ha raccontato che lei e gli altri praticanti erano sconvolti quando avevano saputo che 45 praticanti a Tianjin erano stati picchiati e arrestati il 23 aprile 1999.
A quel tempo, praticava la Dafa da un anno e la sua salute era migliorata, era diventata allegra ed energica. Quando aveva saputo degli arresti a Tianjin, aveva capito che era sua responsabilità fare qualcosa e così, lei e diversi altri praticanti erano saliti su un treno la sera del 24 aprile 1999, ed erano andati a Pechino.
Quando sono arrivati, la polizia li ha fatti stare in piedi vicino all’Ufficio Nazionale dei Ricorsi, ha ricordato: “Ho visto molti praticanti di varie età, alcuni leggevano libri; altri meditavano. Non c'erano slogan né striscioni, aspettavamo tutti in silenzio. I poliziotti erano rilassati; fumavano sigarette e chiacchieravano”.
I praticanti avevano avanzato tre richieste: il rilascio dei praticanti arrestati a Tianjin, l’autorizzazione alla pubblicazione dei libri della Falun Dafa e il riconoscimento del diritto costituzionale alla libertà di credo. Dopo aver ricevuto una risposta positiva da parte di un rappresentante del governo, i praticanti se ne sono andati e l’evento si è concluso pacificamente.
L'impressionante coraggio dei praticanti durante l'appello del 25 aprile
Luca (a destra) e la moglie Laura hanno partecipato alla manifestazione del 18 aprile
Luca, un geometra italiano, si è unito ai praticanti sul ponte e ha esposto uno striscione: “È una buona occasione per far conoscere la Falun Dafa alla gente di Melbourne. Sono felice di partecipare all’evento, è un regalo inaspettato”.
Luca, che è andato dalla moglie Laura a Melbourne, ha commentato: “Vedere tutti i praticanti fare questo con il cuore mi dà tanta gioia e tanta energia positiva”.
La sua famiglia gli aveva raccontato dell’appello del 1999. Nonostante dieci anni prima, nel 1989, alcuni studenti manifestanti fossero stati uccisi, più di 10.000 praticanti si erano recati a Pechino per presentare il loro appello. Luca ha spiegato: “Il loro coraggio li rende esemplari, hanno capito che l’appello del 25 aprile era veramente significativo e importante”.
Il padre pratica la Falun Dafa da quasi 30 anni, e anche la sorella la pratica, da loro ha saputo che la Falun Dafa è buona, e ha iniziato a praticarla anche lui nel 2010.
“All’inizio non l’ho presa molto sul serio, ma dopo qualche anno la Falun Dafa ha assunto un grande significato per me. Così la Dafa è riuscita davvero a entrare nel mio cuore e ha dato risposta a molte delle domande che avevo”, ha raccontato.
“Sono cambiato molto: per esempio, sono diventato più sereno. Ora capisco perché sono su questa Terra, è veramente importante per me”.
Negli ultimi 27 anni, i praticanti in Cina sono stati sottoposti a una brutale persecuzione, ma continuano a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani in modo pacifico. Luca ha voluto dirgli: “Grazie per tutto quello che fate. Spero che continuiate ad avere un cuore forte, e che la persecuzione finisca presto”.
Ammirazione per i praticanti
Ross, assistente amministrativa presso un’azienda di Melbourne, quel giorno è passata dal Princes Bridge e ha firmato la petizione che chiedeva la fine della persecuzione, affermando che ciò che fanno i praticanti è importante: “Altrimenti, come potremmo saperlo? A meno che qualcuno non attiri l’attenzione sulla questione o non riveli la verità, persone come me, che conducono una vita piuttosto privilegiata qui in Australia, non avrebbero assolutamente modo di venirne a conoscenza, eppure vogliamo sinceramente tendere una mano; desideriamo davvero offrire aiuto. Siamo persone dotate di empatia, ma possiamo preoccuparci solo delle cose che conosciamo”.
Anche Charlotte, una studiosa nei campi della salute e della biomedicina, ha firmato la petizione, sostenendo che la perseveranza dei praticanti nel sostenere la loro fede e nel protestare contro la persecuzione per 27 anni è “davvero notevole, ecco perché ho firmato la petizione”.
“Stanno qui e si mostrano alla gente, è una questione importante. Li ammiro, e nutro profonda stima per questo livello superiore di coltivazione spirituale. Rispetto anche coloro che sono animati da un fervore sincero per il proprio credo”.
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