(Minghui.org) Intorno al mese di giugno di quest’anno Chen Zhongli, di 64 anni della città di Datong nella provincia dello Shanxi, è stata processata per la sua fede nel Falun Gong, una disciplina spirituale e di meditazione che viene perseguitata dal Partito Comunista Cinese dal luglio 1999.

La signora Chen attribuisce al Falun Gong il merito di averla aiutata a guarire da una grave cardiopatia congenita e da una malattia coronarica. Sua figlia, che aveva sempre temuto di perderla, era profondamente grata al Falun Gong, per aver restituito la salute alla madre.

Il processo alla signora Chen deriva dal suo arresto, avvenuto intorno alle 17:00 del 5 settembre dell’anno scorso, mentre stava tornando a casa. Gli agenti della Stazione di polizia di Gucheng l’hanno accompagnata fino alla porta del suo appartamento e le hanno ordinato di aprirla. Quando lei si è rifiutata, le hanno torto con forza le braccia. Dopo quasi un’ora di tira e molla, gli agenti hanno chiamato un fabbro per rompere la serratura.

Alla donna sono stati confiscati i libri e un ritratto del fondatore del Falun Gong, denaro contante e dispositivi elettronici, per un valore complessivo superiore a 10.000 yuan(circa 1.290 euro). Dopo che la donna è stata portata al Commissariato di polizia del distretto di Pingcheng, si è rifiutata di firmare l’elenco degli oggetti confiscati e, quella stessa notte è stata trasferita al Centro di detenzione di Chenzhuang.

Temendo ritorsioni da parte delle autorità, molti avvocati si sono rifiutati di rappresentare la signora Chen. Solo il 21 settembre dell’anno scorso la sua famiglia è finalmente riuscita a trovare un legale che la difendesse.

L’avvocato ha fatto visita alla signora Chen nel centro di detenzione e ha appreso che la guardia Guo Jiajia aveva ordinato alle detenute Li Sixian e Sun Yunxiang di picchiarla. Le ordinavano di guardare programmi televisivi che diffamavano il Falun Gong e, quando si rifiutava di obbedire, la picchiavano ancora più forte. Ogni volta che veniva considerata lenta, veniva picchiata. Durante la visita del suo avvocato, i lividi sul suo viso erano ben visibili.

Una delle detenute si è ammalata e la signora Chen si è presa cura di lei. Quest’ultima, commossa, ha smesso di picchiarla.

L’avvocato ha segnalato gli abusi al procuratore in servizio presso il centro di detenzione, che ha promesso di esaminare la questione, ma la guardia Guo ha continuato a minacciare la signora Chen. Ogni volta che l’avvocato le faceva visita, Guo le diceva frasi del tipo: “Ho sentito le tue conversazioni con il tuo avvocato. Farò in modo che tu rimanga detenuta qui”.

L’agente Li Guoyuan ha interrogato la signora Chen presso il centro di detenzione. Quando lei si è rifiutata di ammettere la propria “colpa”, lui ha minacciato di arrestare i suoi familiari. Le guardie le hanno inoltre negato l’accesso ad asciugamani e altri beni di prima necessità, poiché si era rifiutata di recitare il regolamento del centro di detenzione. L’11 settembre dell’anno scorso i suoi familiari hanno versato del denaro sul suo conto dello spaccio, ma non le è stato permesso di utilizzarlo. Per lavarsi il viso, ha dovuto chiedere in prestito gli asciugamani ad altre detenute.

Il 23 settembre dell’anno scorso il procuratore Qin Xiujuan, della Procura distrettuale di Pingcheng, ha emesso un mandato di arresto formale nei confronti della signora Chen. Il 1° dicembre il suo caso è stato trasferito alla Procura del distretto di Yungang. Poco dopo il procuratore He Feng l’ha incriminata e, il 26 dicembre ha trasferito il suo caso al tribunale locale.

All’avvocato della signora Chen non è stato permesso di esaminare il suo fascicolo, né di partecipare alla sua prima udienza il 28 maggio scorso. È stato impedito l’accesso anche ai suoi familiari, che hanno dovuto attendere all’esterno del tribunale. Il presidente del tribunale, Yuan Chenguang, ha fissato una seconda udienza per il 16 giugno scorso, ma non sono noti ulteriori dettagli.

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