(Minghui.org) Un giorno all’inizio di febbraio, sono uscita come al solito per parlare con la gente e raccontare la verità dei fatti sulla Falun Dafa (Falun Gong). A mezzogiorno avevo già aiutato diverse persone a dimettersi dal Partito Comunista Cinese (PCC) e dalle sue organizzazioni affiliate, dopodiché sono tornata a casa

Quando sono arrivata all’ingresso del complesso residenziale in cui abito, ho visto quattro agenti in borghese. Una poliziotta mi ha ammanettata rapidamente senza identificarsi, e neppure ha mostrato il tesserino. Mentre venivo trascinata verso l’auto di servizio, ho chiesto perché fossi stata arrestata. Un agente mi ha risposto: “Sai bene cosa hai fatto”. Quando gli ho detto che non avevo commesso alcun reato, mi ha risposto che aiutare le persone a dimettersi dal PCC era un reato.

Sono stata spinta dentro l’auto di pattuglia e portata all’Ufficio di pubblica sicurezza della contea, dove qualcuno mi ha costretta a indossare un gilet giallo (usato per identificare i criminali); ho opposto resistenza, cercando di togliermelo, e ho detto: “Non ho commesso alcun crimine”. Un agente ha cercato di costringermi a indossare un paio di pantofole, ma mi sono rifiutata di collaborare; qualcun altro mi ha spinta a terra e me le ha messe, poi sono stata trascinata nella sala interrogatori e costretta a sedermi su uno sgabello cinto da sbarre metalliche.

Due agenti mi hanno interrogata: uno faceva le domande e l’altro registrava, poi uno dei due mi ha chiesto se conoscessi una praticante di nome Mei che era stata arrestata nello stesso momento. Invece di rispondere, ho detto che la Falun Dafa è buona e ho iniziato a spiegare l’importanza di dimettersi dal PCC. L’agente ha detto: “Rispondi solo alle domande che ti faccio. Non parlare di dimissioni dal PCC”.

Ho risposto: “Dirò solo ciò che devo dire; non dirò nulla che non debba dire. Quello che vi ho detto è bene che lo sappiate. Non dirò nulla che non sia per il vostro bene”.

Dall’ Ufficio di pubblica sicurezza, la polizia mi ha portata a casa, dove ha rovistato dappertutto, e ha arrestato anche mio marito. Hanno steso sul pavimento una pila di opuscoli di chiarimento della verità e li hanno fotografati. Poi hanno disposto sul pavimento di un’altra stanza gli oggetti saccheggiati da casa mia e mi hanno spinta là. Sapevo che riprendendomi insieme a quegli oggetti stavano cercando di costruire delle false prove per incastrare me e mio marito. Mi sono rifiutata di collaborare, ma hanno comunque scattato le fotografie contro la mia volontà.

Dopo aver fatto tutto questo, uno degli agenti ha telefonato all’ufficio di sicurezza interna per chiedere istruzioni e il capo gli ha ordinato di trattenermi per 15 giorni. Vedendo lo sguardo preoccupato di mio marito, ho implorato il Maestro di aiutarmi a ottenere il suo rilascio e ho detto che mi sarei assunta tutta la responsabilità. In seguito mi sono resa conto che quel pensiero era sbagliato perché stavo convalidando la persecuzione. Con l’aiuto del Maestro, mio marito è stato rilasciato quel giorno stesso.

Una volta tornata all’ufficio di pubblica sicurezza, mi è stato ordinato di intingere le dita nell’inchiostro per prelevarmi le impronte digitali. Quando mi sono rifiutata, diversi agenti mi hanno tirata per i capelli, premuta sul collo e colpita alla schiena fino provocarmi un’insufficienza respiratoria. Ho detto loro di smetterla e ho aggiunto: “Picchiarmi non è nel vostro interesse. Gli esseri divini vi stanno osservando”.

Hanno risposto: “Non temiamo alcuna punizione!”. Dopo aver subito quelle violenze, ho avuto difficoltà ad alzare il braccio destro per molto tempo.

Vedendo che mi rifiutavo di collaborare, il direttore dell’ufficio di pubblica sicurezza della contea mi ha minacciata dicendo: “Se ti rifiuti di rinunciare al Falun Gong ti screditeremo su Internet”. Hanno stampato un cartello con la scritta “Non pratico il Falun Gong”, me l’hanno appuntato sul petto e mi hanno scattato una foto solo per umiliarmi.

Mi hanno portata in ospedale a fare gli esami medici obbligatori per l’ammissione nel centro di detenzione. Ho protestato: mi hanno spintonata su una sedia a rotelle, legata con le cinture e mi hanno portata nella sala visite. I risultati hanno mostrato che ero in buona salute, ma i valori della glicemia erano leggermente oltre la norma. Vedendo i risultati, un agente ha detto: “Tu pratichi il Falun Gong. Sei davvero in buona salute. La glicemia è un po’ alta perché sei in sovrappeso. In futuro, praticherò anch’io il Falun Gong”.

Mi hanno portata al centro di detenzione verso le 20:00. C’erano due agenti in servizio, uno anziano e uno giovane. Quando mi hanno chiesto di firmare il registro, mi sono rifiutata, dicendo che ero detenuta illegalmente. Poi gli ho parlato della Falun Dafa e della persecuzione. Mi hanno scortata in una cella vuota perché ero l’unica detenuta. Le luci spia dei dispositivi di sorveglianza ai quattro angoli della cella emettevano una luce fredda e inquietante; ho avuto una sensazione di solitudine e impotenza.

Con gli occhi velati di lacrime, ho iniziato a guardarmi dentro: quali erano i miei errori? Dove non avevo agito bene? Cosa avrei dovuto fare dopo? In quel momento, la mia mente si è svuotata e non sono riuscita a pensare più a nulla. Ho chiesto al Maestro un suggerimento e mi è venuta in mente una delle Sue poesie:

Il corpo giace in prigione – non essere malinconico, non essere tristeCon pensieri retti ed azioni rette, la Fa è quiRifletti con calma su quanti attaccamenti tu haiLiberandoti completamente dai pensieri umani, il male sparisce da solo(Non essere triste, Hong Yin II)

Sapevo che non sarei stata perseguitata se non avessi avuto delle mancanze, ma non sapevo come guardare dentro di me. Ho chiesto di nuovo aiuto al Maestro. Il Maestro mi ha ricordato altre parti della Fa. Ho recitato la Fa e emesso pensieri retti senza sosta durante le prime 24 ore. Dopo un breve sonnellino ho continuato a recitare la Fa e a inviare pensieri retti. Gradualmente i miei pensieri retti sono diventati più forti, la mente si è schiarita, ho iniziato a guardarmi dentro e ho ripensato ad avvenimenti del mio passato. Innanzitutto mi sono resa conto di essere attaccata alle comodità, al dormire e al buon cibo. Ero rimasta bloccata in quello stato per molto tempo. Non era questa, un’occasione per liberarmi di quegli attaccamenti? Essendomene resa conto, mi sono imposta la regola di mangiare un solo pasto al giorno. Inoltre dormivo pochissimo, quindi avevo molto tempo per memorizzare la Fa e inviare pensieri retti. Quando di notte mi veniva sonno, mi spruzzavo dell’acqua fredda sul viso che mi rinvigoriva. Dato che dopo aver mangiato molto mi veniva sonno, non consumavo pasti abbondanti.

Gli agenti mi tenevano d’occhio costantemente temendo che potessi avere problemi di salute. Il direttore del centro veniva spesso a trovarmi, e mi esortava a mangiare di più e mi chiedeva se avessi bisogno di qualcosa. Gli dicevo: “Per favore, spegni la TV. Il rumore mi fa venire mal di testa e mi irrita il cuore”. Il direttore acconsentiva a spegnere la TV. Poi aggiungevo: “Mi fa duole tutto il corpo. Sono anche molto stressata perché non posso stare con la mia famiglia durante il Capodanno cinese. Ecco perché di notte non riesco a sdraiarmi normalmente e devo stare sdraiata su un fianco con la faccia verso il muro. (In realtà, quella posizione mi era comoda per recitare la Fa.) Non riesco a stare seduta a lungo. Per favore, permettimi di sedermi e sdraiarmi secondo necessità”. Il direttore non ha sollevato obiezioni a nessuna delle mie richieste.

Il giorno dopo avevo un ronzio nelle orecchie. Dopo colazione, diverse guardie hanno insistito affinché partecipassi a una sessione di studio in un’altra cella. Ho detto: “Non posso farlo. Non mi sento bene”. Ma mi hanno costretta ad andare. Ho chiesto al Maestro di farmi avere l’occasione di chiarire la verità sulla Dafa.

Hanno cercato di aiutarmi a camminare, ma ho detto loro che non ce n’era bisogno. Camminavo lentamente, e barcollando mi tenevo al muro, un agente ha detto: “Tu pratichi il Falun Gong. Come mai cammini così? Non avevi detto di essere in buona salute?”

Ho risposito “Ero in ottima salute prima di essere arrestata. L’ultima visita medica aveva dimostrato che non avevo alcun problema di salute. Ora sono in queste condizioni perché la polizia mi ha picchiata”.

In un’altra cella, una dozzina di detenuti maschi stavano guardando i ‘materiali di studio’ in TV. Uno di loro ha chiesto: “In cosa consisteva questa ‘autoimmolazione’?”

Sono intervenuta e ho detto: “L’autoimmolazione di Piazza Tiananmen è stata tutta una messinscena ideata per diffamare il Falun Gong. Wang Jindong, che si è dato fuoco, sembrava gravemente ustionato, quindi perché la bottiglia di plastica che teneva tra le gambe non si è sciolta? Liu Siying, la bambina nel video, riusciva a cantare chiaramente dopo una tracheotomia. Com’è possibile?” Vedendo che stavano tutti ascoltando, ho continuato: “Il Partito Comunista Cinese ha inscenato tutto questo per inventarsi un pretesto per perseguitare il Falun Gong”.

Una guardia mi ha interrotta e mi ha chiesto: “Chi ti ha perseguitato?”

Ho risposto: “Alla mia età, non mento. Guardate, queste ferite sono il risultato del pestaggio”. Mi sono sollevata la maglietta per mostrare le ferite. Poi ho alzato le mani per mostrare i polsi e le braccia gonfi.

Sentendomi parlare senza sosta, una guardia si è affrettata a fermarmi dicendo: “Ok! Puoi tornare in cella”. Mi hanno riportata in cella e da quel momento, non mi hanno più chiesto di partecipare alle ‘sessioni di studio’.

Nella mia cella, ho continuato a recitare la Fa e a inviare pensieri retti. Mentalmente, ho chiesto agli amici praticanti di inviare pensieri retti per me, sperando di essere rilasciata presto. In seguito ho compreso che non avrei dovuto inviare pensieri retti per mio vantaggio; al contrario, avrei dovuto inviarli per tutti gli esseri senzienti, compresi quelli che fanno parte del sistema della pubblica sicurezza, della procura e del sistema giudiziario del PCC. Solo eliminando tutti i fattori malvagi che si celano e agiscono su di loro, quelle persone avrebbero smesso di partecipare alla persecuzione e potuto avere un futuro luminoso. Pensando a questo, ho notato che i miei pensieri retti si erano rafforzavati e mi sono sentita avvolta dal campo energetico pacifico e compassionevole della Dafa.

Ho scoperto anche il mio attaccamento al guadagno personale. Spesso temevo che la polizia potesse sequestrarmi il denaro che mi avevano dato per l’esproprio di un terreno. Sapevo di dovermi correggere in base alla Fa. Ho pensato: “Il Maestro mi ha fatto in modo che avessi quei soldi. A nessuno è permesso portarmeli via. Sarebbe un crimine; il Maestro predisporrà ogni cosa per me”.

Una notte ho sognato che una praticante era venuta a casa mia per aiutarmi a preparare la pasta di soia. Il carattere cinese ‘pasta di soia’ è omofono di ‘competitività’. Le ho detto che non l’avrei più fatta. Mi sono resa conto che il Maestro mi stava suggerendo di liberarmi dal mio attaccamento alla competizione. Ero cresciuta con l’indottrinamento del PCC e, sotto l’influenza della sua filosofia di lotta, avevo sviluppato un forte attaccamento alla competizione. Ero stata molto aggressiva con la famiglia e gli amici e ci ho litigato fino alla rissa. Sapevo di aver accumulato molto karma a causa di questo comportamento.

Durante il Capodanno cinese, a ogni detenuto era stata consegnata una scatola di ravioli: nel vederli ho pensato: “Se fossi a casa, sarei con la mia famiglia, a gustare del cibo delizioso”; ma questo pensiero mi ha talmente commossa che ho pianto. Ho compreso immediatamente che il desiderio e gli attaccamenti al cibo e all’affetto per la famiglia erano troppo forti, quindi era giunto il momento di liberarmene. Quella sofferenza non aveva ragione di esistere: non aveva valore. Ho pensato alla Fa del Maestro e la mia mente si è schiarita, improvvisamente non mi sono più sentita triste.

Prima di essere portata al centro di detenzione, il capo del dipartimento di sicurezza interna mi ha sgridata dicendo: “Ti rinchiuderò per due settimane”. I suoi occhi avevano uno sguardo sinistro e il volto un’espressione feroce. Nei giorni successivi ho ripensato di frequente al suo sguardo feroce, ma poi ho capito che anche lui era stato strumentalizzato dalle forze del male. Il male l’aveva spinto a commettere crimini contro i praticanti e alla fine sarebbe stato distrutto. Avrei dovuto inviare pensieri retti per eliminare i fattori malvagi che lo controllavano. Ho inviato pensieri retti per lui diverse volte e non ho più rivisto il suo volto minaccioso.

Pochi giorni prima della scarcerazione, una guardia mi ha detto: “Il tuo periodo di detenzione sta per terminare. Dammi il numero di telefono di casa, chiamerò la tua famiglia e gli dirò quando venire a prenderti”.

Il direttore del centro di detenzione è intervenuto dicendo: “Aspetta! Potrebbe esserci un cambiamento”. Ho pensato: “Non spetta a te decidere. Non ne sei degno”. Sono stata rilasciata nel giorno previsto.

Non riesco a trovare le parole per esprimere la mia gratitudine al Maestro per la sua guida e il suo sostegno durante quei giorni. Sarò più diligente nel fare le tre cose e spero che il Maestro abbia meno motivi di preoccupazione per me.