(Minghui.org) Nel pomeriggio dello scorso 20 luglio un gruppo di persone si è radunato in silenzio davanti all’Ambasciata cinese di Tel Aviv. Circa 10 minuti dopo l’inizio della protesta, è stata ammainata la bandiera cinese esposta all’esterno dell’ambasciata e non è stata più issata. Hanno affermato che era la prima volta che vedevano la bandiera ammainata durante una protesta davanti all’ambasciata, in tutti gli anni in cui hanno svolto attività.

Questi manifestanti pacifici erano praticanti israeliani della Falun Dafa, che a luglio di ogni anno organizzano manifestazioni simili davanti all’ambasciata cinese, per commemorare l’anniversario della persecuzione. Ventisette anni fa, il 20 luglio 1999, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha iniziato una repressione contro la Falun Dafa, dopo aver stimato che il numero dei praticanti superava di gran lunga quello dei membri del Partito. Il regime ha mobilitato l’intero apparato statale, per colpire decine di milioni di praticanti. L’iniziativa di Tel Aviv era finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla persecuzione ancora in atto.

Il 20 luglio scorso i praticanti della Falun Dafa hanno organizzato una manifestazione pacifica davanti all’Ambasciata cinese di Tel Aviv (Minghui.org)

Al calar della sera, i praticanti hanno tenuto una veglia a lume di candela, per commemorare coloro che hanno perso la vita a causa della persecuzione e per chiedere di fermarla immediatamente.

I praticanti hanno tenuto una veglia a lume di candela, per commemorare coloro che hanno perso la vita a causa della persecuzione e per chiedere che questa abbia fine (Minghui.org)

Non tacere

Sei personalità pubbliche, accademici e leader religiosi israeliani hanno inviato messaggi di sostegno. Anche i passanti si sono fermati per saperne di più, e hanno chiesto cosa potessero fare per aiutare, esprimendo apprezzamento per gli sforzi pacifici dei praticanti.

La professoressa Yael Shemesh, docente associata di Bibbia ebraica all’Università Bar-Ilan, ha descritto l’evento come “una protesta silenziosa, ma non un silenzio assoluto”.

“Questa protesta è silenziosa, ma si rifiuta di riconoscere il silenzio e la repressione”, ha scritto. “Non dovremmo accettare la persecuzione delle persone a causa della loro fede, e non dobbiamo distogliere lo sguardo quando vengono private della libertà, dell’integrità fisica e persino della vita”.

Ha aggiunto: “Potremmo non essere sempre in grado di fermare immediatamente le ingiustizie, ma non saremo mai esentati dal dovere di opporci a esse”.

Oz Guterman, docente senior presso l’Università Bar-Ilan, ha affrontato il tema pericoloso dell’indifferenza. “Come possiamo affrontare l’arma più potente del male: l’indifferenza?”, ha scritto. “Lo facciamo con pazienza, amore e un impegno incrollabile per la verità”.

Ha aggiunto: “A poco a poco, sempre più persone riescono a vedere il male e smettono di esserne indifferenti. A poco a poco, prevale l’impegno incrollabile nella ricerca della verità”.

Ex ministro: La Falun Dafa trasmette valori universali

Natan Sharansky, ex ministro israeliano ed ex dissidente sovietico, ha espresso il proprio sostegno agli sforzi dei praticanti. “I principi su cui si fonda la Falun Dafa, di Verità, Compassione e Tolleranza, sono valori universali, condivisi da tutti gli esseri umani, ha scritto. “Quando le persone riescono a vivere secondo questi principi, la società può diventare migliore e sostenere la propria umanità”.

Ha inoltre espresso il proprio apprezzamento nei confronti di coloro che si stanno adoperando per porre fine alla persecuzione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che i praticanti della Falun Dafa continuano ad affrontare in Cina.

Professore: I Paesi occidentali hanno il dovere morale di fermare la persecuzione

Il prof. Michael Elkin, del Dipartimento di Informatica dell’Università Ben-Gurion, ha esortato le società democratiche ad assumersi le proprie responsabilità. “Le nazioni occidentali hanno il dovere morale di adoperarsi per porre fine a questo regime o quantomeno di esercitare una pressione significativa su di esso, per proteggere e sostenere coloro che vengono perseguitati”, ha scritto.

Presidente dell’ONG: “Non possiamo rimanere in silenzio”

Michael Puah, presidente dell’organizzazione “Choosing Family” (Scegliere la famiglia), ha affermato che il popolo ebraico ha una particolare responsabilità morale nel denunciare le persecuzioni sistematiche.

“In quanto membri del popolo ebraico, che ha vissuto in prima persona ciò che può accadere quando il mondo chiude gli occhi di fronte a una persecuzione sistematica, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia”, ha scritto.

“Il nostro dovere morale è quello di parlare chiaramente, di chiedere un’indagine approfondita e di rifiutarci di accettare un regime malvagio, in qualsiasi parte del mondo”.

Rabbino: Dobbiamo protestare finché la persecuzione non finirà

In un videomessaggio, il rabbino Shlomo Aviner, direttore della yeshiva Ateret Yerushalayim, ha sottolineato l’importanza di continuare a far sentire la propria voce, anche quando il cambiamento non è immediato.

“Dobbiamo continuare a protestare. Anche se ciò non fermerà immediatamente la persecuzione, contribuirà a denunciarla e aprirà i cuori delle persone all’ascolto”, ha affermato. “Dobbiamo protestare, ancora e ancora, 10 volte, cento volte, mille volte, finché questa ingiustizia contro le brave persone non avrà fine”.

I passanti chiedono cosa possono fare per aiutare

Una coppia si è fermata a parlare con una praticante della Falun Dafa, che reggeva un cartellone con la fotografia di Gao Rongrong, che è stata torturata a morte all’età di 37 anni.

Hanno chiesto cosa potessero fare per dare una mano ed entrambi hanno firmato la petizione, per condannare la persecuzione del PCC e invitare i governi di tutto il mondo a contribuire a porvi fine.

Una passante firma la petizione che chiede la fine della persecuzione del Falun Gong (Minghui.org)

Un altro passante è rimasto profondamente commosso dalla veglia a lume di candela. Ha affermato che vedere i praticanti seduti insieme in segno di unità, vestiti di giallo e con le candele in mano, è stato “bello, commovente e di grande impatto visivo”.

Evento informativo nel quartiere cinese di Tel Aviv

Nell’ambito delle iniziative organizzate per commemorare i 27 anni di persecuzione iniziati il 20 luglio 1999, due giorni prima, sabato 18 luglio i praticanti avevano organizzato un evento informativo nel quartiere cinese di Tel Aviv.

I praticanti hanno esposto materiale informativo sulla Falun Dafa e sulla persecuzione, parlando con le persone del posto. Hanno notato che i passanti cinesi erano più cordiali e più disponibili rispetto alle attività simili degli anni precedenti. Alcuni si sono fermati, hanno ascoltato e interagito con i praticanti.

Sabato 18 luglio i praticanti hanno organizzato un’iniziativa nel quartiere cinese di Tel Aviv, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla persecuzione che continua da 27 anni (Minghui.org)

Durante l’attività, una praticante ha letto un lungo messaggio in cinese, consentendo ai passanti di ascoltare i fatti in modo chiaro e diretto nella loro lingua madre. Il messaggio trasmetteva un appello sincero:

“Siamo qui di nostra spontanea volontà, perché ci preoccupiamo sinceramente del vostro futuro. Non cerchiamo potere politico, né denaro o riconoscimenti. La Falun Dafa ci insegna ad essere premurosi e a vivere secondo i principi di Verità, Compassione e Tolleranza. Speriamo sinceramente che scegliate un futuro luminoso e meraviglioso, per voi stessi e per le vostre famiglie”.