(Minghui.org) Esiste il divino? Le risposte a questa domanda variano notevolmente da persona a persona. Jiang Xiaorou, una famosa influencer cinese, ha imparato questa lezione a proprie spese.
Jiang, originaria della provincia dell’Hunan, è diventata famosa promuovendo “l’antisuperstizione e l’esplorazione del paranormale”. Il suo approccio audace ha rapidamente conquistato il pubblico, consentendole di accumulare 1,28 milioni di follower in breve tempo. Con la scusa di “smascherare le superstizioni”, Jiang ha gradualmente intensificato i propri sforzi, passando dall’esplorazione di edifici abbandonati ad altre attività.
Nel tentativo di dimostrare che “non esistono divinità al mondo”, una volta ha pubblicamente distrutto con un martello una statua della Bodhisattva Guanyin che si riteneva consacrata, e si è persino vantata davanti alla telecamera con i suoi follower: “Aspettate e vedrete quanto vivrò. Se mi succederà davvero qualcosa, vi offrirò un banchetto, d’accordo?” Molti utenti del web hanno commentato il video online, avvertendola di non insultare il divino in quel modo, ma lei si è rifiutata di ascoltare.
Lo scorso 15 luglio, Jiang è rimasta coinvolta in un devastante incidente stradale, e nonostante oltre 20 giorni di operazioni di soccorso, è deceduta all’età di 24 anni a causa delle gravi ferite riportate. Molti utenti del web hanno commentato: “Rompere la statua della Bodhisattva Guanyin porterà una punizione”. Un altro ha osservato: “Anche se la Bodhisattva non ti punirà, altre divinità o gli spiriti non ti lasceranno andare — perché il divino esiste davvero”.
Esempi antichi
La tragedia di Jiang è derivata dalla sua arroganza e dalla sua mancanza di rispetto per il divino: una lezione che è riecheggiata in tutta la Cina antica. Secondo il Mingxiang Ji, il Tempio di Mingxiang nella città di Fengzhou (nell’odierna provincia dello Shaanxi) un tempo ospitava diverse statue di Buddha placcate d’oro, e durante il caos delle guerre delle Dinastie del Sud, i rifugiati disperati avevano raschiato via l’oro dalle statue per comprare cibo e altri beni di prima necessità, finendo per spogliarle completamente. Poco dopo, coloro che avevano raschiato via l’oro avevano cominciato a soffrire di “un prurito insopportabile su tutto il corpo”. Nella loro agonia si graffiavano la pelle con oggetti fino a mettere a nudo la carne, ma il prurito persisteva, così continuavano a graffiarsi fino a mettere a nudo le ossa, e alla fine morivano tragicamente per strada. “Si è rivelata così la calamità derivante dalla distruzione delle statue di Buddha”, ha concluso il libro.
Nel 648, durante la campagna della Dinastia Tang contro Kucha (l’odierno Xinjiang), un ufficiale di nome Xue Guxun, responsabile dei magazzini, aveva notato una statua dorata del Buddha in un tempio dopo che l’esercito Tang aveva conquistato Kucha, ha raschiato via l’oro con un coltello, e nel giro di pochi giorni, tutte le sue sopracciglia sono cadute completamente. Quando l’esercito era tornato a Yizhou, Xue si era pentito davanti alla statua del Buddha, e utilizzato l’oro che ne aveva raschiato via per compiere un’opera meritoria, e poco dopo, le sue sopracciglia erano ricresciute miracolosamente.
Lezioni per l’era moderna
Per oltre 2.000 anni, il popolo cinese ha creduto che “il bene sia ricompensato con il bene, e il male generi il male”, ma dopo aver preso il potere, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha screditato la cultura tradizionale definendola parte delle “Quattro Vecchie Cose” e l’ha distrutta attraverso campagne come la Rivoluzione Culturale. Lo sconvolgimento culturale è proseguito fino ad oggi, come dimostra, a partire dal luglio 1999, la continua repressione del Falun Gong da parte del PCC, una pratica spirituale basata sui principi di Verità-Compassione-Tolleranza.
Seguendo ciecamente la politica di persecuzione contro gli innocenti praticanti del Falun Gong, molti funzionari del PCC hanno subito delle conseguenze. Pan Shi, direttore della stazione di polizia di Liucheng nella contea di Chaoyang, provincia del Liaoning, aveva perseguitato i praticanti del Falun Gong per molti anni, aveva ignorato le parole gentili dei praticanti, e aveva ricevuto un premio come “modello avanzato” dall’Ufficio 610 della città di Chaoyang per le sue cattive azioni. “Non ho paura della punizione. Li picchierò e li arresterò (i praticanti del Falun Gong) quanto voglio”, si vantava. “Rimarrò fedele al Partito per sempre”. Meno di due mesi dopo aver pronunciato queste parole, l’agente, un tempo in buona salute, è morto improvvisamente nel giorno del suo 41° compleanno.
Anche Jiang Ping, un agente di polizia della Brigata di Sicurezza Interna della città di Bazhong, nella provincia del Sichuan, ha ignorato i praticanti del Falun Gong che gli avevano suggerito di smettere di partecipare alla persecuzione. “Ne ho arrestati in persona tantissimi tra voi, eppure continuo a vivere una vita più agiata della vostra. Dov’è la punizione karmica? Non ci credo”, aveva dichiarato, ma alla vigilia del Capodanno cinese del 2019, Jiang è improvvisamente collassato ed è morto.
Jiang Renwu, direttore della Brigata di Sicurezza Interna della città di Yueyang, nella provincia dell’Hunan, ha ripetutamente schernito i praticanti del Falun Gong dicendo: “Voi tutti dite che subirò una punizione, ma perché non è ancora successo?” Nell’ottobre 2019, a Jiang è stato diagnosticato un cancro ed è morto.
Una ricerca sulla versione cinese del sito web Minghui.org con le parole “Non ho paura della punizione” ha prodotto 1.826 risultati, e ciò spiega come le dottrine del PCC abbiano sottoposto i funzionari a un lavaggio del cervello e li abbiano istigati a fare del male a persone innocenti, il che a sua volta ha portato a conseguenze disastrose.
Imparare dai propri errori
Quando si ha la mente lucida, i pensieri e le azioni rette possono anche cambiare il destino di una persona. Si consideri il caso di un ufficiale della Brigata di Sicurezza Interna della contea di Butuo, nella provincia del Sichuan, che una volta ha multato un praticante del Falun Gong per oltre 10.000 yuan, e poco dopo, è rimasto coinvolto in un incidente in cui la sua auto si è ribaltata, e sebbene avesse riportato solo ferite lievi, i costi di riparazione dell’auto hanno superato i 10.000 yuan.
Un praticante del Falun Gong gli ha ricordato che quell’incidente era un avvertimento di punizione karmica da parte del divino, sia la multa che i costi di riparazione ammontavano a oltre 10.000 yuan, e se non avesse cambiato atteggiamento, la prossima volta avrebbe potuto perdere la vita! Il capitano della Brigata di Sicurezza Interna ha capito immediatamente, ha ringraziato il praticante, e promesso che non avrebbe ripetuto più quelle azioni.
Un altro ufficiale, che era il capo di una stazione di polizia, aveva partecipato attivamente alla persecuzione e aveva arrestato molti praticanti del Falun Gong. I praticanti, sinceramente gli hanno chiarito la verità riguardo il Falun Gong, e consigliato di smettere di essere coinvolto nella persecuzione, ma lui si è rifiutato di ascoltarli.
In seguito quell’agente si è ammalato, con la diagnosi di un cancro, con scarse possibilità di guarigione. In preda alla disperazione, si è ricordato improvvisamente di ciò che avevano detto i praticanti del Falun Gong: credere in Verità-Compassione-Tolleranza poteva salvare la vita, e dopo aver letto alcuni opuscoli della Dafa confiscati nel suo ufficio, nel suo cuore si è acceso un barlume di speranza.
L’agente aveva trovato una copia dello Zhuan Falun, e aveva deciso di leggerla, poi ha imparato gli esercizi da un praticante, iniziando a praticare il Falun Gong. Da quel momento in poi, ha aiutato i praticanti del Falun Gong in vari modi, il suo cancro è scomparso e anche il suo lavoro è andato bene.
Dai tempi antichi alla società moderna di oggi, che si tratti di un influencer ventiquattrenne o di funzionari coinvolti nella persecuzione del Falun Gong, emerge un tema comune: seguire la propria coscienza porta benedizioni, mentre allontanarsene può portare sfortuna.
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