(Minghui.org) Siamo all'inizio dell'autunno dell'anno scorso in un sobborgo di Shenyang, capitale della provincia del Liaoning, nel nord-est della Cina. Nell'aria mattutina fresca e pungente, alcuni piccoli gruppi si sono riuniti e stanno aspettando fuori dalla prigione femminile.

Quando il pesante cancello di metallo si apre, appare la fragile figura di una donna che, sostenendo un braccio fasciato con l'altra mano, si ferma a guardare i gruppetti di persone prima di incrociare lo sguardo con quello di un uomo della sua età: suo marito.

Quella donna è la cinquantaseienne Liu Ronghua, ex professoressa associata di Dalian, altra città del Liaoning. Era in carcere dal 2009 dove è stata torturata senza sosta per la sua fede in Verità-Compassione-Tolleranza, i principi fondamentali di una pratica spirituale di Scuola Buddista chiamata Falun Dafa.

Dieci anni trascorsi nelle carceri del regime comunista cinese l'hanno lasciata con più grigio nei capelli e rughe profonde sul viso, ma una maggiore consapevolezza nello sguardo.

Liu Ronghua nel 1998 all'età di trent'anni

Liu era una professoressa associata alla Dalian Ocean University, prima di essere stata presa di mira per la sua fede quando il Partito comunista cinese ha ordinato la persecuzione della Falun Dafa nel 1999. Dal 2001 al 2002, la donna è stata sottoposta a lavori forzati nel famigerato campo di Masanjia, ma non si è mai arresa. È stata licenziata dal suo lavoro di insegnante ed il suo ex marito, cedendo alle pressioni delle autorità, ha divorziato da lei.

Nel 2009 l'ex professoressa è stata nuovamente arrestata per la sua fede ed è stata condannata a due anni di lavori forzati. Nel settembre 2011, quando la sua famiglia trepidante contava i giorni che mancavano al suo rilascio, è rimasta scioccata nello scoprire che Liu era stata portata via da Masanjia pochi giorni prima e stava affrontando un nuovo processo. Nonostante le proteste dei suoi familiari, la petizione e gli sforzi per ingaggiare avvocati difensori, la donna è stata ugualmente condannata a dieci anni di reclusione, con la stessa accusa e senza alcuna base legale.

La sua fede ininterrotta, la sua formazione superiore e la sua influenza nei confronti degli altri praticanti, l'hanno messa in risalto tra le autorità, che la consideravano il "biscotto duro", sottoponendola così ad un lavaggio del cervello più intenso ed a torture più vigorose nelle prigioni femminili di Masanjia e Liaoning.

Dopo un incubo durato dieci anni, il 22 settembre dell'anno scorso Liu si è riunita alla sua famiglia.

Iniziare a praticare la Falun Dafa

Nel 1992, ha conseguito un Master in teoria e pratica dell'educazione presso il Dipartimento di matematica dell'Università Normale del Liaoning, la più alta laurea ottenibile in Cina in quel periodo. In seguito è divenuta una professoressa associata presso la Dalian Ocean University (ex Dalian Fisheries College). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed i suoi lavori sono stati pubblicati su “China Encyclopedia”, un prestigioso periodico in campo educativo.

Sua madre, che aveva ritrovato la salute dopo aver intrapreso il percorso di coltivazione, ha introdotto la figlia alla Falun Dafa nel 1996. Liu è stata toccata dai profondi insegnamenti dello Zhuan Falun, il libro principale della pratica, ed ha iniziato a coltivare se stessa attraverso questi principi.

Nell'estate del 1998, quando ha fatto gli esercizi per la prima volta, ha sentito la rotazione del Falun (la ruota della legge) tra le braccia e le sopracciglia. Dopo aver praticato per un po', l'emicrania di cui aveva sofferto fin dall'adolescenza è sparita, assieme ad altri problemi di salute come la pressione bassa e le vertigini. Il suo corpo si stava purificando e sentiva la luce. Si è mantenuta al livello di Verità-Compassione-Tolleranza in tutto ciò che faceva ed è diventata una persona più piacevole, il che ha giovato tantissimo alle sue relazioni familiari.

La donna ha anche insegnato al suo giovane figlio a vivere secondo gli stessi principi di Verità-Compassione-Tolleranza. Un giorno l'allora studente è tornato a casa confessando alla madre che un suo compagno di classe lo aveva colpito. Liu allora gli ha chiesto: «Ti ha fatto male? Anche tu l'hai colpito?» Suo figlio ha risposto: «Non reagisco quando mi colpiscono e non rispondo se qualcuno mi offende. Solo quando do valore alle mie azioni, posso aumentare la mia energia».

Come professoressa, era una grande lavoratrice ed una grande risorsa per l'università. Il suo preside una volta ha sottolineato: «Le sue lezioni sono le più gettonate della nostra scuola».

Tuttavia, per centinaia di migliaia di seguaci della Falun Dafa in Cina, le cose sono cambiate da un giorno all'altro, quando il regime comunista ha lanciato la persecuzione nel luglio 1999.

Inviata al campo di lavoro forzato per aver detto la verità

Il 25 aprile 2001, mentre era nel bel mezzo di una conferenza, Liu è stata costretta a fermarsi per incontrare l'ufficiale Lin Hai ed altri funzionari della stazione di polizia del quartiere di Heishijiao a Dalian. Quando le hanno chiesto cosa ne pensava dell'incidente di auto-immolazione di Tienanmen (uno dei principali pezzi di propaganda che il regime comunista ha inventato per demonizzare la Falun Dafa), la donna ha risposto: «Un vero coltivatore che segue i requisiti della Falun Dafa non si auto-immolerà mai».

Tuttavia, la verità non era ciò che la polizia stava cercando e la professoressa è stata subito arrestata. Sebbene si fosse rifiutata di firmare i documenti per la detenzione, l'amministrazione dell'università li ha completati con il timbro ufficiale della scuola, costringendo di fatto Liu alla pena detentiva. Suo marito si trovava in viaggio d'affari e il loro figlio di cinque anni non aveva nessuno che si prendesse cura di lui.

La donna è stata trattenuta al centro di detenzione di Yaojia per due mesi prima di essere sottoposta ad un anno di lavori forzati. Nel giugno 2001 è stata inviata al famigerato campo di lavoro forzato di Masanjia. Lungo il tragitto, ha assistito alla cattura di un'altra praticante mentre cercava di fuggire. Lin Hai ed altri agenti l'hanno gettata a terra e l'hanno colpita alla testa con dei calci.

Tentativi di “trasformazione” falliti

Appena arrivata, Liu è stata inserita direttamente nella lista del direttore del campo Su Jin, come uno dei principali obiettivi della trasformazione. Prima l'hanno privata di tutti i soldi che aveva con sé. In seguito, ad alcuni ex praticanti che si sono "trasformati" con successo, cioè hanno rinunciato alla Falun Dafa, è stato assegnato il compito di monitorare la donna ventiquattrore su ventiquattro. Dal momento in cui si alzava alle 5:00 del mattino fino alla mezzanotte, è stata costretta a sedersi su un piccolo sgabello ed ascoltare i suoi ex "compagni di pratica" ripetere le menzogne del regime comunista che calunniano la Falun Dafa.

Dopo alcune settimane di intenso lavaggio del cervello e constatando che la donna era rimasta inflessibile, il direttore ha invitato un esperto nella trasformazione dei praticanti della Falun Dafa, proveniente da un'altra provincia, a unirsi allo sforzo, ma anch'esso ha fallito. Le autorità del campo hanno poi collaborato con Niu Hong del Ministero dell'Industria Aerospaziale per cercare di convertire la donna.

Quando nulla ha funzionato per far cambiare idea a Liu, le autorità del campo l'hanno messa in una cella di isolamento, uno dei tanti metodi di lavaggio del cervello e di tortura usati a Masanjia per far rinunciare i praticanti al loro credo.

(Continua.)

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