(Minghui.org) Nella cultura cinese degli ultimi 5.000 anni, il tema principale è stato senza dubbio la connessione con il divino ed è rimasto ben conservato.Guida la vita quotidiana delle persone, il punto di vista del mondo e il passaggio da una dinastia all'altra.

Questa serie di racconti si concentra su come questo tema principale si sia manifestato in epoche remote.Includono: la dinastia Xia (2070-1600 a.C. circa), la dinastia Shang (1600-1046 a.C. circa) e la dinastia Zhou (1046-256 a.C.).Anche se i documenti storici e le scoperte archeologiche su queste epoche sono molto scarsi, ci forniscono un'idea su come si originarono le basi della gloriosa civiltà cinese.

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Tra i numerosi libri di storia che parlano di epoche remote, la raccolta Shi Ji (I Grandi Archivi Storici) era ben nota per la sua completezza e dettagli.Questi libri scritti da Sima Qian durante la dinastia Han, descrivevano l'epoca di Huangdi (imperatore giallo, che regnò intorno al 2600 a.C.), fino all'imperatore Wudi della dinastia Han (101 a.C.).Si diceva che per scriverli Sima avesse impiegato 18 anni e, nonostante avesse affrontato una serie di ostacoli, avrebbe finito di scriverli all'età di 60 anni.Scrisse: “L'obiettivo è studiare la relazione tra il cielo e l'umanità, così come la storia e i giorni nostri, in modo che la storia possa essere spiegata e corretta”.

Tale comprensione fu ben accolta da altri studiosi dell'epoca, così come dalle generazioni successive.Dong Zhongshu studioso dell'imperatore Wudi, sottolineò la connessione tra il cielo e gli esseri umani.Shao Yong, filosofo e storico durante la dinastia Song, una volta scrisse: “Se lo si studia, non può essere chiamato studio”.

Esistenza del potere divino

Anche prima della dinastia Xia (la prima dinastia della storia Cinese), le divinità esistevano già nella cultura cinese durante l'era dei Tre Sovrani e dei Cinque Imperatori.I Tre Sovrani includevano Suiren (inventore del fuoco), Fuxi (inventore della caccia e della pesca) e Shennong (inventore dell'agricoltura).Insieme a Huangdi, uno dei Cinque Imperatori che regnarono in seguito, si credeva che questi antenati avessero capacità divine o che potessero comunicare con gli esseri divini.

Dalla dinastia Xia alla dinastia Zhou, le persone in generale credevano nelle divinità.Tuttavia, il termine esatto variava di volta in volta, cambiando da Di (Maestà) nella dinastia Shang, a Tian (divinità) nella dinastia Zhou.Si credeva che gli esseri divini avessero il massimo potere necessario per controllare la società e tutto ciò che influenzava l’esistenza, che andava dai fenomeni naturali (vento, pioggia, tuoni, fulmini e raccolti) alla ricchezza dell'individuo, fino al cambiamento delle Dinastie.

Durante la Dinastia Shang, imperatori e nobili non solo ottennero il potere della veggenza, ma scrissero anche le loro previsioni su delle ossa.Le scritte su queste ossa oracolo, erano scritte con la prima forma di caratteri Cinesi e fornivano uno strumento inestimabile per studiare la cultura dell'epoca.Attraverso la loro lettura abbiamo appreso che le persone nel periodo Shang credevano sia negli esseri divini (come quelli responsabili del vento, della pioggia e del tuono), sia nelle divinità legate alla terra (come le montagne e i fiumi).

Ad esempio, durante i periodi di Zu Geng e Zu Jia (rispettivamente ventiquattresimo e venticinquesimo imperatore della dinastia Shang), in un documento era citato: “Come auspicio, Vostra Maestà ordini questo marzo più pioggia”. Alcuni altri esempi citavano: “Vostra Maestà ci porti disastri” e “secondo un auspicio di ottobre del periodo in cui regnava Zuyi, Vostra Maestà ci porti la benedizione nel prossimo anno”.

Adorare la Divinità

Con la dinastia Zhou, il termine di divinità cambiò da Di (Maestà) a Tian (Divinità) e da allora gli imperatori sono stati anche chiamati Tianzi (figlio della Divinità).

Tiantan (Tempio del Cielo) a Pechino

Coloro che sono stati nel tempio di Tiantan a Pechino, sanno che è un luogo di culto.Costruito dall'imperatore Chengzu nel periodo di Yongle durante la dinastia Ming, in entrambe le dinastie Ming e Qing era un luogo di culto per gli imperatori. Tuttavia, il rituale dell'adorazione del cielo da parte loro, iniziò fin dalla dinastia Zhou.Considerata la più sacra cerimonia di comunicazione con il cielo, si svolgeva nel giorno di Dongzhi (solstizio d'inverno), nel sobborgo meridionale della capitale.La cerimonia esprimeva gratitudine al cielo per le benedizioni; esse riguardavano il tempo, il raccolto e la società.

Oltre alla cerimonia nella capitale, un altro tipo di cerimonia solenne chiamata Feng Shan avveniva nel Monte Tai. Nell'antica Cina, l'area che comprende cinque montagne famose ricevette un riconoscimento speciale e venne chiamata Wuyue.Tra queste montagne, il Monte Tai (situato ad est dell'attuale provincia dello Shandong), era considerato il più importante.La cerimonia del Feng Shan era suddivisa in due parti: l’adorazione nel Monte Tai per esprimere gratitudine al cielo, mentre l’altra cerimonia avveniva presso il vicino Monte Liangfu, per ringraziare la terra.

Il Feng Shan fu probabilmente la cerimonia più sacra della storia e avveniva solo durante i cambiamenti delle dinastie o quando la nazione raggiungeva un lungo periodo di pace dopo le sommosse.Secondo Guan Zhong vissuto durante il periodo Chunqiu (noto anche come periodo delle primavere e degli autunni, ovvero un'era tra la dinastia Zhou e la dinastia Qin), ci furono 12 saggi o imperatori che mantennero il rituale del Feng Shan.Tra di essi c'era la maggioranza dei Tre Sovrani e Cinque Imperatori, così come Yu il Grande (fondatore della dinastia Xia), il Re Tang (fondatore della dinastia Shang) e il Re Cheng (secondo re della dinastia Zhou).

Lo scopo del Feng Shan fu spiegato da Ban Gu, uno storico della dinastia Han.“Una dinastia finiva, un'altra era iniziava, e un lungo periodo di pace era raggiunto. Così sul Monte Tai e sul Monte Liangfu si teneva la cerimonia per mostrare apprezzamento agli Dei. La sovranità veniva conferita dal cielo per governare il popolo. Ogni volta che si celebrava un successo, veniva notificato al cielo il merito da attribuire al divino”.

(Continua)

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