(Minghui.org) Tra tutti i video di propaganda che il regime del Partito Comunista Cinese (PCC) ha prodotto per attaccare il Falun Gong, quello che ritrae l'incidente dell'auto-immolazione inscenata il 23 gennaio 2001 è stato il peggiore.

Focus Report, un programma della China Central Television (CCTV), l'emittente del PCC, è uno dei programmi più visti in Cina. Nel 2001, poche ore dopo l'incidente, il programma sosteneva che cinque “praticanti del Falun Gong” si erano dati fuoco in piazza Tiananmen. Il vivido filmato ha seminato paura e odio verso il Falun Gong nella mente di innumerevoli cinesi ed ha fornito la giustificazione per l'escalation della persecuzione del PCC contro i praticanti innocenti.

Molte prove e analisi hanno rivelato lacune che indicano che questo incidente era una bufala per incastrare il Falun Gong. Ho sempre pensato che questo fosse un video prodotto dalla normale troupe di Focus Report. Solo due anni fa ho appreso da un'intervista radiofonica che il video dell'auto-immolazione era stato realizzato da una squadra speciale del Comitato per gli Affari Politici e Legali (PLAC), un'agenzia extra-giudiziaria con il potere di scavalcare il sistema legale e incaricata di portare avanti la persecuzione dei praticanti del Falun Gong.

Il 23 gennaio 2019, la rete radiofonica Sound of Hope ha intervistato Li Jun, produttore del documentario intitolato “Falso fuoco che ha ingannato il mondo”. Quando l'incidente ha avuto luogo nel 2001, Li, lavorava presso la stazione televisiva di Nanchino nella provincia del Jiangsu. Li, era uno dei produttori di Corner of Our Society, una versione regionale di Focus Report. Li e i suoi colleghi collaboravano anche con la troupe di Focus Report a Pechino.

Durante l'intervista, Li ha detto che nel 1997 e 1998, ha collaborato con Focus Report in sette o otto programmi. Aveva quindi familiarità con suoi i reporter ed i suoi cameraman.

«Come è uscito quel video di auto-immolazione? Chi è il produttore?», ha chiesto una volta in privato a uno dei membri della troupe.

«Quella persona non era uno di noi», ha risposto il suo interlocutore.

«Da dove viene allora?» , continuò Li.

«Fa parte del PLAC, normalmente non lo vediamo, poi ci ha portato quel video [dell'auto-immolazione] per farcelo vedere», ha detto l’interlocutore, «Come è venuto fuori questo video? Lavoriamo tutti sul campo e non è difficile da capire, giusto?».

Il membro della troupe ha detto che il video è stato fatto da una squadra speciale che non faceva parte della troupe regolare di Focus Report.

Essendo lui stesso un professionista della televisione, sia come produttore che come regista, Li ha anche notato che questo video riprendeva un evento inscenato, non un'emergenza inaspettata. «Dopo aver visto il video, io e i miei colleghi ci siamo guardati: sapevamo tutti cosa stava succedendo, anche se nessuno l'ha detto ad alta voce», ha spiegato «È semplice, se qualcuno mi dice che c'è un incidente di auto-immolazione in piazza Tienanmen e mi dà una videocamera, non c'è modo che qualcuno di noi possa produrre un video del genere».

Piazza Tiananmen è grande, 109 acri (o circa 40 campi da calcio). «Un incidente come l'auto-immolazione dura solo uno o due minuti. Dove dovrei andare per catturare l'evento in corso? Inoltre quelle scene, come Wang Jindong seduto a terra che gridava, e la bambina che chiamava sua madre, sono state tutte riprese dalle migliori angolazioni, cosa impossibile se si trattasse di qualcuno che stava cercando di filmare un'emergenza inaspettata come questa», ha spiegato «Ecco perché nel momento in cui abbiamo visto il video, abbiamo capito che si trattava di una messa in scena con professionisti pronti a catturare le migliori riprese».

Li, ha detto che il video era un tipico prodotto da studio. Il regista aveva pianificato tutto, e tutti gli attori facevano le cose richieste al momento giusto e nel posto giusto. «Prendete il filmato di Wang Jindong come esempio, la telecamera si trovava in una posizione ideale», ha continuato «Quindi sapevamo che questo è un video inscenato, con lo scopo di diffamare il Falun Gong».

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