(Minghui.org) Il 1° agosto scorso, all’Open-Air Film Festival di Oreoi, in Grecia, è stato proiettato il documentario Lettera da Masanjia.

Il documentario ha riportato fedelmente la prigionia del praticante del Falun Gong, Sun Yi, nel famigerato campo di lavoro forzato di Masanjia, dove è stato costretto a produrre decorazioni di Halloween a basso costo. Tra le confezioni finite ha nascosto circa 20 lettere che descrivono le atrocità subite a Masanjia. Julie Keith, una madre dell’Oregon, ha trovato una delle sue lettere. La sua scoperta ha innescato una catena di eventi che ha portato alla chiusura dell’intero sistema dei campi di lavoro in Cina.

Il documentario Lettera da Masanjia è stato proiettato all’Open-Air Film Festival di Oreoi, una città settentrionale dell’isola di Eubea, la seconda isola più grande della Grecia

Dopo essere stato rilasciato dal campo di lavoro, Sun Yi ha usato una telecamera per registrare la propria vita sotto stretta sorveglianza e per mostrare come il Partito Comunista Cinese (PCC) abbia continuato a perseguitarlo. Basato su scene disegnate a mano da Sun Yi, il film utilizza immagini di animazione per ricreare come veniva costretto ai lavori forzati, come veniva torturato e come scriveva e nascondeva le sue lettere di aiuto mentre era nel campo di lavoro. La persecuzione del Falun Gong, tuttavia, non si è fermata e Sun Yi è dovuto fuggire dalla Cina.

Lettera da Masanjia è stato proiettato il primo giorno dellOpen-Air Film Festival, che si è svolto dall1 al 7 agosto organizzato dall’Oreoi Cultural & Outdoor Association.

Lettera da Masanjia, pubblicata sul sito ufficiale del film

Un praticante del Falun Gong risponde alle domande del pubblico

Dopo la proiezione, Alia, praticante del Falun Gong, ha spiegato al pubblico cos’è il Falun Gong e come il PCC perseguita questa pratica in Cina e poi ha risposto alle domande del pubblico.

Un uomo ha chiesto: “Quando i prigionieri [praticanti del Falun Gong detenuti] vengono torturati, cosa devono fare prima di essere rilasciati?”.

“Sono costretti a dire che il Falun Gong non è buono e che rinunceranno a praticarlo”, ha detto Alia. “In realtà, i praticanti del Falun Gong traggono benefici fisici e mentali dalla pratica del Falun Gong, e ne beneficiano le loro famiglie, il loro lavoro e la società. Per questo motivo, molti praticanti preferiscono essere torturati piuttosto che dire qualcosa che va contro la loro coscienza”.

Una donna ha chiesto cosa potrebbero fare i cinesi, nell’era digitale, per porre fine al regime totalitario del PCC e avere più libertà.

Alia ha risposto che i praticanti del Falun Gong non usano mai la violenza e tutte le attività sono pacifiche. I praticanti cinesi sono come Sun Yi: rischiano la vita per stampare opuscoli e altro materiale da distribuire e raccontare alla gente chi è il meraviglioso Falun Gong e i fatti sulla persecuzione del PCC. Allo stesso tempo, quelli al di fuori della Cina usano mezzi pacifici, come mostre d’arte, film, televisione e spettacoli dal vivo, per diffondere i fatti e annullare i danni causati dalla propaganda del PCC.

“Il blocco delle informazioni in Cina è severo, quindi quello che avete fatto non è facile. Che tu sia benedetto!”, ha commentato uno spettatore.

Alia ha detto che tutti i media in Cina sono controllati dal PCC e la gente non può usare liberamente FaceBook, Twitter, YouTube, Google, ecc. È molto difficile ottenere informazioni veritiere. Se qualcuno pubblica su Internet qualcosa che non piace al PCC, viene cancellato in pochi secondi.

Un uomo ha chiesto: “Perché il popolo non si oppone?”.

Alia ha citato l’incidente sull’auto-immolazione di Piazza Tiananmen come esempio per spiegare i metodi brutali del PCC con cui viene fatto il lavaggio del cervello e la repressione del popolo. La gente comune o non osa resistere o subisce il lavaggio del cervello per credere alla propaganda del PCC.

Alia ha anche detto al pubblico che alcune persone in Cina resistono. Negli ultimi 24 anni, i praticanti del Falun Gong in Cina hanno continuato ad appellarsi pacificamente, senza mai fermarsi, proprio come nelle scene di Lettera da Masanjia. Inoltre, ci sono molte altre etnie e gruppi perseguitati in Cina che stanno protestando in modi diversi.