(Minghui.org) Il Tribunale intermedio di Shenyang, nella provincia del Liaoning, ha confermato in appello il verdetto di primo grado contro una donna 67enne. Quello stesso giorno le sue due figlie hanno sporto denuncia contro i due giudici d'appello.
He Mingying risiede nella contea di Faku (nel comune di Shenyang) ed era stata arrestata a novembre dello scorso anno per la sua fede nel Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal Partito Comunista Cinese dal luglio 1999. Il 6 giugno di quest'anno è stata condannata a un anno con una multa di 2.000 yuan (circa 260 euro) dal Tribunale distrettuale di Hunnan a Shenyang. Il 14 giugno ha presentato ricorso, che però il 10 ottobre è stato respinto.
Otto DVD presentati come "prove d'accusa" attestano gli illeciti della polizia
Le due figlie di He sono state le sue difenditrici non-avvocati nel processo d'appello e sono rimaste scioccate nello scoprire che gli otto DVD menzionati durante il processo di primo grado erano spariti dal fascicolo d'appello. Il giudice però, nella sentenza di condanna, ha citato i DVD che contenevano le prove fornite dalla polizia contro He. Le figlie e l'avvocato tuttavia non sono stati autorizzati a visionarli prima del processo e nel corso dell'udienza non ne è stato altresì mostrato alcun contenuto.
Le sorelle hanno chiesto delucidazioni a Wen Xiaoxia, la giudice presidente della corte d'appello, che però ha detto che il fascicolo inviato al tribunale intermedio non conteneva nessun DVD. Il 31 luglio di quest'anno hanno presentato una richiesta scritta, invitando Wen a visionare il video del processo (come prova che in aula non era stato mostrato nessun filmato sui DVD) e ordinando che il giudice e la polizia presentassero i DVD. Lo stesso giorno hanno anche chiesto formalmente un'udienza d'appello pubblica e dell'altra documentazione. L'8 agosto hanno di nuovo richiesto un'udienza pubblica tramite EMS.
Attraverso il sistema di tracciamento postale le sorelle hanno constatato che tutti i documenti erano stati ricevuti e firmati dal tribunale intermedio. Wen ha solo risposto riguardo ai DVD scomparsi, comunicando loro il 10 agosto che erano stati ritrovati. Ha detto che potevano portare i loro computer portatili per visionarne il contenuto al tribunale intermedio, ma non erano autorizzate a farne delle copie. Di solito per prove costituite da materiale elettronico come i DVD il tribunale fornisce l'attrezzatura necessaria, quindi le sorelle hanno sospettato che Wen stesse cercando di rendere loro difficile visionare i DVD.
Poi hanno trovato un computer portatile, hanno guardato i DVD e hanno visto che contenevano prove audio, video e in forma scritta contro la madre. Però questo materiale era allo stesso tempo una prova schiacciante che la polizia aveva violato le procedure legali quando aveva arrestato e incastrato He.
Nei filmati si vedeva che la polizia aveva arrestato He e perquisito il suo appartamento, senza mostrare nessun tesserino identificativo e nemmeno un mandato di perquisizione, e che l'aveva interrogata sotto tortura per estorcerle le confessioni. La Procura distrettuale dell'Hunnan inizialmente ha deciso di non spiccare alcun mandato d'arresto ma, invece di archiviare il caso, la polizia ha estorto prove contro He a un suo familiare usando l'inganno. Questa "testimonianza" non doveva essere ammessa come prova, ma la polizia l'ha usata per persuadere la procura a mettere sotto accusa He.
Richiesta di ricusazione e di udienza pubblica entrambe respinte
In risposta alla richiesta di avere un'udienza pubblica, la giudice Wen ha detto che i processi di appello in genere non si tengono in quella forma e che per renderla pubblica bisogna ottenere un'approvazione speciale. Per legge comunque le richieste di udienze aperte dovrebbero essere accolte.
Wen ha anche ripetutamente chiesto alle sorelle di consegnare le loro arringhe difensive, così che potesse pronunciare il verdetto senza tenere un'udienza e, quando hanno rifiutato, le ha accusate di ricattarla al fine di avere un’udienza pubblica. Ha minacciato di usare le loro arringhe difensive incluse nel processo come base per il verdetto, se non avessero consegnato la loro difesa entro il 10 ottobre.
Poiché Wen aveva violato le procedure legali, le sorelle il 28 agosto hanno presentato un'istanza per estrometterla dal processo d'appello e il giorno seguente l'hanno spedita al suo supervisore Ren Yanzhong, presidente del tribunale intermedio. La richiesta è stata ricevuta e firmata il 30 agosto ma, al momento della stesura del presente articolo, Ren non aveva ancora risposto.
Il 2 settembre le sorelle hanno ricevuto una telefonata in cui si chiedeva loro di recarsi al tribunale intermedio il giorno seguente alle 10:00 per discutere le procedure d'appello di persona. Loro hanno ribattuto che avevano già spedito una richiesta per ricusare Wen. L'interlocutore ha insistito che andassero lì per parlarne di persona. Le sorelle hanno preteso una risposta scritta alla loro richiesta di ricusazione e l'interlocutore ha ceduto e ha detto che il tribunale avrebbe mandato loro i documenti pertinenti. Le sorelle gli hanno dato un indirizzo e-mail come aveva richiesto, ma finora non hanno ricevuto niente dal tribunale. Hanno di nuovo spedito la richiesta di ricusazione a Ren l'11 settembre e hanno ricevuto la ricevuta di ritorno il giorno dopo. Ren le ha di nuovo ignorate.
L'appello della madre viene respinto
L'8 ottobre le sorelle hanno chiamato il giudice Wen, ma non ha risposto nessuno. Poi hanno chiamato il suo assistente, il giudice Xu Mingxiuan che le ha richiamate 20 minuti dopo, dicendo che Wen gli aveva chiesto di passare loro tre messaggi. Primo: la loro richiesta di ricusazione era stata respinta, secondo: l'udienza non sarebbe stata aperta e terzo: dovevano presentare le loro arringhe difensive per iscritto entro il 10 ottobre.
Le sorelle hanno rifiutato di mandare la loro arringa scritta e hanno insistito per avere un'udienza aperta con un altro giudice. Wen ha condannato la madre il 10 ottobre e le sorelle hanno presentato denuncia penale contro di lei e contro il suo supervisore Ren nello stesso giorno.
Hanno poi ricevuto una copia ufficiale del verdetto d'appello il 13 ottobre e hanno notato che portava le firme dei giudici Wen, Kong Xianglai e Yu Xiaowei, degli assistenti dei giudici Jin Lina e del cancelliere Fu Di.
Le sorelle hanno giurato di continuare a lottare per ottenere giustizia.
Le sorelle interrogate e minacciate
Dopo l'ingiusta condanna di He il 6 giugno, a luglio le figlie hanno sporto denuncia contro gli agenti, i PM, e i giudici coinvolti nell'arresto, nell'atto d'accusa e nella condanna.
Purtroppo però hanno ricevuto minacce e intimidazioni. La polizia che ha arrestato He ha controllato con le sue controparti dei luoghi di residenza delle sorelle per veder se praticavano anche loro il Falun Gong. Il 21 e il 22 agosto la Procura distrettuale dell’Hunnan ha anche chiamato due volte la sorella maggiore Gua Yinghua e le ha ordinato di andare da loro a spiegare la denuncia contro di loro. Lei non poteva assentarsi dal lavoro e non ci è andata. Allora la polizia è andata a casa sua.
Guan era al lavoro intorno alle 9:00 del mattino del 23 agosto, quando all'improvviso si è presentato un uomo alto di circa 30 anni. Ha detto al suo supervisore che aveva bisogno che lei andasse con lui alla Stazione di polizia locale di Daoyi. Quando lei si è rifiutata di obbedire, l'ha minacciata e ha detto: "Sono venuto qui in borghese per mostrarti il mio rispetto. Se venissi in uniforme per arrestarti, non ti metterei in imbarazzo?". Dopo alcuni minuti di stallo, Guan ha ceduto ed è andata con lui alla stazione di polizia.
L'agente durante le due ore di interrogatorio le ha fatto molte domande e si è arrabbiato quando lei ha rifiutato di rispondere ad alcune di esse, ma Guan ha comunque raccontato nei dettagli di come lei e la sorella si fossero battute per la madre.
Ha detto che avevano sentito un avvocato e sporto denuncia contro la polizia, i PM e i giudici, poi avevano comprato buste e francobolli e le avevano spedite dall'ufficio postale. Si era rifiutata di rivelare la fonte del materiale supplementare tra cui la denuncia riguardante come i praticanti del Falun Gong in altre parti del Paese erano stati rilasciati, invece di avere dei mandati di arresto.
L'agente aveva anche chiesto a chi altri fosse stata spedita la denuncia oltre che alla polizia. Guan ha detto che la denuncia chiaramente era stata spedita a tutti quelli che figuravano nel documento.
L'altra domanda era quante volte la denuncia era stata spedita a Gu Junying, segretario del Comitato affari politici e legali di Shenyang, un organo extra giudiziario che ha come compito quello di supervisionare la persecuzione del Falun Gong. Guan ha detto che lei non lo ricordava, ma che la polizia poteva contare le lettere di denuncia da sola.
Poiché Guan e la sorella hanno anche raccolto firme dai residenti locali mentre cercavano di far rilasciare la madre, l'agente ha chiesto se tutti i firmatari praticavano il Falun Gong. Lei ha detto di no e lui ha chiesto se tutti si erano incontrati nello stesso posto per firmare le petizioni e lei ha di nuovo detto di no.
Ha aggiunto che aveva scritto a mano la denuncia perché al momento non aveva né computer né stampante a casa ed era andata in una copisteria per farlo scrivere su computer e stamparlo.
L'agente ha detto che la denuncia aveva molti contenuti illegali e che la poteva metterla in prigione se anche lei praticava il Falun Gong. Lei ha detto che nessuna legge criminalizza il Falun Gong o lo etichetta come culto e lui l'ha avvertita di non gridare "La Falun Dafa è buona!" quando andava via dalla stazione di polizia.
Alcune ore dopo lo stesso agente ha interrogato la sorella minore di Guan, Guan Yunhua e le ha fatto le stesse domande.
Lei gli ha chiesto di identificarsi e lui ha detto che era del Dipartimento di polizia di Shenyang (ma alla sorella maggiore aveva detto che era della Commissione affari politici e legali) e le ha mostrato velocemente la carta di identità mentre copriva con le mani le parole.
Invece di rispondere all'agente la sorella minore chiedeva sempre se le domande avessero qualcosa a che fare con il caso della madre e, come la sorella, anche lei ha rifiutato di firmare i verbali dell'interrogatorio.
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