(Minghui.org) Il 13 novembre dello scorso anno la signora Tian Xiaoping, di 64 anni, residente ad Harbin nella provincia dell’Heilongjiang, ha finito di scontare una pena detentiva di 14 anni. Era stata incarcerata per la sua fede nel Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal Partito Comunista Cinese fin da luglio 1999.
La signora Tian è stata arrestata il 13 novembre 2011 e trattenuta nel secondo Centro di detenzione della città di Harbin. Dopo la condanna a 14 anni di reclusione, emessa il 31 maggio 2012, il 1° agosto dello stesso anno è stata trasferita nel Carcere femminile della provincia dell’Heilongjiang. Il sito web Minghui aveva già riportato in precedenza i dettagli del suo arresto, del procedimento penale e degli abusi subiti in custodia. Il presente articolo introduce ulteriori informazioni, recentemente disponibili, sulla persecuzione da lei subita all’interno dell’istituto penitenziario.
Non molto tempo dopo il suo ingresso in carcere è stata costretta, contro la propria volontà, a scrivere una dichiarazione di rinuncia alla sua fede. In seguito ha provato un profondo senso di vergogna, poiché, solo dopo aver iniziato a praticare il Falun Gong, era guarita da una grave spondilosi cervicale (usura dei dischi spinali del collo) e da emicranie.
Oltre al tormento mentale, Xiaoping ha dovuto affrontare ulteriori maltrattamenti. Non è stata più in grado di provvedere a sé stessa. Aveva le vertigini tutto il giorno, vomitava spesso ed era costantemente in uno stato ansioso. Presentava spasmi muscolari e un’estrema spossatezza che l’ha indotta a usare una sedia a rotelle.
Le guardie penitenziarie l’hanno portata in un ospedale esterno, dove un neurologo le ha diagnosticato ansia e depressione. Nei due anni successivi, le sue condizioni di salute hanno continuato a peggiorare ed è stata sottoposta ad altri quattro accertamenti in strutture ospedaliere esterne. Le sono stati diagnosticati ipertensione, tachicardia e aritmia, gastrite da reflusso, esofagite da reflusso, ulcera duodenale discendente, multipli infarti lacunari, diabete di tipo 2 e chetoacidosi diabetica.
Inoltre la signora Tian è stata ricoverata dopo una caduta, in seguito alla quale non è riuscita ad alimentarsi per cinque giorni. L’ospedale del carcere non ha nemmeno osato somministrarle una flebo, perché la sua tachicardia era abnorme. Il suo colorito era diventato grigio. Solo allora le guardie hanno chiamato un’ambulanza; il monitor a bordo mostrava che la sua frequenza cardiaca era compresa tra 280-290 battiti al minuto (a fronte di un intervallo normale di 60-100). L’autista dell’ambulanza non ha osato guidare troppo velocemente, temendo che potesse avere un arresto cardiaco.
L’ospedale esterno ha somministrato a Xiaoping per sette giorni infusioni di insulina. Dopo una settimana di ricovero le sue condizioni si sono stabilizzate ed è stata riportata in carcere. Continuava tuttavia a vomitare ogni giorno e non era in grado di provvedere a sé stessa.
Ripensando al miglioramento ottenuto nel 1996, quando la pratica del Falun Gong le aveva permesso di guarire dal grave problema cervicale, la signora Tian ha deciso di ricominciare a fare gli esercizi. In un primo momento le guardie non l’hanno fermata. A poco a poco è riuscita ad alzarsi dal letto e a stare in posizione eretta da sola. Col miglioramento delle sue condizioni, la detenuta capocella Li Xiaowen le ha impedito di continuare a praticare gli esercizi in cella. Quando Xiaoping li ha praticati nel corridoio, la capocella l’ha denunciata alla guardia Wu Zhiyan.
Wu ha acconsentito, dichiarando di non opporsi alla pratica degli esercizi, purché non venissero eseguiti nel corridoio. La signora Tian ha ripreso a praticare in cella, ma le sue compagne di detenzione l’hanno denunciata alle caposquadra Wu Hong, Jiang Ting e Yu Huidan.
Le tre caposquadra si sono intrattenute a parlare con Xiaoping e lei ha ribadito la propria determinazione a continuare la pratica del Falun Gong. Le hanno quindi chiesto di mettere per iscritto tale intenzione. Nell’agosto 2014 ha quindi redatto una dichiarazione solenne con cui annullava la precedente dichiarazione di rinuncia forzata nel 2012; ne ha preparato due copie e ha firmato apponendo le impronte digitali.
Nell’aprile 2015 la signora Tian è stata trasferita dalla sezione per anziani e infermi a una sezione ordinaria. Nei successivi 10 anni e più, ha mantenuto salda la sua fede e non ha più indossato uniformi o distintivi, non si è sottoposta ai controlli medici obbligatori, né ha più firmato alcun documento.
Intorno al 2016 il carcere ha istituito un database informatico e ha ordinato a tutte le detenute di farsi fotografare per caricare i dati nel sistema. Xiaoping si è rifiutata di obbedire, è rimasta a letto e si è coperta con il lenzuolo: la guardia ha quindi fatto la foto al lenzuolo. Di conseguenza, nella banca dati del penitenziario non risultava alcuna sua fotografia. Erano presenti soltanto alcuni dati personali su di lei, trasferiti dal centro di detenzione.
Sebbene le guardie consentissero alla signora Tian di praticare gli esercizi del Falun Gong, negli ultimi 10 anni di detenzione l’hanno sottoposta a un regime di sorveglianza rigoroso. Normalmente una telefonata con i familiari durava 10 minuti, ma a lei ne venivano concessi soltanto cinque per parlare con i propri cari. Inoltre le sono state negate le visite dei familiari, negli ultimi tre mesi di pena gliene hanno consentito solo una. Poteva spendere solo 100 yuan (circa 12 euro) al mese per i beni di prima necessità, mentre le altre detenute avevano un limite di spesa di 300 yuan (circa 37 euro).
Xiaoping era gravemente malnutrita a causa dell’insufficiente apporto di cibo, sia in quantità sia in qualità. Presentava carenze vitaminiche e di calcio, e le gengive le sanguinavano frequentemente. Ha anche perso alcuni denti.
Il carcere, inoltre, non ha mai spedito il ricorso che la signora Tian aveva scritto per chiedere la revisione della sua ingiusta condanna.
La pena di Xiaoping è terminata il 13 novembre dello scorso anno. Una detenuta le ha chiesto di firmare il certificato di scarcerazione. Quando lei si è rifiutata, la detenuta l’ha riferito alla guardia di turno, la quale ha minacciato di trattenerla ulteriormente, se avesse osato disobbedire all’ordine. Lei non si è lasciata intimidire e la guardia è stata costretta a rilasciarla.
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