(Minghui.org) Nel mese di dicembre 2000 lavoravo per un'azienda di autotrasporti a Guangzhou. Il proprietario mi aveva comprato un camion nuovo e spesso mi assegnava i percorsi di consegna più redditizi: sapeva che praticavo il Falun Dafa e vedeva in me una persona laboriosa, onesta e affidabile. Alcuni colleghi erano gelosi e un ex amico è arrivato persino a denunciarmi alla polizia per la mia fede, con l’intento di liberarsi di me.

La mattina seguente, il personale di sicurezza del villaggio si è presentato in azienda. Sono stato ingannato, recandomi insieme a loro all’ufficio di sicurezza, dove sono stato trattenuto illegalmente, con la scusante che dovevano ispezionare la stanza che avevo affittato. Arrivati sul posto, non hanno detto nulla e mi hanno riportato all’ufficio di sicurezza. Gli agenti della stazione di polizia e dell’Ufficio 610 locale hanno perquisito illegalmente la mia stanza, trovando materiale informativo della Dafa. Sono stato fotografato contro la mia volontà e sono stato portato in una stazione di polizia, per essere interrogato e trattenuto. Mi hanno fatto sedere sul pavimento.

Quando il capo dell’Ufficio 610 mi ha interrogato, gli ho chiesto: “Perché non mi lasciate parlare?”. Lui non ha detto nulla e se n’è andato. Un agente mi ha chiesto se volevo assumere un avvocato. Ho risposto: “No”, pensando: “Solo il Maestro può aiutarmi”.

La sera dopo, sono stato trasferito in un centro di detenzione; è stato poco prima delle festività del Capodanno cinese. Nella mia cella erano rinchiusi più di 10 detenuti, tra cui alcuni assassini condannati, che erano stati ammanettati. Il capocella mi ha chiesto perché mi trovassi lì. Ho risposto: “Pratico la Falun Dafa. Dobbiamo avere un legame predestinato”. Quando hanno sentito questo, i detenuti sono scoppiati a ridere, ma il capocella ha capito cosa intendevo e li ha fermati.

Ho detto loro: “Jiang Zemin, l’ex leader del Partito Comunista Cinese (PCC), ha lanciato la brutale persecuzione, e il Partito ha fabbricato menzogne e calunnie contro la Falun Dafa. Noi seguiamo semplicemente i principi di Verità, Compassione e Tolleranza, per diventare brave persone. Sono gli agenti del PCC quelli che hanno violato la legge, arrestandomi e portandomi qui”. Ho anche spiegato il principio secondo cui il bene viene ricompensato e il male punito.

Un detenuto ha detto che sembravo una brava persona e mi ha chiesto perché mi avessero arrestato. Ho risposto: “Mi hanno arrestato per perseguitarmi. Le persone pagano in due modi per le loro cattive azioni: alcune in questa vita, altre nella prossima. Non avete mai sentito gli anziani parlare delle persone che soffrono e si ammalano, perché hanno compiuto cattive azioni nelle loro vite precedenti?”. Dopo la mia spiegazione, i detenuti mi rispettavano, e non mi hanno più insultato, né maltrattato.

Recitavo “Sulla Dafa” a memoria e di notte facevo gli esercizi, dopo che gli altri si erano addormentati. Alla vigilia del Capodanno cinese, ogni detenuto della nostra cella ha ricevuto un uovo sodo. Tenendo l'uovo tra i palmi delle mani, nella posizione del loto, ho pensato in silenzio: “Offro questo uovo al venerato Maestro e auguro al Maestro un felice anno nuovo”.

La mattina seguente, tutti i principali organi di stampa hanno diffuso con insistenza informazioni sull’incidente dell’autoimmolazione di Piazza Tienanmen, una montatura orchestrata dal regime di Jiang Zemin, per incitare all’odio contro la Falun Dafa. Ho detto ai detenuti: “Una volta ho prestato servizio nell’esercito e ho fatto la guardia in una stazione ferroviaria. Sarebbe impossibile per dei passeggeri appiccare incendi in stazione, figuriamoci riuscire a darsi fuoco in Piazza Tienanmen. Com’è potuta succedere una cosa del genere? Inoltre, ai praticanti non è permesso uccidere o suicidarsi”.

Il centro di detenzione costringeva i detenuti a svolgere lavori forzati: dovevamo fabbricare insegne al neon. A ognuno di noi venivano dati fasci di filo metallico e non ci era permesso dormire se il lavoro non era completato. Se non si stava attenti, il filo metallico tagliente poteva facilmente ferirci le mani. All’inizio, i miei avambracci erano molto indolenziti a causa di questo lavoro. Dopo che gli altri di notte andavano a dormire, facevo un esercizio della Falun Dafa e le braccia non mi facevano più male.

La prima volta che sono stato interrogato dal personale dell’Ufficio 610, mi è stato chiesto: “Hai visto i servizi televisivi e gli articoli sui giornali secondo cui alcuni praticanti della Falun Dafa si sarebbero dati fuoco in Piazza Tienanmen?”.

Ho risposto: “È stata una montatura”. Poi ho raccontato loro la mia esperienza quando ero di guardia in una stazione ferroviaria, e come sarebbe impossibile per le persone appiccare un incendio, specialmente in Piazza Tienanmen, che è pesantemente sorvegliata durante le festività.

Sono rimasti in silenzio per un po’, poi uno di loro ha chiesto: “Da dove provengono i tuoi materiali?”. Ho pensato tra me e me: “Anche se mi picchiate a morte, non ve lo dirò mai”.

Hanno continuato: “Praticare la Falun Dafa influirà sul futuro di tuo figlio”. Ho pensato: “Non ho fatto nulla di male. Pratico la Falun Dafa per essere una brava persona. In futuro, i miei discendenti saranno orgogliosi di me”.

Mentre non prestavo attenzione, un agente dell’Ufficio 610 mi ha dato un forte calcio nel petto. Mi sono aggrappato con tutta la forza delle gambe allo sgabello di cemento e lui non è riuscito a smuovermi. Poi mi ha ordinato di guardarlo dritto negli occhi. Quando ho incrociato il suo sguardo, all’improvviso ha detto: “I tuoi occhi sprigionano fuoco”. Subito dopo si girato ed è uscito di corsa dalla stanza.

L’agente che prendeva appunti mi ha detto: “Non abbiamo scritto nulla di negativo, solo che pratichi la Falun Dafa”. Mi ha mostrato il verbale e poi mi ha rimandato in cella.

Il detenuto che faceva da capo nella cella mi ha chiesto se fossi stato picchiato. Ho risposto: “Mi ha dato un calcio e mi ha intimato di rivelare la provenienza del materiale. Anche se mi picchiassero a morte, non glielo direi mai”. Mi hanno fatto un cenno di approvazione con il pollice, in segno di ammirazione.

Qualche giorno dopo, sono stato interrogato per la seconda volta. Dopo avermi portato nella sala degli interrogatori, mi hanno fatto sedere su uno sgabello di cemento. Un ufficiale dell’Ufficio 610 mi fissava e io ricambiavo lo sguardo. All’improvviso mi ha chiesto: “Credi che il bene venga ricompensato e il male punito?”.

Senza esitare, ho risposto: “Ci credo fermamente”.

Lui allora ha detto: “Domani ti rilascerò”. Dopo averlo detto, se ne sono andati e un agente mi ha scortato di nuovo in cella.

Ho detto ai detenuti della cella: “Domani me ne andrò”. Erano molto felici. Quella sera hanno organizzato una festa d’addio per me e tutti hanno ricevuto una bottiglietta di Coca-Cola. Ero immensamente grato per la compassionevole salvezza del Maestro.

Il pomeriggio seguente, gli agenti di polizia mi hanno accompagnato fuori dal centro di detenzione e mi ha lasciato lì. A piedi nudi, ho preso un moto per raggiungere la casa di un praticante. Ho chiamato i miei genitori e mia moglie nella mia città natale, per far sapere loro che stavo bene. Ho detto: “Grazie alla protezione del Maestro, ne sono uscito sano e salvo. Per favore, non preoccupatevi!”.

Sebbene fossi stato rilasciato dal centro di detenzione, l’Ufficio 610 aveva informato il comitato del villaggio e ordinato a tutti le squadre di affiggere avvisi, in cui si affermava che praticavo la Falun Dafa e che a nessuno era permesso affittarmi un alloggio, pena una punizione. Anche in un ambiente così ostile, sotto la protezione del Maestro, sono comunque riuscito a trovare un posto dove vivere e ho trovato lavoro come autista.

Mi sono trasferito diverse volte, ma la polizia continuava a cercarmi. Una volta mi sono imbattuto nello stesso agente che mi aveva preso a calci nel centro di detenzione. Mi ha visto da una distanza di circa 10 metri. Gli ho sorriso e lui si è subito voltato, correndo verso la stazione di polizia. Ogni volta che gli agenti venivano a cercarmi, il Maestro mi proteggeva e loro fallivano sempre. Ogni situazione pericolosa si è risolta senza conseguenze.

Da quando ho avuto la fortuna di iniziare a praticare la Falun Dafa nel 1997, il Maestro ha sempre vegliato su di me e mi ha protetto durante tutto il mio percorso di coltivazione, sia che stessi studiando la Fa, convalidando la Fa o chiarendo la verità. Ogni volta che ho incontrato un pericolo, sono sempre rimasto al sicuro sotto la protezione del Maestro.

Tutta la mia famiglia è molto grata al Maestro e sostiene la mia pratica. Anche mio padre e mia moglie hanno iniziato a praticare. Ringrazio il Maestro per aver trasformato la mia vita. D'ora in poi, farò ancora meglio le tre cose.