(Minghui.org) Dal 17 al 19 agosto scorsi i praticanti del Falun Gong hanno svolto attività davanti al Parlamento di Canberra, la capitale dell’Australia, per chiedere al governo australiano di contribuire a fermare l’infiltrazione e la repressione transnazionale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Durante la manifestazione del 18 agosto hanno partecipato anche rappresentanti di Amnesty International e di organizzazioni tibetane e uigure, che hanno esortato il governo australiano ad agire, per porre fine alla repressione transnazionale e alle violazioni dei diritti umani.

Quel pomeriggio è intervenuto alla manifestazione Malcolm Roberts, senatore federale del partito australiano “One Nation”, che ha espresso il proprio sostegno ai praticanti del Falun Gong e li ha ringraziati per il loro impegno nel denunciare l’infiltrazione del PCC, nel difendere i valori democratici dell’Australia e nel ripristinare la dignità umana.

Dal 17 al 19 agosto scorsi i praticanti hanno svolto attività a Canberra per chiedere aiuto e cercare di porre fine alla repressione transnazionale del PCC (Minghui.org)

Il senatore ringrazia i praticanti per il loro impegno

Malcolm Roberts, senatore federale del partito australiano One Nation, è intervenuto alla manifestazione (Minghui.org)

Il senatore Roberts ha condannato il prelievo forzato di organi, perpetrato dal PCC e sancito dallo Stato, esortandolo a porre fine alla persecuzione del Falun Gong. Ha inoltre invitato il popolo australiano a prestare attenzione all’infiltrazione e alla repressione transnazionale del Regime cinese.

“One Nation sostiene la vostra posizione”, ha affermato. “Sosteniamo la trasparenza del vostro approccio. Appoggiamo le vostre cause e in particolare ciò che molti di voi denunciano, ovvero l'infiltrazione del Partito Comunista Cinese in Australia. Non riusciamo a far capire la situazione a molte persone, ma sappiamo che accade e vi ringrazio per avercelo detto. Voglio anche ringraziarvi, per quello che state facendo per il nostro Paese”.

Ha aggiunto che la repressione della libertà di parola e di altre libertà da parte del PCC fa parte della sua agenda globale ed è fondamentale che i praticanti del Falun Gong sensibilizzino l’opinione pubblica su questo tema.

“Per essere una vera democrazia, una democrazia forte, abbiamo bisogno che sia attiva. Pertanto, abbiamo bisogno di cittadini impegnati e partecipi al processo. Quello che state facendo è richiamare l’attenzione su alcune questioni molto, molto importanti; questa è democrazia attiva. State esercitando pressione su alcuni dei politici qui presenti, che vorrebbero ignorarvi. Quindi, grazie mille, non soltanto per quello che state facendo per la vostra causa, ma anche per ciò che state facendo per l’Australia, attraverso la democrazia attiva. Perché senza una democrazia attiva, si rischia di scivolare verso quella di facciata, che a sua volta porta all’apatia, che alimenta il controllo e la tirannia”.

“Quindi, grazie mille, per quello che state facendo e grazie per quello che state facendo per l’umanità. Non si tratta solo dell’Australia, ma del mondo intero; perché il Partito Comunista Cinese è antiumano. Grazie mille per quello che state facendo, per restituire umanità al nostro mondo”.

Appello ai membri del Parlamento affinché agiscano contro l’infiltrazione del PCC

John Deller, portavoce dell’Associazione australiana della Falun Dafa, è intervenuto alla manifestazione (Minghui.org)

Il signor John Deller ha dichiarato: “Oggi siamo qui con la comunità uigura e con la comunità tibetana. Grazie a tutti per essere venuti”.

“Il Partito Comunista Cinese cerca di porre ogni cosa e ogni persona sotto il proprio controllo. Al di fuori della Cina, cerca di gestire non soltanto i gruppi della diaspora cinese, come noi tutti qui presenti oggi, ma anche tutti i livelli di governo, gli educatori, le imprese e le società. Il PCC odia tutte le persone di fede e in particolare i praticanti del Falun Gong. Come tutti sapete, il Falun Gong insegna Verità, Compassione e Tolleranza, oltre alla coltivazione del proprio sé interiore. La coltivazione della virtù e della bontà, radicata nel vostro cuore e nella vostra mente, che non possono essere ingannate o rimosse con la forza o la coercizione. Questo è ciò per cui i praticanti in Cina si sono battuti, a costo della vita. Tantissimi sono stati uccisi per aver difeso Verità, Compassione e Tolleranza”.

Ha sottolineato che le manifestazioni e le attività, durate tre giorni, sono state organizzate per aiutare i parlamentari a comprendere la minaccia rappresentata dal PCC. “La repressione transnazionale del PCC, in Australia, rappresenta una minaccia diretta alla nostra sovranità e mina i diritti e le libertà fondamentali degli individui e della nazione”.

“Oggi chiediamo ai nostri parlamentari di ascoltarci e di riconoscere che il PCC non sta solo danneggiando le nostre comunità della diaspora, ma anche tutti gli australiani, i nostri valori e il nostro stile di vita”.

Il PCC viola i diritti umani in Australia

Andrew Witheford, attivista strategico di Amnesty International Australia, è intervenuto alla manifestazione (Minghui.org)

“Come sapete, la Cina è uno dei peggiori violatori dei diritti umani e lo fa da decenni. In Cina ci sono problemi gravissimi”, ha affermato Andrew. “Conosciamo il caso del Falun Gong e sappiamo cosa è successo a Hong Kong”.

“In Cina, chi cerca di difendere i diritti umani, chiede la democrazia o anche solo parla di corruzione o critica il governo, finisce in prigione o subisce destini ancora peggiori. E lo stesso vale per le religioni. Il Falun Gong, le chiese, il buddismo, sono tutti oggetto di repressione. I tibetani e gli uiguri hanno vissuto momenti terribili per decenni e la situazione sta peggiorando. Forse non lo leggiamo sui giornali, ma ciò che sta accadendo lì è essenzialmente la distruzione delle culture: la distruzione sistematica e deliberata delle culture da parte di Pechino”.

“È ciò che spaventa Amnesty e che dovrebbe spaventare tutti noi: il fatto che il governo di Pechino non solo violi i diritti di centinaia di migliaia, milioni dei propri cittadini in Cina, ma pensi di poterlo fare in tutto il mondo. Ed è proprio questo che ci preoccupa davvero. In sostanza, il PCC terrorizza, spaventa e intimidisce le comunità in Australia, per raggiungere i propri obiettivi. Questo è veramente inquietante”.

Andrew ha condannato la legge cinese sulla promozione dell’unità etnica e del progresso, entrata in vigore il 1° luglio di quest’anno. “Con questa legge, la Cina non finge più”.

Durante un’intervista ha anche rivelato che, oltre a ricorrere alla forza e ai diplomatici, per intimidire illegalmente le persone in altri paesi, il PCC adotta una tattica più sottile e insidiosa all’estero. “In realtà questo spaventa le comunità, perché hanno contatti all’interno della Cina. Le loro famiglie, i loro amici, i loro parenti vivono ancora in Cina”.

“E così la Cina usa la propria influenza per mettere queste comunità l’una contro l’altra e per minare le libertà democratiche nei paesi democratici. Ciò che ci preoccupa in particolare, quindi, è che la Cina non solo violi i diritti umani all’interno dei propri confini, ma lo faccia anche in altri paesi. Viola i diritti umani degli australiani, dei residenti in Australia e di altri cittadini che vivono in questo paese”.

“Inoltre, utilizza i sistemi democratici per minare le comunità. Ad esempio, presenta denunce anonime, crea indirizzi e-mail falsi, e le persone ne subiscono le conseguenze. Si tratta di una campagna intenzionale, volta a minare le comunità. È una situazione molto preoccupante”, ha affermato.

“Riteniamo quindi che la prima cosa da fare sia aumentare la consapevolezza nella comunità in generale. Non soltanto tra i sostenitori dei diritti umani, ma anche nella più ampia comunità australiana, su ciò che sta accadendo qui, sul fatto che molti nostri concittadini australiani e persone che vivono in questo Paese, stanno effettivamente subendo repressioni. E occorre fare di più al riguardo. La prima fase dovrebbe essere una maggiore sensibilizzazione. Dopo dovremmo sviluppare politiche adeguate ad affrontare questi problemi”.

“Ci impegneremo a fondo per cercare di convincere il governo ad affrontare la questione, perché la Cina non sta violando i diritti umani solo in Cina, ma anche in Australia. Dobbiamo agire subito e dobbiamo lavorare insieme per farlo”, ha affermato.

I praticanti del Falun Gong sensibilizzano l’opinione pubblica

Yuan Hongbin, scrittore ed ex professore di diritto all’Università di Pechino, è intervenuto alla manifestazione (Minghui.org)

Durante la manifestazione, il signor Yuan ha affermato che per 27 anni, i praticanti del Falun Gong hanno informato l’opinione pubblica sulla persecuzione, l’infiltrazione e la repressione transnazionale da parte del PCC. Il loro operato tutela anche l’interesse nazionale dell’Australia.

Ha aggiunto che, da quando il PCC ha preso il potere, in Cina si sono verificati oltre 100 milioni di decessi non naturali. “La tirannia del PCC mira a far rivivere la malvagia ideologia del comunismo, attraverso l’espansione globale del totalitarismo comunista”.

“Agendo in nome di questa tirannia, il PCC mira a soppiantare gli Stati Uniti come artefice del diritto internazionale e dell’ordine internazionale consolidato. In tal modo, cerca di realizzare l’ambizione finale proclamata nella frase conclusiva del Manifesto del Partito Comunista: il desiderio del Partito Comunista di rivendicare la proprietà del destino di tutta l’umanità”.

“La tirannia del PCC nutre un complotto strategico coerente e fondamentale contro l’Australia: trasformare il Paese, attraverso l’infiltrazione del Fronte Unito, in una colonia politica, spirituale e culturale del regime del PCC, rendendo l’economia australiana un vassallo del sistema economico del PCC.

“Esorto ogni cittadino e ogni politico australiani a riflettere su questo: se, a causa dei nostri rapporti con il PCC e la sua tirannia, l’Australia dovesse perdere la propria sovranità economica e la propria autonomia, su cosa potremo fare affidamento per salvaguardare la libertà e la democrazia della nostra nazione?”

“Siamo qui riuniti non solo per difendere la libertà di credo dei praticanti del Falun Gong, né esclusivamente per sostenere il diritto alla sopravvivenza culturale di un gruppo etnico specifico. Le proteste dei praticanti del Falun Gong contro la repressione transnazionale del PCC dovrebbero servire anche a salvaguardare gli interessi nazionali fondamentali dell’Australia”.