(Minghui.org) Circa sei anni fa la signora Ma Weina si è trasferita nel distretto di Huaxi, a Guiyang nella provincia del Guizhou. La Stazione di polizia di Xibei, che ha giurisdizione sul suo vecchio quartiere, ha continuato sistematicamente a molestarla, anche recentemente, lo scorso mese di agosto.

La polizia ha preso di mira la signora Ma perché resta ferma nella sua fede nel Falun Gong, una pratica per il benessere fisico a spirituale che viene perseguitata dal Partito Comunista Cinese dal luglio 1999.

Molestie dello scorso 12 agosto

Prima delle 20:20 del 12 agosto scorso, la signora Ma ha sentito bussare alla porta. Dicevano di essere membri del comitato di quartiere, che l’avevano anche chiamata al telefono. Alla fine, la donna ha aperto la porta interna, lasciando però chiusa a chiave la porta esterna antiscasso con fessura trasparente. Davanti a lei c’erano due donne che insistevano per entrare in casa per discutere.

La signora Ma si è rifiutata di farle entrare. Prima che chiudesse la porta interna, sono comparsi due agenti, il vicecapo Chen Hang e un collega della Stazione di polizia di Xibei.

Chen ha chiesto alla signora Ma perché avesse presentato una denuncia contro di lui. Lei non l’aveva fatto, ma si era lamentata del suo subordinato Zhang Yu, che il 29 maggio scorso aveva guidato tre agenti a molestarla.

L’ufficiale le aveva ordinato di aprire la porta. Anche l’agente che lo accompagnava era con Zhang, durante l’episodio del mese di maggio. Egli aveva urlato: “Apri la porta! Che senso ha lamentarsi di me?”.

La signora Ma ha chiamato tre volte il 110 (l’equivalente del 112 in Italia), ma a causa dell’interferenza di Chen nessun agente è stato inviato a casa sua. Alle 20:28 ha effettuato la prima chiamata al 110. Mentre parlava, ha visto l’ufficiale chiedere alle due donne del comitato di quartiere di usare i loro telefoni per aiutarlo in qualcosa. Alle 20:30 il telefono di Chen ha squillato. Lui gli ha dato un’occhiata e ha riattaccato, apparentemente ignorando la chiamata. Alle 20:31 è arrivata un’altra chiamata e Chen si è spostato di lato per rispondere.

Alle 20:42 la signora Ma ha chiamato nuovamente il 110. In 40 secondi la sua chiamata è stata inoltrata alla Stazione di polizia di Xibei (+86-851-88910110). All’epoca non lo sapeva e ha parlato con l’agente di turno per quattro minuti, credendo di stare ancora parlando con un operatore del 110.

L’agente sembrava serio e le ha promesso d’inviare subito una pattuglia. Le ha chiesto un documento d’identità, cosa che normalmente non viene fatto. La signora Ma ha scoperto l’inganno solo in seguito, dopo aver visto il numero della stazione di polizia nei propri tabulati telefonici.

Mentre aspettava l’arrivo dei rinforzi, ha composto anche il 12388 (linea diretta per la lotta alla corruzione e l’ispezione disciplinare) e il 12389 (linea diretta per segnalare comportamenti scorretti e atti illegali da parte della polizia).

Alle 20:56 la signora Ma ha chiamato il 110 per la terza volta. Mentre era ancora al telefono, Chen e il suo agente se ne sono andati.

Falsa ispezione di sicurezza del gas il 29 maggio scorso

Intorno alle 11:00 del 29 maggio scorso la signora Ma ha ricevuto una telefonata, in cui le veniva comunicato che la società, fornitrice di gas naturale, avrebbe effettuato un’ispezione di sicurezza a casa sua. Alle 12:17 si è presentato il tecnico, accompagnato da una persona in divisa da lavoro. Suo marito li ha fatti entrare. Prima che chiudesse la porta, tre agenti di polizia hanno improvvisamente fatto irruzione.

Gli agenti non hanno mostrato alcun mandato o documento di identità. Hanno insistito che dovevano ispezionare l’abitazione a tutti i costi. La signora Ma si è liberata dalla presa dell’agente che le stringeva la mano ed è corsa fuori dal suo appartamento, gridando a gran voce nel corridoio: “Ladri! Ci sono dei ladri! Venite tutti a vedere!”. Ha anche gridato verso il complesso residenziale sottostante dalla finestra del corridoio.

I tre agenti, presi dal panico, se ne sono andati. Il finto operaio li ha seguiti. La signora Ma ha guardato giù dalla finestra e ha notato che l’”operaio” si stava cambiando per indossare un’uniforme da poliziotto. È riuscita a riprendere gli agenti con una videocamera, prima che lasciassero il complesso residenziale.

La signora Ma ha chiesto al tecnico della compagnia del gas perché l’avesse ingannata per farle aprire la porta alla polizia. Lui ha risposto di non aver avuto altra scelta, se non quella di obbedire all’ordine degli agenti. Poi se n’è andato.

La signora Ma ha chiamato il 12345 (numero verde dei servizi pubblici non di emergenza), per lamentarsi degli intrusi, e le è stato detto di attendere una chiamata dal 110. Dopo più di mezz’ora nessuno l’aveva ancora contattata, così ha composto lei stessa il 110. È arrivato un agente e lei gli ha mostrato il filmato che aveva dei quattro agenti di polizia che avevano fatto irruzione. L’agente del 110 ha riconosciuto uno di loro (con il numero di distintivo 035014) ma si è rifiutato di rivelarne il nome. L’ha indirizzata ai suoi superiori.

La signora Ma ha chiamato il 12389, che ha trasferito la chiamata al Dipartimento di polizia del distretto di Huaxi, l’ente di supervisione della Stazione di polizia di Xibei. Non è chiaro cosa le abbia detto il dipartimento di polizia, ma è riuscita a scoprire che i quattro agenti che avevano fatto irruzione provenivano dalla Stazione di polizia di Xibei. Zhang Yu era quello con il numero di distintivo 035014, mentre Yang Ye aveva interpretato il ruolo dell’”operaio”. I nomi degli altri due agenti erano sconosciuti, ma ne ha identificato uno quando, il 12 agosto, è tornato con Chen per molestarla.