(Minghui.org) Sono una praticante della Falun Dafa di 51 anni del distretto di Changping a Pechino. Nel 1997 ho incontrato la Falun Dafa per la prima volta perché i miei genitori erano praticanti. La mia casa era diventata un luogo di studio della Fa di gruppo e per tutto l’anno sono stata immersa nell'immensa grazia della Falun Dafa e ne ho beneficiato sia fisicamente che mentalmente. Mi sentivo estremamente felice e bella. Nel 2014, dopo molti anni di esitazione e vagabondaggio, ho iniziato a coltivare seriamente e sono diventata un discepolo della Dafa del periodo della rettifica della Fa. Grazie Maestro per aver rafforzato i miei pensieri retti, avermi rimodellata e protetta. Credo fermamente nel Maestro e nella Falun Dafa, seguo da vicino il processo di rettifica della Fa. Vorrei condividere la mia esperienza di coltivazione, dopo essere uscita da un centro di detenzione grazie ai pensieri retti. Per favore fatemi gentilmente notare tutto ciò che non è in linea con la Fa.

Arrestata e detenuta

La mattina del 20 luglio 2015 ho ricevuto una notifica inaspettata, e son dovuta recarmi al dipartimento di sicurezza con il mio capo reparto per un’indagine. Mentre mi alzavo mi è balenato un brutto pensiero: “Deve essere qualcosa in relazione con la causa che ho presentato contro Jian Zemin”. Inconsciamente ho accettato la disposizione e gli ordini del male. I due agenti e il capo del dipartimento di sicurezza mi hanno detto che dovevo recarmi alla stazione di polizia. Mentre mi stavo avvicinando alla loro auto ho sentito dietro di me qualcosa di invisibile che mi spingeva. I poliziotti seduti nel mezzo mi hanno chiesto se praticassi la Falun Dafa, e ho risposto di sì.

Quando ho varcato il grande cancello della stazione di polizia ho capito di aver perso la libertà. Non sapevo cosa fare, ma il mio cuore si è calmato quando ho ricordato il programma audio: “Campo di lavoro forzato femminile di Pechino” scritto da Zhang Yijie. Sapevo come affrontare la persecuzione. Anche mia madre era stata arrestata e mandata qui. Era una persona molto retta e non aveva paura, mi ha sorriso e mi ha ricordato:

“La misericordia può dissolvere cielo e terra, portando la primavera

…”

(“La Fa rettifica il cosmo”, Hong Yin II)

L’ansia e la paura sono scomparse. Grazie Maestro, per la tua attenta protezione. Ho sentito davvero che il Maestro era con me.

Verso le 18:00 mi è iniziato il ciclo mestruale. Una poliziotta con gli occhiali mi ha dato un assorbente, così ho colto al volo l’occasione e le ho detto: “Signora, è molto premurosa e gentile e ha capito quanto sia difficile per me questo momento. Grazie!”. Mi ha risposto: “Non c’è problema. Non devi ringraziarmi”. Ho aggiunto: “Sei molto gentile. Per favore assicurati di avere un buon futuro. Hai mai sentito parlare di queste due frasi: 'La Falun Dafa è buona, Verità, Compassione e Tolleranza sono buone'? Se le ripeti regolarmente quando arrivano i disastri, sarai protetta”. Sembrava perplessa e mi ha chiesto: “Sembri così calma e tranquilla. Perché imparate questa cosa?”.

Aveva alcune incomprensioni sulla Falun Dafa, così ci ho fatto una bella chiacchierata e gliele ho chiarite. Le ho spiegato che la Falun Dafa è una Fa retta perché insegna alle persone ad essere gentili e buone secondo i principi di Verità, Compassione e Tolleranza. Ho continuato dicendo che Jiang Zemin aveva iniziato la persecuzione della Falun Dafa in modo che i praticanti fossero arrestati e detenuti, distruggendo le proprie famiglie, persino con l’espianto forzato di organi. Le ho detto: “Gli Dei stanno vegliando su ciò che stiamo facendo. Per favore fai in modo di non diventare un capro espiatorio e non pensare male della Falun Dafa”. Continuava ad annuire con la testa come se fosse d’accordo. Era molto commossa e ha ringraziato il Maestro per averle permesso di scoprire la verità. Mi ha poi sussurrato che sperava che mi prendessi cura di me stessa.

Alle 22,00 ci hanno messo un sacchetto di plastica nera sulla testa sia a me che ad altre quattro praticanti. Poi siamo state spinte in un’auto e portate al centro di detenzione. Improvvisamente una praticante ha urlato: “La Falun Dafa è buona! Verità, Compassione e Tolleranza sono buone!”. Tutte insieme abbiamo poi gridato: “Il Maestro Li Hongzhi è grande! Riabilitate la sua reputazione!”. Le nostre voci hanno scosso il cielo e la terra, e sono risuonate a lungo.

Coltivare nel centro di detenzione

Quando sono arrivata al centro di detenzione mi sono tolta gli occhiali. Non volevo vedere o ascoltare, né collaborare con i miei carcerieri. Davanti a me c’erano una dozzina di guardie donne. Non le guardavo, ero calma e a mio agio con tanti pensieri retti. Mi sono detta: “Seguo solo le predisposizioni del Maestro. Il Maestro ha l’ultima parola”. Mi sono rifiutata di indossare l’uniforme del carcere perché non mi ritenevo una prigioniera. Una guardia si è avvicinata e mi ha detto: “Fai quello che vuoi. Gli eroi sono forti”.

Grazie alla perfetta predisposizione del Maestro nella cella ho incontrato due praticanti di Miyun. Erano due sorelle nubili, sulla quarantina. Credevano fermamente nella Falun Dafa, erano pure come fiori di loto. Mi hanno detto dove potevo fare meditazione e gli altri esercizi in cella, come continuare a inviare pensieri retti 24 ore su 24 e a cosa avrei dovuto prestare attenzione. Il giorno dopo sono state rilasciate.

Mi sentivo impotente come una barca a remi nell’oceano e non riuscivo a trovare una via d’uscita. Inaspettatamente è arrivata Lilly, la mia migliore amica, in sostituzione di una detenuta che si era ribellata. Coltivava la Dafa fermamente ed era stata condannata a sette anni e mezzo. Lilly mi ha insegnato a recitare “Sulla Dafa” e le poesie di Hong Yin. Mi ha detto di eliminare la paura e gli attaccamenti, di negare la persecuzione e le interferenze delle vecchie forze. Dal punto di vista della Fa mi ha aiutata disinteressatamente.

Abbiamo collaborato l’una con l’altra nell’assistere il Maestro nella rettifica della Fa, nel salvare gli esseri senzienti e nell’adempiere i nostri voti preistorici. Tutto il giorno inviavano pensieri retti e recitavamo le poesie da Hong Yin e Hong Yin II, mentre le altre detenute ripetevano per mezz’ora le regole della prigione e facevano altri esercizi all’esterno, noi si praticava l’esercizio di meditazione. Abbiamo cantato canzoni composte dai praticanti e aiutato tutte le detenute della nostra cella a dimettersi dal Partito Comunista Cinese (PCC) e dalle sue organizzazioni affiliate.

Molte detenute ci hanno chiesto di recitare loro la Fa perché si sentivano a loro agio e quando ascoltavano si mettevano comode. Quindi si recitava “Sulla Dafa” e poi si inviavano pensieri retti per eliminare tutti gli esseri malvagi che nel campo dimensionale del centro di detenzione perseguitavano la Dafa e i suoi praticanti. Mentre stavamo inviando pensieri retti abbiamo visto cadere dal tetto degli insetti. Nella nostra cella la detenuta in capo mi ha detto: “Ho visto mio padre in sogno che guidava un trattore per venire qui a trovarmi. Perché l’ho sognato? È morto molti anni fa. Mi sono così spaventata che non ho dormito per tutta la notte”.

L’ho confortata e le ho detto: “Non aver paura, se non riesci a dormire puoi recitare le due frasi. È venuto a chiederti di aiutarlo a dimettersi dal PCC e dalle sue organizzazioni affiliate”. Così l’ha aiutato a dimettersi dai Giovani Pionieri con il suo vero nome.

Per la mia difesa ho sentito che avrei potuto assumere un avvocato, ma ho deciso di non farlo perché non riconoscevo la persecuzione, non avevo commesso nessun reato. Perché avrei dovuto farlo? Se ne avessi assunto uno non sarebbe stato come riconoscere le disposizioni del male?

La mia famiglia ha fatto di tutto per convincermi a rinunciare alla coltivazione. Mi dicevano che avrei influenzato negativamente mio marito. Le guardie venivano ad interrogarmi, mi minacciavano continuamente, dicendomi che se non avessi rinunciato alla pratica sarei stata licenziata dal lavoro. Con un sorriso ho risposto loro: “Non ho mai detto di voler divorziare, né di voler perdere il lavoro o la mia famiglia. Ma per me è assolutamente impossibile rinunciare alla Falun Dafa”. Le guardie si sono molto arrabbiate e mi hanno detto: “Che tu ci creda o no, porteremo qui tuo figlio”. Ho risposto loro: "Perché non dovrei crederci? Potete fare qualsiasi cosa. Ma non credo che lo farete perché non vi servirà a niente e non sarebbe una cosa buona da fare. Avete ancora tutta la vita davanti. Se fossi in voi smetterei di perseguitare i praticanti della Dafa. Vi consiglio di non sviluppare mai più una cattiva relazione con la Falun Dafa.

Un pomeriggio, mentre eravamo fuori facendo il secondo esercizio del Falun in posizione statica in piedi, è iniziato a piovere a dirotto. Tutte le altre detenute si sono precipitate nelle proprie celle. La mia amica Lilly mi ha suggerito di smettere, e mentre le altre erano già sparite sono rimasta da sola a fare l’esercizio sotto la pioggia battente.

Due detenute sono corse verso di me, mi hanno presa a calci e colpita, cercando di trascinarmi dentro. Ho detto loro che non avevo finito di fare gli esercizi. Ho resistito e nessuno poteva smuovermi. Ero circondata da un gruppo di persone ed è suonata la sirena. Una voce dall’altoparlante chiedeva cosa stesse succedendo, e la kapò ha risposto: “La praticante del Falun Gong sta facendo gli esercizi fuori e non vuole tornare nella sua cella”.

La voce ha risposto: "Lascia che faccia gli esercizi . Che te ne importa? La puoi controllare? Chi ti ha detto di farle rientrare tutte dentro? E se si fossero calpestate l’una con l’altra, visto che era così affollato? L’ora degli esercizi non è ancora terminata”.

Quindi alle detenute è stato permesso di restare fuori. Il giorno dopo la detenuta in capo è stata rimossa dal suo incarico. Una delle guardie si è avvicinata e mi ha detto: “Sei proprio diventata stupida. Sei ritardata come una vecchia. Perché fai gli esercizi all’aperto? Vuoi rimanere nel centro di detenzione per sempre?”. Proprio in quel momento l’altoparlante ha annunciato che io e Lilly dovevamo prepararci per tornare a casa.

Prima di andarmene sono salita sulla pedana e ho detto alle detenute: “Ciao a tutte. Per favore, non importa dove andrete o in quale situazione vi troverete, non arrendetevi e non scoraggiatevi. Abbiate cura di voi stesse. Ricordate e ripetete: 'La Falun Dafa è buona! Verità, Compassione e Tolleranza sono buone!' Sarete benedette con buona salute, felici e al sicuro”.

Proteggere saldamente la Fa

Il 3 settembre 2015 sono stata rilasciata dal centro di detenzione. Non ho tradito nessuna praticante né firmato alcuna dichiarazione. Mi hanno trasferita direttamente al centro di lavaggio del cervello locale. La situazione rispetto a quella di prima era peggiorata. Mi trovavo con quattro praticanti, eravamo monitorate 24 ore su 24. Nel cortile erano installate più di una dozzina di telecamere. Non era permesso parlare o comunicare, tutto il giorno venivano trasmessi video di propaganda diffamatoria della Falun Dafa e del Maestro.

Una sera, verso le 18:00, mi sono alzata dal tavolo da pranzo e sono andata in cella. Mi sono seduta sul letto e ho iniziato ad inviare pensieri retti. Il capo dell’Ufficio 610 è corso dentro e mi ha colpito la mano destra chiedendo: “ Cosa stai facendo?”. Gli ho risposto: “Invio pensieri retti!”. Ha detto: “Non ti è permesso farlo”. “I praticanti di tutto il mondo inviano pensieri retti 24 ore su 24. Lo facevo anche nel centro di detenzione, non tralascerò di farlo neppure ora”. Ha aggiunto: “Non puoi farlo qui, sotto la mia giurisdizione. Se sei così brava prova a guarire tuo marito e tuo figlio”. Nel mio cuore ho inviato pensieri retti per eliminare gli esseri malvagi che aveva dietro che perseguitavano la Dafa e i praticanti. Mi sentivo dispiaciuta per lui.

Alle ore 14:00 del giorno successivo hanno trasmesso il video che diffama la Dafa. Una persona ha maledetto il Maestro. Non potevo sopportarlo e per un attimo avrei voluto spegnere il trasmettitore. Ci ho ripensato, non sarebbe andato bene perché avrei dimostrato di avere una mentalità competitiva. Non era nemmeno razionale, il male se ne sarebbe approfittato. Ho dato dei colpetti alla praticante alla mia destra, avvisandola di non ascoltare. Poi mi sono diretta verso la porta.

Dietro di me qualcuno ha gridato: “Dove stai andando?”. Ho risposto: “Torno a dormire”. Il capo dell’Ufficio 610 è corso trascinandomi indietro e mi ha chiesto perché me ne stessi andando. Non ho avuto paura e gli ho risposto: “Hai bestemmiato contro il mio Maestro. Non ti permetto di farlo. Mi devi chiedere scusa oggi stesso. Come funzionario del governo ieri mi hai spezzato il cuore dicendomi che mio marito e mio figlio erano malati. Ti sembra giusto? Oggi non ascolterò questa propaganda”.

Il direttore che si chiamava Liu ha annunciato: “Stasera facciamo una pausa, fermiamo la sessione, tornate tutte indietro e riposate. Il funzionario non ha saputo gestire bene la cosa, gli dirò di scusarsi con te domani”. Dopo mi ha detto a bassa voce: “Ora non si chiama più lezione di ‘trasformazione’, si chiama ‘studiare la legge’. Va bene che tu non sia stata trasformata”. Il giorno dopo sono arrivate altre due persone per cercare di ‘trasformarci’. Quando entravo o uscivo non li guardavo e non davo loro la possibilità di parlarmi. Delusi, se ne sono andati via.

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