(Minghui.org) Durante la conferenza stampa del 10 novembre 2020, il segretario di Stato americano Mike Pompeo, ha dichiarato che quasi 50 nazioni e 170 aziende di telecomunicazioni hanno aderito all’iniziativa degli Stati Uniti “Rete Pulita” (Clean Network), un programma che mira a rendere le reti di comunicazione, i sistemi basati su cloud e le applicazioni mobili, libere dall’influenza cinese, ad esempio escludendo dalle reti 5G il gigante tecnologico cinese Huawei.

Secondo il sito web del Dipartimento di Stato, “Rete Pulita” affronta la minaccia alla privacy dei dati, alla sicurezza, ai diritti umani e alla collaborazione posta al mondo libero da enti autoritari e maligni, argomenti da tempo oggetti di discussione.

Il segretario Pompeo ha riferito durante la conferenza stampa che i 50 Paesi che hanno aderito all’iniziativa rappresentano “quasi due terzi del PIL mondiale”. Sono 27 dei 30 alleati della NATO, 31 dei 37 membri dell’OCSE, 26 dei 27 membri dell’UE e 11 dei 12 Paesi dei Tre Mari.

Ha aggiunto che “molte delle aziende leader a livello mondiale” e “170 compagnie telefoniche” ne fanno parte.

In un precedente discorso del 23 luglio 2020 intitolato “La Cina comunista e il futuro del mondo libero”, il segretario Pompeo si è fermamente impegnato a lavorare con il popolo cinese e con “un nuovo gruppo di nazioni della stessa opinione, una nuova alleanza di democrazie” per sconfiggere la tirannia totalitaria del Partito Comunista Cinese (PCC). Non si tratta solo di sostenere la giustizia internazionale difendendo le fedi e gli ideali, ma anche di una guerra tecnologica e dell’informazione. “Rete Pulita” impedisce al PCC di infiltrarsi e forma una sorta di fortezza, che diventa ogni giorno più urgente e critica.

Il PCC ha utilizzato il “Grande Firewall” all’interno della Cina per controllare i cittadini che navigano su Internet e utilizza una grande mole di dati per monitorare e controllarli. Inoltre, il PCC ha utilizzato il “Golden Shield Project”, un sistema di sorveglianza completo, che include il riconoscimento facciale ed altri controlli, per sviluppare un software che intercettasse le informazioni e intensificasse il controllo sui cittadini cinesi.

“Il governo cinese ha promosso attivamente il suo playbook su internet e sulla cyber governance in molti Paesi in via di sviluppo, da ultimo sfruttando la connettività 5G e i progetti delle smart city lungo la via digitale della seta”, ha affermato Rebecca Arcesati, analista di Merics, un’organizzazzione con sede a Berlino, in un’intervista al Financial Times.

Il Financial Times ha anche riferito che la Serbia è solo uno dei tanti Paesi che hanno sottoscritto un pacchetto di smart city cinesi con telecamere di sorveglianza fornite da Hikvision, una società inserita nella lista nera degli Stati Uniti per sospetto coinvolgimento in violazioni dei diritti umani nello Xinjiang.

In un articolo del Wall Street Journal dei primi di ottobre intitolato “La Cina utilizza le Nazioni Unite per espandere la sua sorveglianza (China Uses the U.N. to Expand Its Surveillance Reach)” della ricercatrice Claudia Rosett dell’Hudson Institute, si dichiara che il PCC usa l’ONU per raccogliere grandi mole di dati a livello globale, competere per il diritto di stabilire nuovi standard internazionali ed esportare il suo modello tirannico di censura e monitoraggio della popolazione.

L’articolo del Wall Street Journal afferma che “Il centro geospaziale avrà sede nella contea di Deqing, nella provincia di Zhejiang, sede di un parco industriale geospaziale e ospiterà nel 2018 un Congresso mondiale di informazione geospaziale dell’ONU. Il Big Data Institute sarà a meno di un’ora di macchina da Hangzhou. Si tratta anche della sede del gigante tecnologico Alibaba Group”.

“L’approfondimento delle relazioni tra le Nazioni Unite e i miliardari negli Stati Uniti e in Cina è al servizio delle aspirazioni del Partito Comunista Cinese per il dominio globale”.

In un altro articolo del Wall Street Journal intitolato: “La strategia di un senatore per contenere il dominio tecnologico cinese” (One Senator’s Strategy for Containing Chinese Technological Dominance)” del senatore Mark Warner, vicepresidente del comitato di intelligence del Senato, si afferma che i tentativi del PCC di controllare la prossima generazione di infrastrutture digitali stiano minacciando i valori americani come la trasparenza, la tolleranza delle diverse opinioni e il rispetto dei diritti umani. “I valori cinesi, invece di quelli americani, saranno incorporati seguendo questo modo in cui il mondo usa la tecnologia”, si legge nell’articolo.

“L’assemblaggio dei dossier è sempre stato una caratteristica dei regimi leninisti. Il materiale è usato ora, come prima, per influenzare e intimidire, premiare e ricattare, adulare e umiliare, dividere e conquistare. Il Partito Comunista Cinese ha riorganizzato la sua strategia nazionale intorno allo sfruttamento di quella propulsione digitale per espandere il potere e la portata del Partito”, ha dichiarato il 23 ottobre 2020 Matt Pottinger, vice consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, in un discorso intitolato “L’importanza di essere un candidato” (The Importance of Being Candid).

La società che sta costruendo questi dossier, la Shenzhen Zhenhua Data Information Technology Co, sostiene quella che il suo CEO, secondo quanto riferito, chiama “guerra psicologica”. Secondo il suo sito web, Zhenhua raccoglie e organizza dati pubblici e privati su di noi per permettere poi lo sfruttamento da parte dei suoi clienti, che sono organi dell’apparato di sicurezza cinese.

L’egemonia digitale del PCC non riguarda solo la sorveglianza di Internet e la raccolta di dati, ma si estende anche a tutti gli aspetti della vita quotidiana delle persone, quando esse sono esposte a violazioni della privacy mentre giocano ai videogiochi o usano i social media.

In un articolo del Wall Street Journal del 28 ottobre 2020: “Mentre giochi ai videogames la Cina potrebbe spiarti” (If You Play Video-games, China May Be Spying on You), di Dave Aitel, ex esperto di sicurezza della NSA e Jordan Schneider, ricercatore del CNAS, si legge: “Dimenticate WeChat e TikTok. La posizione della Cina sul mercato globale dei videogiochi è la vulnerabilità di sicurezza più pressante nel quadro dei prodotti tecnologici cinesi di consumo”.

“Negli ultimi 10 anni il gigante cinese della tecnologia Tencent ha investito o acquisito molte delle più grandi aziende di videogiochi del mondo. La Cina sta già utilizzando i giochi per diffondere il suo soft power e raccogliere dati sui cittadini statunitensi, come ha sottolineato l’attuale amministrazione. Più insidiosamente, l’accesso di Pechino ai computer di milioni di giocatori fornisce alle sue spie un’opportunità senza pari di usare i giochi per condurre operazioni di intelligence”.

“Le stesse dinamiche che spingono Hollywood a tenere a freno la lingua sugli abusi di Pechino colpiranno sempre più le aziende occidentali che sperano di fare profitto coi giocatori cinesi”.

Il 14 ottobre 2020, Freedom House ha annotato nel suo rapporto annuale “Freedom on the Net” che “per il sesto anno consecutivo, la Cina è risultata avere la peggiore situazione per quanto riguarda la libertà su Internet”.

“Con l’avvento del COVID-19, ogni componente dell’apparato di controllo di internet del regime, compresa la censura automatizzata, la sorveglianza ad alta tecnologia e gli arresti su larga scala, è stato attivato per bloccare la diffusione non solo del virus, ma anche delle informazioni non ufficiali e delle critiche al governo”.

In passato, il PCC ha usato mezzi scientifici e tecnologici per rafforzare il sistema autoritario e limitare la libertà di parola della gente. Poi si è rivolto al centro geospaziale dell’ONU e al grande centro di ricerca sui dati per estendere la censura e la sorveglianza del pubblico all’estero. Ora le nazioni che sono desiderose di espandere la costruzione di reti 5G e molte persone che sono dipendenti dai videogiochi, stanno cadendo nella trappola della rete rossa del PCC senza rendersene conto. I governi e i parlamenti di tutto il mondo devono essere vigili e rafforzare il quadro di sicurezza nazionale. Il grande pubblico deve anche migliorare la propria consapevolezza della sicurezza dell’informazione e della comunicazione per garantire che la libertà della rete e i diritti umani fondamentali non vengano infiltrati e violati dal PCC.

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