(Minghui.org) Continua dalla Parte 1
Dallo scorso 17 al 19 agosto, i praticanti del Falun Gong provenienti da tutta l’Australia hanno organizzato manifestazioni davanti al Parlamento di Canberra, la capitale australiana, per richiamare l’attenzione sulla persecuzione del loro credo dal 1999 da parte del Partito Comunista Cinese, estendendola attraverso una repressione transnazionale continua, in tutto il mondo.
Durante una manifestazione tenutasi a mezzogiorno del 18 agosto, i praticanti hanno esortato il governo australiano ad agire in risposta all’escalation della repressione transnazionale in Australia e a contribuire a frenare le violazioni sistematiche dei diritti umani da parte del PCC.
I leader della comunità e i rappresentanti di vari gruppi per i diritti umani, tra cui tibetani e uiguri, hanno partecipato alla manifestazione per mostrare il loro sostegno e condannare la “Legge sulla promozione dell’unità etnica e del progresso” recentemente attuata dal PCC, avvertendo che essa funge da strumento giuridico per consentire a Pechino di imporre l’“assimilazione forzata” e il “genocidio culturale” contro le minoranze etniche, e che la sua portata si estende fino all’Australia, minacciando la sicurezza e la libertà di espressione degli stessi cittadini.
Un gran numero di passanti e turisti si è fermato a osservare i praticanti mentre eseguivano gli esercizi del Falun Gong, molti hanno scattato foto con i propri cellulari, chiedendo informazioni sul Falun Gong e sul motivo per cui si stava svolgendo l’evento. Parecchie persone hanno firmato una petizione che chiede la fine del prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza da parte del PCC, e dell’escalation della persecuzione al di fuori della Cina.




Il 18 agosto i praticanti si sono radunati a Canberra per chiedere al governo australiano di porre fine alla repressione transnazionale del PCC (Minghui.org)
Amministratrice delegata della Fondazione: esortiamo il governo australiano ad approvare una legge per fermare gli atti malevoli del PCC
Lisa Cotton, fondatrice e amministratrice delegata della Fondazione Torchlight, è intervenuta al raduno (Minghui.org)
La signora Lisa Cotton, amministratrice delegata e fondatrice della Torchlight Foundation, è una fervente sostenitrice delle persone vittime di ingiustizie e di coloro i cui diritti e libertà sono minacciati. La Torchlight Foundation è un’organizzazione australiana senza scopo di lucro che sostiene le vittime di violenza domestica e familiare e di altre forme di abuso.
Nel suo discorso, la donna ha affermato: “Per me il silenzio non è neutralità, e quando persone innocenti vengono perseguitate, imprigionate e trattate come merce, io, in quanto cristiana, e chiunque sia un essere umano perbene, dovrebbe far sentire la propria voce e non distogliere lo sguardo”.
Citando la Legge contro il prelievo coatto di organi dello scorso anno, approvata dal Congresso degli Stati Uniti, la signora Cotton ha esortato il governo australiano a “sostenere e approvare una legislazione di pari livello, che tuteli la privacy nelle dichiarazioni relative ai trapianti e nella raccolta dei dati, vieti la partecipazione al traffico di organi all’estero, stabilisca standard etici di collaborazione e preveda conseguenze concrete per chi sia credibilmente implicato. Le organizzazioni mediche, le università, le comunità religiose, i gruppi della diaspora, i giornalisti e i parlamentari devono lavorare insieme. Dobbiamo stare al fianco dei sopravvissuti, proteggere chi alza la voce e garantire che nessuno venga trascinato in un sistema che trae profitto dagli abusi contro gli esseri umani”.
La signora Cotton ha condiviso le sue riflessioni dopo aver visto di recente il documentario Unbroken: The Untold Story of Shen Yun, rimanendo profondamente commossa nel vedere le intimidazioni e le minacce che gli artisti di Shen Yun devono affrontare mentre esprimono la loro fede e il loro patrimonio culturale, e ha dichiarato: “La libertà di espressione, di associazione e di religione deve essere protetta qui in Australia e oltre. Nessun ballerino, nessun teatro, nessuna comunità religiosa né alcun pubblico dovrebbe essere minacciato per aver espresso pacificamente la propria identità artistica, culturale o religiosa”.
La signora Cotton ha ringraziato il pubblico per aver offerto il proprio sostegno: “Voglio ringraziare la comunità locale e tutti coloro che firmano una petizione, partecipano a una veglia, scrivono a un parlamentare, pregano, si informano, ascoltano e si rifiutano di distogliere lo sguardo. A ogni vittima, sopravvissuto, famiglia alla ricerca di una persona cara e prigioniero di coscienza che possa sentirsi invisibile, dico: non arrendetevi mai. Non perdete la speranza. La giustizia sta arrivando”.
Rappresentante del Consiglio Tibetano: la nuova legge del PCC è un lupo travestito da agnello
La dott.ssa Zoë Bedford (a sinistra), direttrice esecutiva dell’Australia Tibet Council, e Tenzin Dalha (a destra), rappresentante della comunità tibetana di Canberra, sono intervenuti alla manifestazione (Immagine di Minghui.org)
La dottoressa Zoë Bedford, direttrice esecutiva dell’Australian Tibet Council, ha condannato la “Legge sulla promozione dell’unità etnica e del progresso” recentemente varata dal Partito Comunista Cinese (PCC), definendola un lupo travestito da agnello. “Dietro termini apparentemente positivi come unità e progresso si nascondono le realtà davvero orribili e pericolose dell’assimilazione forzata e del genocidio culturale in Tibet”, ha spiegato. “Dobbiamo capire cosa la Cina voglia ottenere con questa legge. Vuole eliminare la cultura tibetana, vuole cancellare la lingua tibetana e vuole distruggere la religione tibetana”.
Ha esortato il governo australiano ad agire per chiamare il PCC a rispondere di queste politiche, e a imporre sanzioni in stile Magnitsky contro i singoli responsabili di violazioni dei diritti umani in Cina.
Tenzin Dalha, un attivista della comunità tibetana, ha espresso la sua solidarietà ai praticanti del Falun Gong, agli uiguri, agli abitanti di Hong Kong e a tutte le persone e comunità che continuano a subire repressione, intimidazioni e persecuzioni transnazionali da parte del Partito Comunista Cinese.
“Le nostre esperienze sono diverse, ma c’è qualcosa che ci unisce tutti. Nessun governo, ne tanto meno il Partito Comunista Cinese, dovrebbe poter usare la paura per mettere a tacere le persone semplicemente perché credono ed esprimono pacificamente chi sono, in cosa credono o quale futuro desiderano per il proprio popolo”, ha affermato Dalha. “Chiediamo al governo australiano di continuare a prendere sul serio la repressione transnazionale, di proteggere le comunità della diaspora e di chiarire che il territorio australiano non può diventare un’estensione del sistema di censura e intimidazione di un altro governo”.
Leader della comunità uigura: sono necessari sforzi congiunti per sensibilizzare l’opinione pubblica e resistere alla repressione transnazionale del PCC
Il signor Bahtiyar Bora, presidente dell’Associazione Uigura Australiana (a sinistra); la signora Ramila Chanisheff, presidente dell’Associazione delle Donne Uigure Australiane (AUTWA) (al centro); e il signor Mehmet Celepci, portavoce dell’Associazione Uigura Australiana (a destra), sono intervenuti alla manifestazione (Immagine di Minghui.org)
Il signor Bahtiyar Bora, presidente dell’Associazione Uigura australiana, ha sottolineato che il PCC ha presentato la sua “Legge sulla promozione dell’unità etnica e del progresso” come una misura volta a “promuovere l’armonia”, mentre in realtà costringe le persone ad abbandonare la propria lingua, cultura, religione, storia e identità, e ha inoltre esortato il governo e il Parlamento australiani ad adottare misure più incisive per contrastare la repressione transnazionale: esaminare attentamente l’impatto della “legge sull’unità etnica” del PCC, rafforzare i controlli sui prodotti realizzati con lavoro forzato e sulle relative catene di approvvigionamento, e proteggere gli uiguri, i tibetani, i praticanti del Falun Gong, gli attivisti democratici cinesi e tutte le comunità prese di mira dalla repressione transnazionale. Allo stesso tempo, i diritti umani e le libertà fondamentali devono essere posti al centro delle relazioni tra l’Australia e il governo cinese.
Infine, il signor Bora ha dichiarato: “A tutti gli amici del Falun Gong, agli amici tibetani, agli attivisti democratici cinesi e a ogni persona che soffre sotto la repressione del PCC: la vostra forza è la nostra lotta. La vostra libertà è legata alla nostra libertà e la vostra voce non deve mai essere messa a tacere”.
La signora Ramila Chanisheff, presidente dell’Associazione delle donne uigure australiane (AUTWA), ha affermato che il Partito Comunista Cinese (PCC) ha legalizzato la persecuzione attraverso la “legge sull’unità etnica”, e sta minacciando le comunità all’estero, quindi ha chiesto al governo australiano di dare ascolto alle raccomandazioni di Human Rights Watch, Amnesty International e dei gruppi della comunità, e di far valere nei confronti del PCC che questa legge è illegale, inaccettabile, che non deve essere applicata e deve essere abrogata.
Ha inoltre affermato che il governo australiano ha a sua disposizione tutte le misure necessarie, che si tratti di applicare sanzioni in stile Magnitsky o di vietare i prodotti realizzati con il lavoro forzato, e dispone delle leggi, delle procedure e delle raccomandazioni pertinenti. “È ora di farsi avanti e agire”, ha ribadito.
Il signor Mehmet Celepci, portavoce dell’Associazione Uigura australiana, ha illustrato alcuni casi della crescente repressione transnazionale da parte del PCC e delle conseguenze estremamente gravi che essa ha inflitto alle comunità della diaspora, esortando le comunità all’estero a unirsi e a opporsi all’ingerenza diretta del PCC negli affari interni di altri paesi.
Il signor Celepci ha detto: “Ci uniamo, agiamo insieme, sensibilizziamo le altre persone, chiediamo al nostro governo e agli altri governi che sostengono i diritti umani nella diaspora di aiutarci a esercitare pressioni sulla Cina affinché possiamo vivere secondo la nostra lingua, la nostra cultura e i nostri valori religiosi”.
Passanti: il PCC teme la verità
Passanti e turisti hanno firmato una petizione davanti al Parlamento di Canberra, chiedendo la fine della persecuzione del Falun Gong (Minghui.org)
Il signor Smith, originario di Perth, ha raccontato di aver assistito alle attività dei praticanti del Falun Gong a Northbridge, a Perth, e di aver così appreso dell’esistenza della persecuzione. “Quando ho sentito che il Partito Comunista Cinese preleva organi da persone in vita e li vende a prezzi elevati, ho pensato che fosse un atto disumano e semplicemente ripugnante. Uccidono le persone per profitto, ed esiste persino un mercato di questo tipo. Ciò va contro i valori fondamentali della nostra società australiana ed è assolutamente intollerabile”.
Il signor Smith di Perth ha affermato che il traffico di organi da parte del PCC è assolutamente intollerabile (Minghui.org)
Il signor Smith ha suggerito: “Quello che dobbiamo fare è comunicare con il Primo Ministro e con chiunque abbia influenza all’interno del governo australiano per promuovere un cambiamento”.
Ha elogiato la dedizione disinteressata dei praticanti del Falun Gong: “Questi praticanti vengono qui per dare voce a coloro che sono perseguitati. Sono persone di buon cuore e perbene, hanno profondamente a cuore gli altri, mentre in questo mondo ci sono troppe persone che pensano solo al denaro”.
Il signor Smith ha aggiunto che tutti concordano con i principi del Falun Gong: Verità, Compassione e Tolleranza.
Paul, un residente locale, ha affermato di aver appreso dai resoconti dei media che il PCC cerca di dettare le condizioni alla comunità della diaspora cinese in Australia, e mette in atto una repressione transnazionale contro i praticanti del Falun Gong. “Come australiani, non possiamo tollerarlo. In questo Paese, tutti dovrebbero essere liberi di esprimere le proprie opinioni proprio come faccio io, e i membri di qualsiasi gruppo religioso dovrebbero poter praticare la propria fede in modo pacifico”, ha affermato.
Parlando della nuova legge sull’unità etnica, Paul ha dichiarato: “Il PCC sta soffocando le tradizioni cinesi. Anche se non sono mai stato in Cina, ho letto molto, ho incontrato molti cinesi e ho lavorato al loro fianco; so che i diversi gruppi etnici in tutto il Paese hanno culture distinte, ma il PCC vuole che tutti vivano secondo lo stile dei cinesi Han e gli impone cosa fare. Non riesco a capirlo, poiché ciò indebolisce una nazione, credo che maggiore sia la diversità etnica di un paese, più esso sia vivace”.
Paul ha incoraggiato i praticanti del Falun Gong a perseverare e a continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani da parte del PCC.
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