(Minghui.org) Il 13 marzo tre donne residenti a Longkou, una città nella provincia dello Shandong, sono state condannate e incarcerate per la loro fede nel Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal regime comunista cinese dal 1999.

La signora Cui Xiuju, di circa 70 anni, e la signora Luan Yanping, sulla cinquantina, sono state entrambe condannate a tre anni e nove mesi di reclusione oltre a una multa di 20.000 yuan (2.520 euro). La signora Li Yufang, anche lei circa settantenne, è stata condannata a due anni e mezzo di reclusione e a una multa di 10.000 yuan (circa 1.260 euro). Tutte e tre hanno presentato appello contro le sentenze.

Le tre praticanti sono state arrestate il 17 luglio dello scorso anno mentre parlavano del Falun Gong con le persone durante la Fiera della Comunità di Xufudawang. Nessuno degli agenti indossava l’uniforme. Hanno ammanettato le praticanti e le hanno spinte all’interno della loro auto di servizio.

La polizia ha sottratto alle praticanti le chiavi delle loro abitazioni e le ha perquisite. Ha sequestrato libri sul Falun Gong e materiale informativo, che in seguito, ha utilizzato come prove dell’accusa contro di loro. La sera stessa, alle 23:00, le donne sono state portate al Centro di detenzione di Yantai (la città di Yantai ha giurisdizione sulla città di Longkou.)

L’8 agosto sono stati notificati i mandati di arresto formale nei confronti delle praticanti. Il 18 agosto il Dipartimento di polizia di Longkou ha trasmesso i loro fascicoli alla Procura della città di Longkou. Quattro giorni dopo, la procuratrice Lyu Shasha ha formulato l’imputazione nei confronti di tutte e tre. Quando i difensori familiari le hanno chiesto perché avesse proceduto con tale rapidità, ancor prima che avessero depositato la documentazione e le memorie difensive, lei ha risposto: “Che c’è di sbagliato nel trattare i casi rapidamente? Alcuni procedimenti li concludiamo in uno o due giorni”.

Per legge, il pubblico ministero ha un mese di tempo per svolgere le indagini preliminari e prendere una decisione pienamente informata sull’eventuale rinvio a giudizio di un indagato. La procuratrice Lyu ha emesso l’atto di accusa in soli quattro giorni, senza esaminare le dichiarazioni difensive presentate dai difensori familiari.

Il 30 settembre dello scorso anno, la famiglia della signora Luan ha presentato una richiesta al Dipartimento di pubblica sicurezza della provincia dello Shandong, chiedendo di conoscere il fondamento giuridico dell’incriminazione. Un mese dopo, il 31 ottobre, il Dipartimento di polizia di Longkou ha risposto, affermando che tali informazioni erano “riservate” e che loro “non sono autorizzati” a fornirle come informazioni pubbliche.

Il 23 gennaio di quest’anno le praticanti sono state convocate al Tribunale di Longkou; all’udienza erano ammessi solo due familiari per ciascuna di loro. Quando la difesa ha chiesto che venissero tolte le manette alle praticanti, la giudice presidente, Zhao Yu, ha respinto la richiesta, sostenendo che erano state le guardie del centro di detenzione a metterle, e che il tribunale non disponeva delle chiavi.

I difensori familiari hanno presentato istanza di ricusazione della procuratrice Lyu e della giudice Zhao, poiché le imputate in precedenza avevano presentato denunce contro di loro, si era creato un conflitto di interessi. La giudice Zhao ha respinto l’istanza, sostenendo che “non rientra nelle circostanze previste dalla legge”. Quando i difensori familiari hanno chiesto come ciò potesse essere possibile, Zhao si è rifiutata di rispondere e si è limitata a chiedere se avessero sentito chiaramente le sue precedenti parole.

La giudice Zhao ha interrotto ripetutamente i difensori familiari mentre presentavano le loro memorie difensive. In seguito ha persino impedito loro di rivolgere qualsiasi domanda alle imputate. Quando i difensori familiari hanno chiesto al cancelliere di correggere il verbale d’udienza, questi ha risposto: “Pensate ai fatti vostri e non interferite con il lavoro altrui. Il lavoro degli altri non vi riguarda”.

Durante la fase del controinterrogatorio, il pubblico ministero Lyu non ha presentato alcun reperto in aula, né ha chiamato a deporre nessuno dei cinque testimoni dell’accusa.

Il 13 marzo di quest’anno, la giudice ha condannato tutte e tre le praticanti.

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