(Minghui.org) Degli scienziati britannici hanno recentemente pubblicato i risultati di uno studio sul Covid-19. Approvata dal governo britannico nel febbraio 2021, questa indagine è stata condotta in collaborazione con l'Imperial College London, la Vaccines Taskforce del Regno Unito e hVIVO, una società di sviluppo clinico.

La metà dei soggetti esposti era infetta

In questo studio gli scienziati avevano pianificato di reclutare 90 volontari sani di età compresa tra i 18 e i 30 anni per esporli al coronavirus, al fine di valutare come avrebbe invaso il corpo umano. Dai risultati pubblicati solo 36 volontari hanno partecipato a questo studio e nessuno di loro era stato vaccinato. A ciascuno è stata iniettata un eguale dose del ceppo originale di coronavirus.

Nel giro di 42 ore sono stati osservati i primi sintomi e metà dei partecipanti risultava positiva ai tamponi. In altre parole, si è registrato che 18 dei soggetti stavano bene, nonostante la dose di coronavirus somministratagli.

Questa scoperta ha lasciato perplessi gli scienziati: come si spiegava il fatto che 18 di loro erano riusciti a respingere la malattia anche senza vaccinazione? Inutile dire che comprendere questo fenomeno potrebbe aiutare altre persone a non ammalarsi durante la pandemia.

Sopravvivere alle calamità

Possiamo ricavare alcune comprensioni da incidenti accaduti nella storia, in situazioni in cui le persone sono sopravvissute a varie pandemie nonostante fossero a stretto contatto con persone infette. Ad esempio, dopo la persecuzione contro i cristiani nell'antica Roma, si sono verificate 4 piaghe, che solo tra il 541 d.C. (la peste di Giustiniano) e il 549 d.C hanno causato la morte di circa 100 milioni di persone.

Le cronache di Giovanni, vescovo di Efeso, parlano della peste giustinianea in prima persona. Evagrius Scholasticus ha anche lui documentato con racconti di prima mano la piaga nella sua Storia ecclesiastica. “Alcuni perirono semplicemente vivendo con gli infetti, altri solo toccandoli, altri entrando nella loro camera, altri frequentando luoghi pubblici. Alcuni altri, fuggiti dalle città infette, rimasero da soli, ma contagiarono la malattia ai sani”, ha scritto.

Ma anche la peste variava da persona a persona. “Alcuni erano del tutto immuni al contagio, sebbene fossero venuti a contatto con altri che ne erano afflitti e ne avessero toccati non solo durante la malattia ma anche quando erano morti”, ha registrato. “Anche se alcuni desideravano la morte per la perdita totale dei loro figli e amici, e con questa visione delle cose facevano in modo di stare il più possibile in contatto con i malati, non sono stati tuttavia infettati; come se la pestilenza li rifiutasse”.

Sylvia Goldsholl, residente nel New Jersey, è sopravvissuta all'influenza spagnola nel 1918 quando aveva 6 anni e ha lottato anche contro il Covid-19 all’eta di 108 anni. Sia lei che la sua famiglia pensano che sia molto fortunata.

I meriti di essere una brava persona

Incidenti simili sono accaduti anche nell'antica Cina. Un esempio è quello di Yan Yan, durante la dinastia Jin. Si verificò una pestilenza e due dei suoi fratelli morirono, mentre il terzo era ormai a un passo dalla morte. Con l'aggravarsi della pandemia i suoi genitori e altri fratelli decisero di fuggire. Solo Yan decise di restare per prendersi cura del fratello malato. Quando la situazione migliorò e la sua famiglia tornò a casa, mesi dopo, notarono che il fratello malato era quasi guarito e Yan era sano come al solito.

Anche Zhu Meishu della dinastia Qing registrò un incidente simile nel Mai You Ji. Quando divampò un'epidemia, molte famiglie morirono e chiunque fosse stato a stretto contatto con il defunto era dato per spacciato. Uno studioso, Wang Yuxi, era uno studente di Chen Junshan. Dopo che la famiglia di cinque persone di Chen morì, nessun vicino osò far loro visita. “Come potrei lasciare che la famiglia del mio insegnante muoia in questo modo?”, si chiese Wang. Entrò nella loro casa, mise i cadaveri nelle bare e li seppellì. Dopo aver trovato un bambino in casa che era ancora vivo, cercò un dottore e lo salvò. Wang non contrasse affatto la malattia.

Un altro esempio accadde a Hangzhou (nell'odierna provincia dello Zhejiang) nel 1835, durante la dinastia Qing. Molte persone persero la vita e in città si esaurirono le bare. Una residente di nome Jin, alla vigilia di Capodanno, sentì dei fantasmi all’esterno che dicevano: “Questa famiglia ha una donna virtuosa”. Quando aprì la porta vide che era stato apposto un grande cerchio rosso su di essa. Pensando che fosse una ragazzata di qualche giovanotto, lo ignorò. Quando quell'estate la pandemia peggiorò, nessun altro nel quartiere sopravvisse, ma la famiglia di Jin stette bene. Solo allora si rese conto che il cerchio era un segno delle divinità. La zia di Jin era soprannominata Qian e aveva conservato la sua castità per oltre 30 anni dopo la morte di suo marito.

Le pandemie hanno gli occhi

Perché le piaghe sopra menzionate hanno risparmiato alcune persone? Una spiegazione è che si trattava di gente buona e retta. Goldsholl, ad esempio, veniva spesso elogiata dai vicini come una brava persona. Come descritto in precedenza, gli antichi cinesi potevano stare al sicuro anche grazie ai loro alti valori morali.

Le pandemie hanno gli occhi. Non accadono senza un motivo e sembravano prendere di mira alcune persone attraverso i loro spiriti delle piaghe, come documentato nei libri di storia cinesi.

Liu Jingshu della dinastia Song meridionale scrisse anche una storia nel "Yi Yuan" durante l'autunno del 428 d.C. Una donna vestita sudicia con occhi senza pupille appparve all'improvviso davanti ad alcune famiglie, per poi scomparire. Nel marzo successivo tutte queste famiglie visitate dalla donna morirono di peste.

Fu Yuan di Qian Xiyan, durante la dinastia Ming, scrisse di una famiglia di nome Jiang nella contea di Jingshan (nell'odierna provincia dello Hubei). Una notte il figlio della famiglia venne “condotto fuori dalla porta” dove incontrò “centinaia di bambini vestiti con abiti colorati”. Prima che potesse vederli chiaramente tutti i bimbi scomparvero, lasciando per terra centinaia di bandierine con le parole “una società nel caos”. Poco dopo nella regione divampò una pandemia e decine di persone della famiglia Jiang perirono. Fu solo allora che il figlio si rese conto che ciò che aveva visto quella notte erano gli "spiriti delle piaghe".

Percorso per il futuro

Nelle sue "Cronache" Giovanni d'Efeso riflette sulla peste giustinianea:

"Ho pensato di ometterlo, in primo luogo perché... quando il mondo intero ha iniziato a vacillare ed è giunto alla dissoluzione? E la lunghezza delle generazioni è stata abbreviata? E per chi avrebbe scritto colui che scriveva? Ma poi ho pensato che fosse giusto attraverso i nostri scritti informare i nostri successori e trasmettere loro... forse con questo il resto del mondo che verrà dopo di noi temerà e sarà cosciente del terribile flagello con cui siamo stati sferzati per le nostre trasgressioni e diventerà più saggio vedendo il castigo di noi miserabili. Si salveranno dall'ira di Dio qui in questo mondo e dal tormento futuro".

Con la pandemia in corso lo scenario attuale potrebbe essere simile a questo, come spiegato da numerosi articoli su Minghui come: "Conversazione con il Dio della pestilenza" e "Un altro incontro con un Dio della peste"

Dall'inizio della pandemia molte persone hanno assistito a come il Partito Comunista Cinese (PCC) abbia nascosto i fatti e fuorviato il pubblico, spingendo molti a chiamare questo coronavirus il virus del PCC. Infatti da quando il PCC ha preso il potere, nel 1949, il regime ha causato la morte innaturale di decine di milioni di persone innocenti, distrutto la cultura tradizionale cinese e calpestato i diritti umani.

Inoltre il PCC ha indotto molti governi stranieri a scambiare i loro principi con interessi materiali a breve termine, spingendo molte nazioni in tutto il mondo su un sentiero incerto. In questo momento oltre 390 milioni di cinesi hanno lasciato le organizzazioni del PCC. Potrebbe essere un suggerimento per più persone a livello globale in modo che rifiutino il PCC e tornino alle tradizioni per garantirsi un futuro migliore.

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