(Minghui.org) L’8 novembre dell’anno scorso Chen Yan, di 45 anni della città di Benxi nella provincia del Liaoning, è deceduta, tre giorni dopo essere stata rinchiusa nel Carcere femminile della provincia del Liaoning, dove avrebbe dovuto scontare una pena di cinque anni per la sua fede nel Falun Gong.
La signora Chen era stata arrestata il 14 luglio 2024 e, il 26 giugno dell’anno scorso, era stata condannata a cinque anni di prigione, oltre a una multa di 5.000 yuan (circa 650 euro). Il 5 novembre era stata trasferita nel Carcere femminile della provincia del Liaoning, dopo che il Tribunale intermedio della città di Benxi aveva respinto il suo ricorso in appello.
Torturata nel centro di detenzione
Durante la sua permanenza nel Centro di detenzione della città di Benxi, la signora Chen è stata brutalmente torturata. Le percosse le hanno causato perdita di memoria, calo della vista e un aggravamento di emicrania e vertigini. Ha inoltre sofferto di palpitazioni cardiache, ha perso l’appetito ed è diventata emaciata. Quando i suoi genitori le hanno fatto visita, il 10 ottobre, è stata portata fuori su una sedia a rotelle, poiché non era ancora in grado di camminare. Era depressa, aveva i capelli arruffati e si agitava in modo incontrollabile. Una guardia ha affermato che era stata sottoposta una visita medica, e che era risultata in buona salute.
Il 24 ottobre Yan ha ricevuto un’ultima visita dai suoi genitori. Due guardie femmine l’hanno spostata dalla sedia a rotelle a una sedia normale. Aveva ancora i capelli arruffati, perché non se li lavava da molto tempo. Non era in grado di badare a se stessa e nessuno l’aiutava. Ha detto di sentirsi molto debole e di doversi appoggiare al muro per andare in bagno. Doveva strisciare per spostarsi. Dubitava che sarebbe tornata a casa viva.
Deceduta tre giorni dopo essere stata rinchiusa in prigione
Intorno alle 15:30 del 5 novembre il padre della signora Chen ha ricevuto una telefonata dalla direttrice del centro di detenzione, Li Tingting ed è venuto a sapere che, quella stessa mattina, sua figlia era stata trasferita in prigione e assegnata alla divisione 12. L’uomo ha chiesto perché fosse stata accettata dal carcere, dato che era già costretta su una sedia a rotelle. La direttrice ha risposto che il centro di detenzione aveva assicurato loro che la signora Chen fingeva di essere malata e che, in realtà, era idonea a essere incarcerata.
L’8 novembre il padre della signora Chen ha ricevuto una telefonata dalla guardia Wang Xiyue della divisione 12, che gli ha detto di recarsi immediatamente all’Ospedale Yongsen, perché sua figlia versava in condizioni critiche.
Quando i suoi genitori sono arrivati all’ospedale, Yan era già morta. C’erano molte guardie carcerarie e agenti in borghese, che hanno ordinato agli anziani coniugi di camminare davanti a loro fino all’obitorio. Non appena sono arrivati, le guardie ha spinto da parte i genitori della signora Chen.
La madre è riuscita ad avvicinarsi abbastanza da toccare il corpo della figlia. Era freddo come il ghiaccio. Inoltre, ha notato che aveva gli occhi aperti, la bocca spalancata e i capelli arruffati.
Documentazione del pronto soccorso dell’Ospedale Yongsen. La guardia Wang Xiyue è indicata come tutore legale della signora Chen
I registri del pronto soccorso (riportati sopra) indicavano che, intorno alle 17:45 dell’8 novembre, la signora Chen era stata trovata priva di sensi e, alle 18:32 era stata trasportata d’urgenza in ospedale. Secondo la guardia Wang, la signora Chen era stata curata, intorno alle 14:00 del 7 novembre, presso l’infermeria della prigione, e le erano stati somministrati 25 mg di metoprololo (un farmaco per le malattie cardiache e l’ipertensione).
I registri indicavano che, al suo arrivo in ospedale la signora Chen non mostrava segni di vita. Le guardie carcerarie non hanno rivelato l’ora esatta del decesso. La guardia Wang, che ha chiamato il padre della signora Chen, inizialmente ha affermato di aver scoperto che era deceduta la mattina dell’8 novembre, quando non si era alzata, ma ha subito cambiato versione, sostenendo che fosse morta dopo essersi alzata e vestita.
Diverse guardie hanno affermato che la signora Chen è deceduta per insufficienza cardiaca. Hanno persino insistito, affinché i suoi genitori inviassero una “bandiera di ringraziamento” per “ringraziare” il carcere di averla portata in ospedale per le “cure”.
Autopsia non autorizzata
Durante l’esame esterno del corpo della signora Chen, effettuato il giorno successivo, i suoi genitori hanno notato diverse anomalie. La parte superiore del braccio destro era visibilmente gonfia e più spessa rispetto al braccio sinistro. Sulla gamba destra era presente un’anomala curvatura verso l’interno di 15/30º gradi, che faceva supporre una frattura. Sulla gamba destra erano presenti due aree di necrosi cutanea, ciascuna delle dimensioni di una ciotola. Quando il corpo è stato girato, dalla bocca e dal naso è fuoriuscito un liquido nerastro. Inoltre, la sua biancheria intima era insolitamente pulita.
Prima di essere arrestata, la signora Chen pesava circa 60 chilogrammi. Al momento della morte, però, era estremamente magra, avendo perso più della metà del suo peso corporeo.
Un mese dopo, il 2 dicembre dell’anno scorso, il padre della signora Chen è tornato in carcere, per chiedere informazioni sulla causa della sua morte. Liu, l’ex capo della Sezione amministrazione penitenziaria, ha piegato il referto dell’esame esterno del corpo, mostrando soltanto le righe conclusive, che recitavano: “Nessuna lesione esterna fatale evidente; morte per cause naturali”. Si è rifiutato di fornire una copia del referto.
Il 23 dicembre i familiari hanno chiamato nuovamente il carcere ed è stato detto loro che era valida la stessa “conclusione”. La famiglia ha chiesto un’autopsia indipendente.
Secondo il Regolamento sulla gestione dei decessi dei detenuti, la famiglia del defunto può incaricare un’agenzia specializzata in autopsie di effettuare un esame indipendente. Tuttavia, il carcere ha rifiutato di accettare l’agenzia con sede a Pechino, scelta dalla famiglia, e l’ha costretta a rivolgersi invece a un’agenzia locale.
Quando, lo scorso mese di marzo, il carcere si è finalmente messo in contatto con l’agenzia locale, ha sostenuto che si trattasse di un caso “speciale”, accusando la famiglia della signora Chen di “creare problemi”. L’agenzia è stata costretta a rinunciare al caso. Il carcere ha inoltre presentato denunce contro l’avvocato incaricato dai familiari, costringendo anche lui a ritirarsi dal caso. Quando la famiglia ha incaricato un altro avvocato e un’altra agenzia di autopsia con sede a Pechino, entrambi sono stati costretti a fare marcia indietro, dopo essere stati minacciati dalle autorità carcerarie.
Verso la metà di marzo la famiglia della signora Chen ha presentato istanza alle procure a livello distrettuale, cittadino e provinciale, chiedendo un’indagine sulla sua morte. Un mese dopo, il pubblico ministero Xu Long ha risposto oralmente che la morte della signora Chen era stata accertata come naturale e che spettava al carcere coordinare l’autopsia, rifiutandosi di rilasciare qualsiasi comunicazione scritta. La famiglia ha chiesto che si ricusasse dal caso, ma senza successo.
Long ha inoltre affermato che la procura non poteva intervenire, poiché la prigione non aveva presentato un rapporto d’inchiesta sul decesso. Il carcere ha risposto che il rapporto d’inchiesta sul decesso non era stato redatto, perché non era stata eseguita alcuna autopsia.
Il carcere ha inoltre modificato la propria posizione riguardo alla causa della morte della signora Chen. Inizialmente aveva definito “non ufficiale” la propria conclusione, secondo cui il decesso fosse dovuto a cause naturali, ma in seguito ha insistito che fosse “ufficiale”, poiché la sua cartella clinica indicava che fosse “deceduta in ospedale”. Tuttavia, quando i familiari hanno fatto notare che la cartella clinica della signora Chen indicava che fosse deceduta nella sua cella, il carcere si è rifiutato di ammetterlo.
I familiari della signora Chen non hanno ancora ricevuto la notifica dell’entrata in prigione, il certificato di morte, il referto dell’esame esterno del corpo, né il rapporto d’inchiesta sul decesso. Hanno richiesto la divulgazione delle informazioni e un risarcimento statale per la sua morte, ma non hanno ricevuto alcuna risposta. Le denunce presentate contro l’amministrazione penitenziaria, per aver diffamato il loro avvocato e ostacolato l’autopsia, così come la denuncia contro il pubblico ministero Xu, per aver agito in collusione con l’amministrazione penitenziaria al fine di insabbiare le torture, sono state ignorate.
Il corpo della signora Chen è ancora custodito presso un’impresa di pompe funebri e l’autopsia, che avrebbe dovuto essere eseguita entro 24 ore dal decesso, non è ancora stata effettuata.
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Categoria: Decessi